#Ex, Meteore

Bomber dalle polveri bagnate e stagioni da incubo.

Non è mai facile ambientarsi velocemente  in un nuovo campionato, ci sono tanti fattori di cui bisogna sempre tener conto, per quanto ci possa capitare di leggere sui giornali o di ascoltare nelle varie trasmissioni televisive i vari esperti del settore raccontarci e sentenziare che il livello medio del nostro campionato sia mediocre, la Serie A Tim continua ad essere  uno dei campionati più belli d’Europa.

Inutile negare che le strutture e gli stadi, salvo rare eccezioni, siano fatiscenti e non all’altezza della Liga, della Premier e della Bundesliga, ma è altresì innegabile che il livello di preparazione tecnico tattico dei vari allenatori, che insegnano calcio a tutti i livelli partendo dalle giovanili sino ad arrivare alle prime squadre e le qualita’ dei preparatori che lavorano nel nostro campionato, non è secondo a nessun altro torneo del continente.

Un giocatore che cambia campionato deve fare i conti con nuovi metodi d’allenamento, con una  diversa cultura calcistica, spesso si trova il problema della nuova lingua da imparare, deve capire in fretta il modo che ha di vedere il calcio il suo nuovo allenatore, deve conoscere i suoi nuovi compagni di squadra, imparare come si muovono in campo e come e dove prediligono ricevere la palla, a volte potrà trovarsi catapultato in una squadra in costruzione e vivrà un’annata sfortunata  o potrà capitargli di avere a che fare con compagni di reparto che non lo mettono nelle miglior condizioni per incidere come invece ha sempre fatto nelle sue precedenti annate. Sicuramente l’esperienza del nuovo arrivato è un fattore importante per far si che il giocatore entri a far parte nel breve periodo dei sincronismi e degli equilibri del nuovo spogliatoio, ma l’esperienza non è garanzia di successo.

Ci sono stati fuoriclasse indiscussi che in passato hanno fatto la differenza nel nostro campionato ma che hanno clamorosamente steccato nelle loro nuove avventure affrontate nei campionati esteri.

il trentenne Shevchenko passò rapidamente dall’essere il Re dell’est a Milano all’essere giocatore anonimo nelle sue due stagioni giocate a Stamford Bridge. In Inghilterra furono dei flop anche Juan Sebastian Veron (prima al Manchester e poi al Chelsea) e Hernan Crespo (Chelsea); un altro grande titolare nell’albiceleste e fresco vincitore della decima con la maglia del Real che a Manchester divenne un oggetto misterioso nei Red Devils dell’allenatore manager Louis Van Gaal  risponde al nome di Angel Di Maria.

D’altro canto abbiamo avuto top player dal talento cristallino che hanno steccato nel nostro campionato, Ian Rush ha vinto tutto con la maglia dei reds, furono determinanti i suoi gol per  portare in trionfo l’undici inglese allenato prima da Bob Paisley e poi da Joe Fagan .

Quando il gallese arrivò a Torino dovette fare i conti con una squadra che aveva appena detto addio a Platini, il ciclo vincente del Trap che aveva portato nella bacheca della Juventus ogni trofeo nazionale e internazionale era ormai finto da un anno, sulla nostra panchina sedeva Rino Marchesi, la nostra numero 10  era passata dalle spalle di Le Roi a quelle di Luigi De Agostini per non mettere troppe pressioni a Magrin .

A parte Laudrup non c’erano in rosa grandi giocatori di qualità dalla trequarti in avanti, Renato Buso era l’attaccante di scorta, i nostri centrocampisti di qualità, quelli che dovevano assistere il gallese e Laudrup erano Angelo Alessio, Massimo Mauro, Ivano Bonetti e Beniamino Vignola, dopo una sola stagione il baffuto centravanti se ne tornò a Liverpool.



Come dimenticare il biennio da incubo vissuto con saponetta Edwin van der Sar  tra i pali della nostra porta, quella era una grande Juventus e il gigante olandese ci mise del suo per indirizzare il tricolore verso la capitale, l’anno del Giubileo toccò alla Lazio di Cragnotti festeggiare, la stagione successiva arrivammo secondi dietro alla Roma di Capello e Batigol.

Incredibili furono gli errori dell’ex Ajax contro i laziali e i romanisti al Delle Alpi con sentiti ringraziamenti da parte di Salas e di Montella,  quattro punti persi tra le mura amiche che furono una sentenza sull’esito finale del torneo.

Quello torinese fu  l’unico passaggio a vuoto dell’estremo difensore titolare della nazionale olandese.

Il suo Curriculum e il suo palmares parlano chiaro, 7 campionati vinti , 2 Champions League ( la prima ad inizio carriera con i lancieri e la seconda con i Red devils di Sir Alex Ferguson), 1 coppa UEFA e 2 volte sul tetto del mondo a Tokyo, indubbiamente è stato uno dei portieri più forti a livello mondiale a cavallo tra gli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio.

Durante il mercato estivo del 2001 arrivò a Roma il faro del centrocampo valenciano, che per due volte arrivò a giocarsi la Champions League in finale.

Sergio Cragnotti paga Gaizka Mendieta circa 90 miliardi delle vecchie lire, lo spagnolo che giganteggiava nella Liga e nelle competizioni europee fece un bel buco nell’acqua collezionando una ventina di presenze e non andando mai in rete.

La stessa sorte era capitata al suo connazionale Ivan de la Pena, il promettente centrocampista cresciuto nella cantera del Barcellona, aveva impressionato con l’Under 21 delle furie rosse ma non lascia alcuna traccia di sé nella capitale.

Tutti ricordiamo le prima pessima annata di Dzeko in maglia giallorossa e gli immancabili sfottò dei tifosi laziali, persino i suoi supporters romanisti schernivano il loro attaccante chiamandolo il lampione per la sua staticita’ e i movimenti al rallentatore, effettivamente sembrava aver smarrito la sua vena realizzativa che aveva negli anni precedenti permesso al Manchester City di vincere 2 Premier League ed al Wolfsburg di vincere il primo campionato tedesco della sua storia (con la maglia biancoverde dei lupi della Bassa Sassonia giocavano in difesa il nostro Andrea Barzagli e l’altro campione del mondo Cristian Zaccardo).

Nella stagione 2016/2017 il lampione diventa il diamante , Edin torna a segnare gol a raffica conquistando la vetta della classifica marcatori con 29 reti, mentre nel 2018 riporta i giallorossi, 34 anni dopo Roma Dundee United (baci, abbracci, cena e valigetta consegnata da Dino Viola all’arbitro francese Vautrot) nella semifinale della massima competizione europea per club.

Dura la vita del Bomber, la stessa sorte è capitata a due grandi centravanti che hanno segnato e vinto trofei, ovunque hanno giocato, ma entrambi hanno faticato nel campionato spagnolo.

Ibrahimovic ha segnato 21 gol stagionali (16 nella Liga) con la maglia del Barcellona, ha fatto fatica ad entrare nel meccanismo del Tiki taka di Pep Guardiola, il suo ego smisurato non gli ha permesso di rendere al meglio, non ha mai accettato il fatto che il terminale offensivo e il fulcro accentratore dei blaugrana fosse Lionel Messi, del resto Ibra ha sempre giocato in squadre che avevano nel bomber di Malmoe la risposta ad ogni problema.

Dopo i primi mesi in cui sembrava filasse tutto per il verso giusto è definitamente imploso il rapporto tra Zlatan e il maestro del bel calcio, l’attaccante svedese è risultato un corpo estraneo ai catalani nelle due semifinali di Champions League contro la sua ex squadra, terminando la stagione spesso relegato in panchina, inevitabile a questo punto l’addio con polemiche a fine stagione.

Nonostante i 26 gol stagionali e la Champions con annesso triplete vinto al Bayern anche il nostro ariete croato Mario Mandzukic e’ stato fatto fuori da Pep, il tecnico spagnolo è uno di quegli allenatori che fanno la lista della spesa ai loro presidenti, richiedendo che gli vengano messi a disposizione solo calciatori adatti al suo credo calcistico, così Marione fu costretto a cercarsi un’altra squadra.

Mandzukic approda all’Atletico Madrid, la seconda squadra della capitale spagnola , negli ultimi 10 anni i centravanti dei colchoneros sono stati Torres, Forlan, Aguero, Falcao, Diego Costa, Griezmann e ora Morata, a testimonianza del fatto che dietro ad una grande squadra c’è sempre una grande società non sia un semplice slogan urlato al vento ma sacrosanta verità, grandi meriti vanno attribuiti a Simeone per aver costruito un giocattolo a sua immagine e somiglianza ma altrettanti e innegabili tributi vanno rivolti alla società che nel frattempo si e’ regalata una nuova casa da 68.000 posti, il Wanda Metropolitano che come tutti sappiamo sarà il teatro della finale della Coppa con le grandi orecchie il prossimo 1 Giugno.

Il nostro attuale numero 17, tornando a noi, non convinse il Cholo durante la loro convivenza , cosicché dopo una sola stagione Marione arriva a Torino subito dopo la finale di Champions persa da noi bianconeri a Berlino.

L’ex centrocampista di Lazio e Inter ha rigenerato giocatori che non avevano lasciato il segno nel campionato italiano, il laterale mancino Siqueira dopo stagioni anonime giocate con la maglie di Inter, Udinese e Ancona venne valorizzato dal Cholo, come del resto i vari Miranda, Gabi e i “nostri” ex Thiago Mendes e Diego Ribas da Cunha.

Il mediano portoghese si mise sul baccio i gradi di capitano in diverse partite, mentre il fantasista brasiliano (cresciuto nel Santos con Robinho) fece la differenza sia nei match giocati in Europa, segnando in finale di Europa League ed eliminando grazie ad un suo gol il Barcellona in un quarto di Champions, sia per la conquista della Liga.

Chi lo avrebbe mai detto, vedendoli giocare con la nostra maglia prima agli ordini di Claudio Ranieri (il tecnico romano ha allenato solo Thiago, spendendo sempre buone parole per il lusitano) e poi vedendoli stentare entrambi fino a Gennaio nella stagione 2009/2010 con mister Ciro Ferrara e sino al termine del campionato con il tecnico romagnolo Alberto Zaccheroni, sarebbe sembrato impossibile.

Di Lorenzo Grottoli

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