Da un'altra angolazione

DA UN’ALTRA ANGOLAZIONE di Enrico Tordini

Per un attimo ho provato a mettermi nei panni dei tifosi dell’Atletico: con la tripletta di martedì CR7 ha raggiunto quota 25, tanti sono i gol segnati ai colchoneros da quando è approdato a Madrid. Un uomo che ti segna due gol e mezzo a stagione, che ti ha scippato due finali di Champions, che ti ha punito sempre e comunque. Mi sono sempre stati simpatici quelli dell’Atletico, un po’ per solidarietà con chi perde sempre le finali, un po’ perché non è facile convivere con dei dirimpettai che di nome fanno Real Madrid. A Cristiano invece non stanno molto simpatici, l’altra sera abbiamo avuto modo di toccarlo con mano, diciamo che dieci anni di rancore hanno trovato un degno sbocco nel gesto apotropaico del finale di partita, facile invocare il karma tenendo presente lo show di Simeone alla fine del match di andata.
Nove giorni fa l’isteria collettiva dilagava, adesso abbiamo tre quarti di scudetto cuciti sul petto e siamo approdati ai quarti di finale della Champions, gli allarmisti hanno preso una massiccia dose di Tavor e la normalità è tornata a regnare sovrana, almeno fino al prossimo pareggio. Confesso che ero pessimista, e che il mio umore è leggermente migliorato quando ho visto la formazione che Max ha mandato in campo. Speriamo, lo dico incrociando le dita, che Bernardeschi ieri sera abbia capito di non essere più alla Fiorentina, come Allegri gli ripete da tempo, e di avere tutti i numeri per diventare un top assoluto. Sorprendente Spinazzola, si sapeva che era bravo, ma tanta autorità non è merce comune per un esordiente, a quei livelli.


Adesso entriamo nel clou della manifestazione, gli avversari da evitare sono Barcellona, City e Liverpool. Me la caverei con una citazione di un politico un tempo in auge, direi solo di stare sereni, oramai si fa sul serio, anche se un sorteggio contro il Porto o il Tottenham è indiscutibilmente più allettante che contro una delle tre sovracitate. Sicuramente anche gli altri non saranno felici di incrociarci, teniamolo presente. Speriamo che la partita di ieri sia servita anche a far prendere appieno consapevolezza dei propri mezzi, forse qualche brutto anatroccolo si è reso conto di essere un cigno, hai visto mai?


A questo punto il dovere mi imporrebbe di scrivere qualche riga su Allegri, ma ritengo che il suo ghigno beffardo e la sua calma olimpica valgano più di mille parole. Lo ricordo ancora, nel post partita del famoso gol di Muntari, negli spogliatoi menare una tremenda pacca sulla spalla di Matri, che segnò il gol del pareggio, accompagnando il gesto con un sonoro “v********o”; ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, e mai avrei pensato che avrebbe lasciato una traccia così profonda nella nostra storia.
Due parole sulla tecnologia: senza il sensore rilevatore probabilmente l’arbitro non avrebbe visto il nostro secondo gol, menomale che c’è.


E ora pensiamo al Genoa, si riparte…

di Enrico Tordini

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5 pensieri riguardo “DA UN’ALTRA ANGOLAZIONE di Enrico Tordini”

  1. Al contrario di Enrico io ho sempre avuto fiducia in Allegri e sempre ne avrò anche nei periodi più bui. E i periodi bui li abbiamo appena passati in questi giorni pre-ritorno di questo pazzo ottavo. Non difenderò mai il mister a spada tratta, sono sempre obiettivo, ho giocato a calcio e so che non basta far bene le cose per vincere. A volte serve farle meglio degli avversari, perché in campo ci sono pure loro e non sono vittime sacrificali. Scendono in campo per vincere, come noi.
    Ma torniamo al mister. Seguivo il Cagliari in cui ha giocato Allegri, l’ho visto dal vivo, mi sono innamorato di questo giocatore un po’ pazzerello (ma nei canoni della decenza) e dalla grande classe. Lo so, nessuno si ricorda di Allegri campione, forse sono uno dei pochi. Grande equilibratore di squadre, ottimi inserimenti in attacco, mastino in ripiegamento, e un gran tiro. Mi è dispiaciuto vederlo andare via, avevo sognato di vederlo alla Juve.
    Ma il tempo è un gentiluomo. E il tempo me l’ha portato qua, dove sta il mio cuore di tifo a metà con la “mia” Torres. Siamo passati da Cagliari, ancora, ha dimostrato che ci sapeva fare ma che non vuole intrusioni dai piani alti. Cellino l’ha cacciato senza motivo, è andato al Milan quando già lo immaginavo a Torino, mentre noi si prendeva Del Neri. Ha vinto, poi ha perso proprio con noi. Gli hanno smantellato la squadra e l’hanno usato come capro espiatorio. Inutile dire che il tempo, anche in questo caso, si è mostrato gentiluomo: il Milan dopo di lui è andato sempre peggio. Ergo, la colpa non era sua. Ma lui è venuto da noi, su assist di Conte, ed eccoci qua a parlare dell’allenatore più vincente della storia juventina. Che ha dato un nuovo spirito internazionale alla Juve dopo i disastri europei di un egoista Conte.
    Ma non è solo spirito. Allegri non è un manichino ingessato come vogliono farci credere i suoi detrattori. Allegri è un ragazzone scanzonato, forse più serio della sua giovinezza, ma pur sempre una persona che sa scherzare e prendersi sul serio allo stesso tempo. Allegri è più vicino di tanti allenatori a quei ragazzi che chiamiamo campioni, ma che sempre ragazzi restano. Ricordo le partite a basket con Pogba, o le sfide sui campi di calcio. Lui vuole divertirsi, ma lo fa come un padre, non come un fratello, ma soprattutto non lo fa come un sergente di ferro. Amico di tutti i giocatori, sa usare bastone e carota e prendere le distanze quando serve. Ed è questo che gli permette di non aver problemi a mettere in panchina Higuain, Dybala, Costa (o in tribuna, sullo sgabello, Bonucci) in modo tale che capiscano. Le sue conferenze pre-partita resteranno epiche. E spero che resti a lungo, perché ora che il suo lavoro sta dando i primi frutti, con una rosa quasi perfetta, sono sicuro che ci darà ancora grandi soddisfazioni, credo più grandi di quelle che, fino a oggi, ci ha dato. E se lo merita, come ce lo meritiamo noi.
    Scusate, credo di aver scritto un commento più lungo dell’articolo…

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