Nero Su BIanco

La storia di Tanya, iraniana juventina

Ricevo da Roberto Savino un estratto di un suo libro, un testo che non avevo ancora letto.

Non riesco a leggerlo subito perché ero indaffarato e so che le cose che scrive richiedono calma e mente sgombra.

Perché meritano.
Quando ho finalmente tempo per dedicarmici rimango spiazzato, stupito, toccato.
Perché non è una cosa che mi aspettavo.
È si un racconto riguardante la Juventus, ma lo è da una prospettiva inaspettata, diversa, un punto di vista lontano sia geograficamente che socialmente, ma vicino, vicinissimo, dal lato affettivo e sentimentale.
Non voglio togliere nulla al pathos della storia che andrete a leggere a breve, però lasciatemi dire che sapere che una delle partite che è stata crocevia della mia juventinitá lo è stata anche per la persona protagonista del racconto, mi rende ancor più orgoglioso di questa appartenenza bianconera e consapevole della grandezza della Juventus senza confini, divieti e restrizioni che reggano e dell’amore che sa magicamente suscitare in chi la “sente” dentro.

Lorenzo Nicoletti

—————

Il campo è quello di uno spiazzo polveroso alla periferia di Teheran e il diciannovenne Yasher si allena tutto solo tirando calci a un vecchio pallone simil-cuoio donatogli dal suo papà Farid, impiegato di banca e grande appassionato di football. La porta, una saracinesca di una ferramenta chiusa ormai
da anni e con l’insegna distrutta, è senza difesa, pronta a ripagare con fragorosi
boati le gesta di un «campione» che ogni volta si immagina nel mezzo di uno
stadio gremito ed esultante tutto per lui. Accovacciata con le sue esili gambe
incrociate su una panca di legno ai bordi dell’improvvisato campo di gioco, ad
ammirare le imprese del suo fratellone c’è invece Tannaz, gracile dodicenne
dai lineamenti troppo gentili per essere coinvolti in contese così maschie, il cui
applauso convinto è il premio finale, quello vero, all’ego del ragazzo. Tutto
finché un pallone malamente svirgolato non viene bloccato con la sicurezza di
un portiere veterano dalle mani bene aperte della ragazzina, sollecita stavolta a
prendersi gioco di Yasher per il clamoroso errore.
Grande è l’amore per il calcio da parte di Tannaz e da oggi non ha più remore. Un balzo felino dietro l’altro e in poco tempo diviene la «Zubizarreta»
del quartiere, non solo mascotte di un gruppo di ragazzi che ogni venerdì –
giorno di riposo nella cultura iraniana – si divertono a rincorrere un pallone
per la gioia senza freni di mamme felicissime di rattoppare pantaloni in continuazione.
È settembre e la tv trasmette un match di Champions League tra i tedeschi
del Borussia di Dortmund e l’italica Juventus. Trascorsi due minuti Yasher si
sintonizza con i teutonici già avanti di un goal, così nell’animo decide di parteggiare per la squadra in svantaggio. Pochi minuti e il pari è servito; altri venticinque e una magia di un ragazzo con il 10 sulle spalle lo lascia esterrefatto
qualche secondo sulla sedia. Prima che il replay consegni alla storia l’epico destro all’incrocio, Yasher chiama a gran voce la piccola Tannaz per condividere
con lei la gioia e lo stupore di tanta virtù. È quello il momento in cui una
spada bianconera trafigge il cuore di Tannaz, che guarda la restante ora di
partita ripetendo stancamente, per non correre il rischio di dimenticarli, il
nome della squadra e del suo magico giocatore, in un’eterna cantilena che li
fonde insieme in maniera inscindibile. Va a dormire soddisfatta la piccola iraniana, che per giorni assillerà il suo papà per conoscere il più a fondo possibile
la storia di una squadra il cui simbolo è ormai marchiato a fuoco sulla sua
pelle. E da quel giorno Tannaz divora solo notizie bianconere, aspettando
con ansia il «Donyaye Varzesh», settimanale sportivo che puntualmente le
viene donato da Farid.
Cresce alla velocità del suo idolo Tannaz e con lei tutti i suoi sogni, primo
fra tutti quello di poter un giorno incontrare i suoi beniamini, vederli giocare
da vicino, poterli finalmente anche solo sfiorare, al punto che sarà proprio
un episodio legato alla sua Juve a delineare il suo futuro, per via di informazioni
così imprecise da farle perdere all’inizio del 2003 il tour della sua squadra
negli Emirati Arabi. La delusione è tanto grande che Tannaz, ormai ventenne,
dimostra tutto il suo spirito juventino prendendo una decisione che con il
tempo diventerà irrevocabile. Dopo la laurea all’Istituto dello Sport, sarà
giornalista di professione, in modo da poter sempre verificare le notizie
prima di prenderle per buone. Per un gioco del destino, Tannaz scrive oggi
sullo stesso giornale che per anni le ha fornito – prima dell’avvento di internet
– le notizie sulla sua amata Juve; scrive anche sul «Vatan» e poi ancora sul
sito orientale della Juventus, che aggiorna di continuo, tra mille difficoltà,
anche live durante le partite.
Tannaz è ora una donna che, in quanto tale, non ha mai visto dal vivo una
partita di calcio per via del divieto imposto dalle leggi del suo paese, ma ha incrociato i suoi Campioni (e Alex in particolare) a Dubai nel gennaio 2012.
Perché per Tannaz la Juve è l’energia per vivere, colei che le ha insegnato a
superare i problemi della vita senza abbattersi mai, che l’ha aiutata a rialzarsi
dopo una caduta, donandole tranquillità, speranza e pazienza.
Quella pazienza dimostrata nel maggio 2012 dopo l’intervento chirurgico
agli occhi al quale si è sottoposta per via dei continui mal di testa che la tartassavano. Quell’operazione che le ha fatto perdere il saluto del Capitano al suo
popolo, con lei bendata sul letto della sua cameretta a raccogliere avidamente
i commenti della cugina Ghazal (juventina anch’essa) e dell’amica del cuore Sodabeh, prima che garze impregnate di lacrime non lasciassero parlare solo
un religioso silenzio. Tannaz Ahadi Moghaddam, Teheran (Iran), giornalista del «Vatan» e del «Donyaye Varzesh».

Di Roberto Savino, tratto da “Incontentabili” (2013)
Twitter: @robertosavino10

***

http://www.juventus.ir/persian/

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