Visti da Fuori

Guarda come crescono: sogni infranti e promesse bruciate

Promesse attuali, promesse bruciate, italiane e non, altre che sono arrivate fino all’Olimpo della serie A per poi subito scendere negli inferi e rimanerci.
Senza annoiarvi (si spera) cercherò di amalgamare tutti questi giocatori in un unico discorso, facendo alla fine un rapido riferimento alle false “bandiere” che sventolano a seconda di come tira il vento del denaro e che tratterò più avanti.

Iniziamo. Tutto nasce da un desiderio, ricordare un po’ il passato e cercare di contenere il facile entusiasmo di voi tifosi juventini riguardo a certi giovani di ottime premesse ma che appunto rimangono tali per il momento.

Il passato insegna: sarebbe fin troppo facile parlare della “Formica atomica” o del “bell’Antonio” da Bari oppure di “Super Mario”. Loro almeno qualche gol e qualche risultato importante lo hanno ottenuto. E’ meglio abbassare il livello, visto che attualmente si parla tanto di Kean, Zaniolo e Caldara (seppur non sia più giovanissimo) che al momento hanno dimostrato ben poco.

Scendiamo di livello, appunto: chi di voi si ricorda di Ray Volpato? In pochi immagino, eppure era una grande promessa della Juventus. Classe ’86 ha esordito al Siena a 19 anni, arrivato dopo essere stato al club bianconero che lo considerava uomo di spicco della sua Primavera. Ora gioca in Eccellenza.

Alziamo un po’ il tiro: Francesco Grandolfo. A 18 anni compie una tripletta con la maglia del Bari all’ultima di campionato, insignificante per la squadra visto che era già retrocessa. Adesso gioca in Lega Pro.

Potrei anche accennare del “Nuovo Baggio” Lorenzo Tassi, oppure al “Nuovo Maldini” Michelangelo Albertazzi, ma voi potreste obiettare: non sono allo stesso livello di Kean e Zaniolo. All’epoca sì, lo erano. Ma saliamo ancora: Daniele Corvia. Chi se lo ricorda? Era considerato il pupillo di Totti, uno che avrebbe potuto giocare per anni con il capitano e non sfigurare. A 19 anni ha esordito in Europa e serie A. Ha calcato più che altro campi di Lega Pro e serie B. Ora è in D.

Perché allora non citare Baronio che giocava in nazionale con Pirlo? Oppure chi si ricorda di Fabio Gatti, centrocampista di gaucciana memoria, fatto esordire in serie A da Serse Cosmi?
Quarantaquattro il numero sulle spalle che sapeva tanto di autoironia ma ha anche il sapore di profezia visto che nella sua carriera venne utilizzato da titolare solo 44 volte in serie A. Il suo sbaglio? Andare in serie C1 col Napoli per poi essere dimenticato.

Potrei anche tornare indietro, di molto, nel tempo e parlare dell’eterno incompiuto, quello che Brera, chiamò “Lo sciagurato Egidio”, Egidio Calloni che, poco più che ventenne, doveva essere un giocatore fondamentale per il Milan: in quattro stagioni, più di 100 presenze, segnò solo 31 reti. Poi la parabola: Verona, Perugia e Palermo dove andò addirittura peggio.

Poi ci sono gli stranieri e la lista è ancora più lunga: partendo da Adriano fino ad arrivare a Yoan Gourcuff. Lassamo sta, và.

Infine, ci sono i giocatori ancora in attività che si stanno confermando delle promesse ormai bruciate: Manolo Gabbiadini era un giocatore che a 20 anni esordiva in serie A. Tutti erano innamorati di lui dopo poco tempo grazie a suoi gol. Andò in Nazionale ma a poco a poco scomparse. Ora a 27 anni fa la riserva alla Sampdoria.
Cito, inoltre, un portiere dalla classe innata, Simone Scuffet. Paragonato a Buffon a soli 17 anni. Di lui si sa che ha fatto malino a Udine, che ha rifiutato l’Atletico Madrid (“colpa” dei genitori che lo volevano a casa a studiare) e che ora è scomparso dopo essere andato in Turchia al Kasimpasa.

Morale della favola: la prossima volta che osannate Kean, dopo due gol contro l’Udinese, oppure altri giovani di classe ma ancora acerbi, il consiglio è: tappatevi la bocca perché in un attimo le promesse diventano ciucci e ci vuole poco per dimenticarli.

Date il tempo giusto allo sport e soprattutto al calcio. Date il giusto peso a un gol e la giusta importanza a un giocatore che si deve fare.
Prossima volta parliamo di un discorso affine: quelle bandiere che considerate tali ma che spesso non si rivelano neanche giocatori professionisti e affidabili. Gli uomini simbolo purtroppo non esistono più. Icardi, Bonucci, oppure Lucarelli? No, grazie.

di Tommaso Taddei

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Un pensiero riguardo “Guarda come crescono: sogni infranti e promesse bruciate”

  1. Kean è un predestinato, come lo era Balotelli, come lo era Okaka. La fortuna di giocatori come lui è trovare l’allenatore e la società che li sappiano gestire e far maturare. Non significa però gettarli nella mischia alla prima occasione, ma fare ciò che sta facendo Allegri: centellinare, capire quando possono giocare e quando no. Considerarli, giustamente, quello che sono a quest’età: una seconda scelta assoluta. Non per la qualità ma per l’esperienza. Devono fare gavetta. Kean ha 19 anni, se verrà dosato e gestito, a 22/23 anni sarà pronto per fare il titolare, ma non prima. Piano piano entrerà nelle rotazioni, a partire dall’anno prossimo, ma non sarà il titolare in nessun contesto. Altrimenti farà la fine, appunto, di Balotelli e Okaka, grandi speranze, carriere bruciate sull’altare del tutto e subito.

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