Nero Su BIanco

Tributo a Moreno Torricelli

“C’è la possibilità di intervistare Moreno Torricelli per Radio Black&White”

OK.
Non ci credo.
Ma che emozione è!?
E poi, qualora riuscissi davvero ad avvicinarlo… che domande potrei fargli che non gli siano state già rivolte centinaia e centinaia di volte?
Cosa mi posso inventare per non essere eccessivamente banale? Come si fa ad essere credibili con lui?

Insomma oh ragazzi… Moreno Torricelli…uno degli eroi della notte del 22 maggio del ’96!!!
Cosa posso fare?

Ma caspita, certo, una cosa la posso fare!
In questi primi mesi di vita del progetto Radio Black&White1897 abbiamo realizzato parecchi video, molti dei quali sono stati omaggi e tributi a fuoriclasse del passato o a campioni del presente, ma ancora nessuno lo abbiamo creato per lui…

E allora penso a questa favola del calcio moderno a cui ho avuto la fortuna di poter assistere, con i miei occhi incantati di adolescente.
Moreno arriva alla Juventus in punta di piedi, ma non per caso.
Per caso alla Juve non ci arriva nemmeno il magazziniere e, per caso, non ci rimani per 6 anni collezionando ben 153 presenze.

Si dice la fortuna sia bendata e forse lo è davvero; ma ha un sesto senso e un certo gusto sopraffino nelle cose. E lei, la dea dagli occhi velati, lo avverte che in quel giovane di periferia c’è del potenziale, lo sa che in quel ragazzo che lavora in falegnameria e che gioca a calcio nella Caratese in Serie D c’è un fuoco che brucia dentro, una determinazione pronta ad esplodere.

Così la dea decide di essere generosa con chi se lo merita e fa in modo che quel giorno, in quel momento, in quell’amichevole, l’occasione incontri il talento e che lo sguardo sapiente di chi osserva sia più attento che mai.

La fiaba può quindi iniziare dopo questo preambolo e Moreno è troppo voglioso di migliorarsi, troppo intelligente, ha troppa sete di imparare per lasciarsi sfuggire questa opportunità, non vuole rischiare di mettere la parola “fine” prima del tempo alla storia. All’occasione più ghiotta della sua vita.
Il “The end” dovrà aspettare ancora parecchio.

Ha faticato tanto per essere lì, al cospetto di giocatori che solo qualche giorno prima guardava dalla tv e che ora anche se non gli sembra vero (a lui che è molto timido e rispettoso) sono i suoi nuovi compagni di squadra; e darà tutto, darà l’anima in allenamento e in campo, per giocarsi le sue carte e meritarsi quella benevola fortuna. Per conquistarsi l’affetto sincero e la stima dei tifosi, di chi paga il biglietto per vedere ora anche lui calciare e rincorrere un pallone.

Prima il diploma sotto gli insegnamenti quasi paterni di Giovanni Trapattoni (che da vecchio lupo di mare intravede subito in lui qualcosa di speciale e accetta di aggragarlo in squadra), poi una laurea internazionale raggiunta seguendo le lezioni del professor Marcello Lippi, il nostro protagonista assimila tutto il meglio possibile e grazie al suo carattere coriaceo e alla sua forza di volontà da cui attinge energie e fiducia in se stesso, riesce a mano a mano a ritagliarsi un posto nell’11 titolare e a diventare indispensabile, un baluardo inamovibile per la difesa e contestualmente una locomotiva di spinta sulla fascia destra.

Vince tutto con la Juventus.
Trofei nazionali, coppe internazionali.
E intercontinentali.
Arriva in cima al mondo, sul tetto del calcio per squadre di Club.
Dalla Vecchia Signora ha avuto tutto, ma lui ha mantenuto la promessa fatta e ha dato ancora di più.
Ed ha assorbito così tanto dall’ambiente bianconero e dalla sua mentalità, da esserne stregato e rimanerci legato. Per sempre.

Moreno Torricelli è la dimostrazione vivente non che le favole esistono, ma che la vita ti può premiare ed essere meritocratica, che se hai spirito di abnegazione, se ci credi in quello che fai e in chi sei, se lotti con grinta e ti batti per la tua causa, puoi farcela.
Puoi arrivare.
Puoi vincere.
Pure se non sei un predestinato e non hai un’innata tecnica sopraffina o dei piedi fatati.
Ma i tuoi polmoni e il tuo cuore, la tua serietà, ti possono portare ugualmente lontano.
Ad essere un giocatore “vero”.

Moreno Torricelli è la piccola provincia italiana che conquista la metropoli, è l’umiltà che trionfa sull’arroganza, è la semplicità che sovrasta il superfluo.
Moreno Torricelli è prima l’Uomo che sopravanza il calciatore e poi il Campione che si scopre tale e raggiunge l’Uomo, in una corsa bellissima a perdifiato. Come quelle che faceva lui sul prato verde.

Come quelle travolgenti che ci regalalò nella magica notte romana, dove possente come un oplita spartano di blu e giallo vestito, sbaragliò i malcapitati lancieri d’olanda.
Io ero lì quel giorno. Allo stadio.
Ebbro di gioia. Rapito dall’atmosfera e da una vittoria che mi ha riempito l’anima di felicità e commozione.
Ma se ancor oggi ripenso a quella finale, come primo pensiero non mi vengono in mente i due gol nei novanta minuti, né la lotteria dei rigori, né tanto meno la coppa alzata al cielo.
No, di quella sera la mia prima immagine, il mio primo ricordo, è di Moreno Torricelli che asfalta gli avversari, che lotta su ogni palla, contrasta, scivola, riparte, strappa, affonda, rientra. E così via.
Per tutta la partita.
Un indemoniato che combatte per noi e per se stesso, che infonde coraggio e forza a tutti.
Il migliore in campo.

Avevo 16 anni e all’Olimpico mi accompagnò mio papà, interista straconvinto. Ad un tratto si alzò in piedi ad applaudire, sincero e con trasporto, un ennesimo suo intervento. Non è mai più capitato.
Questo a livello puramente personale rimane per me la più grande conquista di Moreno Torricelli: l’essersi meritato il rispetto e l’ammirazione anche di un avversario.
Bacia i belli la fortuna… e lui quella notte era ancor più meraviglioso.

Ci aveva visto proprio giusto dunque quella dea bendata a baciarlo in quel lontano giorno del 1992, anno dell’anniversario della scoperta dell’America per tutto il mondo, ma da allora per noi juventini, anche anno della scoperta di uno dei terzini destri più forti e decisivi della nostra gloriosa storia.

Ti vogliamo bene Moreno. Sul serio.

“The End”

Di Lorenzo Nicoletti

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