Da un'altra angolazione

10 motivi per cui dobbiamo passare il 12 marzo

I giorni passano inesorabili, l’attesa si fa folle. Meno cinque, a quella che per molti sembra un’impresa quasi impossibile. Ma alla luce degli ultimi eventi, dopo i primi mezzi ottavi di Champions completati, e vista la situazione in campionato, posso dirvi almeno 10 buoni motivi di perchè la Juve debba passare martedì con l’Atletico Madrid.

1. FUORI IL REAL – La squadra che più di tutti ci ha fatto piangere negli ultimi anni è già fuori. Il Real non è più tale senza CR7, senza Zidane, senza Marcelo, senza Isco, e senza il presuntuoso Sergio Ramos, fattosi ammonire apposta per evitare l'”inutile” ritorno. Fuori agli ottavi e per CR7 deve essere uno stimolo in più: insomma, escono loro ed io li devo seguire? Ma nemmeno per sogno!

2. FUORI BUFFON – Già, dispiace dirlo, ma il nostro grande ex è già fuori agli ottavi col Psg, ormai abituato a subìre rimonte impossibili. Per il terzo anno di fila fuori agli ottavi, nonostante avesse in squadra Neymar, Mbappè, Cavani, Verratti e Dani Alves. Passare ai quarti sarebbe un modo per cui,in fondo, la nostra ex leggenda pensi ancora un po’ a noi.

3. TRE RIMONTE SU QUATTRO – Delle quattro partite del ritorno degli ottavi, tre hanno passato il turno ribaltando la sconfitta dell’andata: Ajax e Manchester United sembravano spacciate, invece hanno ribaltato due sconfitte casalinghe che sembravano irrecuperabili. Il Porto ha ribaltato la Roma aiutato da fortuna e VAR, ma c’è da dare torto anche ai giallorossi di essere troppo “inferiori” nelle trasferte europee, come dimostrato nelle ultime due stagioni. Solo il Borussia Dortmund non ha fatto l’impossibile col Tottenhamm ed ha perso pure il ritorno. Però le tre rimontanti hanno dimostrato che non c’è una logica in questo tipo di cose: l’unica cosa da fare è giocarsi il tutto per tutto. Un braccino corto quando tutto sembra possibile non è ammesso. Perchè non provarci anche noi?

4. UN CALCIO ALLA STORIA – Abbiamo già visto come nella nostra storia mai abbiamo ribaltato un doppio svantaggio, nè l’Atletico è mai uscito dopo un 2-0 all’andata. Però nella vita c’è sempre la prima volta, e la storia e la statistica ogni tanto vanno riaggiornate…

5. #FINOALCONFINE – Troppe cornacchie, più che gufi, si aggirano minacciosi già al momento del sorteggio degli ottavi. La stessa Azzurrandia che mette l’Atletico Madrid come immagine profilo, come se la storia europea del Napoli dipendesse dalla Juve, troppi corvi che gracchiano cattiverie nei social, dalle sette finali perse, a “in Italia rubate, in Europa uscite”. Persino Sconcerti, a cui esce un incredibile “Juve m***a”. C’è da vincere anche per loro. Rimontare significherebbe mandarli in depressione per altre settimane.

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6. #ALLEGRIVATTENE – Eh sì, c’è da vincere anche contro i nostri stessi tifosi. Quelli che hanno insultato pesantemente Allegri portandolo a chiudere i social, quelli che non vedono l’ora di una caduta per poterlo crocifiggere, quelli che vorrebbero Conte, Guardiola, Klopp, Zidane, porsino Delneri e Maifredi. I fautori del “bel giuoco”, quelli che sputerebbero addosso alla squadra nonostante sappiano che la stagione non è ancora finita ed andrebbe sostenuta fino in fondo. Se le strade tra noi e il tecnico di Livorno si separeranno, magari sarà giusto così. Ma il 30 giugno.

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7. QUARTI APPETIBILI – Con l’uscita di due big come Real e PSG, le partite del 5 e 6 marzo hanno promosso Tottenhamm, Ajax, Manchester United e Porto. La settimana prossima potrenbbe compensare, promuovendo il Barcellona ed una tra Bayern e Liverpool, oltre a, probabilmente, il Manchester City. Però nulla è ancora scritto, e le possibilità di un quarto più “morbido” sono elevate. Poi..  se effettuassimo la “rimontona” con l’Atletico, chi ci spaventerebbe nei quarti?

8. EVITARE LA NOIA IN CAMPIONATO – Diciamocela tutta, la Juve in campionato ha fatto qualcosa di incredibile e 16 punti sulla seconda ad inizio marzo e 23 partite vinte su 26 (le altre tre pareggiate) rappresentano qualcosa di impensabile a livello italiano. L’uscita dalla Champions però vorrebbe dire sostenere 10 amichevoli finali in attesa della matematica, non essendoci più neppure la Coppa Italia, col rischio di affrontarle con scarsità di motivazioni e con un certo appagamento. In fondo cosa resterebbe? Migliorare i 102 punti di Conte nel 2014? Battere il primato di 33 vittorie in campionato di quella stagione? Portare Ronaldo alla vittoria della classifica marcatori? Tutti primati di “consolazione” che non lenirebbero un’eventuale uscita agli ottavi. Alcuni si accontenterebbero, ma provare ad accantonare il campionato per cullare il sogno europeo è il minimo da prefissarsi. Quanti preferirebbero vedere CR7 decisivo martedì piuttosto che ad Empoli? Quanti vorrebbero un Dybala da urlo con l’Atletico piuttosto che col Frosinone?

9. TROPPE AFFINITA’ COL 1996 – Se poi vogliamo affidarci alla cabala ed alla storia, troppi eventi coincidono col 1996: una Supercoppa italiana vinta a gennaio, l’eliminazione dalla Coppa Italia da detentori a Bergamo, gli stessi bergamaschi ad un passo dalla finale come allora affrontando quasi gli stessi avversari (pure Cagliari e Fiorentina, anche se non nello stesso ordine…), e comunque una tra bergamaschi e viola arriverà di sicuro in finale come allora, l’Ajax che arriva ai quarti di Champions e vince al Bernabeu (anche se nella fase a gironi), la Juve che perse l’andata a Madrid nella prima dell’eliminazione diretta ribaltando al ritorno.  Ovviamente rispetto ad allora, la vetta in campionato era distante, ma sono dettagli. Perchè non provare a riviverle a distanza di 23 anni?

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10- ANNO DISPARI, FINALE A GIUGNO – Anche quì c’è di mezzo la cabala: Nel 2015 e nel 2017 la Juve è sempre arrivata in fondo giocando la finale a giugno. Sappiamo poi come finì, e comunque c’era anche la Coppa Italia, ma è d’obbligo riprovarci, magari sostituendo la Coppa Italia con la Champions.

E poi ci sarebbe un undicesimo punto nascosto: siamo la Juve, e dobbiamo provarci. Darci per vinti subito non deve passare nella testa di nessuno. Finchè c’è vita c’è speranza. #IOCICREDO.  Ma che il nemico non lo sappia.

di Diego Valceschini

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