Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore… Emiliano Faziosi

Per la rubrica #StoriaDiUnGrandeAmore oggi ci racconta la sua Emiliano Faziosi.
Torinese e juventino DOC, la sua passione smisurata per la Vecchia Signora trasuda ad ogni risposta.
In alcune di queste mi ci sono personalmente rivisto molto e leggere che altre persone provano le mie stesse emozioni e sensazioni da una parte mi rassicura e dall’altra mi stupisce ancora tantissimo.

Buona lettura!

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Ciao, presentati al gruppo.

Ciao, mi chiamo Emiliano e lo pseudonimo è “Faziosi”, dal blog omonimo che ho creato nel 2012 e che faceva parte di un progetto utopico, quello di far discutere tifosi juventini e granata in modo pacifico e costruttivo, che aveva come massima rappresentazione l’omonimo podcast. Il podcast è durato dal 2012 al 2017.
Ho 43 anni e sono di Torino. Di mestiere mi occupo di tante cose, che possono portarmi a definirmi come “imprenditore”.

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Da dove nasce il tuo amore per la Juventus e come potresti spiegarlo?

Il mio amore per la Juve nasce… dalla nascita! Ho foto in cui, neonato, indosso i colori bianconeri e a 4 anni mio padre mi portò in curva, al mitico Comunale.
Ad un certo punto, ero ancora bambino ma mio padre era preoccupato per l’eccessiva enfasi nel mio tifo al punto che smise di accompagnarmi allo stadio (lui ci andava però provocandomi enormi pianti ogni domenica!).
La Juve è il rifugio sicuro delle emozioni, è il modo più appassionante per staccare dai problemi quotidiani, è una passione da tramandare (mia figlia, 6 anni, ha come mito Giorgio Chiellini e quando l’abbiamo incontrato in centro a Torino e lui le ha parlato, mia figlia mi ha detto: “papà, è il giorno più bello della mia vita!).
La Juve è il secondo pensiero, massimo il terzo, della giornata, dopo la famiglia e il lavoro (ma spesso anche prima del lavoro).
La Juve è fedeltà, perché nella vita si può cambiare casa, moglie, religione, città ma la fede per i colori bianconeri non cambierà mai, al pari dell’amore verso i propri figli.

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Quale è il ricordo più bello legato ad essa?

Tanti, tantissimi, anche se quelli più dolorosi (Atene, Heysel, Manchester, Cardif) restano impressi nella memoria. Scegliere il più bello è troppo difficile però, e allora ne cito 3: La vittoria in Champions nel ’96, il primo scudetto di Conte, il ritorno alla vittoria dopo 9 anni di sconfitte nel 94/95. Menzione speciale per il 5 maggio…

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Il tuo giocatore preferito di sempre e perché?

Michel Platini, senza alcun dubbio. E’ stato il mio eroe da bambino e ancor oggi è la rappresentazione massima del calcio: classe, eleganza, leadership, ironia.

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Il tuo allenatore preferito di sempre e perché?

Marcello Lippi. Con lui ho visto il miglior calcio possibile coniugato alle vittorie. Con lui la Juve non aveva paura di nessuno, in Italia come in Europa. Lui ha saputo portare in trionfo il calcio italiano in quel tragico 2006, portando lo stile Juve in una Nazionale fatta di grandi uomini.

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Hai fatto mai qualcosa di particolare o di “folle” per la Juve?

Ne ho fatte un sacco… ma credo che quella che le rappresenta tutte è la modalità con cui io e la mia famiglia prendiamo impegni: calendario sincronizzato con le partite della Juve in modo da evitare che qualcuno prenda impegni quando ci sono campionato o coppa. E questo vale anche per il lavoro. Se gioca la Juve non ci sono compleanni, matrimoni, conferenze. Non perdo una partita della Juve da almeno 7 anni.

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Sei mai stato allo Stadium? Sensazioni?

Lo Stadium è meraviglioso, anche se niente sostituirà mai l’emozione di quando salivo le gradinate del Comunale e vedevo lo stadio pieno. Però lo Stadium ti da l’assurda sensazione di sentirti a casa. Ogni juventino allo Stadium si sente a casa, sente che quell’impianto sportivo gli appartiene. Anche simbolicamente, lo Stadium rappresenta la nostra forza, la nostra superiorità, la nostra rinascita, la nostra rivincita nei confronti di chi ha provato a distruggerci. Lo Stadium richiama tifosi da tutta Italia e tutto il mondo e porta in città tante persone che prima non conoscevano Torino. Per me, torinese DOC (seppur di origini orgogliosamente terrone), sentirmi dire: “sono stato a Torino per vedere la Juve e ho scoperto una città molto bella” è motivo di orgoglio. E, nonostante la leggenda della Torino granata, la città deve ringraziare una volta di più la sua squadra di calcio.

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Come hai vissuto l’acquisto del secolo di Ronaldo?

Come se fossi un pazzoide invasato. Ero in vacanza e ho consumato tutti i giga disponibili (e mi sono poi arrivati circa 120 euro di maggiorazioni) perché non staccavo gli occhi da Twitter in cerca di notizie. Continuavo a dire a mia moglie: “sta succedendo, sta succedendo… Ronaldo alla Juve”. E’ stato per quei 15 giorni circa il primo pensiero del giorno e anche l’ultimo! Non si tratta di semplice follia, ma di capacitarsi del fatto che la Juventus è tornata ad essere la squadra in cui giocano i giocatori più forti del mondo. Fino a pochi mesi fa mi capitava di litigare su Facebook con chi sosteneva che la società dovesse fare di più, acquistando giocatori anche mediaticamente fenomenali per colmare il gap con le grandi d’Europa. Credevo che, per quanto saremmo potuti crescere, mai avremmo rivisto certi giocatori con la maglia della Juve. E invece, dopo Sivori, Platini, Baggio, Del Piero, Zidane e Nedved, il più forte lo abbiamo nuovamente noi.

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Quale è per te l’aspetto più caratterizzate nella storia della Juve e al quale non dovremo rinunciare mai?

Domanda fantastica. Non dobbiamo mai rinunciare al pensare che vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta, nella sua accezione vera, non quella manipolata dai nostri nemici. Non significa dover vincere sempre, con ogni mezzo ma cercare sempre di vincere, dare tutto per farlo e, una volta vinto, pensare alla prossima partita. Per me essere della Juve ha a che fare con i miei principi morali, con il mio modo di vivere e di lavorare. Io non cerco mai scuse, se non vinco, se non ottengo i risultati che desidero, non do la colpa ad altri che a me stesso. E quando ottengo una vittoria (specie sul lavoro), anziché festeggiare programmo un nuovo obiettivo. Non potrei mai essere un interista, un granata, tanto per dire. Pensare che le sorti della mia squadra dipendano da forze occulte sarebbe un insulto alla mia intelligenza, sarebbe un far venir meno le mie convinzioni. E, se proprio dovessi pensare che il gioco del calcio fosse “taroccato”, semplicemente rinuncerei a seguirlo.

Grazie mille!

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