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Le tre “W” di Aaron Ramsey: Who, When, Why.

Il 26 dicembre è il giorno della ricorrenza di Santo Stefano.

Proprio in quel giorno, nel 1990, una giovane ragazza di nome Marlene decide di mettere al mondo un bambino. Suo marito Kevin, stimato artigiano e fedele cattolico, stabilisce che il nome di suo figlio dovrà seguire lo stesso destino di tanti altri fanciulli nati nel sud del Galles.

Già perché in quegli anni, il nome più gettonato da dare ai bambini maschi è quello di Aaron; nome che deriva dall’egizio o dall’ebraico, a seconda delle interpretazioni, e che sta a significare “brillantezza o illuminato”.

Quella brillantezza nel giocare a calcio, il piccolo Aaron la fa intravedere già nelle strade sottostanti al rinomatissimo castello di Caerphilly, distretto di una contea di 31 mila abitanti dove vive con mamma Marlene e papà Kevin, situata a circa 2-3 miglia di distanza dai sobborghi più belli del Galles meridionale, Lisvane e Rihwbina.

Di lui se ne innamora subito il Cardiff City che lo strappa alla concorrenza del mercato calcistico gallese e lo fa crescere con sé, nel proprio settore giovanile, dal 1999 al 2007, anno in cui debutta in prima squadra.

La voce che nel sud del Galles c’è un ragazzino discretamente bravo a giocare a calcio arriva ad un signore altresì  bravo ad allenare: Arsene Wenger, nel 2008, lo scippa alla concorrenza dei blu del fiume Mersey, l’Everton, e dai diavoli rossi di Sir Alex Ferguson, lo United.

Lo paga 14 milioni di pound ( quasi 17 milioni di euro) una cifra spropositata per un ragazzino di soli 18 anni.

Aaron dimostra però di essere maturo e dal 2008 al 2010 gioca con grande continuità e qualità calcistica. Il suo sogno si interrompe in uno Stocke City-Arsenal quasi come un film di Wes Craven. Il “Nightmare” in questione è il difensore centrale Ryan Shawcross che entra in maniera maldestra sul povero Aaron procurandogli la doppia frattura di tibia e perone.

Il bollettino medico è impietoso: 9 mesi di stop.

Al suo rientro il calvario continua poiché per due anni di fila viene mandato prima in prestito al Nottingham Forest e poi dove tutto è iniziato, al Cardiff, non trovando di nuovo fortuna.

Ad inizio 2011 Arsene lo richiama all’Arsenal concedendogli di nuovo una chance: da qui fino al 2019 giocherà per bene 238 volte con i Gunners totalizzando 35 reti.

E’ appunto nel gennaio 2019 che la Juventus affonda per Ramsey offrendogli un contratto di circa 30 milioni spalmati per 4 anni:  7 milioni a stagione più bonus.

 Gerrard e Lampard lo definiscono un giocatore totale che in zona trequarti campo diventa formidabile. Può fare l’interno in un centrocampo a 3, a 2, la mezz’ala, l’esterno alto e persino qualsiasi ruolo nei 3 trequartisti, in un 4-2-3-1, ad esempio. Tempi di inserimento devastanti, ambidestro e grande capacità tecnico-tattica.

Giocatore totale quindi, per un centrocampo che negli ultimi anni ha sofferto la presenza di un giocatore così polivalente nei ruoli.

Nonostante salti, ormai da tempo, 6/7 partite l’anno per delle ricadute al flessore della gamba destra, come non si può credere che Aaron Ramsey sia, a parametro zero, uno degli acquisti più azzeccati della Juventus degli ultimi anni?

Vedere per credere, ovviamente.

Sperando che continui ad illuminare, come dice il suo nome, la sua casa: il campo da calcio.

di Mattia Testarella

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