Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore: Franco Leonetti

Per la rubrica #StoriaDiUnGrandeAmore oggi ci racconta la sua Franco Leonetti.
Un altro pezzo da novanta si aggiunge all’elenco dei tifosi doc che ci hanno rilasciato un’intervista.
Giornalista stimato, scrittore di romanzi , editorialista web, opinionista tv e presentatore di eventi , è molto noto e apprezzato nel mondo juventino per aver partecipato prima alla trasmissione tv “Forza Juve” su Rete 7 e Sky con la sua rubrica “Il ruggito di Leonetti”, e ora per la sua presenza fissa come opinionista a “Top Planet”, canale televisivo nazionale a tinte bianconere.
Ha accettato con grande entusiasmo di rilasciarci questa intervista, lo ringraziamo caldamente per le risposte non banali né scontate che ci ha dato e per essersi aperto a noi nella sua intimità a strisce.
Buona lettura!!!


Ciao, presentati ai nostri lettori.

Franco Leonetti, giornalista, seguo la Juve da vicino da tanti anni e ho un ruolo istituzionale. Ricopro infatti, dal 2013, la carica di Consigliere al ODG del Piemonte.


Da dove nasce il tuo amore per la Juventus e come potresti spiegarlo?

Nasce da mio padre, juventino di antica data, che mi portò a 5 anni per la prima volta al Comunale a vedere la Juve. Nelle mie memorie di bambino rimasi folgorato dalle maglie bianconere, dal verde scintillante dell’erba del prato, dall’emozione di un gol, dalla passione sugli spalti: fu amore totale, sin da subito.


Quale è il ricordo più bello legato ad essa?

Sicuramente trovarmi nel Nagc della Juventus facendo un pezzo di trafila nelle giovanili bianconere, io bambino giocavo con la maglia adorata addosso con un nugolo di ragazzini al Combi, e lì di fianco si allenava la prima squadra. Ricordo l’ammirazione devota nell’osservare i campioni: qualche volta accadeva che si usciva dal campo incrociando i miei miti, paradiso allo stato puro nella mente e gambe che tremolavano per l’emozione. Ricordi indelebili.


Il tuo giocatore preferito di sempre e perché?

Anastasi, Bettega, Furino, sono nato con loro. Curioso come parecchi anni dopo, facendo la professione del giornalista, li abbia conosciuti e abbia stretto rapporti e contatti con loro, Furino l’ho rivisto giusto dieci giorni fa. Platini mi rapì letteralmente a livello calcistico e Davids era il lottatore che dava la carica, Del Piero il capitano perfetto, Scirea il mix incomparabile tra uomo e campione. Lo so, ho trasgredito la domanda, ma ho tanti campioni nella memoria a cui sono affezionato, a seconda delle varie fasi della Juventus e mi fermo qui perché la lista sarebbe lunghissima.


Il tuo allenatore preferito di sempre e perché?

Ho conosciuto il Trap e le sue imprese europee mi hanno esaltato, la Juve all’epoca era a digiuno nel palmares di titoli continentali. Ma il periodo di Lippi lo ritengo quasi incomparabile. Un periodo straordinario e vincente. Allegri sta sul podio con questi due nella leggenda della Juve. Mister unico, troppo bistrattato da una parte degli stessi tifosi juventini, ad oggi uno dei top a livello mondiale con un’ironia pungente che adoro e tecnico che sfoggia una preparazione e caratteristiche tattiche da grandissimo allenatore del calcio moderno.
Consentimi infine una menzione speciale: non posso certo dimenticare Conte, che ha riportato la juventinità in seno alla Vecchia Signora rendendola nuovamente vincente dopo un periodo buio fatto di settimi posti e sbeffeggiamenti.


Hai fatto mai qualcosa di particolare o di “folle” per la Juve?

Parecchie. Ho preso tanta di quell’acqua, freddo e respirato nebbia per vedere la Juve, da fermarmi la crescita. Ricordo un derby vinto per due a zero, gol di Brady e Cabrini al Comunale, io immobile sugli spalti della curva Filadelfia a osservare la partita, dai gradoni dello stadio scendevano letteralmente cataratte e cascate d’acqua. Fermo fino al fischio finale, senza ombrello. Tornato a casa ero diventato un anfibio.


Le tue sensazioni quando sei allo stadio? Sono cambiate nel tempo?

Indubbiamente si, lo Stadium è un sogno diventato realtà, la casa della Juventus, il brulicare di tifosi, i miei ricordi lavorativi con i dirigenti, i calciatori, le presentazioni. Oggi vivo la Juventus in maniera più totalizzante, fare il giornalista completa il puzzle e fornisce informazioni, retroscena che ho sempre adorato conoscere sin da ragazzino.


Come hai vissuto l’acquisto del secolo di Ronaldo?

La Maturazione definitiva di una Società che sta facendo cose mirabolanti, che verranno soppesate, capite e valutate nella maniera giusta tra un po’ di anni. La Juventus è ritornata ad essere una potenza mondiale, solo che in passato i pretendenti al trono era pochi, oggi i club dai fatturati mostruosi sono almeno una decina. Ronaldo è il riposizionamento della Juventus su livelli siderali. Il migliore al mondo, con Messi, che vuole la Juve, significa che Andrea Agnelli e il suo stuolo dirigenziale sono avanti anni luce nella programmazione e nell’assemblamento di una squadra di livello assoluto. CR7 è stato un colpo semplicemente stellare, magistrale, sia dal punto di vista tecnico che da quello del marketing e della finanza. Eccezionale perché mai nessun numero uno globalmente riconosciuto aveva scelto l’Italia essendo al massimo fulgore della parabola calcistica. Maradona, ad esempio, giunse in Italia e si consacrò e divenne Maradona a Napoli. Cristiano Ronaldo è un fenomeno universale da una decade e oggi veste il bianconero.


Quale è per te l’aspetto più caratterizzate nella storia della Juve e al quale non dovremo rinunciare mai?

Potrei citare almeno una decina di fattori ma uno lo ritengo totalmente determinante e caratterizzante. La Juventus è l’unica società al mondo retta dalla stessa famiglia da quasi un secolo, sin dal 1923. La famiglia Agnelli ha fornito continuità e garanzie da sempre, anche quando i colori bianconeri non vincevano e si trovavano in situazione di inferiorità di successi rispetto ad altri club. Se la Juve oggi è questa corazzata incredibile sul campo e società modello universalmente riconosciuta, lo deve allo stile, al lavoro minuzioso, incessante, passionale e amorevole della Famiglia Agnelli che ha tracciato la leggenda simboleggiata dalle maglie a strisce bianche e nere.


Sei un giornalista sportivamente “schierato”, non è un mistero, però sono curioso di sapere se la tua professione ti consente di poter vivere liberamente questa tua passione o se ci sono dei limiti o degli obblighi imposti dal ruolo che occupi.

La deontologia professionale non è mai venuta meno e mai verrà accantonata da parte del sottoscritto. Essere un giornalista sportivo significa anatomizzare freddamente, con coscienza e professionalità ogni singola situazione, senza mai perdere la rotta della professionalità. Non sentirai mai da parte mia analisi dettate dal tifo o dalla passione, cerco di svolgere il mio lavoro al meglio, rimanendo sempre super partes, onesto e schietto senza mischiarlo mai con i battiti del cuore. Un problema amaro e reale del giornalismo sportivo di oggi sono i troppi colleghi con la sciarpa al collo, e parlo per qualsiasi club facciano il tifo, che diventano smaccatamente partigiani, sdolcinati e accondiscendenti, tralasciando i principi che dovrebbero risultare inalienabili per lo svolgimento della professione nel migliore dei modi.


Tra poco ricomincia il sogno europeo, sei uno tra quelli che riterrebbe un fallimento epocale l’uscita agli ottavi o comunque il non arrivare in fondo alla Champions, oppure la tua idea di sport ti farebbe prendere l’eventuale precoce eliminazione con una certa filosofia?

La Juve di quest’anno è stata costruita scientificamente per cercare di arrivare in fondo alla competizione, con la speranza di poter alzare quel trofeo nel firmamento. Una società di immenso livello come quella della Juve dovrebbe avere almeno due o tre Champions in più nel palmares. Diciamo che questa squadra cercherà di sfruttare la scia Ronaldo per tornare sul tetto d’Europa dopo tanti, troppi, anni di astinenza. Il ’96 è lontano, sarebbe ora che la coppa tornasse a Torino. Non bisogna dimenticare che per aggiudicarsi il trofeo sono molte le componenti che entrano in gioco, una sorta di mosaico dove tutti gli incastri devono andare al loro posto. Definisco la Champions, da sempre, come una competizione creativa dove conta ogni singolo dettaglio: la forma del momento, l’avversario della serata magari poco in vena, gli infortuni, le squalifiche, il cinismo, un briciolo di fortuna e quest’anno c’è una componente nuova come il Var. Chiaro che la Juve miri ad arrivare in fondo, sia per esigenze calcistiche che per quelle economiche e di programmazione, la Società ha costruito e plasmerà per il prossimo anno una rosa ulteriormente in grado di dominare a livello mondiale, e quindi ritengo, e spero, che la Champions possa tornare nelle bacheche della Vecchia Signora nel giro di qualche stagione. Certo, se fosse già quest’anno sarebbe l’optimum e il coronamento di un lavoro straordinario da parte di tutti in Juventus.


Grazie Franco.

Grazie a voi.


Di Lorenzo Nicoletti

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