Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore…ENRICO VARRIALE

Per la rubrica #StoriaDiUnGrandeAmore oggi ci racconta la sua Enrico Varriale.
Quella di Enrico è una storia inusuale, particolare, delicata, quasi triste, a tratti struggente.
Invito tutti a stargli vicino e a mandargli un grande abbraccio virtuale. Lui apprezzerà.
Non dico di volergli addirittura bene…anche se il suo caso umano meriterebbe un po’ del vostro affetto bianconero.
Buona lettura!!!

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Ciao, presentati al gruppo.

Ciao a tutti, mi chiamo Enrico e ho 58 anni (diciamolo pure, portati non propriamente benissimo, ma vorrei vedere voi a fare la vita che faccio io) e sono di Napoli. A tempo perso, per hobby, sarei anche giornalista per la Rai. Ma niente di importante.

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Da dove nasce il tuo amore per la Juventus e come potresti spiegarlo?

Non sono stato fin da subito un appassionato di calcio, di fatti trovavo ostiche molte sue regole come ad esempio il fuorigioco (che tutt’oggi ancora a stento riesco a capire), oppure il fatto per me inconcepibile e innaturale che non fosse matematicamente campione chi esprimeva il miglior gioco.
Poi intorno ai 10 anni ho deciso che come i miei compagni di scuola sarei diventato tifoso pure io, per non restare emarginato, ma siccome ero un rivoluzionario – non a caso nelle mie foto da piccolo somiglio davvero molto al comandante Che Guevara, segnale precoce e inequivocabile di un mio legame ancestrale con gli argentini – scelsi di andare contro corrente e invece che optare per la squadra della mia città, il meraviglioso Napoli del presidente Ferlaino e di Zoff, Bianchi, Juliano, Altafini, Hamrin e Sormani, scelsi la nordica e potente Juventus. Allenata prima da Picchi e poi da Vycpalek (lo zio del grande Zeman), annoverava campioni quali Spinosi, Morini, Capello, Furino, Cuccureddu, Causio, Bettega e Anastasi.
Tutti questi forti giocatori italiani oltretutto mi facevano gonfiare il petto d’italico orgoglio, a me che non sopportavo proprio quel sangue neoborbonico che mi scorreva dentro.

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Quale è il ricordo più bello legato ad essa?

Il gol di Simone Zaza in Juventus vs Napoli di qualche stagione fa, fu probabilmente il gol scudetto. Ancora oggi a parlarne ho i brividi. Che beffa per loro! Sarri rimase di sasso, come un sanpietrino di Piazza del Plebiscito.
Certo, anche vedere lo scudetto dei miei concittadini perdersi in un albergo di Firenze è stata una gran bella emozione.
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Il tuo giocatore preferito di sempre e perché?

Ciro Ferrara.
Napoletano come me.
Da bandiera del Napoli a leader vincente di tutto con la Juventus. Mi immedesimai molto in lui all’epoca, il suo percorso era la mia rivincita.
Ma visto il mio legame con gli argentini, che evidentemente per un napoletano è d’obbligo, devo citare anche Higuain… le modalità del suo acquisto in modo così prepotente mi fecero godere sotto i baffi davvero assai.

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Il tuo allenatore preferito di sempre e perché?

Neanche a domandarlo, Marcello Lippi. La sua Juve oltre a vincere esprimeva anche un bellissimo e moderno calcio offensivo, lo avrete capito ormai che sono sensibile all’argomento.
Inoltre anche lui napoletano, il massimo.
Come? È di Viareggio?! Vabbuò un’altra città sempre di mare, sempre Tirreno. Fa lo stesso.

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Hai fatto mai qualcosa di particolare o di “folle” per la Juve?

Oltre a fingere da una vita di tifare per altri?
Facciamo un passo indietro: la scelta di tifare Juve fu coraggiosa ma impopolare, passai per questo un’infanzia veramente difficile, traumatica. I miei amici, soprattutto Gennaro dei Quartieri Spagnoli, Carmine di Scampia e Ciro di Secondigliano, mi prendevano a mazzate dalla mattina alla sera. E allora crescendo ho riflettuto su come potevo trarre vantaggio da quella mia scomoda posizione: all’improvviso l’illuminazione!!!
Prendendo spunto dalle parole del mio amico Rocco Papaleo ho capito che per avere successo dovevo appartenere a qualche lobby dichiarata, e quale allora se non quella degli antijuventini, la più potente e grande di questo paese?
Così sono sopravvissuto, ho fatto carriera e controllo i miei nemici da vicino, ingannandoli tutti.
Sono astuto eh!!!

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Che rapporto hai con i tifosi avversari e le loro squadre?

Come spiegato, per vivere tranquillo e lavorare devo gettare merda, insinuazioni, sospetti e fango sulla Juventus, i suoi dirigenti e i suoi tifosi. Quindi ho l’ingrato compito di dover calcisticamente odiare a livello pubblico la squadra della quale sono segretamente tifoso. È un po’ contorto ma mi si addice questa cosa, nel mio intimo la vivo bene.
Come si dice in questi casi a Rione Sanità, è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo.

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Sei mai stato allo Stadium? Sensazioni?

Certo, spesso come inviato Rai quando la trasferta è vietata ai napoletani, ma anche come tifoso infiltrato in Sud per fare un piacere al mio collega di Report (Ranucci, n.d.r.) e carpire a tradimento qualche dichiarazione dagli ultras juventini o capire un po’ più da vicino le dinamiche della curva.

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Come hai vissuto l’acquisto del secolo di Ronaldo?

Mi sono tanto divertito quando Aurelio (De Laurentiis, n.d.r.) mi ha confidato che avrebbe fatto credere ai tifosi del Napoli che anche lui lo aveva trattato per poi scaricarlo. Si diceva convinto che gli avrebbero creduto. Io ridevo come un matto ritenendolo un folle…ma caxxo poi mi sono reso conto avesse ragione, i partenopei l’hanno bevuta! Ahahahah
E poi diciamocelo, per uno che come me ha visto da vicino le gesta dell’argentino per antonomasia Maradona nella loro squadretta, cosa vuoi che sia vedere CR7 nella mia Juve!? Bazzecole.

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Quale è per te l’aspetto più caratterizzate della storia della Juve e al quale non dovremo rinunciare mai?

Rubare e vincere.
Ho scelto la Juve per poter essere un vincente in vita mia almeno in qualcosa.
Quindi come insegna Boniperti di cui sposo appieno la filosofia, deve vincere. Sempre. Con ogni mezzo, lecito o meno.
Un saluto a tutti quelli scoloriti di Black&White, #finoaposillipo

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