DomenicaNO.. il punto!

11 aprile 2012, qui si fa la Storia

Era l’11 aprile 2012, 7 anni or sono.

Lo scudetto era ancora cucito sulla maglia del Milan, col quale (inaspettatamente) eravamo lanciati in un testa a testa serratissimo per la vetta della classifica.

Venivamo da due settimi posti consecutivi e non giocavamo la Champion’s League.

Non avevamo l’appeal europeo e mondiale odierno, potevamo vantare “solo” un fascino storico impareggiabile, ma tristemente accantonato nell’album dei ricordi post-calciopoli.

Non avevamo Cristiano Ronaldo, nè Dybala, nè Douglas Costa, nè Pjanic nè tantissimi campioni che sono passati negli ultimi anni da Torino, hanno fatto un pezzo di storia bianconera (mi viene da pensare ai vari Tevez, Llorente, Pogba e via discorrendo) e poi sono andati via, fisicamente, ma rimanendo nel cuore dei tifosi.

C’erano Barzagli, Bonucci, Chiellini e Caceres (quest’ultimo non in campo quella sera ma comprimario assoluto anche in quella volata scudetto), Higlanders della causa bianconera.

C’erano i vari Buffon paratutto, Lichsteiner prima versione treno svizzero, primissimo Vidal Guerriero, Pirlo Maestro d’orchestra impeccabile e miglior giocatore di quel campionato, Marchisio trascinatore implacabile, Vucinic autentica Croce e Delizia, Matri miglior marcatore stagionale (al pari con Marchisio) con “appena” 10 gol in campionato, in una squadra che a fine anno farà registrare alla voce marcatori TUTTI i giocatori di movimento in rosa (anche Barzagli, si, su rigore, in QUEL Juve-Atalanta); c’era Quagliarella, il Pasticcere di Castellammare, che faceva sognare coi suoi gol impossibili (e in quella partita ne sfiorò uno a dir poco memorabile); c’era Simone Pepe in versione Speedy, mattatore imprescindibile di quella cavalcata e autore di un goal niente male proprio quella sera di 7 anni fa; c’era Storarone a fare da “riserva” a Gigi, anche lui idolo delle curve, c’era Giaccherinho, simbolo della classe operaia che scala la classe sociale; c’era Borriello e il suo gol a Novara, Estigarribia e la sua volata col Napoli, Paolino De Ceglie a macinare Km a sinistra, un giovane e speranzoso Luca Marrone, un appena arrivato Simone Padoin ancora non Talismano e tutti gli altri a fare da rincalzi in una squadra che aveva una Fame esagerata di vittorie.

C’era Antonio Conte in panchina, simbolo e condottiero di una rinascita eccezionale quanto storica, semiDio al limite del profano per una tifoseria che da anni bramava il ritorno al successo.

C’era uno Stadium NuovoNuovo, inaugurato appena 7 mesi prima e ancora vergine di Trofei.

C’era un Capitano. Amato, indimenticato ed intimenticabile, Cavaliere della sua Signora, che quell’anno giocava poco e che, nel nuovo Stadio, aveva segnato il suo primo goal solo a fine gennaio, in Coppa Italia contro la Roma (e che goal).

Quella sera la Juve era costretta a vincere per non rimanere dietro alla rivale scudetto.

Entrò in campo motivata, esprimendo un ottimo calcio:

Marchetti, in serata di grazia, negò il goal più e più volte ai bianconeri, che riuscirono però a trovare il vantaggio con una mezza rovesciata di Pepe imbeccato splendidamente (neanche a dirlo) da Pirlo.

Nel momento migliore della Juve ecco però il pareggio della Lazio, con Mauri, di testa all’angolino, dove Buffon non potè proprio arrivare.

Nella ripresa la Lazio sembrava chiudere meglio gli spazi e la Juve sciupava un’altra buona occasione, una di quelle che ti fa pensare che non c’è proprio niente da fare.

Corre il minuto 27 della ripresa e cambia il copione della partita: entra la Storia, il Capitano, Alex Del Piero, alla 700 presenza con la maglia bianconera.

Passano 10 minuti, è il 37′ della ripresa e stavolta cambia la storia, a detta di tutti, della stagione bianconera: a distanza di anni, nell’indicare i goal che hanno in qualche modo indirizzato gli ultimi scudetti verso casa Juve, Quel gol rimane uno dei più amati, sicuramente il più nostalgico.

Del Piero e Pirlo sono sul pallone, due Chirurghi nella fattispecie, ma tutti sanno che a calciarla sarà Alex.

Traiettoria velenosa, veloce, convulsa: è un attimo fugace.

La rete si gonfia e Lui, al gol numero Duecentottantotto, 2 8 8 , con la Juve, sta già facendo la sua linguaccia.

Lo stadio esplode di gioia, a casa quasi si piange di felicità.

La Juve è avanti, ancora, di nuovo, grazie al suo Capitano, grazie alla sua Storia Vincente: lo rimarrà Finoallafine della stagione e, da quel momento, non se ne separerà (finora) praticamente più.

Sono passati 7 anni, sono cambiate molte, troppe cose, ma quel ricordo e quell’emozione sono più vivi che mai.

Nico Domenicano

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