Nero Su BIanco

STORIA DI MASSIMILIANO DA LIVORNO (perdonali perchè non sanno quello che scrivono)

L’avventura juventina di Massimiliano ha inizio in quella famosa estate del 2014, secondo giorno di preparazione. Chi ci lascia in modo un po’ ambiguo e spiazzante ha avuto il grande merito di ridarci un’identità e una dignità nazionale che sembravano perdute irrimediabilmente a causa delle scorie pestilenziali di Farsopoli e di farci divertire con un calcio intenso per circa un anno e mezzo, prima di virare su un controllo fin troppo asfissiante delle partite.
Massimiliano arriva in modo garbato, sa di non essere benvoluto dalla tifoseria per i suoi trascorsi rossoneri e alcune dichiarazioni ai tempi del gol fantasma di Muntari, ma ha la fiducia della Società, e tanto gli basta.

Anche chi scrive era scettico. Ma non un cretino. E quindi col tempo ha dovuto per forza cambiare idea su di lui, anche piuttosto velocemente, lasciando da parte antipatie e preconcetti e imparando a stimarlo e apprezzarlo.

Massimiliano eredita una squadra che veniva da 3 scudetti consecutivi, spompata mentalmente oltre che fisicamente da un allenatore che era super esigente e dogmatico. Che usava il bastone, senza mai elargire la carota. E con una dimensione europea totalmente mancante.
Lui, Massimiliano, si siede al comando e nonostante il 352 non sia mai stato il suo modulo di riferimento (fino a quel momento della sua carriera sembrava essere infatti un fondamentalista della difesa a 4 e del centrocampo a 3), lo adotta. Perché è intelligente, molto intelligente. E sa che a volte stravolgere ciò che funziona, per di più in breve tempo e a stagione iniziata, non è facile da assimilare per un gruppo. Lascia le cose come stanno, conquistandosi prima la fiducia dei calciatori, facendo solo qualche piccolo accorgimento.

Inizia a lavorare sulla testa dei giocatori, cercando di portare un cambio di filosofia. La sua, giusta o sbagliata che possa essere, apprezzata o detestata.
Questo lento ma incessante tentativo all’apparenza platonico si annida nella mente della squadra e settimana dopo settimana, partita dopo partita, il gruppo si fa forte di nuove convinzioni e sarà pronto per la svolta tattica: sfruttando tutta l’immensa qualità e forza fisica di un centrocampo di livello mondiale, propone il 4312 con Vidal trequartista atipico e la Juventus ritrova come per incanto anche la dignità europea, quella che mancava dal 2003, dalla finale di Manchester in pratica. La squadra infatti, pur perdendo la Super Coppa Italiana col Napoli in inverno, fa si la combo Scudetto – Coppa Italia (assieme non arrivavano dal 1995, quindi così semplice sembrerebbe proprio non essere), ma sopratutto si presenta a Berlino per la finale di Champions League contro il fortissimo Barcellona di Messi Suarez e Neymar. Partita persa ma giocata veramente bene, con un po’ più di fortuna negli episodi e un Chiellini in campo, chissà…

Si riparte, cambiano tantissimi giocatori, soprattutto il centrocampo vede un restyling profondo e di sicuro non all’altezza qualitativa e numerica del precedente. Massimiliano chiede il trequartista, funzionale per proseguire col 4312 in modo sempre piu efficace e proporre la sua idea di calcio. Non arriverà mai. O meglio, sognando Draxler arriva Hernanes, che è come dire non sia arrivato nessuno. “È troppo aziendalista!”, lo additano subito, perché senza critiche gratuite i soloni non ci possono stare, soffrono.
Intanto, pronti via, la Juve conquista una Super Coppa Italiana contro la Lazio.
Parte male però la squadra in campionato, con così tante facce nuove non riesce a trovare subito una identità, una alchimia giusta, degli equilibri.
Il 4312 non funziona granché e Max, che è intelligente, lo abbiamo già detto mi pare, studia come poter far quadrare le cose. Forse ci mette un po’ troppo, ma in ogni caso è lì a dispensare calma, serenità e metterci la faccia.

L’inizio di campionato è il più disastroso della storia della Juventus con 12 punti in 10 partite, roba da zona retrocessione, ma lui non si scompone, neanche dopo la pesante sconfitta di Sassuolo, che è il culmine del gaudio per chi sfotte convinto di essersi finalmente liberato di chi aveva dominato per 4 anni, e per i “tifosi capiscioni” che in lui non avevano mai creduto e mai gli era andato a genio. Un’unione praticamente diabolica queste due categorie.
Ritorna a vecchie sicurezze allora Massimiliano, 352, difesa blindata e Dybala Mandzukic che si trovano a meraviglia in tandem: inizia una rimonta sensazionale, la più incredibile del calcio italiano. E sono record su record abbattuti (974′ di imbattibilità di Buffon, 10 gare consecutive senza subire reti), vittorie consecutive a profusione, ben 15.
Intanto il cammino europeo, che nonostante lo zoppicante inizio era proseguito, vede uno stop agli ottavi di finale in modo rocambolesco e ingiusto contro il Bayern Monaco di Pep Guardiola. Ma la Juve piazza proprio in quella partita sfortunata una delle più belle prestazioni esterne della sua storia, pur con tante defezioni e un Hernanes – si proprio lui, il trequartista che non sapeva trequartare – schierato titolare come interno di centrocampo.
Non subisce in ogni caso il contraccolpo dell’amerezza europea la Juve perché porta a casa, nuovamente, un’altra rara accoppiata Scudetto / Coppa Italia.

Altro giro altra corsa e stavolta la Società, pur non colmando quella mancanza a centrocampo già inviduata, vuole ripagare Massimiliano della disponibilità a lavorare in modo serio e professionale senza lamentarsi e piangersi addosso, e lo fa dando vita ad un calciomercato pirotecnico. Sarà l’estate dei 5 super colpi: Pjanic, Dani Alves, Benatia, Higuan, Pjaca. Tanta tanta roba.
La squadra parte bene, con un 4312, poi ha una piccola flessione mentale, sembra quasi accontentarsi della sua superiorità sulla carta, e non lotta, gioca e si diverte come potrebbe. Massimiliano, che è intelligente, se non sbaglio già si era detto, cambia ancora, a dimostrazione della propria elasticità mentale e apertura ad altre idee, e subito dopo la brutta sconfitta di Firenze, “impreziosita” dagli insulti dei suoi ingiustificabili, irriducibili e immancabili detrattori, passa al sorprendente 4231 e da lì sarà un rullo compressore, in Italia come in Europa, dove annichilisce tutti. Lascia sul campo solo la Super Coppa Italiana a metà stagione al Milan. In un rigurgito di apprensione però, dopo aver alzato il rarissimo terzo double consecutivo con Scudetto e Coppa Italia, sul più bello Massimiliano modifica il suo arrembante progetto tattico e nel secondo tempo della finale di Cardiff (si, la seconda in 3 anni, roba che alla Juve in oltre 100 primavere era accaduto solo sotto i consolati di Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi) crolla sotto i colpi di un cinico e più meritevole Real Madrid trascinato da un Isco incontenibile.

Stavolta l’estate è un po’ da grande punto interrogativo. Ma infine, dopo una pausa riflessiva, Massimiliano scioglie le riserve e decide di rimanere al timone bianconero. La squadra parte molto bene, nonostante la sconfitta in Super Coppa all’ultimo secondo contro la Lazio, giocando con il 4231 con cui aveva finito la stagione precedente, ma si capisce piuttosto presto che qualcosa va cambiato perchè non è più così fluida ed efficace la manovra. Inoltre si soffre troppo dietro e si subiscono troppi gol, la squadra va aggiustata.
Massimiliano ristabilisce dunque un centrocampo a 3 (che per inciso, repetite iuant, continua a rimanere un reparto un po’ deficitario per chi ambisce al bottino grosso) e quindi modifica nuovamente assetto e strategia, alla faccia di chi sostiene sia uno troppo piatto e passivo.
Con il 43efantasia, a seconda che giochino Costa o Dybala affianco a Higuan e Mandzukic, la Juve trova equilibrio e distanze giuste e prosegue la marcia italiana fino alla conquista, in modo stavolta adrenalico, della quarta doppietta su quattro… Saranno nuovamente Scudetto e Coppa Italia, un unicum isolato nella storia dei campionati europei.
Va però detto che la squadra mentalmente o fisicamente, oppure entrambe le cose assieme, subisce un’evidente flessione, perde brillantezza e non è più carica come dovrebbe.
In Europa però, dopo aver subìto in modo immeritato un rovescio pesante allo Stadium contro il Real dell’acrobatico Cristiano Ronaldo, sfiora per un niente l’impresa più eclatante per una squadra di Club, vincendo 3 a 1 al Santiago Bernabeu. Non basterà, complice un rigore clamoroso all’andata non concesso e un attendismo eccessivo di Massimiliano nel fare sostituzioni vitali nel return match per ridare linfa ed energie ad una squadra stanca che aveva speso tantissimo. Abbiamo detto che è molto intelligente, mica perfetto…

Ed eccoci a noi, all’arrivo di CR7, ad un entusiasmo dilagante e alle aspettative che si alzano a livelli mai visti prima. Giustamente e inevitabilmente.
Inzio eccitante e in crescendo continuo, in Italia non c’è partita e si crea subito un divario incolmabile con le avversarie o presunte e sedicenti tali, e anche, o meglio soprattutto, in Europa, la squadra fa con il suo 433 sghembo delle bellissime partite, giocando bene e divertendo. Questo fino a dicembre, in cui le condizioni fisiche e mentali erano eccellenti.
Si vince la Super Coppa col Milan ma già ci sono avvisaglie di qualcosa che non funziona più come dovrebbe. Diversi infortuni chiave, qualche incomprensione, condizione che tarda ad arrivare (un po’ come nello stesso periodo della stagione precedente…) e da gennaio ad oggi si è vista una Juventus in difficoltà identitaria e involuta, anche se non nei risultati, visto che una sempre ottima difesa e le giocate dei campioni indirizzano i match quasi sempre sulla strada di Torino.
Arriva la stecca in Coppa Italia contro l’Atalanta, e il vociare degli anti Allegri si fa forte, tronfio e poderoso.

Ma eccolo l’episodio che i soloni aspettavano con rabbia repressa e vigliacca, eccolo il tanto desiderato Point Break di non ritorno: la sconfitta al Wanda Metropolitano manda in estasi infamante i tanti detrattori della prima ora, quelli che a differenza di un tecnico che come abbiamo visto ha saputo cambiare idea molte volte (ed è una rarità assoluta nel mondo dogmatico e permaloso degli allenatori di calcio), non hanno voluto cambiare mai la loro visione prevenuta, nemmeno di fronte all’evidenza.
E hanno avuto il coraggio di accedere appositamente a dei social per andare ad insultare pesantemente Massimiliano.
Uno che ha fatto guidando la Juve una cosa come 178 partite in Serie A con 137 vittorie, 25 pareggi e solo 16 sconfitte, 22 gare di Coppa Italia con 18 vittorie e sole 4 sconfitte, 51 partite di Champions League con 28 vittorie, 12 pareggi e 11 sconfitte, per un totale tra tutte le manifestazioni di 256 gare di cui 185 vinte per una percentuale di vittorie che supera il 72%(!!!) ; uno che ha vinto quello che ha vinto, che ci ha difeso con acume e sarcasmo, che non si è mai lamentato, che è stato un signore di stile fuori e dentro il campo, che ha portato una mentalità europea ridandoci il rispetto che avevamo perso agli occhi degli avversari, che ha valorizzato i giovani e saputo gestire uno spogliatoio di campioni sempre più impegnativo pur con qualche inevitabile frizione, che si è posto sempre con educazione, lealtà e correttezza, che non ha ceduto al logorio dovuto ad appagamento e malelingue esterne e interne, ma ha rinnovato gli stimoli dei suoi ragazzi anno dopo anno, vittoria dopo vittoria.

Massimiliano è arrivato al canto del cigno con noi. Mi pare evidente. Forse anche inevitabile dopo un rapporto di 5 anni.
Sembra oltretutto qualcosa si sia rotto dentro di lui.
Festeggeranno gli stolti irriconoscenti.
I tifosi dotati di intelligenza invece, la stessa che hanno riconosciuto in lui in dose massiccia, lo ringrazieranno con ammirazione e gratitudine, riconoscendogli lo status di uno dei più vincenti allenatori nella storia della Juventus.

Chi arriverà potrà certamente proporre un calcio più intenso e divertente rispetto a questo molto cinico e gestionale di Massimiliano. Tutti ci auguriamo per il bene della squadra di conciliare il bel gioco all’obbligo di vincere. Che permane necessariamente.
Ma l’essersi comportati in modo maleducato e irrispettoso nei confronti di un uomo e di un professionista serio, saranno una macchia che rimarrà per sempre sulla coscienza dei soloni, assieme al non essersi goduti appieno anni di trionfi e record frantumati di squadra e di singoli, in nome di una battaglia persa tra le proprie sbugiardate convinzioni e l’assurdo concetto che tutto sia facile e scontato. Vi svelo un segreto: nello sport esistono anche gli avversari, che più o meno forti che siano sulla carta vogliono però metterti in difficoltà. Bisogna a volte anche sapere accettare che qualcuno possa esserci superiore, migliore, e meritare di batterci. Sapendo perdere si impara a vincere. Non è criticando e insultando gruitamente o cercando colpevoli ma bensì analizzando e trovando soluzioni, che si migliora.

Perdonali Massimiliano, perdonali se puoi.
A noi ci mancherai.

Di Lorenzo Nicoletti

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