STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 2001/2002:..e poi venne quel 5 maggio

Mentre la nazionale del Trap raggiungeva la partecipazione al mondiale nippo coreano, in serie A partivano le “grandi manovre” in quell’estate 2001. In chiave televisiva, venne abolito l’anticipo pomeridiano delle 15, salvo per anticipi europei, fermo restando quello serale delle 20,30.

La Roma campione in carica confermò gran parte della sua rosa, a partire dalla coppia offensiva Batistuta-Totti; tra i pochi innesti, i giallorossi puntarono sul giovane talento Cassano prelevato dal Bari, mentre come riserva dell’estremo difensore Antonioli si assicurarono dall’Atalanta il prospetto Pelizzoli.

Grandi cambiamenti alla Juventus, dove la delusione per i secondi posti dell’ultimo biennio sfociò nel ritorno in panchina di Marcello Lippi: le cospicue cessioni di Zidane al Real Madrid — per la cifra di 150 miliardi di lire, all’epoca il trasferimento più costoso nella storia del calcio — e di Inzaghi al Milan (80) finanziarono inoltre un corposo rinnovamento della squadra, con gli acquisti di Buffon e Thuram dal Parma (per 175 miliardi complessivi), e Nedvěd dalla Lazio (70), assieme alla definitiva promozione a titolare in avanti, al fianco di Del Piero, dello scalpitante Trezeguet. Anche l’Inter ripensò il suo assetto, con Moratti che ingaggiò l’allenatore argentino Héctor Cúper reduce dalle positive stagioni a Valencia: i nerazzurri puntellarono la retroguardia col portiere Toldo e il difensore Materazzi, e rinfoltirono il centrocampo con l’arrivo di Cristiano Zanetti, mentre in attacco, confermato Vieri, offrirono un’altra possibilità ai rientranti Kallon e Ventola, in attesa del pieno recupero fisico di Ronaldo nonché del ritorno in campo di un Recoba ancora bloccato da una lunga squalifica. Il Milan, che ingaggiò l’ex gigliato Fatih Terim alla guida tecnica, oltre a Filippo Inzaghi aggregò alle proprie file l’ex viola Rui Costa e l’ex interista Pirlo. La Lazio, che vide presto l’avvicendamento tecnico tra Zoff e Zaccheroni, puntò sugli stranieri Stam e Mendieta nonché su Fiore. Il Parma, che a sua volta vedrà un discreto turbinìo in panchina, si rinforzò con Frey e Nakata mentre la Fiorentina, che andrà suo malgrado incontro a una delle annate più tribolate della sua storia, al principio confidava ancora in un campionato di spessore grazie alle giocate di Morfeo e, da gennaio, ai gol di Adriano. Anche l’Udinese scelse di rimpolpare l’attacco con l’acquisto di Di Michele. Cauet e Cristiano Lucarelli andarono invece a vestire la maglia granata del Torino, di nuovo in A dopo la vittoria del torneo cadetto.

In una stagione che si rivelerà tanto incerta e combattuta dall’inizio alla fine, ai nastri di partenza passò inizialmente in secondo piano il debutto della matricola Chievo e, di conseguenza, l’arrivo in Serie A del derby veronese giocato con il Verona: la città veneta diventò la quinta a poter vantare una stracittadina nella massima categoria dopo Genova, Milano, Roma e Torino. Per la loro prima avventura nell’élite del calcio italiano, i clivensi si rinforzarono col portiere Lupatelli, Perrotta e il ritorno di Legrottaglie, così come i cugini scaligeri accolsero Frick e Paolo Cannavaro.

Per quanto concerne le altre due neopromosse, i corregionali del Venezia cercarono di dare qualità al loro undici titolare con l’inserimento di Vannucchi, mentre il Piacenza ricorse all’esperienza di Di Francesco e ai gol di Hübner, prolifico bomber di provincia. Il Brescia si segnalò per l’arrivò da Barcellona del plurititolato Guardiola, assieme a quello del nuovo terminale offensivo Toni che andò a formare un tridente coi confermati Roberto Baggio e Tare. Tra le sorprese della precedente annata, il Perugia continuò nella sua opera di valorizzazione dei giovani dando stavolta fiducia all’allora sconosciuto Grosso, pescato in Serie C2; a stagione in corso gli umbri integreranno poi in rosa la punta Bazzani. L’Atalanta sostituì Pelizzoli con l’esperto Taibi, ampliando poi con Comandini il suo parco attaccanti. Infine, in un campionato che vide la quasi totalità delle squadre partecipanti localizzata nell’area centro-settentrionale del Paese, spettò ai salentini del Lecce, che si affidarono agli uruguaiani Giacomazzi e Chevantón, il compito di rappresentare da soli l’intero Mezzogiorno d’Italia.

 

Il campionato prese il via nell’ultimo weekend di agosto (25 e 26) con favorite le milanesi, le romane e la Juventus. Furono i bianconeri di Lippi a partire meglio di tutti, alla terza giornata già primi in solitaria e a punteggio pieno, ma superati due domeniche dopo dall’Inter di Cúper. A dispetto delle premesse, vero protagonista del girone di andata fu però il Chievo del tecnico Luigi Delneri e del giovane presidente Luca Campedelli, squadra di un piccolo borgo veronese di stanza tra i professionisti da appena un quindicennio, e al suo esordio in Serie A: grazie al suo vivace ed efficace gioco — sospinto dalle ali Eriberto-Manfredini, nonché dal futuro campione del mondo Perrotta e dalla coppia d’attacco Corradi-Marazzina—, già alla prima giornata i clivensi stupirono violando il campo della Fiorentina detentrice della Coppa Italia (seppur coi viola destabilizzati da una profonda crisi societaria che esploderà nei mesi seguenti), andando poi in testa alla classifica il 21 ottobre 2001 e rimanendoci per l’intero mese di novembre; il positivo momento del calcio scaligero venne caratterizzato anche dal buon avvio dell’altra compagine cittadina, il Verona di Alberto Malesani, issatosi al 4º posto, e che verso la metà del mese fece suo anche il primo derby dell’Arena giocato in Serie A. Frattanto la Juventus conosceva un periodo di crisi,  mentre un cammino altalenante indusse il Milan a sostituire il turco Terim con l’ex bandiera rossonera Carlo Ancelotti.  Il 2 dicembre il Chievo perse la vetta della graduatoria in favore dell’Inter, il cui primato durò tuttavia lo spazio di due settimane, allorché vennero sconfitti in casa nello scontro diretto dagli stessi clivensi, di nuovo primi in coabitazione con la Roma di Fabio Capello.La squadra meneghina non demorse e concluse comunque l’anno solare davanti a tutti, ma il 6 gennaio 2002 venne sopravanzata dai capitolini, che si fregiarono così per la seconda volta consecutiva del simbolico titolo d’inverno.

La tornata conclusiva vide l’allontanamento dalle zone di vertice del Milan, che pagò la prolungata assenza del suo centravanti Inzaghi infortunatosi sul finire del girone di andata, e del Chievo, con l’avvicinamento di una Juventus tornata in forma dopo gli stenti autunnali complice anche la definitiva integrazione in squadra di Nedvěd, il quale, dopo le iniziali difficoltà patite nell’intelaiatura bianconera,[1] trovò una nuova dimensione sulla trequarti. La lotta diventò così a tre, con nerazzurri e giallorossi che si alternavano in vetta domenica dopo domenica, mentre la Vecchia Signora seguiva a ridosso. Il torneo sembrò arrivare a una svolta il 24 marzo quando l’Inter, battendo in casa la Roma nello scontro diretto, distanziò di 3 e 4 lunghezze, rispettivamente, capitolini e torinesi. La domenica successiva il distacco sulla Juventus crebbe a +6 e parve tagliar fuori definitivamente i piemontesi; tuttavia alla trentesima giornata, un’inattesa sconfitta della capolista a San Siro contro l’Atalanta riaprì improvvisamente i giochi per il titolo.

A tre turni dalla fine l’Inter affrontava una trasferta sul campo del Chievo, con Juventus e Roma impegnate anch’esse fuori casa, contro piacentini e rossoneri: se al 90′ i nerazzurri parevano aver ipotecato lo scudetto vincendo di misura al Bentegodi, mentre le due inseguitrici permanevano sul pareggio, nei concitati minuti di recupero le simultanee marcature di clivensie torinesi assottigliarono di colpo da un virtuale +5 a un risicato +1 il vantaggio dei meneghini sui piemontesi, i quali approfittarono anche del pari della Lupa a Milano per sopravanzarli al 2º posto. Dopo una penultima giornata che non cambiò le carte in tavola, le tre squadre arrivarono quindi all’ultimo turno di campionato, il 5 maggio 2002, in questa situazione di classifica: Inter 69 punti, Juventus 68, Roma 67.

Il maxischermo dell’Olimpico di Roma mostra il risultato dell’ultima partita di campionato tra Lazio e Inter, che consegnò alla Juventus uno scudetto divenuto poi noto, per il suo avvincente epilogo, come quello del «5 maggio».

 

Colpevoli di aver dilapidato troppi punti con le provinciali,  per i giallorossi, impegnati al Delle Alpi contro il Torino, le possibilità di bissare il tricolore apparivano scarse. Più fiduciosa era la Juventus, di scena sul campo di un’Udinese che sette giorni prima aveva raggiunto la salvezza. I piemontesi confidavano soprattutto nella Lazio che sfidava proprio l’Inter, e che con una vittoria poteva ancora sperare di raggiungere (stante risultati favorevoli dagli altri campi) la qualificazione alla Coppa UEFA. Tuttavia l’intero pomeriggio sembrava vivere unicamente sull’attesa di un annunciato trionfo nerazzurro, tanto che la stessa tifoseria biancoceleste — sia per il saldo gemellaggio con la curva milanese, per disprezzo nei confronti della propria dirigenza, nonché per timore che lo scudetto potesse nuovamente finire appannaggio dei concittadini e rivali giallorossi — si era pubblicamente schierata a favore di un successo interista, “scaricando” di fatto la loro squadra e colorando di nerazzurro l’intero Olimpico.

Al Friuli, già dopo 10′ la Juventus aveva risolto la pratica con i gol del capocannoniere Trezeguet e del capitano Del Piero, attendendo da qui in avanti notizie favorevoli da Roma dove tuttavia, quando il Biscione andò in vantaggio per la seconda volta (dopo un primo e sorprendente pareggio biancoceleste), la partita parve decisa così come l’esito del torneo. Eppure, dapprima arrivò in prossimità dell’intervallo l’insperata seconda rete dei laziali, che poi nella ripresa dilagarono fino a trionfare per 4-2  su di un Inter che, al rientro dagli spogliatoi, incappò in un deciso crollo atletico e, ancor più, mentale:  alcuni giocatori nerazzurri vennero colti da crisi di pianto nel bel mezzo della sfida, vedendosi sfuggire sul filo di lana un successo che in casa meneghina continuava a mancare ormai dal 1989.

Lo juventino David Trezeguet, miglior marcatore del campionato, col piacentino Dario Hübner, con 24 reti — per il francese tutte su azione.

A Udine si assegnò così il 26º scudetto bianconero, a premiare una squadra capace di arrivare al rush finale in migliori condizioni fisiche rispetto agli avversari, nonché lucida e stoica nel credere fino in fondo a una rimonta apparsa, a tratti, proibitiva. Complice la contemporanea vittoria esterna della Roma sui granata, l’Inter portò suo malgrado a termine un harakiri che la fece scivolare al 3º posto della graduatoria. L’epilogo di questo campionato, considerato tra i più belli e avvincenti da trent’anni a quella parte, rimase impresso nella memoria collettiva tanto che, da allora, il «5 maggio» è divenuta una delle date “simbolo” nella storia del calcio italiano, ricordata con opposti sentimenti dalle tifoserie bianconere e nerazzurre, e presto trasformatasi in uno dei pilastri della mai sopita rivalità fra i due club.

Grazie al successo sull’Inter la Lazio entrò dunque in zona UEFA, a spese di un Bologna battuto di una sola lunghezza, e che nel corso del girone di ritorno aveva mantenuto per molte giornate la quarta posizione. Fu Europa anche per il Chievo 5º in classifica, neopromossa che si affacciava subito al palcoscenico continentale: dopo aver superato un periodo di flessione, la matricola clivense si riprese fino a cullare il sogno di un posto in Champions League, che alla fine fece suo il più quotato Milan. Salvezze anticipate e senza eccessivi patemi per il Perugia, l’Atalanta della rivelazione Doni, centrocampista che emerse a sorpresa in classifica marcatori ottenendo così la chiamata al campionato del mondo 2002,  il Torino e un Parma in decisa caduta, coi ducali che raddrizzarono tuttavia l’annata trionfando in Coppa Italia. In Intertoto andarono per l’unica volta tre squadre: oltre a Bologna e Perugia, si iscrisse anche il Torino.

In coda si registrarono le discese tra i cadetti del Venezia, della blasonata Fiorentina preda di una doppia crisi, tecnica e finanziaria, del Lecce e, a sorpresa, del Verona che mancò la salvezza nonostante il buon girone di andata: agli scaligeri fu fatale lo scontro diretto all’ultima giornata contro il Piacenza dell’altro capocannoniere Hübner, nonché una graduatoria stretta per il 15º posto, nella quale fino al fischio finale era coinvolto pure un Brescia frenato nella tornata di ritorno dai guai fisici occorsi al suo trascinatore Roberto Baggio— tuttavia protagonista di un vero e proprio “miracolo” sportivo, tornando in campo a 77 giorni da una rottura del legamento crociato anteriore.Retrocessione ben più amara per i gigliati, dopo un campionato anonimo su cui pesò oltremodo, a posteriori, il serio infortunio che dopo poche giornate li privò del bottino sottorete di Chiesa: in estate arriverà dapprima il fallimento del club di Cecchi Gori e, dopo la costituzione di una nuova società, la ripartenza dalla Serie C2.

JUVE, SCUDETTO PER I CAPELLI – Gli insuccessi delle ultime stagioni causarono l’addio di Ancelotti, spianando la strada al rientro di Lippi.  Sul mercato la squadra lasciò partire Van der Sar, Zidane e Inzaghi: al loro posto giunsero Buffon, Pavel Nedvěd e Lilian Thuram  e Marcelo Salas, inserendo anche Cristian Zenoni nell’affare che portò Inzaghi a Milano. Il campionato 2001-02 iniziò con 3 vittorie consecutive, prima di rimanere all’asciutto per 6 giornate. In particolare, da metà settembre a fine novembre, i bianconeri vinsero solo la sfida interna col Parma del 18 novembre. Fu anche superato il primo turno in Champions League, ottenendo l’accesso al secondo. Nel mese di dicembre, la società entrò in Borsa. Durante l’inverno, la Juventus risalì la classifica: particolare importanza ebbe l’integrazione del ceco, che trovò il primo gol bianconero il 1° dicembre col Perugia,  nel modulo, in posizione di trequartista. I bianconeri da dicembre a metà marzo ottennero una striscia utile di 16 gare, in cui spiccarono i sei successi consecutivi dal 23 dicembre al 2 febbraio. In Europa il cammino terminò nell’ultima fase a gruppi, mentre la lotta per lo scudetto venne riaperta in primavera a causa delle incertezze offerte dall’Inter capolista.

Giunta all’ultima partita con un punto di ritardo dai nerazzurri, alla Juventus riuscì un incredibile sorpasso che le fruttò il tricolore: i milanesi caddero 4-2 sul campo della Lazio, mentre i bianconeri vinsero per 2-0 in casa dell’Udinese sorpassandoli . Per i bianconeri, furono decisivi i cinque successi finali, al cospetto dei soli 7 punti ottenuti dai meneghini. La Juve fallì poi il double, come fece Lippi nella prima stagione bianconera (1994/95), perdendo la finale col Parma: dopo il 2-1 dell’andata i bianconeri persero 1-0 a Parma.

Il 18 giugno 2002 la Juventus, a seguito di un accordo con la municipalità torinese, ottiene il diritto di superficie sull’area dello stadio delle Alpi per i successivi 99 anni, sborsando 25 milioni di euro. La società bianconera riesce, così, a raggiungere un obiettivo inseguito dal 1994: ottenere uno stadio di proprietà, senza dover più minacciare di lasciare la città. Con questo storico accordo, si conclude una stagione da incorniciare per la Juventus.

ALTRE COMPETIZIONI – Subito bocciato il Parma nel preliminare di Champions, estromesso dal Lilla. La Lazio fu eliminata alla prima fase a gironi, Juve e Roma alla seconda fase. In finale a Glasgow il Real sfidò il Bayer Leverkusen, unico club non campione nazionale a giungere in finale di Champions, e s’impose per 2-1, vincendo per la terza volta negli ultimi cinque anni, negli ultimi tre anni pari. In Intertoto il Brescia, unico club italiano iscritto, fallì il quarto successo italiano consecutivo, perdendo la finale col PSG con due pareggi. In Coppa UEFA la prima ad uscire fu la Fiorentina, ai sedicesimi, estromessa ancora dal Lilla proveniente dai gironi di Champions dove si qualificò a spese del Parma. Gli stessi emiliani abdicarono agli ottavi, fermati da una sorprendente sconfitta interna con l’Hapoel Tel Aviv, mentre le milanesi, tra le favorite, si arresero in semifinale: l’Inter col Feyenoord, il Milan col Borussia Dortmund, crollando in Germania per 4-0. Nella finale gli olandesi sfruttarono il fattore campo della finale casalinga e piegarono i tedeschi per 3-2. L’Intercontinentale fu vinta dal Bayern, che superò per 1-0 il Boca Juniors con un gol di Koffour nei supplementari, mentre fu il Liverpool ad aggiudicarsi la Supercoppa Europea, superando i tedeschi per 3-2.

In Coppa Italia. con l’istituzione dei gironi eliminatori del primo turno, già detto del successo del Parma (curiosità: la finale di andata, in programma il 7 febbraio, slittò al 25 aprile su pressione di…Pippo Baudo, tifoso bianconero, che fece per non avere sovrapposizioni col Festival di Sanremo, che avrebbe costretto la Rai a mandare la finale su Rai 2). La Supercoppa italiana vide la prima affermazione della Roma, che superò la Fiorentina per 3-0. In serie B dominio assoluto di Como, Modena, Reggina ed Empoli, sempre staccate dalle inseguitrici ed alternatisi in vetta. Solo il Napoli tentò un timido avvicinamento al quartetto. Per lariani ed emiliani, protagonisti di due salite consecutive, la serie A mancava da 13 e da 38 anni. Le genovesi ed il Cagliari rischiarono la caduta in C1.

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