#OUTSIDER

#Juveout

#Juveout è geniale, diciamolo senza alcuna punta di acrimonia o di invidia. Sarà la crisi del settimo anno che si abbatte pure sui matrimoni più felici, figuriamoci su questa convivenza forzata tra una squadra che da sette anni fa incetta di trofei e un gruppo di inseguitrici che tentano invano di insidiare un primato più irraggiungibile della pensione, fatto sta che #juveout ha scalzato d’incanto il più famoso #juvemerda, finora fattore di unità nazionale dell’Italia antijuventina. Il merito è dell’anglismo, che fa tanto figo, ed eleva il rustico provincialismo un po’ volgarotto di #juvemerda a grido di protesta universale di un’umanità calcistica dolente e angariata da uno strapotere odioso. La forza di questo hashtag è stata non solo quello di ricompattare le fila dell’antijuventinismo militante, che in questo modo serra i ranghi e scalda i cuori, ma pure di compiere un vero e proprio salto di qualità: non più soltanto biasimo indistinto, ma una vera e propria forma di moderno ostracismo che mira ad espellere quello che viene sentito come organismo estraneo al corpo sano del calcio italiano, in cui la Juve è il sozzo bubbone da schiacciare come una pustola purulenta.

Ma qual è l’urgenza dalla quale scaturisce questa incredibile mobilitazione social che da giorni non fa parlare d’altro? Lo spiega candidamente il suo inventore: la Juve ruba. Voi direte: “Tutto qui? Niente di nuovo?” e noi vi rispondiamo che sì, non c’è altro, non ci sono novità, nessun colpo di scena. La Juve ruba, chest’è: è più inoppugnabile delle prove dell’esistenza di Dio, perché Calciopoli lo ha dimostrato e quindi è così, come si può sentire dalla stessa voce dell’inventore del fortunato hashtag:
https://www.youtube.com/watch?v=-oKw-ioPzXQ 

E così, complice l’ultima scandalosa prestazione della Juventus in Supercoppa in un paese dove, tra l’altro, ai ladri tagliano la mano, la rete ha risposto alla chiamata in un variegato bouquet di umori e reazioni.

C’è chi si sente Goffredo di Buglione e invita tutti gli antijuventini a questa nuova crociata con appelli accorati e minacce neanche tanto velate.

Chi cerca di mettere in guardia dal tranello, ché una simile risonanza mediatica potrebbe avere un effetto boomerang, però chi è senza peccato…

Chi prova a fare iniezioni di buon senso che si perdono inascoltate tra il popolo che affila le armi e prepara i forconi della rivolta:

E il giornalismo quello vero? Quello che è sempre sul pezzo e informa con rigoroso vaglio critico delle fonti quale rilievo dà alla notizia?

Qualcuno finge di non sapere, ma non riesce ad essere perfettamente credibile:

Qualche altro dà la notizia con utili precisazioni e dovizia di particolari:

Visto il rilievo mediatico della faccenda, la stampa nazionale non può ignorare, il pubblico deve sapere così, mentre la Gazzetta dedica un articolo particolareggiato alla vicenda, QUALCUNO, pur resistendo alla tentazione di pubblicare qualcosa di proprio pugno, sceglie un basso profilo e si limita ad un retweet, come i bambini che, davanti ad una torta alla crema, anche se la mamma gli ha detto di non toccare, non riescono a non affondarvi almeno un dito dentro.

#Juveout sarà davvero in grado di unire il frammentato mondo del calcio italiano contro il nemico comune? O non sarà piuttosto l’ennesimo rigurgito vittimista di chi, stanco di scrivere #juvemerda, nella consapevolezza di non poter fare altro, ha solo pensato di lucidare il concetto per renderlo più appetibile a chi non dice le parolazzie? Cruciani la pensa così e noi con lui.

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