STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1998/99 – La fine del ciclo Lippi, l’EuroParma ed il finale tinto di rossonero

La grande avventura italiana nel mondiale 1998 si spense ai quarti contro i padroni di casa e a quei maledetti rigori. Trionfò la Francia di Zidane nella finale contro il fantasma di Ronaldo. Grande novità della stagione, a seguito delle polemiche sull’operato degli arbitri che segnarono la precedente edizione del campionato, FIGC e Lega Calcio decisero, come opera di trasparenza (e in contrasto con la CAN), l’addìo al ruolo di designatore e l’introduzione — per la prima e unica volta nella storia della Serie A— del sorteggio integrale dei direttori di gara: una soluzione che tuttavia non placherà nel corso dell’annata le recriminazioni dei club verso la classe arbitrale, finendo per essere abbandonata al termine del campionato.

Tra le altre disposizioni regolamentari, da quest’anno l’entrata da dietro verrà sanzionata con il rosso diretto. A livello commerciale, è da segnalare la sponsorizzazione ufficiale assunta dalla TIM. Con l’aboolizione della Coppa delle Coppe a fine stagione, le squadre che da questa stagione si qualificavano alla Champions League per gli otto Paesi col miglior coefficiente Uefa, tra cui l’Italia, diventavano quattro: le prime due direttamente ai gironi, la terza e la quarta sostenendo un preliminare estivo. La Coppa Italia avrebbe dato un posto in Coppa UEFA all’eventuale vincitrice che fosse rimasta fuori dalle posizioni europee. 

L’Inter di Ronaldo, a caccia del primo scudetto dell’era di Massimo Moratti, riportò a Milano un Roberto Baggio ritrovato dopo l’annata trascorsa a Bologna, dando inoltre fiducia a due promesse quali Pirlo e Ventola, punti fermi dell’Under-21 prelevati, rispettivamente, da Brescia e Bari. Il Parma tentò la sua ennesima scalata al titolo in questo decennio, affidando al giovane allenatore Alberto Malesani una formazione che vide gli innesti di due ex doriani, l’argentino Verón e il fresco campione del mondo transalpino Boghossian, oltre al nazionale Fuser prelevato dalla Lazio. I campioni in carica della Juventus, in controtendenza rispetto alle precedenti stagioni, stavolta non cambiarono quasi nulla del loro organico, limitandosi a operazioni di secondo piano e continuando a riporre fiducia nelle giocate di Zidane, Inzaghi e Del Piero. Una Lazio in continua crescita si rinforzò invece in ogni reparto con Couto e Mihajlović in difesa, Conceição e Stanković a centrocampo, e la coppia Salas-Vieri in attacco. Il Milan, in una fase di transizione dopo l’ultimo deludente biennio, passò nelle mani dell’emergente Alberto Zaccheroni il quale si portò dietro dall’Udinese Helveg e Bierhoff, questo ultimo capocannoniere uscente, mentre la Fiorentina, confermato il tandem offensivo tutto sudamericano Batistuta-Edmundo, non nascose velleità di alta classifica ingaggiando il plurititolato tecnico Giovanni Trapattoni. La Sampdoria, apparsa ridimensionata dalla cessione di alcuni preziosi giocatori, si aggrappò alle reti del confermato Montella cui venne affiancato il fantasista argentino Ortega, mentre in panchina scommise su Luciano Spalletti il quale lasciò Empoli dove aveva ben figurato negli anni passati. Il Bologna si affidò invece al navigato allenatore Carlo Mazzone, accogliendo in attacco un Signori in cerca di rivalsa dopo l’addio alla Lazio e lo spento semestre in blucerchiato. Tra le provinciali, il Piacenza portò al debutto in massima serie Simone Inzaghi, fratello di Filippo, mentre destò curiosità e interesse l’esotico ingaggio del giapponese Nakata da parte del neopromosso Perugia, una scommessa che seppur accolta dal calcio italiano tra iniziali perplessità, si rivelerà invece vincente.

Il campionato successivo al campionato del mondo 1998 cominciò il 12 settembre. Ai nastri di partenza le favorite parvero essere la Juventus, con uno Zidane all’apice della carriera e che in dicembre sarebbe stato insignito del Pallone d’oro, e l’Inter detentrice della Coppa UEFA, in una possibile riproposizione del dualismo che aveva caratterizzato il precedente torneo. In avvio si mise invece in mostra la Fiorentina di Trapattoni, il cui principale punto di forza erano i gol di Batistuta: i viola guadagnarono la testa della classifica alla terza giornata, rimanendovi sino al 1º novembre quando subirono il sorpasso da parte dei bianconeri. Il primato dei campioni uscenti durò, tuttavia, lo spazio di una settimana: la domenica successiva la Juventus venne bloccata nei minuti finali sul 2-2 sul campo dell’Udinese, dovendo soprattutto rinunciare da lì in avanti al suo leader Del Piero, vittima di un serio infortunio che lo costrinse a chiudere anzitempo la stagione. I toscani ne approfittarono, tornando al primo posto e laureandosi campioni d’inverno il 17 gennaio 1999 con il successo sul Cagliari, dopo aver condiviso per una manciata di giornate la vetta col Parma.

Con l’inizio del girone di ritorno emerse dal gruppo delle inseguitrici la Lazio che, dopo un avvio stentato, ritrovò sia il capitano Nesta sia il bomber Vieri, e il 21 febbraio, battendo all’Olimpico un’Inter in crisi (anche per via dei guai fisici di Ronaldo), staccò i viola da par loro bloccati sullo 0-0 dalla Roma. Nel giro di un mese i biancocelesti guadagnarono un congruo vantaggio, che arrivò fino a +7, sulla più diretta rivale, un Milan secondo in classifica e in decisa risalita, ma non considerato capace d’inserirsi nella lotta-scudetto: approfittando di una Fiorentina menomata in avanti sia dall’infortunio di Batistuta sia dalla saudade di Edmundo (questo ultimo peraltro da tempo in rotta con la società), e di un Parma distratto dagli impegni di coppa che culmineranno per i ducali in un double continentale, l’undici di Sven-Göran Eriksson sembrava ormai senza rivali.

Tuttavia, pur se lo scontro diretto del 3 aprile tra Lazio e Milan terminò a reti bianche, nelle settimane successive i biancocelesti vennero sconfitti dapprima nel derby e poi, sempre a Roma, da un’altalenante Juventus, in cui si segnalarono gli unici gol bianconeri di un deludente Henry; contemporaneamente, vincendo a San Siro contro il Parma e al Friuli contro l’Udinese, i rossoneri di Zaccheroni, nelle cui file si stava mettendo sempre più in evidenza il ventunenne portiere Abbiati  (lanciato titolare dopo una lunga squalifica comminata a Rossi), riaprirono il campionato portandosi a −1 dalla vetta.

Il tecnico Alberto Zaccheroni, vincitore in rimonta dello scudetto al primo anno a Milano.

Decisivo fu il penultimo turno, anticipato al 15 maggio: mentre il Milan superò facilmente in casa un demotivato e già retrocesso Empoli, la Lazio non andò oltre il pari a Firenze, facendosi scavalcare dai meneghini proprio in vista della giornata conclusiva; il 23 maggio i biancocelesti vinsero 2-1 contro il Parma, risultato che tuttavia non bastò per il tricolore poiché i rossoneri passarono al Curi di Perugia con il medesimo risultato, cucendosi sul petto uno degli scudetti più inaspettati della loro storia, guidando il campionato solo negli ultimi due turni. I capitolini secondi classificati vinsero comunque l’ultima edizione della Coppa delle Coppe e, come accadrà per i viola dopo i preliminari estivi, ottennero l’accesso alla nuova Champions League ideata dall’UEFA, dove si qualificò anche il Parma quarto.   Per il secondo anno consecutivo il capocannoniere del torneo, il brasiliano Márcio Amoroso con 22 gol, vestì la maglia dell’Udinese.

Stagioni da dimenticare, inversamente, per le due favorite della vigilia, Inter e Juventus, che a corollario di due altalenanti percorsi fallirono anche l’ultimo obiettivo rimasto loro, la qualificazione alla Coppa UEFA, svanita negli spareggi contro, rispettivamente, Bologna e Udinese. Tra l’altro entrambe le formazioni vissero degli avvicendamenti in panchina: i nerazzurri partirono con il confermato Luigi Simoni, poi al suo posto arrivò Mircea Lucescu il quale, dopo lo 0-4 subìto a Genova dalla Sampdoria, venne a sua volta sollevato dall’incarico in favore di Luciano Castellini, che infine lasciò al più esperto Roy Hodgson; al dimissionario Marcello Lippi, che chiuse così il suo primo ciclo sulla panchina della Juventus, fu invece fatale la sconfitta interna 2-4 contro il Parma, che sancì l’arrivo a Torino di Carlo Ancelotti. La Juventus decise di rimanere aggrappata all’Europa partecipando all’estiva Intertoto per la prima volta nella sua storia, mentre l’Inter rinunciò a tale scorciatoia ed il posto fu assegnato al Perugia. In coda cadde l’Empoli, penalizzato per un presunto tentativo d’illecito nei confronti della Sampdoria, mentre finì il fugace periodo d’oro del Vicenza anni 1990. Fu breve la permanenza di una Salernitana che mancava dalla Serie A da mezzo secolo, condannata all’ultima giornata dal pareggio nello scontro diretto del Garilli con il Piacenza, da par suo salvatosi anche grazie al buon bottino (15 reti) di Simone Inzaghi, questi alla sua prima stagione in massima categoria; i campani furono incapaci di approfittare della concomitante sconfitta dell’altra rivale diretta, il Perugia della rivelazione Nakata, caduto contro il Milan scudettato ma, ciò nonostante, ugualmente salvo. A sorpresa, una crisi di risultati costò la retrocessione anche alla blasonata Sampdoria, che pose fine a un’epoca ricca di successi ritrovando suo malgrado la serie cadetta dopo diciassette anni. Si salvò invece il Venezia, ritornato in Serie A dopo tre decenni ma frettolosamente dato per spacciato al giro di boa, grazie a un ottimo girone di ritorno coinciso con l’arrivo in laguna, in gennaio, del fantasista Álvaro Recoba finito nel frattempo ai margini della rosa interista.

Proprio all’ultima giornata, il campionato conobbe un risvolto negativo: si concluse, infatti, in maniera tragica per la Salernitana e, in particolar modo, la sua tifoseria. Sul campo, il club campano fallì la permanenza in A dopo un inutile 1-1 a Piacenza, in una partita che vide gli ospiti recriminare per alcune decisioni arbitrali.Già successivamente al fischio finale scoppiò una rissa sul terreno di gioco, tra calciatori e sostenitori di entrambe le parti e col direttore di gara Bettin scortato da agenti di polizia.

Dopo la gara, sul treno speciale 1681 diretto verso Salerno, si ritrovarono ammassati in fretta e furia circa 1500 supporter granata, protagonisti di alcuni attimi di tensione nei pressi della stazione di Bologna nonché di atti vandalici all’interno delle carrozze. Nel tratto di Nocera Inferiore, presso la galleria Santa Lucia, scoppiò un incendio sul convoglio: ovunque vi fu una gran fuoriuscita di fiamme e fumo, ma il macchinista riuscì a portare il mezzo alla stazione salernitana, sganciando i rimorchi. Quest’ultimo tentativo non servì tuttavia a evitare la tragedia: tra le carcasse del convoglio, precisamente nella carrozza n. 5, vennero rinvenuti i corpi carbonizzati di quattro giovani tifosi campani, Ciro Alfieri, Vincenzo Lioi, Giuseppe Diodato e Simone Vitale, morti nel rogo provocato da alcuni ultras che verranno in seguito identificati e arrestati con l’accusa di omicidio volontario e incendio doloso.

JUVE, FINE DI UN CICLO -Forte dei risultati conseguiti nell’ultimo biennio – ovvero i due scudetti e il raggiungimento di altrettante finali di Champions League che confermarono i bianconeri come la migliore squadra d’Italia e uno dei top club nel panorama continentale – la Juventus fu, anche per la stagione 1998-99, accreditata dei favori del pronostico. Per quanto concerne la rosa, la compagine sabauda mantenne pressoché inalterato il proprio organico rispetto all’annata trascorsa: l’unico movimento di rilievo riguardò l’acquisto del croato Tudor, messosi in luce con la propria nazionale ai Mondiali francesi. Arrivarono anche Mirkovic, centrale di difesa serbo prelevato dall’Atalanta, ed il francese Blanchard, autentica meteora bianconera, mentre lasciò Moreno Torricelli, che si trasferì alla Fiorentina. A sorpresa, la Vecchia Signora si lasciò sfuggire il primo trofeo che la stagione 1998-99 metteva in palio: la Supercoppa nazionale, persa nel recupero contro la Lazio. I bianconeri partirono bene, ed il 1° novembre si ritrovarono in vetta, dopo il successo sulla Sampdoria.

Privata del suo capitano Del Piero per un infortunio subìto nel turno successivo ad Udine, quando la squadra di Lippi si fece recuperare due gol dai padroni di casa, , la Juventus inanellò una serie di sconfitte, ben 3, nei successivi 5 turni di campionato. Superò invece, senza brillare, la fase a gironi di Champions League: l’unica vittoria del raggruppamento preliminare venne ottenuta all’ultima giornata, dopo 5 pareggi in altrettante sfide, e fu decisiva per il primo posto e l’accesso agli ottavi.  Nel febbraio 1999, dopo aver perso in rimonta (2-4) contro il Parma, Marcello Lippi rassegnò le proprie dimissioni:  il viareggino fu sostituito da Carlo Ancelotti, vittorioso nel suo debutto a Piacenza.  I bianconeri accedettero alle semifinali della massima competizione continentale, ove vennero sconfitti dal Manchester United: i Red Devils prevalsero con un risultato totale di 4-3, pareggiando 1-1 l’andata e vincendo 3-2 il ritorno, dopo essere stati sotto 0-2. La Champions svanì dopo 55 partite consecutive. Giunta al settimo posto in campionato, la Juventus perse contro l’Udinese lo spareggio di qualificazione per la Coppa UEFA. Accedette così alla Coppa Intertoto, da disputarsi in estate.Breve strada in Coppa italia, dove fu eliminata ai quarti dal Bologna.

ALTRE COMPETIZIONI – Ultima stagione con le tre coppe europee, visto il pensionamento della ormai poco remunerativa Coppa delle Coppe, In Champions fu il Manchester  United il giustiziere delle due italiane, Inter agli ottavi e Juve in semifinale, e vinse la finale di Parigi ribaltando  in pieno recupero il Bayern. La Coppa delle Coppe parlò italiano, con l’ultima edizione vinta dalla Lazio, che in finale a Birmingham piegò il Maiorca per 2-1. In Coppa Uefa alle quattro qualificate si aggiunse il Bologna, prima italiana a vincere l’Intertoto (eliminando pure la Sampdoria). Uscì subito al debutto l’Udinese, battuta dal Bayer Leverkusen, mentre nel turno successivo eliminazione beffa per i viola, che praticamente col Grasshopers avevano il turno in tasca, prima che una bomba carta esplosa sul neutro di Salerno, neutro della sfida di ritorno non li punisse con lo 0-3 a tavolino e li eliminasse. La Roma si fermò ai quarti con l’Atletico madrid, mentre i felsinei sfiorarono la finale, battuti al penultimo atto dal Marsiglia con due pareggi, chiudendo l’annata come la squadra con più partite disputate di tutte. In finale a Mosca il Parma piegò i francesi per 3-0: non avremmo mai immaginato che da lì in poi non avremmo più raggiunto neppure la finale. La Supercoppa Europea, da quest’anno con sede a Montecarlo nell’ultimo venerdì di agosto, vide il successo del Chelsea sul Real per 1-0, mentre i madrileni vinsero l’Intercontinentale, battendo per 2-1 il Vasco da Gama.

In Coppa Italia, la vittoria finale andò al Parma, che sconfisse i viola con due pareggi in finale (1-1 in casa, 2-2 a Firenze), facendo valere la regola del gol in trasferta. Entrambe comunque furono qualificate alla Champions, ed il posto in UEFA fu stabilito da uno spareggio tra le semifinaliste Bologna ed Inter, vinto dagli highander rossoblu. Dalla serie B risalirono Verona, Torino, Lecce e l’esordiente Reggina, beffando all’ultimo turno il Pescara e l’Atalanta, favorita anche del successo dei calabresi all’ultima giornata in casa del già promosso Torino, con un gol del pescarese Tonino Martino. Stagione anonima del Napoli, Il Genoa sfiorò la C, in cui caddero Reggiana e Cremonese, con recenti trascorsi in A.

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