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VITA DA ZAR – Imperial balalaika

Ci sono calciatori sopravvalutati ed alcuni che invece non  verranno mai considerati e ricordati abbastanza per il loro reale valore, calciatori che hanno in realtà segnato la storia più di chiunque altro.

Nasceva oggi lo ZAR, lo Zar Pietro di Calcinate in provincia di Bergamo, esattamente 60 anni fa.

Io ero un ragazzo quando al liceo, nonostante già fossi decisamente ‘gobbo nel midollo’, uscito da scuola correvo in moto al Tre Fontane per vedere degli scampoli dell’allenamento di quella Roma fortissima, che ebbe negli anni ‘80 un solo limite, una sola ‘sfiga’, trovarsi di fronte la Juve di Scirea, Tardelli, Platini e Bettega.

Pietro Vierchowod è stato il marcatore più forte mai visto. Per lui “a uomo” o “a zona” non faceva differenza, la sua forza, la sua incredibile velocità consentivano il recupero in ogni condizione (in tanti anni da avversari, per dirne una, Marco Van Basten non è mai riuscito a fargli goal su azione).

Restavo a guardarlo, roccioso, in mezzo ai vari Falçao e Bruno Conti, mentre schizzava da una parte all’altra del campo come una pallina impazzita nel flipper.

Una prova inconfutabile della sua superiorità?

Ha giocato in molte squadre, ma partendo dal ‘piccolo’ Como, di seguito anche Fiorentina, Roma, Sampdoria e Juventus hanno vissuto con lui in squadra le loro rispettive stagioni TOP !

L’unico scudetto e l’unica coppa europea nella storia della Samp, sfiorando anche la vittoria in Champions … Vialli e Mancini certo, ma chiedete a loro due cosa sarebbe stato senza di lui.

La Viola tornò ad altissimi livelli riavvicinandosi alle grandi dopo anni di buio proprio nell’unica stagione con Pietro.

La Roma, la straordinaria Roma di Liedholm e Falçao, solo una volta in quegli anni fatti di duelli entusiasmanti e totali dentro e fuori dal campo con la Juventus, riuscí a prevalere sulla Signora, proprio nell’anno, l’unico anno anche qui, in cui Vierchowod fu il suo difensore centrale. Giocava al centro della difesa (a zona, cosa semirivoluzionaria per l’Italia in quegli anni) al fianco del grandissimo Agostino Di Bartolomei, genio tattico dal piede ultradotato ma praticamente fermo. Lo Zar era ovunque, riusciva a fermare gli avversari persino in tre contro uno.

Non giocó mai nel Mundial del 1982 in Spagna (45 presenze totali in Nazionale), si trovó sempre davanti un blocco-Juve o addirittura Inter ad impedirgli il giusto riconoscimento. Nell’82 avrebbe giocato lui invece di Bergomi, per sostituire Antognoni infortunato, in quello schieramento iperdifensivo. Bearzot voleva, poteva avere finalmente anche lui. Ma la caviglia infortunata lasciò strada libera al giovanissimo e simpatico “Zio”.

Ed infine la Juventus, a 37 anni suonati, anche stavolta in una ‘monoprestazione’, una sola stagione per dimostrare di essere il più incisivo nella storia del nostro calcio … in mezzo a tante volte in cui ci siamo solamente ‘andati vicini’, la Coppa dei Campioni, l’unica vinta nelle favolose stagioni di Lippi arriva nell’anno, l’unico anno di Pietro Vierchowod. Uomo dedicato quasi esclusivamente alle notti di Coppa era lì a correre, combattere, picchiare ed alzarla nell’indimenticabile notte della finale di Roma il 22 maggio 1996.

Juventino fin da bimbo Pietro, a 60 anni ancora gioca a calcetto con gli amici, non avevamo dubbi. Ed ancora sfiderebbe i campioni attuali … attenti a voi, lo Zar può sempre tornare, anche se per una sola stagione.

di  Paolo Carraro.

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