I tre ruggiti del Leone

I 3 RUGGITI DEL LEONE – Risponde Franco Leonetti

Ieri sera a Cagliari si è ripetuto a distanza di un anno lo stesso episodio poco edificante nei confronti di alcuni nostri tesserati da parte di una frangia della tifoseria sarda.
Quale sarebbe a tuo avviso la risposta migliore che dovrebbe dare un giocatore? L’indifferenza, il fermarsi nel giocare, l’ironia alla Dani Alves con la banana, la provocazione silenziosa alla Kean o la reazione plateale alla Matuidi?
E di contraltare, per isolare sempre di più ed eliminare questi casi di xenofobia e stupidità, quali strumenti potrebbero adottare le società o la Lega stessa?
Ieri ho letto che in Giappone un Club ha vietato a due sue tifosi di assistere a 15 gare consecutive della squadra perché “pescati” dalle telecamere a mostrare il dito medio agli avversari. Potrebbe essere una strada battibile?

I regolamenti e relative applicazioni del regolamento esistono, basterebbe mettere in pratica tutto ciò. Cagliari è recidiva, e a distanza di un anno è successo nuovamente. Non è tanto importante come un giocatore vittima di ululati razzisti reagisca, è inaccettabile invece che le istituzioni pallonare si muovano con lentezza e un presidente come Giulini cerchi giustificazioni ad un atto ignobile reiterato. Ennesima occasione persa per limitare certi imbecilli, individuarli con telecamere e impedire loro l’ingresso in uno stadio a vita. Oggi ci sono tutti i mezzi tecnologici a disposizione, basta usarli celermente e ad hoc per liberarsi, una volta per tutte, da certi tumori che minano il calcio nostrano. Ricordo l’indignazione globale dopo il caso Koulibaly, non mi pare che la vergogna di Cagliari sia stata trattata allo stesso modo dai media, non serve enfatizzare ma fornire giuste pene applicando i regolamenti esistenti. Il presidente del Cagliari aveva un’occasione chiara per dissociarsi da ciò che è accaduto sul campo, udito da tutti, allo stadio e in tv, ha preferito contrattaccare e cercare giustificazioni. Ecco il vero nodo di una serata pessima: cercare di sconfiggere una recrudescenza selvaggia, ignorante e inaccettabile come i buu e gli ululati di stampo razzista.

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Juve incerottata ma che sfoggia una buonissima prestazione a Cagliari, concentrata, vogliosa, sicura. Sabato c’è il Milan da battere ma la testa di noi tifosi vola un po’ già alla prossima settimana, alla sfida di Amsterdam. Come ci arriviamo?

La Juve ha dato una dimostrazione di buonissima salute contro i sardi, giocando su buoni ritmi, con il giusto approccio e intensità, segno che la squadra è in forma e sta benissimo, nonostante 9 assenze di grande peso. Ora ci saranno dei rientri importanti per preparare al meglio la Champions, e il match di sabato con il Milan è perfetto per testare ancor di più i meccanismi della Juventus. Il campionato è fondamentale quest’anno sia per lo scudetto che sta per arrivare, sia per mettere in campo prove di livello in vista dell’Ajax e delle partite in Champions.

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Il nostro ex Marotta è alle prese con la querelle Icardi. Alla Juve come avrebbe affrontato secondo te la questione? Nello stesso modo, con la stessa esposizione mediatica del caso e con gli stessi tempi?

Un caso Icardi alla Juventus non si sarebbe mai verificato, soprattutto in questi termini di esposizione mediatica parossistica. Le situazioni scomode vanno gestite internamente trovando soluzioni e confronti in società, non davanti alle telecamere o sui social. Alla Juventus, per tradizione, poco nulla filtra e tutto viene affrontato e risolto in privato, perché il rapporto tra un giocatore, dirigenza, Procuratore e contratto devono essere trattati privatamente. Nel caso Icardi ne escono male tutte le componenti, dal giocatore alla moglie manager, dalla dirigenza a tutta la società Inter, senza dimenticare Spalletti. Era una questione risolvibile in pochi giorni, a Milano è diventata una telenovela da oltre un mese con veleni, mediazioni, avvocati, rifiuti e riappacificazioni che hanno inscenato un teatrino poco costruttivo. La forza di una squadra parte dalla Società, è il manico a dettare il decalogo di regole interne, per poi provare a vincere sul campo. Ecco perché la Juventus vince da 8 anni mentre l’Inter è assente dai palmares da 9 anni.

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Franco Leonetti

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