Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore: MARCO IOVINE

Oggi per la rubrica #StoriaDiUnGrandeAmore ci racconta la sua Marco Iovine.
Lo abbiamo scelto perché oltre ad essere molto prezioso per il gruppo e simpatico come persona, è soprattutto un super juventino e ritenevamo potesse regalarci uno spaccato interessante della sua fede bianconera.
Buona lettura!

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Amici di BlackandWhite1897 è un piacere presentarmi.
Mi chiamo Marco, ho trentun anni sono nato e vivo a Napoli, in pieno centro.
Come potete immaginare la situazione è piuttosto complessa, anche se le godurie di questi anni mi hanno ripagato alla grande.
Vivo in trincea sia a casa che in altri ambiti.
Ad esempio essendo mio padre tifosissimo azzurro ed ex militante attivo di gruppi da stadio, sono costretto a vedere la mia amata Juve altrove, per non litigare in maniera ”brusca”.
Per fortuna ho altri amici gobbi in zona.
Anche coi parenti, ad ogni festa invece di propormi le classiche domande noiose su fidanzata e lavoro, mi mettono in mezzo con un corollario complottista sulla “Juve che arrobb semp” e “comme fai a tifà per il simbolo del Nord, traditore!”.
Per strada e a lavoro poi tutti mi chiamano “Marc o’juventin” e tentano di provocarmi in continuazione, mostrando puntualmente la loro frustrazione.
È molto dura, a volte vorresti venire alle mani, perché a Napoli dal magistrato allo spacciatore sono tutti un ammasso di capre ammaestrate dai media locali e non, che fanno del livore verso la Juve un business.
La cosa paradossale però nella mia storia è che sono diventato tifoso bianconero proprio a causa di papà.
Nel 1996 il mio vecchio era un ammiratore di Del Piero (bei tempi…) e galeotta fu una cassetta di Tuttosport che mi comprò, la quale racchiudeva i suoi gol a giro di quella meravigliosa Champions, più un video amatoriale di Vialli sul ritorno contro il Real Madrid ai quarti. La guardavo in loop e m’innamorai perdutamente di Madama.
Avevo sei anni.
Da allora la Juve è la mia compagna di vita, seconda per importanza sola alla mia famiglia, forse…
Mi accompagna nei momenti tristi e quando mi sento insicuro, una vera e propria stella polare.
È nei miei pensieri almeno per metà giornata di ogni singolo giorno.
Inoltre, essendo io un uomo che non si riconosce quasi più in nulla e molto disilluso,
essere juventino è l’unico marchio sulla mia pelle che resterà indelebile.
Chiudo menzionandovi il mio calciatore preferito della nostra gloriosa storia: Pavel Nedved da Cheb.
Uno che odiava la Juve ma che quando è entrato a far parte della nostra famiglia è diventato uno dei cavalieri della tavola rotonda bianconera. Lo amerò per sempre.

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