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Ciao, Emiliano

Il sorriso e gli occhi azzurri di Emiliano Sala rimbalzano dalle foto su Instagram, si rincorrono mescolando le azioni sul campo, i selfie con gli amici, le corse sulla spiaggia insieme al suo cane. Vi domina il giallo, colore della maglia del Nantes, che tra poco sarebbe stato sostituito dal blu di quella del Cardiff, che il giovane attaccante avrebbe dovuto vestire dopo il trasferimento dalla squadra francese del Nantes.

Nel destino di Emiliano Sala c’era il blu, non l’auspicato simbolo del club gallese, ma il blu gelido delle acque del Canale della Manica in cui il Piper che avrebbe dovuto portarlo a Cardiff è precipitato.

Attaccante italo argentino, Emiliano Sala nel Nantes solo l’anno scorso totalizza 12 reti in 19 partite e proprio questa sua prolificità lo aveva fatto notare dal ct Mancini che stava pensando a questo oriundo italiano di 187 cm di altezza per rimpinguare lo sterile attacco della nazionale.

Un calciatore, ma anche un ragazzo con le sue passioni, gli amici, le foto sui social, gli stessi sui quali si sono rincorse le voci, gli appelli e le speranze poi tramutatesi in dolorosa presa di coscienza di un destino che ha voluto spezzare in modo così tragico la vita di un atleta di 28 anni. Perché non vi è nulla di più inspiegabile e di più crudele di una sorte che spezza una vita giovane, piena di promesse e con un futuro ancora tutto da scrivere e nulla di più ingiusto di un ragazzo che sale su di un volo privato con un misto di ansia e attesa e che traduce la sua paura in un ultimo messaggio whatsapp agli amici.

E mentre il mondo del calcio e dello sport piange un altro figlio andato via troppo presto, mentre colleghi e squadre di calcio si stringono attorno alla famiglia, l’altra parte di questo mondo del calcio, quella senz’anima, quella inevitabilmente e indissolubilmente legata al soldo parla di denaro, di risoluzione, di pagamenti della prima trance del contratto e non si arresta neppure nelle ore in cui proseguivano le ricerche del corpo nelle acque di Guernesey, volute dalla famiglia attraverso una raccolta fondi, cui ha partecipato anche il calciatore Rabiot, per poter avere un corpo da abbracciare, dimenticando troppo spesso che il calcio è uno sport fatto dagli uomini e non solo dai soldi e che in questi casi c’è solo il silenzio.

E allora ciao, Emiliano, l’eterna giovinezza del tuo sorriso sarà lì nelle tue foto, nei tuoi gol, nei tuoi occhi, azzurri come la maglia della nazionale che avremmo voluto vederti indossare.

 

Di Annalisa Scassandra

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