Caro amico ti scrivo

Il mio Allegri di ieri, oggi e domani

Ho avuto sempre fiducia in Allegri e sempre ne avrò, anche nei periodi più bui.

E i periodi bui li abbiamo appena passati in questi giorni pre-ritorno di questo pazzo ottavo. Non difenderò mai il mister a spada tratta, sono sempre obiettivo, ho giocato a calcio e so che non basta far bene le cose per vincere. A volte serve farle meglio degli avversari, perché in campo ci sono pure loro e non sono vittime sacrificali. Scendono in campo per vincere, come noi.


Ma torniamo al mister. Seguivo il Cagliari in cui ha giocato Allegri, l’ho visto dal vivo, mi sono innamorato di questo giocatore un po’ pazzerello (ma nei canoni della decenza) e dalla grande classe. Lo so, nessuno si ricorda di Allegri campione, forse sono uno dei pochi. Grande equilibratore di squadre, ottimi inserimenti in attacco, mastino in ripiegamento, e un gran tiro. Mi è dispiaciuto vederlo andare via, avevo sognato di vederlo alla Juve.


Ma il tempo è un gentiluomo. E il tempo me l’ha portato qua, dove sta il mio cuore di tifo a metà con la “mia” Torres.

Siamo passati da Cagliari, ancora, dove ha dimostrato che ci sapeva fare ma che non voleva intrusioni dai piani alti. Cellino l’ha cacciato senza motivo e lui è andato al Milan quando già lo immaginavo a Torino, mentre noi si prendeva Del Neri. Ha vinto, poi ha perso proprio contro di noi. Gli hanno smantellato la squadra e l’hanno usato come capro espiatorio. Inutile dire che il tempo, anche in questo caso, si è mostrato galantuomo: il Milan dopo di lui è andato sempre peggio. Ergo, la colpa non era sua.

Alla fine è venuto da noi, su assist di Conte, ed eccoci qua a parlare dell’allenatore più vincente della storia juventina. Che ha dato un nuovo spirito internazionale alla Juve dopo i disastri europei di un “egoista” Conte.


Ma non è solo spirito. Allegri non è un manichino ingessato come vogliono farci credere i suoi detrattori. Allegri è un ragazzone scanzonato, forse più serio della sua giovinezza, ma pur sempre una persona che sa scherzare e prendersi sul serio allo stesso tempo. Allegri è più vicino di tanti allenatori a quei ragazzi che chiamiamo campioni, ma che sempre ragazzi restano. Ricordo le partite a basket con Pogba, o le sfide sui campi di calcio. Lui vuole divertirsi, ma lo fa come un padre, non come un fratello, ma soprattutto non lo fa come un sergente di ferro. Amico di tutti i giocatori, sa usare bastone e carota e prendere le distanze quando serve. Ed è questo che gli permette di non aver problemi a mettere in panchina Higuain, Dybala, Costa (o in tribuna, sullo sgabello, Bonucci) in modo tale che capiscano. Le sue conferenze pre-partita resteranno epiche. E spero che resti a lungo, perché ora che il suo lavoro sta dando i primi frutti, con una rosa quasi perfetta, sono sicuro che ci darà ancora grandi soddisfazioni, credo più grandi di quelle che, fino a oggi, ci ha dato.

E se lo merita, come ce lo meritiamo noi.

Luca Fadda

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