STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 2010/2011 – Il ritorno del Milan e l’incompiuta Juve di Del Neri

Il mondiale sudafricano del 2010 finì malissimo per la nostra nazionale, ultima in un girone ritenuto abbordabilissimo. A trionfare fu la Spagna in finale sull’Olanda, e Lippi lasciò nuovamente. Sulla panchina azzurra sedette Cesare Prandelli.

Novità anche nel campionato di serie A: da quest’anno divenne ancora più spezzatino con l’introduzione dell’anticipo delle 12,30, che avrebbe debuttato dalla seconda giornata. E poi la grande novità della separazione in Lega di serie A e Lega di serie B, con i due campionati che ebbero gestione separata. Anche la serie C cambiava nome in Lega Pro.

Per la prima volta nessuno dei venti allenatori ha mai vinto lo scudetto; a Rafael Benítez spetta il compito di sostituire José Mourinho. Per ciò che riguarda il mercato dei campioni in carica, viene ceduto Mario Balotelli al Manchester City dell’ex Roberto Mancini e mantenuta l’ossatura della stagione precedente. Il Milan si affida a Massimiliano Allegri, che nell’ultimo biennio ha guidato il Cagliari, e ad un attacco completato da Zlatan Ibrahimović, Robinho e Kevin-Prince Boateng. La Juventus rivoluziona il suo assetto tecnico e manageriale: ingaggia Luigi Delneri come allenatore,  Andrea Agnelli è il nuovo presidente mentre Giuseppe Marotta è il nuovo direttore generale. Undici i nuovi acquisti, tra i quali l’ala serba Miloš Krasić e il difensore della Nazionale Leonardo Bonucci. Per l’attacco, acquistato un altro nazionale, Fabio Quagliarella, viene ceduto Diego.

Perso Cesare Prandelli, designato erede di Marcello Lippi alla guida della Nazionale, la Fiorentina, che prende i fantasisti Cerci e D’Agostino riparte da Siniša Mihajlović che lascia Catania,  sulla cui panchina arriva Marco Giampaolo. Gli etnei ingaggiano l’argentino Gomez, detto “El Papu”. La Sampdoria sostituisce il partente Delneri con Domenico Di Carlo che lascia a Stefano Pioli la panchina del Chievo. Scambio di panchine tra Parma e Udinese: Francesco Guidolin è il nuovo allenatore dei friulani, mentre in Emilia va Pasquale Marino. Il Bologna sostituisce Franco Colomba con Alberto Malesani, che prende in mano la squadra dopo la prima giornata, in cui la formazione felsinea è stata guidata dall’allenatore della primavera Paolo Magnani. I lelsinei prendono l’uruguayano Gaston Ramirez. Udinese, Lazio, Palermo e Napoli mantengono sostanzialmente la stessa rosa della stagione precedente perfezionandola con qualche acquisto mirato: nella capitale arriva Hernanes, in Sicilia – confermato Javier Pastore – arrivano due sloveni inizialmente poco noti come Josip Iličič ed Armin Bačinovič e viene ceduto Edinson Cavani ai partenopei, che dal canto loro acquistano José Ernesto Sosa dal Bayern Monaco, Hassan Yebda dal Benfica e Emílson Sánchez Cribari dalla Lazio. L’Udinese inserì Armero e Benatia in rosa. Complessivamente, anche a livello internazionale, il calciomercato estivo ha subito una brusca frenata: i “colpi di mercato” sono stati esigui, e senza spese spropositate. La causa va ricercata sia negli strascichi della crisi economica, sia, e soprattutto, nel Fair Play Finanziario UEFA, ovvero la norma che obbliga, dalla fine della stagione 2012, le squadre europee ad avere un bilancio finanziario positivo (che non potrà essere ripianato dagli azionisti o dal presidente), pena l’esclusione dalle competizioni UEFA per la stagione 2013-2014. Delle neo-promosse, soltanto il Cesena ha cambiato allenatore: a sostituire Pierpaolo Bisoli, andato al Cagliari, viene chiamato Massimo Ficcadenti. Bari, Brescia, Genoa, Lazio, Lecce, Napoli, Palermo e Roma confermano i rispettivi allenatori.

 

Il campionato scattò nel weekend del 28 e 29 agosto 2010. La seconda giornata il Chievo  è capolista da solo (unica squadra a punteggio pieno); dopo la terza giornata raggiungono la vetta Inter e Cesena, mentre alla quarta giornata i nerazzurri sono primi in solitario, ad un punto da Chievo e Brescia. Alla quinta giornata, con la Roma che batte l’Inter, nessuna squadra è più imbattuta: questo avvenimento non accadeva dalla stagione 1971-1972. Alla sesta giornata è la Lazio ad essere capolista da sola, che, restandovi anche alla settima giornata, è la prima a riuscire ad essere capolista per almeno due giornate. Proprio alla settima giornata, sul fondo della classifica, l’Udinese lascia l’ultimo posto per la prima volta da inizio campionato e fanalino di coda diventa la Fiorentina, che non si trovava all’ultimo posto da 33 anni(posizione che lascerà in breve).Alla dodicesima giornata le prime sei squadre in classifica si scontrano fra loro: Juventus-Roma (1-1), Lazio-Napoli (2-0) e la seconda stracittadina della stagione, vinta per 1-0 dal Milan (che resta così al primo posto) sull’Inter (con rete di Ibrahimović su rigore): con quest’ultimo risultato, l’imbattibilità interna dei nerazzurri si ferma dopo 46 turni di Serie A e 53 totali. Dopo la 18ª giornata il Milan si ritrova ancora primo a +5 sulla Lazio, dunque è campione d’inverno con una giornata d’anticipo.[29] Nel frattempo l’Inter, impegnata nel vittorioso Mondiale di club, sostituisce Benitez con il brasiliano Leonardo (in carica dal 24 dicembre); in campionato, la squadra milanese rinvia due partite. Dopo la 19ª giornata, finito dunque il girone d’andata, il Milan guida la classifica con 40 punti, eguagliando il record minimo per i campionati a venti squadre stabilito dal Torino nel 1948-1949.  La seconda piazza è occupata dal Napoli, mentre completano la zona Champions le due squadre romane, nell’ordine Lazio (terza) e Roma (quarta). Il quinto posto è occupato a pari merito da Palermo e Juventus, le quali distanziano l’Inter – con due partite da recuperare – di due punti. In zona retrocessione ci sono Lecce, Brescia e Bari. Prima dell’inizio del girone di ritorno, il Bologna – che nel frattempo ha cambiato proprietà passando da Sergio Porcedda a Massimo Zanetti – subisce un’ulteriore penalizzazione in classifica, perdendo altri due punti (per un totale di tre) per responsabilità diretta visti i mancati pagamenti di stipendi e contributi nel primo trimestre della stagione.

Nel girone di ritorno, il Milan gestisce il vantaggio pur senza andare mai in fuga: la differenza la fanno le vittorie negli scontri diretti: una dopo l’altra, il Milan supera il Napoli (3-0) a fine febbraio; la Juventus (1-0) ad inizio marzo, mentre ad inizio aprile arriva il 3-0 all’Inter nella stracittadina di ritorno.  Alla 33ª giornata il Milan batte per 3-0 la Sampdoria facendola entrare in zona retrocessione (terzultimo posto) a seguito di un periodo negativo in cui la società genovese perde molte partite; al vertice cadono anche Napoli (2-1 casalingo contro l’Udinese) ed Inter (2-0 contro il Parma), e così facendo i rossoneri si portano a +6 dalla seconda classificata a cinque giornate dal termine. Dopo la 34ª il Milan si ritrova a +8 dalla seconda classificata, che diventa l’Inter poiché il Napoli perde per 2-1 contro il Palermo;per il Bari, invece, arriva la retrocessione aritmetica.

Antonio Di Natale, punta dell’Udinese, con 28 reti bissa il titolo di miglior marcatore già fatto suo nella stagione precedente.

La 35ª giornata non offre altri verdetti; alla 36ª invece, il Milan, giocando in anticipo, pareggia per 0-0 con la Roma e centra così l’aritmetica vittoria del campionato con due turni d’anticipo.Per i rossoneri si è trattato del 18º scudetto, a distanza di sette anni da quello precedente. Il Milan raggiunge l’Inter come computo totale di scudetti vinti.[42] Per il Brescia, che perde in casa contro il Catania (1-2), arriva la matematica retrocessione in Serie B da neopromossa. Alla 37ª giornata si determina l’ultima squadra retrocessa: si tratta della Sampdoria, che dopo un girone di ritorno con pochi punti e con Alberto Cavasin che sostituisce Di Carlo sulla panchina, si è ritrovata sola al terzultimo posto dopo la sconfitta nel derby con il Genoa e quindi matematicamente retrocessa con una giornata d’anticipo a causa della sconfitta con il Palermo (1-2) e la contemporanea vittoria del Lecce contro il Bari (2-0), lasciando la massima serie dopo otto stagioni.  Nella stessa giornata si delinea meglio il quadro per i piazzamenti europei: il Napoli, con il pareggio (1-1) contro l’Inter, è matematicamente terzo, mentre Roma e Juventus non possono più raggiungere l’Udinese al quarto posto. Il Palermo invece, in virtù della conquista della finale di Coppa Italia ottenuta il martedì precedente a questo turno, è certo del posto in Europe League visto che l’altra finalista è l’Inter. Il campionato si chiude con il piazzamento dell’Udinese al quarto posto, dopo il pareggio per 0-0 con il Milan; inutile pertanto la vittoria della Lazio (4-2 a Lecce), che conclude con gli stessi punti dei bianconeri ma si trova in svantaggio nella differenza reti. La Juventus, nonostante sia giunta settima, resta fuori dalle coppe europee; si qualifica in UEFA Europa League il Palermo in quanto finalista della Coppa Italia 2010-2011.

JUVE ARRIVANO AGNELLI, MAROTTA E DELNERI, RISULTATO NON CAMBIA – La stagione 2010-2011 inizia con un cambio ai vertici dirigenziali. Dopo essere stato nominato presidente del club il 19 maggio 2010, Andrea Agnelli, quarto esponente della dinastia torinese ad assumere la massima carica bianconera, allontana Alessio Secco, Renzo Castagnini e Roberto Bettega, assumendo Giuseppe Marotta nel ruolo di direttore generale e Fabio Paratici in quello di coordinatore dell’area tecnica; Jean-Claude Blanc rimane a ricoprire il solo ruolo di amministratore delegato. Dopo poche settimane dall’insediamento, la nuova dirigenza riesce già a raggiungere un importante obiettivo: l’11 giugno la Juventus, a seguito di un accordo con il Comune di Torino, acquisice l’area della Continassa per 99 anni:  la società intende così dare continuità al progetto Stadium e riqualificare l’area di 270.000 metri quadrati.

Novità anche sul fronte tecnico. Sulla panchina bianconera viene chiamato l’ex allenatore della Sampdoria, Luigi Delneri, anche in virtù dell’ottimo rapporto instauratosi con Marotta durante l’anno trascorso insieme in blucerchiato, mentre la rosa, che affronta gli addìi di due senatori dello spogliatoio quali Camoranesi e Trezeguet oltreché dei deludenti Diego e Poulsen, si rinnova in estate con gli acquisti di Storari, dodicesimo che si ritaglierà un suo spazio nel corso della stagione, e del promettente difensore Bonucci, futuro protagonista del vittorioso ciclo degli anni 2010, cui si aggiungono quelli del centrocampista Aquilani, degli esterni Krasić (sosia fisico di Nedved) e Pepe, e della punta Quagliarella; il mercato invernale vedrà l’ulteriore arrivo a Torino di Barzagli, un acquisto inizialmente accolto sottotraccia, ma a posteriori un altro tassello della linea difensiva bianconera e azzurra di questo decennio.

La stagione inizia con i preliminari di Europa League, che la Juve affronta tra fine luglio e fine agosto, superando agevolmente gli irlandesi del Shamrock Rovers  e gli austriaci dello Sturm Graz. Le partite casalinghe vengono giocate allo stadio Braglia di Modena. Ottenuto l’accesso ai gironi di Europa League, la Juve inizia male il campionato, con una sconfitta a Bari: era dal campionato 1982/83 che i bianconeri non debuttavano con una sconfitta. Il primo successo arriva al terzo turno, con un netto successo per 4-0 ad Udine: subito dopo arriva un rovescio interno col Palermo (prima squadra a vincere per tre anni consecutivi in casa dei bianconeri), seguita da un’affermazione interna sul Cagliari con tripletta di Krasic. Seppur i bianconeri chiudano l’anno senza più perdere in campionato, pochi sono gli acuti (come il successo in casa del Milan o quello al 93′ sulla Lazio) nelle 13 gare senza sconfitte, restando lontani di pochi punti dalla vetta. In Europa League, la Juventus esce subito, pareggiando tutte le gare del proprio girone.

All’inizio del 2011, la situazione precipita: i bianconeri crollano in casa col Parma e nella stessa partita si infortuna il suo bomber Quagliarella, che fin lì aveva fatto bene: in emergenza, vengono ingaggiati Luca Toni dalla Roma e Alessandro Matri dal Cagliari. Nel frattempo arriva un’altra batosta a Napoli con la quale termina il girone d’andata, al sesto posto, a -9 dalla vetta. A gennaio la Juve esce dalla Coppa italia, perdendo ai quarti in casa con la Roma (0-2), intanto in serie A arrivano due ko con l’Udinese in casa ed a Palermo. Le cose vanno un po’ meglio a febbraio, con i successi a Cagliari ed in casa sull’Inter (due partite in cui sono decisivi gli acquisti invernali Toni, autore a Cagliari del suo centesimo gol in serie A,, e Matri), ma poi arrivano tre ko consecutivi con Lecce, Bologna e Milan. Il massimo periodo è tra marzo ed aprile, dove la Juve riesce a cogliere quattro successi  ed un pari in cinque gare, risalendo la china in chiave europea, coltivando ancora speranze di Champions. Ma i pareggi casalinghi (tre 2-2 di fila con Catania, Chievo e Napoli) e soprattutto il tonfo di Parma alla penultima precludono ai bianconeri sogni europei, e la squadra bianconera chiude col secondo settimo posto di fila, stavolta senza neppure il salvagente europeo, perchè i preliminari di Europa League, ultimo slot possibile, vengono presi dal Palermo ottavo ma finalista di Coppa Italia. La mancata qualificazione diretta, esclusa la penalizzazione di calciopoli, mancava alla Juve dall’annata 1990/91.  Seppur la Juve batta almeno una volta tutte le squadre che la precedano (le due milanesi, le due romane e l’Udinese, escluso il Napoli) ciò non basterà, visti i numerosi passi falsi con squadre di medio basso lignaggio.

Quella del 22 maggio 2011 col Napoli è l’ultima partita dei bianconeri giocata allo stadio Olimpico: da settembre i bianconeri si trasferiranno nel novo stadio di proprietà, chiudendo un quinquiennio avaro di soddisfazioni nell’impianto che diverrà casa del solo Torino, che ancora annaspa in serie B.

ALTRE COMPETIZIONI – In Champions, la Sampdoria manca l’accesso alla fase a gironi perdendo col Werder Brema, dove ai supplementari subisce il gol decisivo dopo aver recuperato un 3-1. Milan e Roma escono già agli ottavi, per mano di Tottenhamm e Shaktar, mentre ‘Inter, dopo aver estromesso ancora il Bayern col quale aveva vinto la Champions l’anno precedente, esce ai quarti crollando in casa col modesto Schalke 04 (2-5). In finale a Londra è di nuovo Barcellona-Manchester United come due anni prima a Roma, e sono ancora i catalani ad imporsi per 3-1. In Europa League ai gironi emulano la Juve anche Palermo e Sampdoria, proveniente dalla Champions. Solo il Napoli passa, ma ai sedicesimi sbatte col “solito” Villarreal. La finale a Dublino è di marca portoghese: vince il Porto sullo Sporting Braga per 1-0, con un gol di Radamel Falcao.  L’Inter si aggiudica il Mondiale per Club, superando nella finale il Mazembe (prima squadra africana a raggiungere la finale, rompendo la tradizione Europa-Sudamerica) per 3-0, ma non la Supercoppa Europea, che va all’Atletico Madrid, vittorioso per 2-0.

La Coppa Italia stavolta vide il “solito” Inter-Roma in semifinale, vinto ancora dai nerazzurri (sempre vittoriosi dal 2005 nella competizione sui giallorossi). In finale ci arrivò dopo 32 anni il Palermo, eliminando il Milan ed impedendo un derby: i nerazzurri vincono poi per 3-1 vincendo oltre alla TIM Cup anche il trofeo per il 150mo dell’Unità d’Italia. L’ennesimo Inter-Roma si verifica anche in Supercoppa Italiana, con successo anche quì nerazzurro per 3-1 dopo i supplementari: questa resta l’ultima edizione giocata in casa della squadra campione d’Italia. In serie B risalita immediata per Atalanta e Siena, con Conte che centra la seconda promozione in tre anni. La terza promossa è il Novara, che supera il Varese nella finale playoff: per i piemontesi un ritorno in serie A che mancava da 55 anni.  In Lega pro precipita il Piacenza, sconfitto dall’AlbinoLeffe per la peggior classifica nel playout: gli emiliani, che scendono in terza serie dopo un ventennio, accompagnano Triestina, l’esordiente Portogruaro ed il Frosinone.

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