Nero Su BIanco

Fatti non foste a viver come bruti…

#NeroSuBianco

Due diversi episodi di violenza e razzismo a Milano mercoledí sera che vanno peró distinti nettamente:
1. il primo vede un centinaio di teppisti, ma pericolosi teppisti e ben organizzati, perpetrare fuori dello stadio l’assalto premeditato a dei mezzi di tifosi avversari. Un ‘plotone distruttivo’ quindi, che nulla ha a che vedere con lo sport, col calcio, col tifo o con la goliardia. Associazione a delinquere, punto e basta;
2. il secondo che vede per l’ennesima volta, all’interno dello stadio, più che veri e propri cori razzisti, il solito odioso “ululato ritmato” nei confronti di un grande campione della squadra avversaria a causa del colore della propria pelle;

Ci deve peró, innanzi tutto essere la capacità di distinguere (non sarà ‘bello’ forse ma è indispensabile e profondamente giusto) tra la morte di Raciti, di Paparelli, diEsposito e ora di Belardinelli, e non tanto per le storie di vita degli individui, quanto, decisamente per le azioni e le circostanze, questo è molto, troppo importante.
Daniele Belardinelli era un ultras, di quelli avvezzi ad azioni del genere, già ‘daspato’ due volte, maestro e valido “combattente” di sciabola corta, l’arte di accoltellare insomma, quella ‘semplice’ o con l’ausilio della giacca. Dispiace comunque per questa morte, per due ragazzi rimasti senza papà … ma c’è un abisso tra morire durante un’azione di assalto di questo tipo, morire difendendo i propri concittadini come Raciti o morire seduto sugli spalti insieme a tuo figlio a guardare la tua squadra mentre un razzo vile e assassino viene sparato dalla curva opposta e ti colpisce cosí, a tradimento, durante una manifestazione sportiva con tuo figlio accanto che assiste alla tua atroce quanto assurda morte.
E qui serve ben altro tipo di strategia.

Poi, dentro gli stadi,
Ci sono tifosi che inneggiano a Superga.
Ci sono tifosi che inneggiano all’Heysel.
Ci sono tifosi che applaudono per la morte di Paparelli, Esposito, Raciti, e ci saranno tifosi che applaudiranno per la morte di Belardinelli.
Ci sono tifosi che insultano in ogni modo gli avversari e soprattutto NON CI SONO TIFOSERIE ESENTI DA QUESTO, non ne esistono ad ogni latitudine, seppur ben diverse tra loro.
Ci sono adulti, tifosi di ogni ceto sociale, razza e colore che incitano i piccoli a farlo, a cantare qualsiasi cosa ed a mimare gesti davvero allucinanti, e sorridono quando questo avviene perché se lo facciamo “noi” è sopraffina goliardia, se lo fanno gli altri, e soprattutto se lo fanno nei nostri confronti è uno scandalo assoluto.
Ci sono tifoserie che urlano agli avversari “devi morire” da innumerevoli decenni.
Ci sono tifosi (a volte persino addetti ai lavori di primissimo piano), che insultano, danno del ‘finocchio’, del negro di m…., dell’ebreo o del ‘ciucciapiselli’ intonando canti, scrivendo striscioni, indossando sciarpe ed intasando i social con ogni tipo di perversa fantasia.
E qui prima ancora di intervenire bisogna chiarire, distinguere, tracciare limiti e nuove regole.
Dobbiamo cominciare a parlarne pubblicamente ed in maniera seria, a delimitare dei confini, a chiedere a tutti di cominciare a cambiare, ma prima a noi e poi agli altri.
Senza andar troppo lontano, mi sono trovato di recente a dover sentire un allenatore di serie A dare appunto del ‘finocchio’ ad un collega perché protestava … lui tra l’altro, ‘piagnone seriale’ ed ingiustificato all’inverosimile.
Anche questo è razzismo, grave razzismo, perpetrato peró non da un tifoso, ma da un super addetto ai lavori.
Mi sono trovato spesso, in quasi ogni stadio d’Italia a dover sentire e leggere insulti nei confronti dei 39 morti dell’Heysel, ma anche a doverli ascoltare dai miei vicini di posto nei confronti di Superga per i granata (che tristezza) o dei fiorentini appellati come “manica di ebrei” (e neppure ho ancora ben capito il perché), in mezzo a centinaia di braccia levate in un orribile saluto “romano”.
Mercoledí stesso, la curva bergamasca, in occasione di Atalanta Juve, esponeva bellamente uno striscione con su scritto “WILL NEVER WALK ALONE”, chiaro, ennesimo, puntuale riferimento alla loro gioia ed alla feroce celebrazione nel ricordare i 39 morti del settore Z a Bruxelles in data 29.05.1985.
Questo, ripeto, questo come Superga o Paparelli mi indigna personalmente molto più dei boati razzisti che, dobbiamo ricordarlo, sono assolutamente deprecabili, ma non sono nati mercoledí sera a San Siro con il povero malcapitato di turno difensore centrale del Napoli, proprio no.
Ma se ció che fino a qualche tempo fa era bellamente tollerato perchè lo stadio era considerato una sorta di ‘zona franca, ora diventa giustamente intollerabile, deprecabile, vergognoso ed oggetto di una giusta guerra santa, fermiamoci a riflettere.
Si, perchè è indispensabile partire con la scrittura di un ‘manuale dell’insulto’, una classifica dell’indegno che vada concertata, spiegata e servita anche alle tifoserie per capire cosa si puó scrivere e cantare e cosa no da oggi in poi.
Semplicemente assurdo fermarsi, questo è certo.
Si farebbe cosi proprio il gioco degli stolti e maleducati che cercano visibilità e potere trasferendogli la possibilità di ricattare ancor più le squadre e persino le istituzioni, danneggiando esclusivamente i tifosi “per bene” (la maggioranza … o quasi) e le stesse societá rispetto alle quali inoltre è altrettanto indispensabile rivedere limiti e confini della propria “responsabilità oggettiva”.

Dopo anni di stadio in cui ho letto ed ascoltato di tutto, non credevo di restare sorpreso per una cosa davvero oltre il consueto.
Infatti, di recente, ho visto in tv e sui social (non ancora dal vivo ma presto lo faró) l’orrore cosmico rispetto ad insulti, offese, odio e razzismo, in quel di Napoli, in piazzetta di via Fontanelle, nel quartiere Sanità, che preferisco non commentare, ma invito chiunque a definire quei messaggi, quegli stendardi, quei lenzuoli come goliardici, e non sono appesi in uno stadio per un paio d’ore, ma eternamente esposti nel tentativo di far crescere ‘malamente’ nuovi piccoli ‘animali decerebrati’.
E questo da un popolo che aveva il DNA di Benedetto Croce e Pino Daniele, del Principe De Curtis ed ora, miseramente, dichiara quasi congiuntamente, di tifare contro la Nazionale italiana, la propria nazione, in nome di un ‘neoborbonismo’ che vede in testa pseudointellettuali a mio avviso, assai pericolosi.

Assisto da almeno 40 anni ad un’atteggiamento vile, subdolo ed ingiustificato nei confronti della squadra, della Società per cui tifo, ed è proprio per l’ingiusta ‘collettivizzazione’ di queste menzogne che sono diventato un tifoso juventino … davvero episodi intollerabili !
Come intollerabile è ascoltare il presidente di una societá 2’ in classifica, membro della Lega e componente di spicco della Figc, giá vicepresidente della stessa federazione insinuare per l’ennesima volta, molto mafiosamente invero, a mo’ di minaccia preventiva, la non serenità ed imparzialità di un arbitro, Mazzoleni che tra l’altro, è bene ricordarlo è lo stesso del rigore non dato contro Koulibaly per un netto fallo di mano e che ha certificato il ‘rigore per svenimento’ di Mertens.
E mi chiedo “innocentemente”, ma non sarà che questi pseudogiornalisti-tifosi, presidenti, allenatori, direttori sportivi, etc. cerchino di far passare queste menzogne per tentare di giustificare la loro abissale distanza quantomeno nella capacità organizzativa ???
Tutto ció è altrettanto intollerabile.
Le società devono liberarsi dei criminali organizzati, dei delinquenti occasionali e anche da quei dirigenti sportivi che non rispettano né regole (ma le chiedono a gran voce per gli altri) né etica professionale.

Ci sono ricette, proposte ? Certo che si. Non ho mai amato neanche io la Tatcher, ANZI ! ma ogni tanto ‘copiare’ non guasta. Se poi quel ‘copiato’, viene adattato al Paese ed addirittura migliorato, puó migliorare il sistema e risolvere buona parte dei problemi.
Torniamo al problema 1), se dentro o fuori dallo stadio vieni fermato in possesso di armi o oggetti contundenti ? Vieni pescato nell’atto di aggredire altri tifosi (ancor più se in gruppo) ??
Bene, benissimo, per te non c’è più il vecchio DASPO, ma l’inibizione a vita da ogni manifestazione sportiva o culturale e l’inibizione dai pubblici uffici. Puoi redimerti ? Certo, attraverso una serie di attivitá socialmente utili e preferibilmente legate proprio ad eventi sportivi, con un graduale ed assistito reinserimento. Ci ricaschi ? Ribenissimo, si ripristina l’inibizione a vita e scatta pure il carcere con annessa ammenda.

La ‘responsabilità oggettiva’ dicevamo va rivista profondamente, è uno strumento fuori dal tempo, primitivo e decisamente stupido … ogni delinquente è oggi, attraverso di esso, in grado di recare scientemente danno alla “propria” società e quindi in condizione di poterla ricattare come accadeva frequentemente già qualche anno fa.
In particolare, nessuna responsabilitá oggettiva fuori dallo stadio ed una responsabilitá, una forte responsabilitità soggettiva ed individuale all’interno dello stadio: telecamere ovunque, Tessera del Tifoso obbligatoria per l’accesso e l’acquisto individuale e non cedibile (se non sotto procedura ed autorizzazione digitale) del tagliando d’ingresso, stadi organizzati con steward-prof. che possano immediatamente individuare, localizzare ed intervenire con l’ausilio delle (poche) forze dell’ordine.

Fino ad oggi, si sappia per i non frequentatori, gli stadi possono esser grossolanamente divisi in CURVE e TRIBUNE (il termine ‘distinti’ è indicativo di alcune fallite volontá/intenzioni del passato), in tribuna si guarda il calcio, in curva, soprattutto, si tifa.
La curva in particolare, ma lo stesso stadio in generale, sono sempre state considerate ‘zone franche’, non a caso le nostre maestre ed i nostri professori in tutto il cammino scolastico ci dicevano nel caso in cui si assumessero comportamenti non consoni al luogo di istruzione e ad una società civile: “non siete mica allo stadio”.
Tutto concesso quindi ? Assolutamente no ! Ogni innalzamento del livello educativo o comportamentale sia benvenuto, ma senza esagerare e soprattutto senza indirizzare la repressione solo nella direzione o addirittura nello stadio, nella tifoseria o nella societá che fa comodo, molto comodo a qualcuno.
Non si vincono partite a tavolino per epiteti razzisti, proprio no. Non si additano altrui comportamenti minimizzando sui nostri, muovamente no.
Nuove regole, nuovi strumenti e nuove sanzioni, ma che valgano ovunque e per tutti.
Ieri la società inter si è sentita in dovere di distinguersi dal comportamento di una parte della propria tifoseria, bene.
Ció che è stato scritto nello Statuto o nell’atto costitutivo peró, pur facendo sorridere magari ha meno senso visti i comportamenti degli ultimi 30 anni e le frasi di un neopresidente che dichiara di voler “schiacciare tutti dentro e fuori dal campo”.

Viviamo in una “societá liquida” ripetiamo sempre da economisti, giuslavoristi, contrattualisti, amministratori, politici, educatori e comunicatori, si.
Ma per prima cosa facciamo attenzione alla qualitá del liquido nel quale viviamo, parliamo, ed esercitiamo la nostra azione quotidiana, e poi, magari, facciamo anche si che il liquido non sia invece il modo, l’ennesimo, per tentare di insinuarsi in ogni spazio possibile rivendicando appunto, inusitate ed ingiustificabili vittorie a tavolino, arbitri ancor più intimoriti e regole ad hoc sia sul piano sportivo che finanziario.

La ‘lezione’ della Tatcher in UK, come dei Paesi nord europei ci ha dato un quadro di momentanea ed apparente serena vivibilità negli stadi, ma una realtà parallela a dir poco inquietante.
Per chi non lo sapesse infatti, i famosi ‘Hooligans’ non sono proprio spariti per poi ricomparire di tanto in tanto in gita italiana, no.
Dopo i duri interventi prima riproposti, dei loro governi, frequentano sempre meno gli stadi e se ne stanno, se presenti, buoni e tranquilli seduti sugli spalti guardando la partita e non più cantando meravigliosamente spalle alla porta ma, udite udite, le tifoserie più violente si chiamano e danno appuntamento nei boschi o nelle palestre durante la settimana, ‘corcandosi di botte’ e senza esclusione di colpi. Poi, ogni due anni, in occasione degli europei o dei mondiali si mettono fraternamente insieme per combattere sotto la stessa bandiera nazionale contro i nuovi nemico di turno.
Russia, Regno Unito, Germania ed Olanda, sono il podio europeo di una realtà violenta ed organizzata da mettere davvero i brividi. Seguiteli sul web, scoprirete storie di violenza organizzata e nazismo davvero esemplari e numericamente inquietanti.

Non deve esser più zona franca uno stadio ? Mi trovo d’accordo, pienamente.
Non sottovalutiamo peró ipotesi più logiche, più governate, più intelligenti rispetto agli episodi di secondaria importanza.
Ipotesi in cui gli ‘animali’ possano vivere un momento di sfogo anche con l’uso di qualche ‘coro proibito’ che sia indirizzato allo sfottó e mai alla violenza o al razzismo ed ancor più al non rispetto dei morti, delle tragedie.
Ridiamoci anche un po’ su peró.
Sarei curioso infatti di vedere alcuni protagonosti all’opera nello stilare decaloghi comportamentali. Pecoraro che spiega alle forze dell’ordine l’assurdità di una trattativa con Genny ‘A carogna che poi torna anche impunemente a casetta dopo aver governato minacciosamente uno stadio, concesso la possibilità di giocare (lui !!!) e fatto il giro di campo con la coppa conquistata. Curioso di vedere De Laurentiis tracciare i confini della decenza rispetto agli interventi/commenti degli addetti ai lavori.
Rispetto al razzismo poi, non sarebbe male richiamare per una consulenza ad hoc il presidente Tavecchio, quello di “Opti Pobà”, truffatore ed evasore seriale, incolto, incapace e becero razzista, nonché disgustoso maschilista. No, proprio non sarebbe male.
Rappresenterebbe peró purtroppo assai degnamente il livello, ormai da troppi anni a questa parte, delle istituzioni sportive italiane. Incapaci di ricostruire sul piano sportivo, di anticipare o quantomeno riprodurre modelli organizzativi e
persino di riformare la giustizia sportiva ormai buona solo per seminare ingiustizia e disparità di trattamento.
La strada è ancora molto, troppo lunga.

di Paolo Carraro

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