Compleanni da Ricordare, Leggende Bianconere

Ho visto giocare Roberto Baggio

A volte penso che una delle più grandi ingiustizie del calcio moderno è leggere il Palmares di Roberto Baggio. Campione dalle doti sopraffine, un 10 in grado di incantare e mettere tutti d’accordo, un campione in campo e lontano dai riflettori del gossip e della cronaca da rotocalchi.

Due scudetti, vinti neanche da protagonista assoluto, uno con la Juve ed uno col Milan, una Coppa UEFA (quella vinta sì da protagonista) ed una coppa italia. A livello personale. lo splendido pallone d’Oro 1993 che poi donò agli alluvionati piemonesi nel 1994 in uno splendido gesto.

Si può essere campioni senza mai toccare l’apice assoluto dei successi sportivi: se Platini, Del Piero, Maradona ed altri 10 della sua era hanno avuto la consacrazione sul tetto europeo o mondiale, lui non ha mai vinto i grandi tornei. E’ arrivato vicinissimo ad un mondiale, la Champions non l’ha mai neppure sfiorata, ed è forse l’unico limite, non certo per colpa sua, di una carriera immensa. Nei cinque anni bianconeri è stato l’uomo cardine della squadra, in particolare nel triennio del Trap, in cui ha raggiunto livelli davvero eccezionali, lasciando il passo solo nell’ultima stagione, quella di Lippi, quando stava per esplodere il talento di Del Piero, ed un infortunio lo fermò per troppo tempo ai box.

RACCONTO DI CINQUE ANNI FANTASTICI-  Roberto Baggio vede la luce il 18 febbraio 1967 a Caldogno, paese del Vicentino, sesto di una famiglia numerosa composta da otto figli.  Da sempre noto per la sua fede buddista, convertitosi nel 1988, è precoce nel calcio e nella vita: a 15 anni già conosce la sua compagna di vita. Andreina Fabbi, che sposa nel 1989. Dal L.R. Vicenza agli anni di Firenze, gli infortuni, i rapporti tormentati con gli allenatori. Si arriva al 1990 dove i Pontello anticipano quello che farà DeLaurentiis decenni dopo con Higuain: ovvero cede Baggio all’odiata Juventus, seppur contro il volere dello stesso giocatore. La Fiorentina perde la finale di Coppa UEFA proprio con la Juve e lui viene ceduto, il 18 maggio, per la cifra record (all’epoca) di 25 miliardi, anche se in una conferenza stampa getta via una maglia bianconera e dichiara che giocherà il mondiale ’90 da fiorentino. Quì nasce la leggenda di Baggio, col gol da urlo alla Cecoslovacchia, il sodalizio con Totò Schillaci e purtroppo solo un amaro terzo posto per tutti. Baggio si ritrova nella sua nuova realtà, ma nella prima stagione sembra ancora fuori dal progetto, ancora troppo legato al passato viola. Eppure da professionista da il massimo, sia in campionato, che in Coppa delle Coppe, dove segna 9 gol ed è capocannoniere, col bello ed inutile gol al Barcellona che lo elegge comunque tra i più grandi. Segna il primo gol stagionale bianconero, nella debacle in Supercoppa italiana a NapoliLui segna 14 gol sotto la guida di Maifredi, ma la squadra resta fuori dalle coppe europee ed il suo rapporto si incrina molto in un sabato pomeriggio di aprile 1991, quando a Firenze contro la sua ex è un fantasma, si rifiuta di tirare un rigore (che poi De Agostini sbaglia e la Juve perde), viene sostituito e fuori dal campo raccoglie una sciarpa viola che gli avevano lanciato i suoi ex supporters. Una frattura che fatica ad essere ricomposta, poi l’estate 1991 prova a far passare tutto, quando arriva l’annuncio del ritorno del Trap sulla panchina bianconera.

Roberto_Baggio_raccoglie_la_sciarpa_viola_-_Fiorentina_1-0_Juventus_1990-1991
6 aprile 1991: Firenze, Baggio e la sciarpa viola

Baggio cresce ancora di più, segna 18 gol in campionato, suo nuovo record ( i l precedente erano 17), lotta con la squadra e la trascina in finale di Coppa Italia grazie soprattutto alle magie ai quarti con l’Inter, eliminandola praticamente da solo con una doppietta ai supplementari a Milano. La squadra arriva seconda dietro all’imprendibile Milan, perde la finale di Coppa italia a Parma nonostante il gol su rigore di Baggio nella finale d’andata, ma comunque con una stagione in netta crescita, in cui si segnala la tripletta al Foggia di Zeman ed il gol a Cremona per la vittoria numero 1.000 in serie A della Signora.

La stagione 1992/93 è quella in assoluto più mostruosa di Baggio. Gol a raffica in campionato, ben 21 (anche se non bastano per il titolo marcatori, che va al laziale Signori con 26), tra cui quattro tutti insieme all’Udinese l’8 novembre 1992 (il quinto è una deviazione di Pellegrini su un suo tiro: con le regole di adesso sarebbero stati cinque) nella stessa giornata in cui il suo collega Van Basten ne fa altrettanti a Napoli. Bello e significativo anche il primo fatto ai viola, seppure fosse il rigore del 3-0 ad una squadra che stava sprofondando verso la retrocessione. In Coppa UEFA Baggio ne è il leader con 6 reti, alzando da capitano la Coppa il 19 maggio 1993, dopo una semifinale da re stendendo da solo il PSG e ribaltando la finale d’andata, una doppia partita che lo spinge verso il pallone d’Oro che vincerà a dicembre.

Roberto_Baggio_bacia_la_Coppa_UEFA_1992-1993

L’annata 1993/94 è avara di soddisfazioni per Baggio, che non vince niente con la squadra fermata in Coppa Uefa dal Cagliari ed in Coppa Italia persino dal Venezia. A parte il pallone d’oro vinto in inverno, lui segna comunque 17 gol in campionato, facendo da chioccia al giovane Del Piero. Al mondiale americano esplode dagli ottavi quando con una doppietta alla Nigeria evita una clamorosa eliminazione, poi segna ancora un gol alla Spagna ai quarti ed una doppietta alla Bulgaria in semifinale, prima della maledetta finale di Pasadena in cui fallisce il rigore.

L’arrivo di Lippi alla Juve nel 1994 è un punto di svolta per Baggio. che riesce ancora ad essere decisivo come a fine ottobre contro il Milan. Ma il nuovo modulo del tecnico iareggino tende ad escluderlo, in più mettiamo pure l’infortunio subìto a Padova, che lo tiene fuori dal campo per cinque mesi, durante i quali esplode definitivamente Del Piero. Baggio rientra in tempo per fare gol anche a Firenze da avversario, per vincere il suo primo scudetto e la Coppa italia, sfiora un’altra Coppa Uefa, persa in finale, poi manca il rinnovo del contratto ed il 2 luglio 1995 si chiude un’era: Baggio va al Milan per 18 miliardi.

 

Il resto è storia. Baggio rivince un altro scudetto al Milan che chiude il ciclo di Capello, poi con Tabarez e Sacchi è un disastro. Baggio nel 1997 cerca un club che possa garantirgli il Mondiale, sembra fatta col Parma, ma Ancelotti mette il veto, così accetta il richiamo del Bologna, si taglia il codino storico e nonostante un periodo d’incomprensione con Ulivieri, segna 22 gol e trascina il club all’ottavo posto ed alla qualificazione all’Intertoto. Lui gioca il mondiale, segnando su rigore al Cile un gol pesantissimo, poi passa all’Inter dove non raccoglierà granchè in due stagioni; all’ultima ritrova il nemico Lippi, salvandogli la stagione con una doppietta al Parma nello spareggio Champions. Nel 2000 resta senza squadra, accasandosi infine al brescia di Mazzone, conducendolo al miglior piazzamento della sua storia, un settimo posto con annessa intertoto, che il club perde in finale col PSG. Seppur tra infortuni e ricadute, Baggio resta con le Rondinelle fino al 2004, periodo che rappresenta il momento più alto del club lombardo, che l’anno dopo il suo ritiro scivola immediatamente in serie B.

 

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