Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore: NINO ORI

Per la rubrica #StoriaDiUnGrandeAmore oggi ci racconta la sua Nino Ori.
Credo che il suo prezioso lavoro in difesa della Juventus è della verità nella questione Calciopoli sia da premio Oscar bianconero e tutti noi gobbi dovremmo essergliene sempre riconoscenti.
Ma Nino è tifoso vero a 360°, conosciamolo meglio, ringraziandolo per la disponibilità e ringraziando gli amici di Juveatrestelle.it
Buona lettura!

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Ciao Nino è benvenuto nel mondo Radio Black&White 1897.
È un grande onore per noi poterti ospitare in questa rubrica e speriamo a breve di poterti avere anche ai nostri microfoni in una delle puntate radio.
Per i pochi gobbi che ancora non ti conoscessero e non hanno dunque potuto apprezzare il tuo splendido e incessante lavoro a difesa della causa bianconera, parlaci un po’ di te e di Ju29ro.

61 anni, torinese di origine emiliana, mai scritto una parola sul web prima del 2006. Poi, molti anni come coordinatore di Ju29ro, tanta radio, tanta tv, tanti scritti… Oggi, dopo 9 anni trascorsi a Ju29ro (7 dei quali da coordinatore del Team), sono con gli amici di Juveatrestelle.it.
Oltre dodici anni fa, nell’estate di calciopoli, con alcune persone ci siamo trovati sui forum del tifo bianconero, cercando di ragionare con le nostre teste, di capire, di approfondire, di non limitarci a prendere per oro colato la versione che i media ci propinavano all’unisono. Dalla fine del 2006, abbiamo costituito un gruppo di analisi sulle vicende di calciopoli (diventato a maggio 2007 il nostro blog e il nostro sito), con la voglia di svelare fino in fondo la genesi dello scandalo. Abbiamo svolto per oltre 9 anni un’attività informativa che altri hanno scelto di non svolgere. In quegli anni abbiamo letto, commentato, ascoltato, verificato, vivisezionato e messo a disposizione tutti i documenti utili, processuali e non. Pur senza fare i giornalisti di professione, guidati solo dalla passione per la Juve, per la verità dei fatti e per la giustizia. Per fornire un quadro più reale dell’intera vicenda, con l’obiettivo di raggiungere quanti più tifosi possibile per smascherare i fatti del 2006 e indurre la società Juventus a fare tutto quanto in suo potere per riportare a casa gli scudetti n.28 e n.29, ingiustamente sottratti dalle inique e aberranti sentenze sportive.

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Da dove nasce il tuo amore per la Juventus e come potresti spiegarlo?

Nasce quando sei un bimbetto della periferia torinese a metà degli anni sessanta. Quando pressoché tutti i figli di immigrati tifano un’Inter che sembra invincibile: scudetti, vittorie europee e intercontinentali. E i pochi torinesi sono invece divisi fra granata e bianconeri… all’epoca, forse con prevalenza numerica dei primi. L’unica cosa che accomuna i tuoi compagni di scuola interisti e granata è un incomprensibile, viscerale e immotivato odio per la Juve, cui viene imputato di essere la squadra degli Agnelli e di rappresentare i potenti. Non puoi tifarla, perché ruba (non ho mai capito cosa) e perché è la squadra del padrone della Fiat, mentre tu sei figlio di un suo operaio. Pur non sapendo a 6-7 anni praticamente nulla di calcio, non puoi non concludere che “se la odiano così tanto tutti quanti, deve essere davvero qualcosa di speciale: sarà la mia squadra!”. Ed è anche così che si diventa un “gobbodimmerda”. La passione non ha quasi mai spiegazioni razionali. Può capitare che trovi origine semplicemente nella reazione orgogliosa e nel rifiuto delle posizioni preconcette.

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Quale è il ricordo più bello legato ad essa?

Tanti, tantissimi, per nostra fortuna. In attesa dei prossimi. Forse il più forte è quello della notte del 6 maggio 2012, a Caselle, ad aspettare la squadra che tornava da Trieste. Eravamo alcune migliaia di pazzi urlanti: era lo scudetto n.30, il più bello, uno tra i più inaspettati, quello della rinascita dopo gli anni di calciopoli. Per me era un misto di sensazioni contrastanti: gioia immensa e rabbia, quasi la realizzazione di una vendetta. Verso chi ci voleva sportivamente morti e ora era invece costretto a rivederci scudettati, vincenti. Facevamo cori, festeggiavamo, urlavamo, saltavamo, etc… e non sapevamo ancora che era solo l’inizio di un periodo forse irripetibile.

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Il tuo giocatore preferito di sempre e perché?

Premesso che potrei comporre almeno 4-5 squadre con i miei giocatori juventini preferiti, a oggi mi limito a fare due nomi.
Gaetano Scirea e Michel Platini. Diversissimi fra loro, e non solo per il ruolo, ma entrambi in possesso della capacità, propria dei (pochi) grandissimi campioni di rendere semplici e naturali le cose che a tutti noi sembrano complesse e difficili, quasi incredibili. Entrambi sono stati e sono la prova che lo “Stile Juve” non solo esiste, ma ha anche un volto, anzi due: i loro. Tanto è stato detto e scritto (anche da me) su questi due incredibili giocatori e uomini. Inutile aggiungere altro, soprattutto per chi li ha conosciuti o semplicemente li ha visti in campo e fuori.

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Il tuo allenatore preferito di sempre e perché?

Giovanni Trapattoni. La sua prima Juve è quella a cui sono più legato: la squadra del ’76/’77. Un’intera stagione disputata da soli 15 uomini, capaci di vincere lo scudetto dei 51 punti su 60, e il primo trofeo europeo: la coppa Uefa, unica competizione internazionale vinta da una squadra che schierasse solo giocatori italiani. Irripetibile. Poi, secondo molti, il Trap era un “difensivista”… che però qualche anno dopo faceva giocare insieme Platini, Cabrini, Boniek, P.Rossi e Bettega. Uno con la guida del quale disputammo 5 finali nelle tre principali coppe europee (Campioni, Coppe, Uefa) vincendone 4… e tutti lo ricordano solo per l’unica che ha perso, con l’Amburgo ad Atene. A differenza di Lippi, col quale disputammo ugualmente 5 finali, sempre da favoriti, perdendone 4… ma lui viene da tutti ricordato e osannato per l’unica vinta, peraltro ai rigori, a Roma. Evidentemente, a volte la memoria ci gioca qualche scherzetto, e diventa selettiva.

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Hai fatto mai qualcosa di particolare o di “folle” per la Juve?

Credo sinceramente che Ju29ro sia stata l’esperienza più “folle” che potessimo fare. Senza esperienza specifica, senza garanzie, senza finanziatori, senza appoggi né protezioni di alcun tipo, contro tutti. Ci siamo dati un’organizzazione per aree di competenza (legale, sito web, redazione, video, relazioni esterne, coordinamento), facendo diventare Juventinovero.com una testata giornalistica on-line. Senza che su sito e blog sia mai apparso alcun banner pubblicitario. Le analisi basate sempre e solo su fatti accertati, numeri, elementi e dati oggettivi, circostanze constatabili e dimostrabili. Le intercettazioni, le informative, le deposizioni, i deferimenti, i documenti, gli articoli, gli atti d’accusa, le tesi delle difese, le sentenze, le motivazioni, i ricorsi. Seguendo (e fornendone la diretta web) tutte le udienze dei processi e, nel contempo, pubblicando le “nuove” intercettazioni, quelle che in sede d’inchiesta erano state occultate. Insomma, tanta roba.

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Che rapporto hai con i tifosi avversari e le loro squadre? E con quelli bianconeri eccessivamente critici?

Al netto delle fesserie mediatiche (Turone, Iuliano-Ronaldo, Muntari, Pjanic), confesso che trovo i tifosi avversari piuttosto divertenti. Rispetto ai nostri, almeno loro qualche scusa per sentirsi frustrati ce l’hanno… in sostanza, finché ci odiano e ci insultano, vuol dire che ci invidiano, e va bene. Che Dio ce li conservi sempre così.
Sui nostri, devo dire che purtroppo in molti sembrano essere molto più innamorati delle proprie idee e della propria immagine, che della Juve. E i social network amplificano il tutto. Spiace davvero che in tanti abbiano dimenticato quanto in basso fossimo arrivati una decina di anni fa, e non riescano a godersi questi successi. Non tutti si stanno rendendo conto di cosa stia succedendo in questi anni indimenticabili (e speriamo non irripetibili). Probabilmente, alcuni capiranno solo più avanti la portata delle imprese compiute da giocatori, allenatori, dirigenti, società. Qualcuno, ancora oggi troppo critico ed incontentabile, forse ci ripenserà con nostalgia e rimpiangerà di non essersi goduto queste vittorie e questi campioni quando era il momento di farlo. Peccato per loro.

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Come hai vissuto l’acquisto del secolo di Ronaldo?

Ovviamente, ho goduto. C.Ronaldo è forse il giocatore più decisivo di sempre (per me, se la gioca con J.Cruijff). Che la Juve non appartenesse già da un pezzo al derelitto mondo del calcio italiano era sotto gli occhi di tutti. L’operazione CR7 lo ha reso ancora più evidente: i nostri competitori sono altrove. E sono dannatamente forti e dannatamente ricchi. Dopo 7 scudetti consecutivi, svariate coppe nazionali e un paio di finali europee, il gruppo ha ritenuto che questo fosse il momento per aumentare in maniera importante i ricavi commerciali, per competere alla pari (o quasi) con le corazzate internazionali, per fare quel salto di qualità “definitivo” al quale tutti aneliamo da tempo. Abbiamo comunicato al mondo che non ci basta più restare fra quelle società che se la giocano tra le prime 10, e che vogliamo diventare una di quelle che stanno stabilmente tra le prime 3 o 4. Che non implica necessariamente vincere da subito: Barça, Real, Atlético, Liverpool, Man.City, Juve, Bayern, Psg. Man.Utd. Ci sono 8-9 squadre, tutte attrezzate per provare a vincere la CL, con più o meno le stesse possibilità di riuscirci. Ma vincerà una sola, e non credo che per le altre 7-8 si dovrà (o si potrà) parlare di fallimento o di disastro.

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Quale è per te l’aspetto più caratterizzante nella storia della Juve e al quale non dovremo rinunciare mai?

Tre cose. Le prime due sono i nostri motti: “vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta” e “fino alla fine”. C’è tutto. C’è la consapevolezza del fatto che si scende in campo sempre e comunque per vincere, facendo tutto ciò che è lecitamente possibile per ottenere il risultato, senza cercare alibi. Quelli li lasciamo volentieri a chi perde e ha bisogno di giustificare la propria inferiorità. E c’è la certezza che, finché non è finita, ci si deve provare sempre, con determinazione e convinzione.
La terza cosa è la famiglia Agnelli, a capo della Juve da oltre 95 anni. A seconda dei momenti, può prevalere la filosofia dell’Avvocato, più romantica e passionale, in linea con il suo carisma, più incline all’estetica e al sogno. O anche la concretezza e la managerialità del Dottore, in linea con il suo pragmatismo, più attento al risultato e alla realizzazione dell’obiettivo. Per nostra fortuna, la Juventus persegue storicamente entrambe le filosofie.

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Grazie Nino, a presto.

Grazie a voi.

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