#NonSoloJuve

Eravamo in sette contro il mondo quel dì a Cuneo….

Undici contro sette, e neppure in regola tutti e sette. Si è discusso molto del “gesto” della Pro Piacenza, serie C, girone B, lo stesso della Juventus Under 23, che domenica 17 febbraio, per evitare la radiazione dal campionato per quarta rinuncia, ha pensato bene di mandare in campo nella trasferta di Cuneo, sette ragazzi della Primavera, tutti nati tra il 2000 ed il 2002, così, tanto per fare presenza col numero minimo di giocatori consentiti e continuare la storia del piccolo club emiliano.

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I sette temerari della Pro Piacenza mandati allo sbaraglio a Cuneo

Un ottavo giocatore, Isufi, non ha potuto entrare non avendo i documenti, e così il suo posto è stato preso dal massaggiatore della squadra, entrato nella ripresa, ma subito uscito per infortunio, lasciando nuovamente la squadra in sette. Il Cuneo così si è trovato immense praterie davanti, e dopo il primo tempo il parziale era già di 16-0 per la squadra piemontese. Nella ripresa poi, il ritmo è drasticamente calato, ed il Cuneo si è “accontentato” di altri quattro gol, chiudendo la sfida sul 20-0, che rappresenta il maggior scarto per una gara di un campionato professionistico.

Che di professionistico in realtà aveva ben poco: i sette della Pro Piacenza non erano certo dei professionisti, e non si poteva certo definire partita di calcio una sfida così squilibrata. Naturalmente le polemiche sono piovute già dal pomeriggio, in serata la notizia è finita sulle testate nazionali, e naturalmente i commenti si sono divisi: tra chi diceva che “Il Cuneo ha fatto bene, in fondo i problemi li aveva la Pro”, altri che condannavano quella partita dicendo “Il Cuneo doveva vergognarsi, infierendo su una squadra numericamente inferiore ed in grave difficoltà”, altri che “la serie C continua ad avere del marcio”, vista la recente esclusione del Modena e quella del Matera, girone C, radiato dopo quattro rinunce.

Il giorno dopo la Lega Pro ha invalidato tutto, non omologando il risultato finale, che avrebbe avuto pesanti ripercussioni sulla differenza reti, assegnato il 3-0 a tavolino ai piemontesi ed escludendo così il club emiliano dal campionato, che chiude così un calvario iniziato in autunno ed a saltare tre gare sotto Natale, compresa quella con la Juventus U 23 a Santo Stefano. Un calvario iniziato con la messa in mora della società, lo “sfratto” del Piacenza, la maggiore squadra cittadina, dello stadio Garilli, e la cessione ad inverno di quasi tutti i calciatori (tra cui figurava anche Cristian Maldini, figlio di Paolo). Poi a Cuneo la possibilità di evitare il colpo di grazia: Carmine Palumbo, ex dg dell squadra, racconta così subito dopo l’esclusione della società:

“Ho ricevuto la possibilità di ritornare a giocare giovedì alle otto di sera. E mo’ che faccio? Mi sono attaccato subito al telefono per comporre la rosa. Avevo una lista. Molti mi hanno detto che non avrebbero lasciato partire i loro figli. Forse sono stati umiliati in passato. Chissà. Come li ho convinti? Non ho minacciato nessuno.Non fa parte del mio stile. Ho solo spiegato che se le cose fossero andate bene avrebbero avuto una possibilità in futuro”.”Mi sono commosso quando ho sentito due dei miei urlare: “Si gioca fino al novantesimo. Anche se ci faranno cinquanta goal”. Ho letto e sentito commenti terribili. Ma la vera vergogna sono stati quelli del Cuneo. Come si fa a fare 20 goal a ragazzini che non hanno mai giocato in prima squadra? Se la partita finiva 5-0 tutto questo clamore mediatico non ci sarebbe stato. Sicuro”.”I ragazzi mi hanno chiesto: “Cosa facciamo adesso?”, “Andate sotto la curva”. E il pubblico li ha applauditi. Io mi sono commosso”.

Non è servito a nulla, perchè alla fine tutto è stato annullato, e Piacenza si ritrova con un solo club professionistico, quello che ha giocato sette stagioni in serie A ed ha lanciato i fratelli Inzaghi, Gilardino, Ciccio Piovani, ed accolto Luiso, Rizzitelli e Vierchowod.

E che lascia pesanti dubbi sulla credibilità della terza serie professionistica italiana, tra fallimenti, radiazioni, penalizzazioni, ricorsi e controricorsi in corso ed iscrizioni risicate. Davvero non esiste un piano per evitare tutto ciò

 

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