STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio – 2011/2012- #1 Lo scudetto da imbattuta della Juve di Conte

L’estate 2011 fu priva di grandi competizioni fra Nazionali. L’Italia, nonostante i successi delle milanesi in Champions negli ultimi cinque anni, l’Italia esce, dopo ventisei anni, dal vertice del calcio europeo, scalzata dalla Germania; perde pertanto un posto di accesso diretto ai gironi della UEFA Champions League. Solo le prime tre squadre in classifica potranno partecipare al massimo torneo continentale (le prime due con l’accesso diretto, la terza passando per il preliminare), mentre la vincitrice della Coppa Italia, la quarta e la quinta classificata dovranno accontentarsi della UEFA Europa League (come di consueto, in caso la vincitrice della Coppa Italia e la finalista perdente avessero già conseguito la qualificazione alle coppe europee per classifica, la sesta avrà l’opportunità di partecipare all’Europa League).

La nazionale di Prandelli strappò senza grandi problemi la qualificazione all’europeo di Polonia ed Ucraina nell’ottobre 2011.

I campioni d’Italia in carica del Milan optano per alcune mosse di rafforzamento a parametro zero come il difensore Mexès, ex Roma, e il centrocampista Aquilani, in prestito dal Liverpool; si aggiungono inoltre alla squadra il mediano Nocerino dal Palermo, e il promettente El Shaarawy dal Genoa. L’altra squadra di Milano, l’Inter, per far fronte al fair play finanziario introdotto dalla UEFA opta, al contrario delle precedenti sessioni, per un mercato al risparmio che vede l’arrivo dell’esperto Forlán dall’Atlético Madrid, dell’altalenante Zárate dalla Lazio e dei giovani Poli e Jonathan. La Juventus, ancora in cerca d’identità nel post-Calciopoli, applica l’ennesimo ribaltone del precedente lustro: si decide di puntare sul regista della nazionale azzurra Pirlo, lasciato libero dal Milan – una mossa che, a posteriori, si rivelerà determinante negli equilibri della lotta scudetto –, e sul talentuoso ma discontinuo attaccante Vučinić prelevato dalla Roma, assieme a nuovi innesti ancora sconosciuti ai più quali Vidal e Lichtsteiner. Nella capitale, la Lazio si affida in avanti all’esperienza di Klose e a un Cissé tuttavia in fase calante, mentre la Roma, dopo l’insediamento di una nuova proprietà statunitense rivoluziona la rosa con l’arrivo, tra gli altri, del portiere Stekelenburg, dell’esperto centrale di difesa Heinze, del centrocampista Gago, del trequartista Pjanić, della punta Osvaldo e dei giovani Bojan e Lamela. Per il Napoli l’obiettivo principale è rafforzarsi onde ben figurare in Champions League, per questo vengono rinfoltiti centrocampo e attacco con nomi quali Džemaili, Inler e Pandev. Il Genoa prese Caracciolo e l’argentino Pratto per l’attacco. L’Udinese riprese D’Agostino ed inserì il ceco Zielinski ed inserì in pianta stabile Muriel in attacco. La neopromossa Atalanta, partita con 6 punti di penalizzazione per il caso Calcioscommesse, inserì gli argentini Denis, Maxi Morales. L’altra neopromossa Siena inserì Reginaldo e Bogdani, oltre a Mattia Destro. Il Novara, di ritorno dopo 55 anni, prese Meggiorini, Granoche e Jeda. Il Cesena prese Candreva ed Eder ed in inverno inserì senza profitto Iaquinta.

Subito ci fu uno sciopero all’esordio, per via della ripartizione dei diritti TV che lasciò scontenti molti club: ciò fece slittare la prima giornata ed il campionato prese al via venerdì 9 settembre 2011 con Milan-Lazio, anticipo del secondo turno. Il torneo vede iniziare bene sia la Juventus di Conte sia l’Udinese di Guidolin, che nelle prime giornate si contendono il primato in classifica: i torinesi, reduci dai deludenti settimi posti delle ultime due annate e pertanto non inseriti nel lotto delle pretendenti al titolo, sono quasi una sorpresa, mentre la “provinciale” friulana riconferma quanto mostrato nell’ottima stagione precedente. Stentano invece le milanesi: il Milan ha una partenza sottotono, come non accadeva alla squadra campione in carica dalla stagione 1990-1991;  non va meglio all’Inter di Gasperini che con appena quattro punti in sei partite batte il precedente record negativo dell’annata 1983-1984, incappando nel suo peggior esordio da quando esiste il girone unicoÈ quindi un avvio di campionato sui generis rispetto alle previsioni, in cui al settimo turno si segnalano inoltre cinque partite terminate a reti inviolate, cosa che non accadeva dalla trentatreesima giornata dell’edizione 1988-1989. All’ottavo turno, in programma nel fine settimana del 22 e 23 ottobre, è l’Udinese ad attestarsi quale prima capolista solitaria della stagione, sconfiggendo agevolmente allo stadio Friuli il neopromosso Novara. Il primato delle zebrette dura tuttavia lo spazio di 48 ore, poiché già nel successivo turno infrasettimanale la Juventus, superando a Torino la Fiorentina, guadagna la testa solitaria; la successiva vittoria nel derby d’Italia a Milano, a fine mese, consolida definitivamente le rinnovate ambizioni bianconere.

Il cileno Arturo Vidal, rivelazione nella Juventus di nuovo campione d’Italia dopo nove anni.

Il girone d’andata si chiude a fine gennaio con la Juventus, simbolicamente, campione d’inverno grazie alla vittoria esterna contro l’Atalanta. I bianconeri, che arrivano al giro di boa imbattuti,  giovano soprattutto delle prestazioni di Pirlo, che col passare delle giornate si rivela sempre più un rimpianto per i colori rossoneri,  nonché della forte coesione di un gruppo che, mettendo in piedi una vera e propria cooperativa del gol, sopperisce all’unica pecca mostrata durante il campionato, l’assenza di un bomber nel reparto avanzato: sugli scudi in special modo i centrocampisti Marchisio, Pepe e la rivelazione Vidal, questo ultimo arrivato in estate senza troppo clamore ma subito capace di spostare gli equilibri in mezzo al campo. La formazione torinese distanzia di un punto il Milan, che dopo l’inizio stentato ritorna a marciare a pieno ritmo grazie soprattutto alle marcature di Ibrahimović e a quelle decisamente più inaspettate di Nocerino, centrocampista che, sfruttando un’azzeccata intesa proprio coi movimenti dello svedese, riuscirà a chiudere l’annata in doppia cifra. Al giro di boa inizia quindi a delinearsi un duello sull’asse Milano-Torino per la conquista dello scudetto. A tre lunghezze dalla vetta c’è l’Udinese, che rimane stabilmente ai primi posti della classifica, seguita a ridosso dalla coppia Inter e Lazio, mentre deludono il Napoli, tra le favorite della vigilia ma che perde terreno dalle grandi a causa di continui alti e bassi nei risultati, e soprattutto la Fiorentina che staziona nella seconda parte della classifica.

La tornata conclusiva è suo malgrado segnata da alcuni fatti extrasportivi. In febbraio l’Italia è ostaggio di una pesante ondata di freddo che va a mutilare il normale svolgimento del torneo, con numerose gare rinviate di tre turni, mentre in aprile un ulteriore rinvio, stavolta dell’intera trentatreesima giornata,  è dato dalla sospensione tutti i campionati a causa della morte in campo, avvenuta il 14 aprile nel campionato di Serie B, del calciatore Piermario Morosini del Livorno. È anche un girone che vede il calcio italiano testimone di fatti deprecabili, come la feroce protesta degli ultras rossoblù in Genoa-Siena, che porta alla momentanea sospensione della gara e costerà poi alla società ligure il divieto di pubblico per le seguenti due partite casalinghe,  o il comportamento dell’allenatore gigliato Rossi che, in Fiorentina-Novara, aggredisce il suo giocatore Ljajić dopo che questi non aveva gradito la sua sostituzione; un gesto che porterà all’esonero del tecnico e alla sua squalifica trimestrale da parte del giudice sportivo. Per quanto concerne il calcio giocato, il 25 febbraio è di scena lo scontro diretto allo stadio Giuseppe Meazza tra Milan e Juventus, terminato in parità ma tuttavia macchiato da vari errori arbitrali, tra cui un gol fantasma non assegnato ai rossoneri e una rete valida annullata ai bianconeri, che lasciano pesanti strascichi polemici. Dopo i recuperi delle partite precedentemente rinviate per maltempo, agli inizi di marzo il Milan trova per la prima volta in stagione la testa solitaria della classifica, con due punti di vantaggio su di una Juventus rallentata da molti pareggi. I rossoneri paiono arrivare a un punto di svolta della stagione  al ventisettesimo turno quando, battendo in casa il Lecce, scavano un solco di quattro lunghezze sui bianconeri bloccati a Marassi dal Genoa.

 

L’inizio di aprile segna un nuovo ribaltamento nelle posizioni di vertice: tra la trentesima e trentunesima giornata la Juventus batte Napoli e Palermo riportandosi in testa di misura sul Milan che, in pochi giorni, viene dapprima fermato sul pari al Massimino dal Catania di Montella, formazione tra le più spettacolari di questo campionato e che, una volta ottenuta una facile salvezza, financo alle soglie della primavera si ritrova in lotta persino per obiettivi più prestigiosi, e poi superato a San Siro da una Fiorentina in cerca di punti-salvezza dopo essere scivolata, da un paio di mesi a questa parte, nel pieno della lotta per non retrocedere. Al trentaquattresimo turno i piemontesi portano a tre le lunghezze di vantaggio sul Milan, complice l’ampia vittoria a Torino sulla Roma e il nuovo passo falso dei meneghini in casa, stavolta contro un Bologna rivitalizzato dall’arrivo in panchina di Stefano Pioli. Col successo della trentacinquesima giornata sui novaresi, ancora la Juventus mette a segno una striscia di otto vittorie consecutive, nuovo record stagionale. Il mese di maggio si apre con quasi tutti i verdetti in palio, a poche giornate dal termine. A due turni dall’epilogo la capolista impatta sul pari allo Stadium col Lecce e vede ridursi a un punto il vantaggio su di un Milan vittorioso a San Siro contro l’Atalanta. La speranza di poter riaprire i giochi per il titolo è tuttavia di breve durata per i meneghini poiché appena quattro giorni dopo, il 6 maggio 2012, la Juventus conquista aritmeticamente lo scudetto con una giornata d’anticipo, in virtù della vittoria esterna contro il Cagliari (a Trieste) e della contemporanea sconfitta rossonera nel derby milanese.  Il successo bianconero arriva senza mai aver perso una partita, e con 23 vittorie e 15 pareggi la squadra di Conte conclude poi l’intero campionato da imbattuta, eguagliando un risultato ottenuto nella storia del girone unico solo dal Perugia di Castagner del 1978-1979 e dal Milan di Capello del 1991-1992; la formazione piemontese è però la prima a conseguire tale primato in un torneo a 20 squadre.  La lotta per il terzo posto, l’ultimo disponibile per la Champions League, vede spuntarla l’Udinese, qualificata al turno preliminare. Alla Lazio e al Napoli rimane l’Europa League cui i capitolini accedono tramite play-off, mentre i partenopei direttamente dalla fase a gironi dopo la vittoria raggiunta in Coppa Italia; l’Inter, sesta in graduatoria, va invece a disputare il terzo turno preliminare della competizione,  sicché è la Roma a rimanere fuori dai giochi per le coppe. I giallorossi, tra le delusioni dell’annata, terminano a pari punti con quella che è invece una delle sorprese, quel Parma che Roberto Donadoni, arrivato in Emilia a gennaio, porta a chiudere il torneo con sette successi consecutivi, risultato che vale un’ottava piazza in classifica subito a ridosso delle big.

Sul fondo, dall’ottava giornata in poi gli ultimi tre posti della graduatoria non hanno mai cambiato padroni. Il Cesena fanalino di coda e il Novara, che saluta la Serie A dopo un solo anno,  nonostante l’ingaggio in corsa di nuovi allenatori non hanno mai mostrano significativi cambi di marcia durante il campionato, abbandonando velleità di salvezza con varie partite d’anticipo. Ben più vivace si dimostra il Lecce, terza e ultima squadra ad abdicare: i salentini, dati quasi per spacciati alla fine del girone d’andata, con l’arrivo in panchina di Serse Cosmi tornano competitivi e danno battaglia sino agli ultimi novanta minuti quando devono arrendersi a vantaggio del Genoa, salvo solo al rush finale e preda di tensioni, come accennato, anche fuori dal campo. Ottima salvezza, persino con tre turni d’anticipo per l’ottima Atalanta di Colantuono, partita con 6 punti di penalizzazione a causa del coinvolgimento diretto nello scandalo Calcioscommesse scoppiato in estate, che riguarda in particolar modo il suo capitano Cristiano Doni. Calcioscommesse che porta il declassamento dello stesso Lecce in Lega Pro: i salentini riconquisteranno la serie B solo nel 2018.

Da notare il primato di cinque pareggi per 0-0, ottenuti il 16 ottobre nel settimo turno, Record eguagliato anche alla seconda di ritorno, anche se uno fu ottenuto nella sfida Cesena-Catania, rinviata per ben due volte.

JUVE, CON CONTE SI RITORNA IN ALTO – Bocciata dall’Europa dopo il secondo settimo posto di fila, la Juve inizia una nuova rivoluzione: in panchina ingaggia l’ex bandiera Antonio Conte, reduce dalla promozione in serie A del Siena, La Juventus si muove con gli acquisti, a parametro zero, di Andrea Pirlo dal Milan, di Reto Ziegler dalla neoretrocessa Sampdoria e di Michele Pazienza dal Napoli. Il 25 giugno 2011, all’apertura delle buste inerenti alle comproprietà, passano al club bianconero Sergio Bernardo Almirón dal Bari,e Albin Ekdal dal Bologna, mentre fanno ritorno, per fine prestito, Amauri dal Parma, Luca Marrone dal Siena e Cristian Pasquato dal Modena. A titolo definitivo arrivano invece a Torino il terzino Stephan Lichtsteiner, ufficializzato il 1º luglio 2011, acquistato dalla Lazio per 10 milioni di euro pagabili in tre anni, il centrocampista cileno Arturo Vidal, rilevato dal Bayer Leverkusen per 10,5 milioni di euro (più 2 di eventuali bonus) e viene ufficializzato il 1º agosto 2011 l’attaccante Mirko Vučinić: il montenegrino viene acquistato dalla Roma per 15 milioni di euro pagabili in tre anni. A lasciare la città della Mole sono invece Alberto Aquilani, Armand Traoré e Leandro Rinaudo per fine prestito (fanno ritorno, rispettivamente, al Liverpool, all’Arsenal e al Napoli); con il prestito parte inoltre Felipe Melo, passato al Galatasaray con formula onerosa a 1,5 milioni. Tiago Mendes invece, rescinde il contratto; sono invece ceduti a titolo definitivo Hasan Salihamidžić, accasatosi al Wolfsburg a parametro zero, e Mohamed Sissoko, ceduto al Paris Saint-Germain per 7 milioni (più 1 di eventuale bonus).

La stagione inizia al nuovo Juventus Stadium, il primo stadio di società di un club italiano: inaugurato l’8 settembre 2011 sulle ceneri del vecchio Delle Alpi, tre giorni dopo ospita il debutto in campionato, che vede i bianconeri sconfiggere il Parma per 4-1. Dopo il successivo successo a Siena, i bianconeri fino a fine ottobre vincono solo la gara col Milan del 2 ottobre, grazie ad una doppietta di Marchisio nel finale, pareggiando altre quattro gare, anche se l’assenza di una vera e propria fuga li mantiene nel gruppo di testa. La svolta arriva il 25 ottobre: nel turno infrasettimanale i bianconeri piegano la Fiorentina per 2-1 e per la prima volta si trovano capolisti solitari dopo Calciopoli. Intanto i bianconeri incasellano quattro vittorie di fila, mantenendo la vetta della classifica nonostante il rinvio della sfida di Napoli, poi conclusa 3-3 nel recupero, con i bianconeri che evitano il ko recuperando due reti negli ultimi 10′. Altra sconfitta evitata a metà dicembre in casa della Roma, con Buffon che para un rigore a Totti. L’Udinese aggancia momentaneamente i bianconeri, che però chiudono il 2011 in vetta. Ad inizio 2012 i bianconeri, nonostante un pari casalingo col Cagliari, non sfruttato dal Milan che perde il derby, si involano verso il titolo d’inverno, che arriva il 22 gennaio a Bergamo, con un punto sul Milan e tre su Udinese e Lazio. Nel mercato invernale vengono inseriti il centrocampista Padoin dall’Atalanta e la punta Borriello dalla Roma, mentre lasciano Motta, al Catania, Sorensen al Bologna, Iaquinta al Cesena, Toni negli Emirati Arabi ed Amauri, alla Fiorentina.

Ad inizio del girone di ritorno, la Juve batte l’Udinese sotto la neve e lo ricaccia a -6, allontanandola dalla lotta scudetto. Da quì però inizia un periodo di flessione, tra rinvii per maltempo delle trasferte emiliane e pareggi, subiscono  il sorpasso del Milan. Lo scontro diretto del 25 febbraio termina in parità (1-1) pur tra mille polemiche per il famoso gol tolto a Muntari che sarebbe valso il 2-0 rossonero, ignorando quello del primo pareggio tolto a Matri. Sommando anche i recuperi, tra febbaio e metà marzo la Juve su 7 gare ne vince solo una, quella interna col Catania, pareggiandone ben sei: dopo la 27ma giornata la Juve ha più pareggi (14) che vittorie (13), col Milan portatosi a +4. La gara della svolta arriva il 17 marzo a Firenze: i bianconeri vincono 5-0 a Firenze e rispondono al 2-0 milanista a Parma, e da ,ì nette insieme 8 vittorie di fila il 7 aprile, vigilia di Pasqua, vincendo a Palermo i torinesi si riprendono la vetta della classifica, portandosi successivamente a +3 sul Milan, che in poche settimane pareggia a Catania e Bologna e perde in casa con gli stessi viola. Tuttavia, il 2 maggio, il pari casalingo col Lecce riduce il vantaggio sul Milan add un solo punto. Ma appena 4 giorni dopo a Trieste la Juve batte il Cagliari mentre il Milan crolla nel derby e regala lo scudetto della rinascita alla squadra di Conte, che torna a vincere dopo 6 anni. Chiude l’anno imbattuta, grazie al 3-1 interno sull’Atalanta, e con ben 20 giocatori andati a segno, in cui primeggia Matri, unico bianconero a raggiungere la doppia cifra con 10 centri, seguito da Vucinic e Marchisio con 9 e Vidal con 7. Dopo l’ultima gara arriva il congedo anche per Alessandro Del Piero, che lascia la Juventus, salutando commosso il pubblico dello Stadium. Ci fu poi una diatriba con la federazione per il numero degli scudetti: la società riteneva che questo fosse il trentesimo, e quindi fattibile di terza stella da esporre sulla maglia>: la FIGC, impugnando le sentenze, negò il riconoscimento considerando il ventottesimo titolo vinto, così la società fece incidere sulle maglie per la stagione successiva la scritta “30 SUL CAMPO”. In Coppa Italia i bianconeri eliminano Bologna, Roma e Milan, ma nella finale del 20 maggio all’Olimpico sono battuti per 2-0 dal Napoli, subendo l’unica sconfitta stagionale.

ALTRE COMPETIZIONI – In Champions fu l’ultimo anno con quattro iscritte italiane, anche se ai gironi arrivarono solo le tre qualificate direttamente: l’Udinese fallì il playoff estivo, battuto dall’Arsenal. Tutte varcarono il girone, ma il Napoli uscì in modo clamoroso agli ottavi, facendosi rimontare un 3-1 dal Chelsea, mentre l’Inter di Ranieri sbattè sul Marsiglia. Avanzò un turno in più il Milan, che ai quarti fu eliminato dal Barcellona. La finale fu a Monaco di Baviera tra i padroni di casa del Bayern ed il Chelsea, e fu la squadra londinese allenata da Di Matteo a prevalere ai rigori, vincendo per la prima volta il trofeo, mentre i bavaresi divennero la seconda squadra, dopo la Roma nel 1984, a perdere la maggiore coppa europea in casa in finale. In Europa League il Palermo perse subito a luglio il turno guadagnato grazie alla finale di Coppa Italia col modesto Thun. Nessuna delle italiane aveva più il posto garantito ai gironi: la Roma sbattè nel playoff di agosto con lo Slovan Bratislava e solo la Lazio raggiunse i gironi assieme all’Udinese bocciato dalla Champions. I biancocelesti furono travolti ai sedicesimi dall’Atletico Madrid, mentre resistì un turno in più l’Udinese, estromesso dagli olandesi dell’AZ Alkmaar. La finale a Bucarest fu tutta spagnola, e vide l’Atletico Madrid superare per 3-0 l’Athletic Bilbao. Il Barcellona vise sia la Supercoppa Europea, battendo il Porto 2-0, che il Mondiale per Club, battendo in finale il Santos per 4-0.

La Coppa Italia cambiò drasticamente protagoniste in questa edizione, col Napoli che superò la Juve in finale, tornando al successo dopo 25 anni. In Supercoppa Italiana andò in scena a Pechino un inedito derby milanese, che vede il Milan vincere per 2-1 e tornare al successo dopo 7 anni. In serie B riguadagnarono la massima divisione il Pescara di Zeman, dopo 20 anni, ed il Torino. Proprio all’ultimo turno gli abruzzesi soffiarono il primo posto ai granata, bloccati sul pari dalla retrocessa AlbinoLeffe. La terza promossa fu la Sampdoria, sesta classificata in finale playoff sul Varese: i blucerchiati entrarono nei playoff grazie ad una rimonta strepitosa nell’ultimo mese di campionato sul Padova, e per la prima volta non fu la terza a vincere gli spareggi. Beffato proprio il Sassuolo, sconfitto in semifinale, che guidò a lungo la classifica, anche se il riscatto arrivò la stagione dopo. In Lega Pro piombava l’Albinoleffe dopo 9 anni, accompagnando le matricole Nocerina e Gubbio ed il Vicenza, sconfitto dall’Empoli nel playout. Salvezze eroiche per Bari ed Ascoli, nonostante le pesanti penalizzazioni per il Calcioscommesse, rispettivamente di 6 e 7 punti. Il declassamento del Lecce in Lega Pro porta poi al ripescaggio dei veneti.

 

 

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