STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio – 1999/2000 – Lo scudetto annegato a Perugia ed il dominio Lazio

Mentre la nazionale di Dino Zoff strappava faticosamente il visto per l’Europeo 2000, in Italia continuava la rivoluzione sul calcio, che da quest’anno vedeva introdurre in pianta stabile due anticipi al sabato, uno con inizio alle 15 e l’altro alle 20,30, oltre al confermato posticipo serale. Inoltre la partenza delle partite pomeridiane sarebbe stata per tutta la stagione alle ore 15.

Dopo una sola stagione nella capitale, l’ex laziale Vieri passò all’Inter per la somma-record di 90 miliardi di lire. La nuova coppia d’attacco del Parma fu costituita da Di Vaio e Márcio Amoroso, quest’ultimo capocannoniere del precedente torneo, lasciando quindi partire Chiesa il quale si accasò alla Fiorentina. I campioni uscenti del Milan si rinforzarono a loro volta in attacco con l’ucraino Shevchenko, stella della Dinamo Kiev, mentre la Juventus prelevò il promettente esterno Zambrotta, messosi in evidenza nel Bari, e il portiere olandese Van der Sar dall’Ajax. Per quanto riguarda le romane, la Lazio prese gli argentini Simeone e Verón, rispettivamente da Inter e Parma, e Simone Inzaghi per l’attacco, mentre la Roma affiancò a Totti l’ex centravanti blucerchiato Montella. Tra i club di provincia, Il Venezia scommise sul giapponese nanami. il Lecce prese Cristiano Lucarelli, mentre l’esordiente Reggina si affidava a Pirlo e Baronio, talenti in sboccio del calcio italiano. Al Piacenza iniziò a farsi notare un giovane Alberto Gilardino.

Sul versante degli allenatori, dopo cinque anni sulla panchina juventina Marcello Lippi si accasò all’Inter, mentre Fabio Capello divenne il nuovo tecnico della Roma.

 

Nell’anno del Giubileo lo scudetto tornò nella capitale: a conquistarlo fu la Lazio, squadra in questo periodo ricca di campioni quali il capitano Nesta, il ceco Nedvěd, l’argentino Verón, il cileno Salas e il veterano Mancini. Non mancarono però le polemiche, arbitrali e non, durante tutta la stagione, culminate in un controverso epilogo che vide la Juventus costretta a giocare l’ultima e decisiva partita sul campo scarsamente praticabile di Perugia, finendo per perdere un titolo che sino a poche domeniche prima sembrava già nella bacheca bianconera. La squadra biancoceleste, ampiamente staccata dalla vetta a otto giornate dal termine, con sette vittorie e un pareggio negli ultimi turni realizzò una rimonta simile a quella subìta dal Milan l’anno precedente, approfittando dell’improvviso cedimento juventino.

La stagione partì il 28 agosto 1999. La nuova Inter di Lippi e Vieri era la squadra sulle quali ricadevano le maggiori aspettative; proprio i nerazzurri andarono in testa da soli alla quinta giornata, ma furono ben presto superati dal duo Juventus-Lazio che da qui in avanti diede vita a un acceso duello. Le due squadre si presentarono appaiate in classifica allo scontro diretto del 28 novembre all’Olimpico di Roma, che si risolse a reti bianche. I torinesi di Carlo Ancelotti e i capitolini di Sven-Göran Eriksson proseguirono a braccetto per diverse domeniche, seguiti inizialmente dalla rinnovata Roma di Capello, ma il successivo calo dei giallorossi consentì alle due squadre di staccarsi dal resto del gruppo. A chiudere l’anno solare in testa fu la Lazio, ma a conquistare il titolo d’inverno, il 16 gennaio 2000, fu la Juventus con una lunghezza di vantaggio sui rivali.

I piemontesi riuscirono a mantenere la vetta per diverse domeniche; furono tuttavia costretti a far fronte anche all’assalto del Milan campione uscente che, battendo proprio i biancocelesti 2-1 a San Siro il 20 febbraio, parve reinserirsi nella lotta allo scudetto raggiungendo i romani al secondo posto, a −4 dai bianconeri. Quello dei rossoneri fu però uno slancio breve; perdendo infatti il 5 marzo il derby milanese abbandonarono la possibilità di un bis tricolore. La lotta diventò quindi definitivamente a due, ma il 19 marzo, complice la sconfitta della Lazio sul campo del Verona, il vantaggio della Juventus capolista crebbe a un rassicurante +9. Il campionato sembrava chiuso, ma a riaprirlo ci pensò ancora il Milan che la domenica dopo batté i bianconeri a Milano con una doppietta di Shevchenko – capocannoniere a fine stagione – e consentì alla Lazio, vittoriosa a sua volta nella stracittadina romana, di ridurre il distacco a −6; il 1º aprile ci poi fu lo scontro al vertice al Delle Alpi dove i capitolini, grazie a un gol dell’argentino Simeone, si riavvicinarono ulteriormente riducendo lo svantaggio a −3. La Lazio tornò quindi a credere nel titolo; tuttavia, alla trentesima giornata, un pareggio biancoceleste a Firenze permise alla Juventus di tornare a +5 sulla diretta rivale. A questo punto, però, i torinesi iniziarono ad accusare il sorgere della fatica dovuta alla decisione estiva di partecipare all’Intertoto: a due turni dal termine, come già accaduto alla Lazio, anche la squadra di Ancelotti cadde a sorpresa a Verona vedendo riavvicinarsi l’undici di Eriksson a –2.

Alessandro Nesta, capitano e simbolo della Lazio che nel 2000 rivinse dopo 26 anni lo scudetto.

Il penultimo turno si risolse in un nulla di fatto con le due squadre entrambe vincenti, ma con polemiche per via del pareggio del Parma a Torino che fu annullato per un inspiegabile “fallo di confusione”, sicché si arrivò con questo distacco all’ultima, vivace, giornata di campionato, con la Juventus di scena al Curi contro il Perugia e la Lazio impegnata in casa con la Reggina, due provinciali già sicure della salvezza e senza più nulla da chiedere alla stagione. Come da pronostico, i biancocelesti sbrigarono facilmente la loro pratica mentre, piuttosto inaspettatamente – proprio come ventiquattro anni prima –, ciò non accadde in Umbria dove i bianconeri uscirono sconfitti per mano dei grifoni di Carlo Mazzone, in una partita passata alla storia: l’arbitro Pierluigi Collina decise di sospendere le ostilità sullo 0-0 per impraticabilità del campo causa forte pioggia, per poi farla proseguire non appena il terreno, che divenne “pesante”, ebbe drenato tutta l’acqua che aveva allagato lo stadio perugino – fra le proteste dei torinesi che chiedevano invece la ripetizione, dato che il secondo tempo cominciò con oltre un’ora di ritardo dalla sospensione. Alla ripresa del gioco i biancorossi, grazie a un guizzo del loro capitano Calori, fecero cadere la Juventus sul traguardo di un torneo che fino a pochi giorni prima sembrava ampiamente indirizzato verso Torino, consegnando di fatto il tricolore alla Lazio che vinse così, quel 14 maggio, il suo secondo scudetto, abbinandolo poi alla Coppa Italia. Per la Juventus solo la consolazione della qualificazione diretta alla Champions, mentre le due milanesi si qualificarono ai preliminari. In Coppa UEFA si qualificarono Parma, Roma e Fiorentina, mentre Udinese e Perugia ripararono in Intertoto. Nulla di fatto per il Bologna, che dopo le glorie europee della passata stagione, stavolta restò fuori da ogni discorso europeo.

In coda retrocessero Piacenza, Cagliari, Venezia e, infine, un Torino che perse a Lecce la penultima e decisiva partita, che decretò la salvezza dei salentini. Come appendice al campionato, uno spareggio giocato al Bentegodi di Verona diede all’Inter, vittoriosa sul Parma grazie a due gol di Baggio, la qualificazione ai preliminari di Champions League.

JUVE, INTERTOTO E BEFFA FINALE – Persi alcuni protagonisti del precedente ciclo (Di Livio, Peruzzi, Deschamps) la Juventus puntò su nuovi elementi: tra questi il portiere van der Sar, il difensore Zambrotta e l’attaccante Darko Kovačević, ai quali aggiunsero il centrocampista nigeriano Oliseh ed il centrocampista Bachini dall’Udinese.

Il neoacquisto Darko Kovačević (qui con la maglia dell’Olympiakos) si mise in mostra soprattutto in Coppa UEFA dove con 10 reti si laureò capocannoniere dell’edizione, primo calciatore juventino a far suo tale titolo.

In estate vinse la Coppa Intertoto, riconvalidando in tal modo il proprio primato di vittorie in ogni competizioni dell’UEFA.I bianconeri soffrirono al debutto passando solo con due pareggi contro i modesti romeni del Ceahlaul, poi sconfissero agevolmente Rostov in semifinale e Rennes in finale, giocando tutte le partite interne al Manuzzi di Cesena.   Il trionfo valse la qualificazione alla Coppa UEFA, che impegnò i bianconeri da settembre: positivo fu l’avvio in campionato (nonostante un’inaspettata battuta d’arresto all’avvio contro i debuttanti della Reggina), che vide subito una corsa per lo scudetto con la Lazio. Gli stessi biancocelesti eliminarono la Juventus in Coppa Italia, sconfiggendola nei quarti di finale, in modo rocambolesco, perchè i bianconeri nella gara d’andata stavano vincendo per 3-0, prima di subire  2 gol laziali che sarebbero stati poi determinanti per il computo dei gol in trasferta, visto il 2-1 laziale del ritorno. a distanza di alcune settimane, toccò allo spagnolo Celta Vigo estromettere i piemontesi dall’Europa. La domenica successiva, il 2-0 sul campo del Piacenza sembrò rappresentare la decisiva fuga verso il tricolore. Le sconfitte con il Milan e i romani riaprirono, a sorpresa, il discorso del titolo. Il 22 aprile 2000 i bianconeri, apparsi in flessione rispetto ai più vivaci biancocelesti, passarono comunque a Firenze mantenendosi a +5 dalla Lazio. Nel turno seguente persero tuttavia abbastanza clamorosamente a Verona, assottigliando il loro vantaggio a 2 punti, per poi mantenere le distanze sconfiggendo di misura il Parma sette giorni dopo: la vittoria fu contestata, in particolare per il possibile pareggio di Cannavaro annullato dall’arbitro. L’ultima e quindi decisiva giornata vide gli uomini di Ancelotti sconfitti a sorpresa sul campo del Perugia: l’incontro rimase celebre per la sospensione di oltre un’ora, dovuta alla pesante pioggia, decisa dall’arbitro Collina. La ripresa iniziò quindi in ritardo, quando le altre gare erano già concluse: un gol di Calori diede il successo agli umbri, con la Juventus che finì seconda a causa del contemporaneo sorpasso della squadra laziale, da par suo vittoriosa contro la Reggina.

 

ALTRE COMPETIZIONI – Le Coppe europee rimasero due (più l’estiva Intertoto): ciò portò ad una nuova riforma in Champions, con l’introduzione di due fasi a gironi: la prima, con 32 squadre, si disputava da settembre a novembre,(con le prime due promosse e la terza ripescata in Europa League) la seconda, con 16 squadre, da dicembre a marzo, per poi accedere dai quarti all’eliminazione diretta. Per le italiane fu uno shock: il Parma uscì subito al preliminare, battuto dai Rangers Glasgow, Il Milan si fermò alla prima fase, battuto dal Galatasaray nell’ultima decisiva partita del girone che lo estromise dall’Europa, mentre la Fiorentina si fermò alla seconda fase, battuta da manchester United e Valencia. La Lazio arrivò fino ai quarti, ma fu sconfitta nettamente dal Valencia (5-2 al Mestalla). La finale a Parigi fu tutta spagnola, tra Real e Valencia, e furono le merengues a vincere per 3-0. La Coppa UEFA vide aggiungersi alle quattro italiane anche la Juventus, vincitrice dell’Intertoto, competizione in cui il Perugia uscì in semifinale, sconfitto a tavolino dopo una rissa scatenata al Curi contro il Trabzonspor. Il Bologna, qualificatosi per la Coppa italia, tramite spareggio con l’Inter, uscì ai sedicesimi per mano del galatasaray, mentre agli ottavi ci fu un autentica strage di italiane, visto che uscirono tutte: la Juve per mano del Celta Vigo, l’Udinese, vittorioso nello spareggio proprio coontro i bianconeri, per mano delo Slavia praga; la Roma, unica qualificata diretta, per mano del Leeds. In finaale a Copenaghen giunsero Arsenal e Galatasaray: a sorpresa ai rigori s’imposero i turchi, vincendo il primo trofeo europeo per la Turchia. La Supercoppa Europea vide il successo della Lazio, ultima partecipante vittoriosa della Coppa delle Coppe, sul Manchester United per 1-0. L’Intercontinentale fu vinta dagli inglesi sul Palmeiras per 1-0.

La Coppa italia fu vinta dalla Lazio, che in finale si impose sull’Inter, vincendo per 2-1 all’andata e pareggiando poi per 0-0 a Milano. Non ci fu lo spareggio tra le semifinaliste Cagliari e Venezia come la stagione prima, anche perchè i due club erano nel frattempo retrocessi. La Supercoppa Italiana vide il successo del Parma a San Siro sul Milan per 2-1: per gli emiliani fu il primo successo dopo aver perso le due precedenti finali. Dalla B salirono il Vicenza, vincitore del campionato, assieme ad Atalanta, Brescia e Napoli, tutte appaiate con gli stessi punti. Beffata per un solo punto la Sampdoria, mentre poco dietro si piazzò il Genoa. In coda, il Cesena, perdendo lo spareggio con la Pistoiese, accompagnò in C1 le tre matricole neopromosse Alzano, Savoia e Fermana.

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