#Accadde Oggi

24 gennaio 2003 – Lo scherzetto dell’Avvocato

Quando 16 anni fa Gianni Agnelli lasciò questa terra, si era giocato il turno prima ancora una gara col Chievo. Era a Verona, e fu un 4-1 caratterizzato da molta nebbia, ed anche allora la Juve era già oggetto di polemiche, per due rigori concessi nella titale invisibilità ai bianconeri di Lippi, che stavano inseguendo la vetta della classifica. Quando l’Avvocato decise di andarsene, era un venerdì, e la domenica dopo, la Juve avrebbe partecipato ai funerali al mattino e poi giocato col Piacenza nel pomeriggio: E quì Del Piero avrebbe segnato un gran gol, di tacco al volo, dedicandolo all’Avvocato. Lui che avrebbe sognato sei scudetti di fila e 15 anni dopo la sua morte sarebbe arrivata a 7, e quest’anno punta all’8.

Gianni Agnelli, una vita tra macchine, politica e Juventus, soprattutto quella, che amava indistintamente, la coccolava, e coccolava i suoi campioni, spesso li stuzzicava. Lui, che chiamava Platini e Boniperti alle 6 di mattina, che amò Baggio, tanto da chiamarlo “Raffaello”, che amò Del Piero, tanto che quando era nella sua ascesa totaler lo ribattezzò “Pinturicchio”, e quando dovette riprendersi dall’infortunio lo chiamò “Godot”.

  • “Per me, la Juventus sentimentalmente vale moltissimo… Tra gli anni Cinquanta e Sessanta quando i flussi migratori al Nord erano cospicui, tanti meridionali hanno proprio scelto Torino per poter vedere in azione la Juventus. Per molti ammirarla dal vivo è sempre stato un sogno” (sull’Espresso del febbraio 1997)
  • [Su Michel Platini] “L’abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras”.
  • “È abitudine della Juventus dire e credere che quando le cose vanno bene il merito è dei giocatori, quando vanno meno bene la responsabilità è della società”.
  • [Su Marcello Lippi] “Il più bel prodotto di Viareggio, dopo Stefania Sandrelli”.
  • “[…] Perché la Juventus, dopo già un secolo di storia, è diventata una leggenda. Una leggenda che è sorta in un liceo di Torino e che ha finito per conquistare nove, dieci milioni di tifosi in Italia e, certo, altrettanti all’estero con un nome, una maglia e dei colori conosciuti in tutto il mondo”.
  • “Se Baggio è Raffaello, Del Piero è Pinturicchio” (dichiarazione ai giornali, agosto 1995).
  • [Rispondendo a chi chiedeva: “Vinca la Juve o vinca il migliore?”] “Sono fortunato, spesso le due cose coincidono”.
  • “Buscetta ha detto di essere ossessivamente un tifoso della Juventus? Se lo incontrate ditegli che è la sola cosa di cui non potrà pentirsi”.
  • [Su Franco Zeffirelli] “È un grande regista. Ma quando parla di calcio non lo sto nemmeno a sentire”.
  • “La Juventus l’abbiamo sempre avuta. Questo non è un affare; è una passione; una passione soggettiva, che però è condivisa da molta gente”.
  • “Di stile Juventus parlano gli altri, non noi”.

Queste sono alcune citazioni che resero famoso l’Avvocato per il suo amore per la Juventus, di cui fu presidente dal 1947 al 1954, restandone poi presidente onorario fino al 1994, quando passò tutto in mano al fratello Umberto, rimanendone semplice tifoso. Nato il 12 marzo 1921, alla Juve ed alla FIAT fu legato a doppio filo per tutta la sua vita. Ora alla Juve il nipote Andrea sta costruendo anno dopo anno, mattone dopo mattone, una squadra che, dopo 7 anni di dominio in Italia, possa essere in pianta stabile anche in Europa. L’arrivo di Cristiano Ronaldo sicuramente è un affare che l’Avvocato avrebbe gradito. E chissà quale soprannome gli avrebbe affibiato, quale pittore avrebbe scomodato per lui. Forse Leonardo? Il Giocondo Ronaldo?

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