#Ex, Asso di Coppe

Danza e corri sulla fascia

Le ultime due fiabe a lieto fine del campionato italiano di calcio le hanno scritte il Verona di Bagnoli nella stagione 84/85  e la Sampdoria di Boskov nel 90/91.


Il tricolore degli scaligeri fu un vero capolavoro tecnico tattico del Mister milanese, che alla fine degli anni 50 aveva vestito anche da giocatore la maglia del Verona. Bagnoli poteva contare sull’utilizzo di soli due stranieri, il danese Elkjaer e il tedesco Briegel, un portiere affidabile come Garella, che successivamente conquistò lo scudetto anche a Napoli, e un gruppo molto affiatato ed esperto trainato dal libero Tricella,  da VolpatiSacchetti e Di Gennaro a centrocampo e dai gol del danese e del giovane ex bianconero  Nanu Galderisi.


I gialloblù, come gran parte  delle squadre vincenti, giocavano molto larghi quando erano in possesso della palla, l’ala scaligera che amava danzare sulla riga puntando il diretto avversario e che creava gli spazi per l’inserimento dei centrocampisti o del libero Tricella, era Pierino Fanna.


L’ala friulana dagli occhi cerulei giocò 5 stagioni a Torino vincendo tre campionati e una Coppa Italia agli ordini del Trap, nonostante il rapporto tra il tecnico di Cusano e il giocatore non fosse idilliaco i due si ritrovarono anche a Milano, sponda nerazzurra, dove con i 2 punti a vittoria stabilirono il record per i tornei a 18 squadre ottenendo 58 punti a fine campionato.
Fanna è uno dei cinque calciatori che ha vinto lo scudetto indossando tre maglie differenti: un altro ex bianconero, anche lui tornante di destra, che ha avuto il merito, la fortuna e la bravura di compiere la medesima impresa è Attilio Lombardo.


L’ala campana, cresciuta calcisticamente a Cremona, arrivò a Genova nell’89 ed entrò a far parte di un gruppo ricco di calciatori talentuosi e di grande personalità, supportato da profili esperti 3 costruito negli anni dal Presidente Mantovani e dal tecnico Vujadin Boskov, il folkloristico tecnico serbo, personaggio fantastico e amato da tutte le tifoserie per i suoi fantastici aforismi. Boskov aveva precedentemente vestito da giocatore la maglia della Doria prima di conquistare il primo scudetto della storia dei blucerchiati da Allenatore. “Lombardo è come pendolino che esce da galleria” è stata la frase che Boskov dedicò al suo numero 7.


Dopo aver trionfato in Coppa delle Coppe, Coppa Italia e in Supercoppa europea, i blucerchiati arrivarono a Londra per giocarsi la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona di Cruijff. L’attuale CT della nazionale azzurra Roberto Mancini mise più volte il bomber doriano Luca Vialli nelle migliori condizioni di battere il portiere dei catalani Zubizarreta, ma in tutte le occasioni la palla non entrò in porta per una questione di centimetri; nel secondo tempo supplementare il libero olandese Ronald Koeman portò in vantaggio i blaugrana realizzando una punizione dai 20 metri e regalando al suo club la prima Coppa dei Campioni.


Lombardo sbarcò a Torino nell’ estate del ’95 e solo dopo un paio di settimane si ruppe il perone giocando un’amichevole contro i tedeschi del Borussia Dortmund a Cesena. Rientrò a disposizione di mister Lippi poco prima di Natale e nella stessa annata alzò al cielo la Champions battendo in finale i lancieri.


Nella stagione successiva vinse prima la Coppa intercontinentale a Tokyo, poi la Supercoppa UEFA contro il PSG ed infine il tricolore in un anticipo serale giocato di Venerdì a Bergamo e terminato 1-1  grazie al gol segnato da Mark Juliano su azione da calcio d’angolo.


Il terzo scudetto lo vinse a Roma , dove ritrovò i suoi ex compagni di club Mancini e Mihajlovic e il suo ex allenatore Sven Goran Eriksson.


Sia Fanna che Lombardo hanno collaborato e fatto parte dello staff tecnico di 2 Commissari tecnici della nazionale italiana,  l’ex veronese fece l’assistente di Cesare Prandelli nelle sue 2 esperienze venete,  prima a Verona e poi a Venezia,  poi le loro strade si separarono, mentre “Popeye” ha fatto il vice dell’attuale CT Roberto Mancini prima a Manchester, poi in Turchia al Galatasaray, infine da circa 2 settimane è entrato a far parte dello staff tecnico della nazionale maggiore diventando uno degli assistenti del Mancio.


Le due ali trovarono pochissimo spazio in Nazionale: mentre Fanna aveva davanti a sé  due grandissimi interpreti del ruolo, Bruno Conti e Franco Causio, Lombardo non venne convocato per i mondiali del ’94 da Arrigo Sacchi per scelta tecnica,  poi nel biennio successivo rientrò  a far parte del gruppo azzurro ma il serio infortunio rimediato in amichevole con la Juve gli impedì di continuare a giocarsi le sue chances in vista degli europei inglesi del 96.


Lombardo e l’Ajax non si incrociarono solamente in quella fantastica serata romana nella finale dell’Olimpico, l’anno successivo Juventus e olandedi si affrontarono in semifinale, il match di ritorno si giocò al Delle Alpi e fu proprio la nostra ex ala destra ad aprire le marcature, il match terminò 4-1 grazie alle altre reti messe a segno da Vieri, Amoruso, Zidane e Melchiot per i biancorossi.


La Juventus vinse con lo stesso risultato nel ritorno dei quarti di finale della Coppa dei Campioni del 77/78, i tempi regolamentari si erano conclusi sull’ 1-1, con lo stesso risultato della gara d’andata. Si andò ai supplementari e Fanna lasciò il posto a Boninsegna al 1′ minuto del secondo tempo supplementare, furono necessari i calci di rigore per determinare chi sarebbe approdato in semifinale, Zoff fece la differenza parando 2 rigori, il terzo rigore venne calciato fuori da Tshen La Ling, mentre i bianconeri realizzarono dagli undici metri con Benetti, Cabrini e Causio.

https://youtu.be/9eYW8BTI7ug


Entrambi i tornanti terminarono le loro carriere calcistiche là dove scrissero la storia,  Attilio sotto la Lanterna e Pierino nella città di Giuletta e Romeo.
Due ali destre,  due modi differenti di interpretare il ruolo, “il Vichingo” (così veniva chiamato Pierino a inizio carriera per la folta chioma bionda, quando ancora la poteva sfoggiare, abbinata ai suoi occhi azzurri) amava danzare sulla fascia, viveva lì ai confini del campo e su quelle zolle solitarie cercava sempre lo spunto per saltare l’uomo grazie alla sua grande tecnica per poi crossare per il centravanti, invece “Attila” spaccava in due le difese avversarie grazie alla sua forza fisica, con il suo scatto perentorio arava la fascia ma sapeva anche sacrificarsi in fase difensiva, due carriere vincenti,  due ottimi calciatori che hanno collezionato pochi gettoni in nazionale, due ex bianconeri che hanno affrontato e sconfitto gli olandesi di Amsterdam.

Di Lorenzo Grottoli

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