STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 2014/2015- #4 Arriva Allegri ed è quasi triplete

Dopo il pessimo mondiale brasiliano, concluso con l’ennesima eliminazione al primo turno e col successo tedesco,  Prandelli lasciò la Nazionale, che fu affidata ad Antonio Conte appena si liberò dalla Juventus tricampione.

Tra le pretendenti al titolo la Juventus, a dispetto del recente triennio di successi, vive un precampionato movimentato causa l’improvviso avvicendamento tecnico di metà luglio fra Conte, tra i maggiori artefici del rilancio bianconero ma entrato in rotta con la dirigenza (diverrà di lì a poco commissario tecnico della nazionale italiana), e Allegri; assimilato il cambio in panchina, la squadra si rinforza in ogni reparto con gli arrivi dell’esperto difensore Evra, ex Manchester Utd, del centrocampista Pereyra dall’Udinese e di Morata dal Real Madrid, l’ultimo presto capace di sovvertire le gerarchie dell’attacco.  La Roma del confermato Garcia è protagonista di un mercato che vede il maggior esborso della sessione in Iturbe, ala offensiva prelevata dal Verona, che tuttavia, rispetto alle premesse di «colpo» dell’estate, andrà incontro a una stagione in chiaroscuro; si garantisce poi le prestazioni del difensore Astori dal Cagliari e del centrocampista Keita, svincolatosi dal Valencia, sostituendo inoltre il centrale difensivo Benatia, ceduto al Bayern Monaco, con Yanga-Mbiwa dal Newcastle Utd e Manolas dall’Olympiakos, club cui attinge anche per il compagno di reparto Holebas. Il Napoli di Benítez accoglie tra le proprie file il difensore Koulibaly, dal Genk, e il centrocampista de Guzmán dallo Swansea City, mentre rinuncia al portiere Reina, che fa ritorno a Liverpool, e a Džemaili e Pandev, entrambi venduti in Turchia. La Lazio passa nelle mani di Pioli rinnovandosi in ogni reparto, con il jolly Basta dall’Udinese e gli acquisti del difensore de Vrij dal Feyenoord, del centrocampista Parolo dal Parma e della punta Đorđević dal Nantes. A Milano, l’Inter vede potenziare il proprio centrocampo con gli arrivi di M’Vila e Medel, rispettivamente da Rubin Kazan’ e Cardiff City, e l’integrazione in attacco di Osvaldo dal Southampton. L’altra formazione meneghina, il Milan, promuove dalle giovanili il nuovo allenatore Filippo Inzaghi mentre, nel parco giocatori, mette sotto contratto gli svincolati Alex e Ménez, entrambi ex Paris Saint-Germain, riscatta il difensore Rami dal Valencia, preleva il portiere López dal Real Madrid e dà fiducia al giovane centrocampista Bonaventura preso dall’Atalanta; sul fronte delle partenze, Balotelli e Cristante vengono ceduti, rispettivamente, a Liverpool e Benfica. La Fiorentina amplia le proprie soluzioni in mezzo al campo acquistando Kurtić dal Sassuolo.Il Torino, ceduta la coppia-gol dello scorso campionato, Cerci all’Atlético Madrid e Immobile, capocannoniere uscente, al Borussia Dortmund, vede il ritorno in granata, dopo quasi un decennio, di Quagliarella via Juve, assieme a Molinaro e Amauri da Parma. Il Verona rimpiazza Iturbe con l’ex cagliaritano Nenê, mettendo inoltre sotto contratto il difensore Márquez dal León. I friulani del nuovo tandem Stramaccioni-Stankovic, da par loro, prelevano l’estremo difensore Karnezīs dal Granada, il centrocampista Kone dai felsinei e l’attaccante Théréau dal Chievo. L’Atalanta si rinforza nel reparto arretrato con Biava dai biancocelesti, in mezzo al campo con Gómez dal Metalist, e in attacco con l’arrivo dell’ex bolognese Bianchi e dello juventino Boakye. La Sampdoria preleva dal neopromosso Palermo il portiere Viviano, il difensore Silvestre dall’Inter e la punta Bergessio dal retrocesso Catania. Il Parma ingaggia dagli stessi etnei il fantasista Lodi, concludendo poi con la Juventus l’arrivo in Emilia di De Ceglie.Il Sassuolo mette sotto contratto il portiere Consigli dai bergamaschi, i terzini Peluso e Vrsaljko, rispettivamente ex Juve e Genoa, e il centrocampista Taïder in prestito dalla sponda nerazzurra di Milano. I genoani si rinforzano acquistando i centrocampisti Perotti e Rincón, da Siviglia e Amburgo, e rimpiazzando Gilardino, trasferitosi al Guangzhou E., con le punte Matri e Pinilla arrivate da Milan e Cagliari; pescano poi dalla rosa fiorentina il difensore Roncaglia. I sardi, che accolgono in panchina Zeman, prelevano dai cadetti del Brescia l’estremo difensore Cragno. I clivensi mettono sotto contratto il difensore Gamberini dai rossoblù di Genova, attingono per il centrocampo dalle due compagini meneghine, Schelotto dai nerazzurri e Birsa dai rossoneri, rimpolpando poi l’attacco con Maxi López dalla Sampdoria e Meggiorini dai granata; sempre dall’Inter ottengono anche il prestito del portiere Bardi. Tra le neopromosse, i palermitani attingono dal mondiale brasiliano col difensore González, dai Columbus Crew, cedendo Hernández all’Hull City. L’Empoli si rinforza col centrocampista Vecino, arrivato dai viola. Il Cesena investe infine nel portiere Leali in prestito dalla Torino bianconera, nell’ex bergamasco Lucchini in difesa, e nell’attaccante Hugo Almeida aggregato nel mese di ottobre da svincolato.

Il mercato di riparazione vede sugli scudi le due milanesi, costrette a inseguire dopo un girone d’andata, per entrambe, al di sotto delle aspettattive. L’Inter ottiene da Arsenal e Bayern Monaco, rispettivamente, l’attaccante Podolski e l’ala Shaqiri, vedendo poi il ritorno in nerazzurro del difensore Santon dal Newcastle Utd. I cugini del Milan, chiuso il breve e negativo rapporto con Torres, cedono questi all’Atlético Madrid in cambio di Cerci, a sua volta di ritorno in Italia dopo l’infruttuoso semestre coi Colchoneros; i rossoneri rinforzano inoltre la difesa con Bocchetti e Paletta, da Spartak Mosca e Parma, e l’attacco con Destro, arrivato dalla Roma.

In vetta, la Juventus campione d’inverno si limita a operazioni di piccolo cabotaggio riprendendosi De Ceglie, anticipando di sei mesi l’arrivo dal Genoa del centrocampista Sturaro e accogliendo, via Milan, Matri; questi, di ritorno a Torino dopo un paio d’anni, va a sostituire nel reparto avanzato bianconero Giovinco, accasatosi al Toronto. Anche la diretta inseguitrice Roma si limita a rinforzi di secondo piano, col difensore Spolli dai cadetti del Catania, il trequartista Ibarbo dal Cagliari e l’attaccante Doumbia dal CSKA Mosca, mentre più attivo si dimostra il Napoli che rinnova l’undici titolare con il terzino Strinić, dal Dnipro, e con l’esterno offensivo Gabbiadini dalla Sampdoria. La Fiorentina riporta in Serie A la coppia Diamanti-Gilardino, entrambi dal Guangzhou E., mentre, a fronte della cospicua vendita di Cuadrado al Chelsea, vede arrivare come parziale contropartita dai Blues il trequartista Salah, tra le note più liete della tornata di ritorno.  Il Genoa, ceduti Pinilla all’Atalanta e Greco al Verona, rivoluzione l’attacco con Niang, arrivato dalla sponda rossonera di Milano, e col ritorno di Borriello dai giallorossi mentre; l’altra genovese, la Sampdoria, rileva le punte Eto’o dall’Everton e Muriel dall’Udinese, oltre al difensore Muñoz dal Palermo.

La serie A prende al via nel weekend del 30 e 31 agosto 2014: Come da pronostici della vigilia, per la lotta al titolo si delinea fin dalle prime giornate un replay del precedente torneo, ovvero un dualismo tra Juventuse Roma.  I campioni uscenti bianconeri – che superano presto le remore estive  circa l’insediamento in panchina di Allegri – e i giallorossi camminano a braccetto e a punteggio pieno fino al sesto turno, quando nello scontro diretto di Torino i padroni di casa superano 3-2 la formazione di Garcia e vanno solitari in vetta. A fine ottobre i capitolini si ricongiungono ai piemontesi al primo posto,approfittando dell’unica sconfitta juventina nel girone d’andata, maturata a Marassi col Genoa, salvo lasciare nuovamente la testa della classifica ai bianconeri dopo una sola settimana. La Roma tallona la Juventus per tutto il resto del girone d’andata, con un ritardo che si mantiene di poche lunghezze sino al 18 gennaio quando, superando allo Stadium il Verona, la Vecchia Signora è campione d’inverno mettendo cinque punti, sin qui massimo vantaggio stagionale, tra se e i giallorossi fermati sul pari al Barbera dal Palermo.  I bianconeri fanno proprio per la quarta volta di fila il simbolico titolo di metà stagione, grazie soprattutto alle reti di Tévez (che guida una classifica marcatori, sin qui, tutta a tinte argentine con Dybala, Higuaín e Icardi) e alle prestazioni di un Pogba in costante crescita, mentre la compagine romana, pur a fronte di un avvio di spessore, a partire dalla sconfitta per 1-7 con il Bayern Monaco in Champions League, maturata il 21 ottobre, sembra perdere certezze conseguendo risultati meno brillanti.

Nonostante il titolo di capocannoniere, i gol dell’argentino Mauro Icardi non riescono a portare l’Inter in Europa.

Dietro al duo di testa, al giro di boa la lotta per il terzo posto vede protagonisti il discontinuo Napoli, la nuova Lazio di Pioli e del giovane talento Felipe Anderson, una Fiorentina pur indebolita in attacco dall’assenza di Rossi e da un Gómez in appannamento, e quella che è la maggior rivelazione di questa prima parte di campionato, la Sampdoria di Mihajlović e dell’istrionico presidente Ferrero; il positivo momento del calcio ligure è sottolineato inoltre dai risultati del Genoa, subito a ridosso delle posizioni di vertice. Stenta invece Milano, che vede entrambe le sue rappresentanti barcamenarsi a centro classifica come non accadeva, a questo punto dell’annata, da oltre trent’anni:  l’Inter affronta a metà novembre l’avvicendamento tecnico fra Mazzarri e un Mancini di ritorno dopo sei anni al club nerazzurro, mentre il Milan di Filippo Inzaghi, nonostante una partenza promettente, finisce presto in una spirale negativa. Le neopromosse Palermo ed Empoli sono tra le note più liete provenienti dalla “provincia” calcistica. I siciliani di Iachini giovano della prolificità sottorete del tandem argentino Dybala-Vazquez mentre i toscani di Sarri, pur se nel pieno della lotta per non retrocedere, emergono tatticamente tra le migliori formazioni del campionatomettendo al contempo in mostra una discreta nidiata di giovani promesse, Rugani su tutti. Negativa anche la breve esperienza di Zeman sulla panchina del Cagliari, sostituito poco prima della sosta natalizia dal duo Zola-Casiraghi.

Completamente agli antipodi si rivela la tornata conclusiva che vede la Juventus allungare in vetta di giornata in giornata, approfittando di una crisi di risultati che tra febbraio e marzo coglie la Roma, rallentata da una prolungata serie di pareggi che la porta a perdere definitivamente contatto dalla capolista. Abbandonate le speranze di scudetto,  i giallorossi si ritrovano coinvolti nella bagarre della zona Champions League vedendo a rischio quel secondo posto che, invece, nelle settimane precedenti pareva saldamente nelle loro mani; gli uomini di Garcia vedono emergere come principali rivali dapprima il Napoli, che sarà presto costretto ad abdicare causa risultati altalenanti, e poi a sorpresa i concittadini della Lazio: questi, scivolati ai primi di febbraio sino a -11 dai cugini dopo una sconfitta casalinga contro il Genoa, grazie a un filotto di otto vittorie consecutive tornano prepotentemente in gioco, scavalcando in aprile gli stessi romanisti alla piazza d’onore e prefigurando, per la parte finale della stagione, un lungo derby a distanza fra le due capitoline per il secondo posto. Frattanto i bianconeri proseguono il loro cammino solitario di testa, non risentendo in aprile né dell’inattesa caduta sul campo del Parma fanalino di coda,  né dell’esito della stracittadina che vede il Torino di nuovo vincente dopo vent’anni, rassicurati da un vantaggio sulle inseguitrici che in questa fase arriva a toccare un massimo stagionale di +15.  La squadra di Allegri vince agevolmente il suo trentunesimo tricolore nonché quarto consecutivo – un filotto che, in casa juventina, non si verificava dai tempi del Quinquennio d’oro – il 2 maggio, grazie a un 1-0 in casa della Sampdoria firmato da Vidal:  a riprova di una superiorità indiscussa, i piemontesi mai prima d’ora avevano conquistato il campionato, nell’èra dei tre punti a vittoria, con quattro giornate d’anticipo, divenendo inoltre i primi, nella storia del calcio italiano, a mettere assieme un filotto di quattro scudetti in due periodi distinti. Per Madama arriverà in quest’annata anche la doppietta con la Coppa Italia, vinta contro la Lazio, liberando così in Serie A un ulteriore posto per la partecipazione all’Europa League.

Dietro ai confermati campioni, la Roma riesce a ritrovarsi nelle giornate finali, scavalcando i biancocelesti e assicurandosi la seconda posizione al penultimo turno, battendo proprio la squadra di Pioli nel derby; da par suo, all’ultimo turno la Lazio consolida il terzo posto e annessa qualificazione ai play-off di Champions, un risultato insperato alla partenza del torneo, vincendo lo scontro diretto del San Paolo con il Napoli e relegando proprio i partenopei, quinti, all’Europa League. Dietro agli azzurri si erano nel frattempo stabilizzate la Fiorentina, che in dirittura d’arrivo li scavalca chiudendo quarta, e le due genovesi: il Genoa di Gasperini, in crescita per tutto il campionato, si assesta definitivamente nella prima parte della graduatoria anche grazie alla valorizzazione di elementi quali Falque e Niang,   seguito a stretto giro da una Sampdoria in lieve calo rispetto al buon girone d’andata: sul campo sono i rossoblù a ottenere la qualificazione all’Europa, cui tuttavia devono rinunciare, in favore dei blucerchiati, poiché sprovvisti della necessaria licenza UEFA; per il secondo anno consecutivo, la squadra piazzatasi sesta al termine della stagione non riesce a partecipare alle coppe continentali.  Rimangono esclusi anche i granata di Ventura, pur in risalita dopo l’opaca tornata iniziale, e soprattutto l’Inter, che anche agli ordini di Mancini non mostra significativi cambi di passo. La negativa situazione del calcio meneghino è accentuata dall’altra compagine cittadina, il Milan, impelagato in una delle peggiori stagioni della sua storia e anch’esso, peraltro per il secondo anno di fila, fuori dalle coppe continentali; per nerazzurri e rossoneri, a fine campionato rispettivamente ottavi e decimi, è una débâcle che sotto la Madonnina non si verificava dall’annata 1955-1956, ovvero per la prima volta da quando esistono le moderne competizioni confederali. Sul fondo della classifica si concludono invece con il ritorno fra i cadetti i campionati di Cesena, Cagliari e Parma; per le prime due non sortiscono effetti i cambi in panchina, rispettivamente fra Bisoli e Di Carlo per i bianconeri, e Festa a traghettare i rossoblù dopo la bocciatura di Zola e un effimero ritorno di Zeman, mentre ben più drammatica si rivela la stagione dei ducali, trascorsa pressoché stabilmente sul fondo della graduatoria: già colpiti da vari punti di penalizzazione che presto troncano ogni velleità di salvezza, gli uomini di Donadoni retrocedono con cinque turni d’anticipo al termine di un torneo disastroso, dovuto soprattutto alle gravi difficoltà finanziarie del club, e che solamente grazie all’esercizio provvisorio garantito dalla Lega non portano a un’esclusione dai calendari a stagione in corso; a fine torneo i crociati, tra le squadre italiane più titolate dell’ultimo quarto di secolo, andranno incontro al fallimento e a una ripartenza dai dilettanti.

JUVE, IL BARCELLONA SPEZZA IL GRANDE SOGNO – A luglio 2014 arriva inaspettata la fuga di Antonio Conte: il tecnico leccese inizia la stagione, ma al secondo giorno di ritiro lascia il club, ammettendo che “non si può mangiare in un ristorante da 100 euro con soli 10 euro a disposizione”, pizzicando la parsimoniosità della società. La Juve punta sul poco amato Allegri, ritenuto troppo aziendalista ed ancora reduce dagli antichi risentimenti sul gol di Muntari del febbraio 2012. Esonerato dal Milan a fine gennaio, il tecnico livornese si libera dai rossoneri e si sistema sulla panchina bianconera. Sul fronte acquisti, la Juve ottiene in prestito biennale dal Real il giovane virgulto Morata, ed in difesa inserisce l’esperto Evra, per dare quell’esperienza internazionale in più alla squadra. In mezzo prende l’ udinese Pereyra e l’italo brasiliano Romulo dal Verona, inserendo inoltre il giovane prospetto franco-guadalupese Coman. Sul fornte cessioni, Peluso viene ceduto al Sassuolo, Isla ed Osvaldo vanno in Inghilterra, Quagliarella passa ai cugini del Torino e Vucinic vola negli Emirati Arabi, dopo il mancato scambio con Guarin con l’Inter nella precedente sessione di mercato.

Allegri debutta vincendo con un autogol in apertura in casa del Chievo il 30 agosto, e vince le prime cinque a braccetto con la Roma, che supera per 3-2 in un discusso scontro diretto del 6 ottobre, passando in testa da sola. Ma alla ripresa il Sassuolo stoppa i bianconeri sul pari e la Roma si riavvicina a -1, poi torna a +3 grazie al 2-0 al Palermo che segue il pari romanista a Genova con la Samp. Nel turno infrasettimanale del 29 ottobre arriva il primo ko di Allegri in casa del Genoa che vale l’aggancio dei giallorossi in vetta, ma sarà un fuoco di paglia, perchè a novembre la Juve si riprende la vetta, vincendo tutte e 4 le partite del mese (tra cui un 7-0 al Parma ed un derby vinto al 93′ con Pirlo). A dicembre due pari, a Firenze ed in casa con la Samp (interrompendo una striscia record di 25 successi cinsecutivi interni) da speranze alla Roma che si riporta ad un punto, ma il nuovo successo a Cagliari che chiude il 2014 riporta la Juve a +3. Intanto il girone di Champions è superato da seconda dietro all’Atletico Madrid, con vittoria decisiva in rimonta sull’Olympiacos in casa alla quinta giornata. L’anno si chiude con la Supercoppa italiana a Doha, persa però ai rigori col Napoli. I partenopei rivincono il trofeo dopo 24 anni. Ad inizio 2015 la Juve inciampa ancora in casa con l’Inter (1-1) con la Roma che risale a -1: tutto sembra disporre, al penultimo turno d’andata, al sorpasso giallorosso in vetta, visto l’impegno nel derby e l’ostica trasferta bianconera a Napoli: a Roma dichiarazioni avventate sembrano già supporre alla vetta, ma domenica 11 gennaio, la Roma non va oltre il pari in rimonta, mentre la Juve in serata espugna Napoli dopo 14 anni e vola a +3. La domenica successiva la Juve batte 4-0 il Verona (già travolto 6-1 in Coppa italia) e si laurea campione d’inverno con 5 punti sui giallorossi.

Nel ritorno la Juve, pur senza forzare, aumenta il divario sui giallorossi, coinvolti in una serie di pareggi che li fa allontanare dalla vetta: in particolare, pareggiano lo scontro diretto del 2 marzo (1-1), e già allora il ritardo è di ben 9 punti. Ad aprile la Lazio passa seconda, quando il ritardo dalla Juve è già di 12 punti: il 18 aprile la Juve supera anche i biancocelesti (2-0) e chiude ogni discorso tricolore, permettendosi di perdere anche con un Parma allo sbando (quest’ultimo ferma una serie utile di 20 gare in campionato) ed il derby di ritorno ad aprile: il titolo arriva il 2 maggio con quattro gare d’anticipo, vincendo in casa della Samp con gol di Vidal. Fatto suo il tricolore (dove alla Juve basteranno 85 punti finali, 17 meno dell’anno prima, ma con la Roma che chiude ancora a -17), si concentra sulle altre due competizioni: la Coppa italia vede i bianconeri, dopo i sei gol al Veroona, estromettere il Parma ai quarti con un gol di Morata nel finale al Tardini, ma la vera impresa è in semifinale con la Fiorentina: all’andata i viola passano allo Stadium per 2-1 con doppietta di Salah, ma nel ritorno al Franchi la Juve compie l’impresa, vincendo per 3-0 e centrando la finale: all’olimpico i bianconeri sconfiggono ai supplementari la Lazio per 2-1 con gol decisivo di Matri e vincono per la decima volta il trofeo, prima in Italia a riuscirci, e vincono dopo 20 anni esatti dall’ultimo successo. In Champions si scatenano Tevez e Morata: agli ottavi piegato il Borussia Dortmund (superlativa la gara in Germania, vinta 3-0),ed ai quarti soffrono per aver ragione del Monaco, segnando solo un gol su rigore in 180′. Ma l’impresa è in semifinale, col Real detentore: i bianconeri passano 2-1 all’andata, e nel ritorno al gol madridista di C.Ronaldo su rigore risponde proprio il “madridista” Morata: la Juve è in finale dopo 12 anni e per il Real resta tuttora l’ultima eliminazione dalla Champions. A Berlino però il barcellona spezza il sogno della perfezione, imponendosi per 3-1, col solo Morata che aveva fatto sognare un momento, firmando il provvisorio pari. Per i bianconeri è il poco invidiabile primato di sei sconfitte nella finale del massimo trofeo continentale.

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La Juve festeggia la Coppa Italia, vinta il 17 maggio superando la Lazio in finale. Per i bianconeri fu il decimo successo nella manifestazione. 

ALTRE COMPETIZIONI – Il Napoli fallì l’accesso alla fase a gironi di Champions, battuto dall’Athletic Bilbao. La Roma si fece rimontare all’ultimo turno dal Manchester City e retrocesse in Europa league, così finì subito la Champions delle altre italiane. In Europa League League partenopei e viola si fecero onore, arrivando entrambe in semifinale, ma si fermarono, il Napoli con Dnipro, danneggiato da sfavori arbitrali, la Fiorentina, dopo aver eliminato la Roma, col fortissimo Siviglia. Torino ed Inter uscirono entrambe agli ottavi, con Zenith e Wolfsurg. In finale a Varsavia il Siviglia fece il bis, superando per 3-2 il Dnipro. La Supercoppa Europea tutta spagnola fu vinta dal Real sul Siviglia per 2-0. Le Merengues vinsero anche il Mondiale per Club, superando in finale in San Lorenzo per 2-0.

Già detto di Coppa italia e Suprcoppa italia, resta la serie B, che vide la prima volta per due esordienti: Carpi e Frosinone raggiunsero la massima serie, mentre i playoff furono vinti dal Bologna, che sconfisse in finale il Pescara, prima settima classificata ad arrivare in finale. Impresa sfiorata per il Vicenza che, ripescato dalla retrocessione, chiuse terzo topo una super rimonta. In Lega Pro scesero Varese, brescia, Cittadella, e l’Entella, retrocesso dopo il playout col Modena: tuttavia, il Catania fu retrocesso per illecito, e così  i liguri usufruirono del ripescaggio. Il fallimento del Parma portò al ripescaggio anche delle Rondinelle, nonostante i 6 punti di penalizzazione, mentre il Varese fallì e ripartì dai dilettanti.

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