Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore: Stefano Orofino

Per la rubrica #StoriaDiUnGrandeAmore ci ha raccontato la sua qualche giorno fa Stefano Orofino.
Non credo per lui ci sia bisogno di tante presentazioni, lo ricordiamo tutti partecipare e vincere nella trasmissione “Rischiatutto” condotta da Fabio Fazio sulla Rai, rispondendo a domande, molte veramente tostissime, sulla storia della Juventus.
Tifoso preparatissimo e ora anche scrittore bianconero, Stefano si apre a noi di B&W1897 parlandoci della sua passione a strisce bianconere, l’amore di una vita.
Enjoy!

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Da dove nasce il tuo amore per la Juventus e come potresti spiegarlo?

Il mio tifo per la Juve nasce – come credo per gran parte dei tifosi, juventini e non – nella prima infanzia, poiché vengo da una famiglia di tifosi bianconeri, sia da parte materna che da parte paterna. Diciamo che questo tifo si è “personalizzato”, diventato più fortemente mio, fra gli otto e i nove anni, fra l’estate 1982, con la vittoria dei Mondiali di Spagna di quella che molti chiamavano l’ITALJUVE, con i grandi sei titolari inamovibili Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi, e la stagione calcistica successiva, la prima di Platini e Boniek, l’ultima per Zoff e Bettega. Io ricordo sempre, in particolare, due grandi vittorie in trasferta nel marzo 1983, contro l’Aston Villa campione d’Europa in carica ai quarti di Coppa campioni, e in campionato contro la Roma, che quell’anno avrebbe vinto lo scudetto. Chi è della mia età o è più grande ricorda benissimo a quali due partite mi riferisco (ne sento parlare spesso, sui social, da tifosi bianconeri fra i quarantacinque e i cinquant’anni d’età). Per spiegare il mio attaccamento alla Juve forse bisognerebbe ricorrere alla psicoanalisi di Freud e Jung: la Vecchia Signora è ormai una proiezione del mio io, o un archetipo della famiglia. La sento parte di me, come uno di quei dati anagrafici che sono sulla carta d’identità. Ma credo che sia così anche per voi e per la maggior parte dei veri juventini.

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Quale è il ricordo più bello legato ad essa?

Non saprei indicare uno solo fra i ricordi più belli legati alla Juve. Certamente la Champions 1996. Ma anche tutti gli scudetti vinti nel modo più “sorprendente”, fra quelli avvenuti da quando seguo la Juve. Quello dell’86, dopo la rimonta su di noi da parte della Roma, la quale però poi andava a perdere alla penultima giornata in casa col Lecce ultimo in classifica e già retrocesso, mentre noi battevamo il Milan; quello 2001-2002, con la sconfitta dell’Inter nel famoso “5 maggio”; ma forse in assoluto quello più bello – perché liberatorio – è stato il primo dei sette consecutivi, poiché dopo il 2006 avevo il “terrore” che non saremmo più riusciti a tornare grandi, e saremmo restati sempre ai margini, e ricordati come una grande “storica”, come il Genoa o il Bologna… E l’esultanza alla fine di Cagliari-Juve e del derby di Milano il 6 maggio 2012 fu davvero come una liberazione e un sogno.

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I tuoi giocatore e allenatore preferiti di sempre e perché?

Riguardo a giocatori e allenatori, gli attuali li voglio escludere perché non posso valutarli ancora nella completezza della loro carriera, e poiché il calcio è sorprendente come la vita, non vorrei che il futuro mi contraddicesse. Per farmi capire: anche se alla Juve sono restati solo due anni, sono legatissimo sia a Morata che a Higuain, ma se poi, giocando contro la Juve, ci dovessero dare qualche grande dispiacere? Soprattutto riguardo al primo, non ho fatto un esempio a caso, visti gli ultimi sviluppi di mercato. Ma facciamo i debiti scongiuri al riguardo. Per cui, in riferimento al passato, fra gli allenatori, Trapattoni, Lippi, Conte, sono stati tutti grandi nel loro periodo, e non credo si possa fare una scelta facile, ma per un semplice fatto caratteriale (seguo le partite davanti alla tv come lui faceva in panchina), ma anche per la sua simpatia personale e perché legato alla mia prima Juve dico Trap. Ecco, riguardo a questo argomento, posso dire che dobbiamo ovviamente sperare che Allegri li supererà tutti per numero e qualità di trofei conquistati. Speriamo sempre che quello attuale si rivelerà il migliore. Sui giocatori, come tutti sono legato a Del Piero, che è stato come un compagno di viaggio della mia vita, e che poi ho anche avuto la fortuna di conoscere personalmente: iniziava quando ero al primo anno di università (1993-1994; ha chiuso quando io ero ormai da anni docente titolare di ruolo di filosofia e storia (19 anni sono una vita). Credo comunque che quello che ha fatto Platini nei tre anni solari 1983-1985 – seppure molto concentrato solo in questo triennio – abbia pochi eguali nella storia del calcio mondiale. E poi non possiamo dimenticare tutti i campioni restati, assieme allo stesso Del Piero, alla Juve in B nel 2006: gli altri campioni del mondo (Buffon e Camoranesi), il “vice” (Trezeguet) il pallone d’oro e attuale vicepresidente (Nedved) e altri più giovani come il capitano di oggi, Giorgio Chiellini: senza questa loro scelta, probabilmente la Juve sarebbe davvero implosa e quel timore di vederla ridotta a grande del passato, del quale parlavo poc’anzi, sarebbe stata la triste realtà.

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Hai fatto mai qualcosa di particolare o di “folle” per la Juve?

No, sinceramente non posso dire di aver fatto proprio qualcosa di folle per la Juve. Più che altro, ho avuto dei comportamenti un po’ particolari, soprattutto da ragazzo, in seguito a vittorie o a sconfitte inattese. Ricordo in particolare, purtroppo, l’incredibile sconfitta in Champions contro il Borussia Dortmund nel 1997. Però mi vergogno un po’ a raccontare quello che feci durante e soprattutto dopo la fine del match per lo shock e l’arrabbiatura (niente di grave, chiarisco, solo scene da film comico, più che altro: gli amici che erano presenti me lo ricordano sempre ridendo). Ma preferisco non entrare nei dettagli.

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Che rapporto hai con i tifosi avversari e le loro squadre?

Per una strana coincidenza ho molti amici tifosi del Milan. Negli anni in cui lottavano entrambe per lo scudetto, evitavo di incontrarli nelle giornate successive agli scontri diretti. Dopo Manchester (28 maggio 2003, purtroppo sappiamo benissimo a cosa mi riferisco), quelli che abitavano vicino casa mia – considera che abito in un piccolo paesino – evitai in tutti i modi di incrociarli fino a metà giugno (ricordo bene, perché proprio a metà giugno ci fu un’occasione in cui non potei fare a meno di incontrarli, ma evitammo il discorso). Coi tifosi dell’Inter, invece, evito di entrare in dettagli, perché le poche volte in cui è accaduto di finire a discutere con loro, ne sono scaturite inevitabilmente delle liti – esclusivamente verbali, sia chiaro – davvero interminabili. Inoltre, essendo insegnante, ho alunni tifosi di tutte le squadre – essendo meridionale, molti anche del Napoli – ma con loro affronto l’argomento solo in modo scherzoso e ironico.

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Sei mai stato allo Stadium? Sensazioni?

Fra novembre e gennaio 2016-2017, nell’immediato dell’esperienza televisiva, lo “stadium” era diventata davvero, non metaforicamente, quasi una casa per me, come disse il presidente il giorno dell’inaugurazione, l’8 settembre 2011. Grazie all’onore di un invito da parte di Jtv e dello Juventus Museum nel novembre 2016, e a un successivo invito, nello stesso mese, da parte della società, nel prepartita di Juventus-Pescara del 19 novembre 2016 (la data dell’esordio del millennial Kean), mi sono ritrovato prima sull’erba del terreno di gioco, per rispondere a domande sulla storia della Juve in una gara tra tifosi (e quando vidi il mio volto apparire sullo schermo gigante dello stadio andai in panico, anche se fortunatamente poi risposi esattamente a tutte); subito dopo mi ritrovai a cenare assieme al responsabile dello Juventus Museum, Marco Albano, che non mi stancherò mai di ringraziare per tutte le esperienze indimenticabili che mi ha consentito di vivere, allo stesso tavolo col dottor Agricola, e accanto a quello della madre del presidente, la signora Allegra Agnelli, a cui Marco mi presentò (e lei fu gentilissima nei miei riguardi). Poi la partita, dopo l’inno, seduto non lontano dallo stesso presidente, e accanto a “vip” abitué della tribuna Agnelli. Insomma, quella serata sembrava il lieto fine di una favola. Nei mesi successivi – ripeto – grazie a Jtv (preciso che lo studio televisivo, per chi non lo sapesse, è proprio all’interno dello Stadio) divenne proprio come una casa. Andavo e venivo. E ho potuto familiarizzare con tutte le zone dello Stadio. Anche se a volte mi perdevo, inconsciamente forse anche un po’ apposta, così da poter visitarne ogni zona, finanche il parcheggio riservato o la cucina del club Agnelli.

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Come hai vissuto l’acquisto del secolo di Ronaldo?

Da quando ero piccolo, non mi era mai più capitato di seguire il calciomercato come quello giocato. L’estate scorsa ho rivissuto quest’emozione infantile. Da quando sono venute fuori le prime soffiate, ho atteso quell’annuncio, finalmente giunto poco dopo le 17:30 del 10 luglio scorso, come la vittoria di un trofeo. E questo perché, anche indipendentemente dai risultati che verranno – e che finora non stanno certamente tradendo le attese, visti i record in campionato, i risultati nel girone di Champions, nonché il gol decisivo nella recentissima Supercoppa italiana – l’acquisto di Cristiano Ronaldo è il segno che ormai la Juventus è tornata, a livello di prestigio, sul livello dei primissimi club calcistici al mondo. Per il resto, considerando che contro la Juve, nelle coppe europee, le nostre maggiori bestie nere avevano segnato al massimo 4 gol, mentre CR7 ci ha castigato 10 volte!!!, beh, già solo per questo dal punto di vista tecnico si dovrebbe capire l’importanza che può avere questo giocatore nel prosieguo della Champions. Per fare una battuta: già solo il fatto di essere certi di non averlo contro fa aumentare le nostre possibilità di vittoria in questo “tormentato” torneo.

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Quale è per te l’aspetto più caratterizzate nella storia della Juve e al quale non dovremo rinunciare mai?

Certamente quello che si chiama lo stile Juve, che a volte può sembrare l’atteggiamento facile di colui che comunque vince sempre, ma che si è evidenziato in modo chiaro, di recente, proprio nel momento della sconfitta più cocente, con un rigore al terzo di recupero (mi riferisco ovviamente all’ultimo Real-Juve di Champions, nello scorso aprile). Ebbene, nel post-partita il presidente Andrea Agnelli ha chiuso il suo intervento, molto pacato, col ribadire gli auguri alla Roma per il prosieguo in Champions (auguri già inviati via twitter la sera prima dal profilo ufficiale della società) e alle altre squadre italiane che erano ancora in Europa League. Dopo quel parapiglia finale, andare a pensare alle altre italiane in Europa! Immaginiamo altre dirigenze in situazioni analoghe! Ecco: lo stile Juve è ciò che rende unica questa società, e secondo me è un elemento che non dovrebbe mai essere abbandonato.

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Parliamo un po’ di te: sei salito alla ribalta nazionale per la tua vittoria al “Rischiatutto” proprio grazie al tuo amore per la Juventus, cosa ci puoi raccontare di quella esperienza?

L’esperienza a “Rischiatutto”, chiaramente, senza tanti preamboli, è stata unica nella mia vita. Nel viverla, però, c’erano momenti di ansia in cui pensavo: ma che ci faccio io qui, tra tutti questi vip? (pensiero che ho avuto in alcuni istanti anche in quella serata in tribuna Agnelli). In altri momenti, invece, mi sembrava semplicemente la normale prosecuzione dei miei giochi infantili, visto che da sempre la mia passione per la storia della Juve è andata di pari passo con quella per i quiz di Mike Bongiorno (mio padre mi comprava sempre le scatole dei vari quiz di Mike), ai quali speravo di partecipare da bambino e adolescente, proprio immaginandomi come un concorrente con una buona culturale generale (e una buona memoria) che avrebbe presentato come materia per le domande preliminari e poi per il raddoppio la “storia della Juventus”. In quest’esperienza bellissimo è stato il “crescendo”, dalla telefonata della redazione RAI ricevuta a settembre 2015, in seguito al video di autopresentazione che gli aspiranti avevano dovuto inviare entro i primi di agosto; poi la chiamata per il casting; in seguito casting stesso, davanti a Fabio Fazio e al mitico “Signor No”, Ludovico Peregrini, il casting che ha fatto “scoppiare” il caso nel mio paesino e dintorni e a scuola (visto che ovviamente solo in famiglia e ai miei amici intimi avevo parlato della cosa, per non essere preso per mitomane), fino a farmi conoscere a livello nazionale; di lì a poco la telefonata – mentre tornavo da scuola, altro momento indimenticabile – in cui mi veniva comunicato che, visto il risultato del casting, ero stato selezionato come concorrente per la prima puntata. Poi le due vittorie nelle prime due puntate (la prima su Rai Uno con Fiorello!); poi, dopo aver perso alla terza, la serata nel pubblico, fra gli juventini dello spettacolo (Giletti, Linus, ecc…), nella puntata dedicata a Del Piero; per chiudere con la finale – che ho perso, da buon juventino (scherzo: e spero che la Juve cancelli presto questo aspetto della sua storia). Tutto unico e indimenticabile, ovviamente. E queste parole sono riduttive.

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Sappiamo che hai recentemente pubblicato un libro, ti va di parlarci un po’ di questa tua fatica? Come nasce? Quanto tempo hai impiegato per finirlo? Di cosa parla?

In una delle mie serate torinesi sono stato invitato a cena da Marco Albano – sempre lui – e da sua moglie Francesca, anche lei dipendente della Juventus, e parlai loro del fatto che da ragazzo avevo scritto un libro sulla storia della Juve, che in gran parte si trovava in un quaderno che non ho più ritrovato; nonché del fatto che dopo calciopoli avevo scritto una personale “memoria difensiva” della Juventus. Marco mi consigliò di riprendere entrambe le cose e di metterle assieme ai miei ricordi personali legati alla Juventus. Da allora, ho lavorato a questo libro per due anni, anche nelle ore buca a scuola, o d’estate sulla spiaggia, in molti pomeriggi (una fatica mentale a cui sono comunque abituato, visto che ho anche la passione della scrittura: nel corso degli anni ho pubblicato anche tre libri di filosofia, una disciplina che amo anch’essa in modo sconfinato, un’altra parte essenziale di me). Di cosa parla questo mio lavoro – in cui mi onora la prefazione di Darwin Pastorin – lo dicono molto chiaramente il titolo del libro: “Juventus, la mia storia, la tua storia”, nonché i titoli dei tre capitoli: “Frammenti di vissuto bianconero”; “La storia della Juventus”; “In difesa della Vecchia Signora”, un terzo capitolo a cui tengo moltissimo, contro tutti i luoghi comuni diffusi contro la nostra carissima squadra.

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Grazie per la disponibilità Stefano, è stato un piacere.

Grazie a voi.

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Lorenzo Nicoletti

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