STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1997/98: lo scudetto dei veleni e la Real beffa

L’Italia di Cesare Maldini strappò il pass a Francia ’98 dopo uno spareggio con la Russia deciso da Casiraghi, che non sarebbe stato convocato nella rassegna iridata. L’Italia, nell’estate’97, giocò come “riscaldamento” il torneo di Parigi con Francia, Brasile ed Inghilterra, chiudendo terza.

Il colpo dell’estate 1997 fu dell’Inter che prese per 48 miliardi dal Barcellona Ronaldo, ritenuto il più forte calciatore dell’epoca. La società nerazzurra, che ingaggiò Luigi Simoni come nuovo allenatore, a fronte della cessione del nazionale inglese Ince ampliò comunque l’organico col difensore West, i centrocampisti Cauet,Moriero e Simeone, e il giovane fantasista Recoba pescato in Uruguay. I detentori della Juventus inserirono Birindelli nella propria retroguardia, mentre in attacco, rispedito Bokšić alla Lazio e, soprattutto, ceduto a peso d’oro all’Atlético Madrid l’emergente Vieri,rivoluzionarono il reparto puntando sulla voglia di riscatto di Fonseca, da tempo in crisi con l’ambiente romanista, e sul capocannoniere uscente Filippo Inzaghi,il quale andò a formare con Del Piero il nuovo tandem offensivo dei piemontesi — e smentendo presto a suon di gol una certa critica estiva sull’«eccessiva leggerezza fisica» della coppia.Il Milan, che richiamò da Madrid Fabio Capello con l’obiettivo di cancellare le delusioni della precedente e tribolata annata,optò per rinforzi quali il portiere Taibi e il terzino Ziege in difesa, e Ba e Leonardo in mezzo al campo, mentre in avanti sostituì l’impalpabile Dugarry con l’olandese Kluivert; tornò inoltre a Milano, dopo una stagione oltreoceano, la bandiera Donadoni. Il Parma di Ancelotti, pronto a lanciare l’ennesimo assalto dell’era Tanzi allo scudetto, riaccolse in pianta stabile tra le sue file il jolly di centrocampo Fiore, mentre la Fiorentina, che destò curiosità soprattutto per l’ingaggio di Alberto Malesani, tecnico esordiente in massima serie,  offrì una chance al trequartista Morfeo. La Roma prese Cafù, Candela e Paulo Sergio; mentre la Lazio inserì Almeyda e Jugovic , mentre in attacco, oltre al ritorno di Boksic, approdò macini dalla Samp, alla quale in autunno sarebbe andato Signori, ormai in rotta con la società capitolina. A Genova nel frattempo giunse Klinsmann, ma il matrimonio con la società blucerchiata durò solo pochi mesi. Roberto Baggio si accasò al Bologna, in cerca di un posto per Francia ’98, mentre l’Atalanta prese Caccia e cristiano Lucarelli per l’attacco. Il Napoli prese Bellucci e >P  rotti per il settore avanzato. Il Lecce in autunno diede una chance al Principe Giannini, ormai al tramonto della carriera.

Il torneo antecedente al mondiale francese cominciò il 31 agosto 1997. L’Inter partì con quattro vittorie nelle prime quattro gare, prendendo subito la testa della classifica grazie anche al roboante esordio del giovane Recoba, rivelatosi fin dalla prima giornata con una decisiva doppietta al Brescia. In questa fase la squadra di Simoni, pur non entusiasmando particolarmente e anzi aggrappandosi sovente alle giocate dei suoi solisti, su tutti Djorkaeff e un Ronaldo in crescendo, seppe rimanere stabilmente in vetta per molte domeniche consecutive controllando il gruppo delle inseguitrici, da cui via via emersero quali più accreditati rivali i campioni uscenti della Juventus. Nel turno precedente la sosta natalizia maturò la prima sconfitta dei meneghini, al Friuli contro l’Udinese, proponendo nell’occasione l’undici di Alberto Zaccheroni, votato a un calcio offensivo ma al tempo stesso estremamente concreto, e sorretto dall’affiatato trio d’attacco Amoroso-Bierhoff-Poggi, quale possibile outsider nella lotta allo scudetto.

 

Sul finire dell’anno solare la Juventus si avvicinò sempre più, complice un Del Piero fin lì mai tanto prolifico sottorete, nonché l’apporto a campionato iniziato dell’olandese Davids, apparso completamente rigenerato dall’ambiente bianconero rispetto alla scialba esperienza milanista; tuttavia il 4 gennaio 1998 l’Inter parve rimarcare le distanze, facendo cinicamente suo il derby d’Italia al Meazza grazie a un lampo di Djorkaeff (1-0). I nerazzurri non seppero però gestire il vantaggio accumulato: verso la fine del mese due passi falsi contro due neopromosse, dapprima una sconfitta interna contro il Bari e poi un pari sul campo dell’Empoli, frenarono la corsa meneghina e rilanciarono le ambizioni dei torinesi che il 25 gennaio, battendo l’Atalanta al Delle Alpi, guadagnarono il primo posto laureandosi sul filo di lana campioni d’inverno.

La tornata conclusiva non iniziò nel migliore dei modi per la Juventus, che nella trasferta di Lecce del 1º febbraio perse il perno difensivo Ferrara per il resto della stagione, causa una grave frattura di tibia e perone. Ciò nonostante tra febbraio e marzo i bianconeri riuscirono ad allungare ancora sull’Inter, colpevole di battute d’arresto sui campi di Lazio e Parma, e a sorpresa a San Siro contro il Bologna; in questa fase i nerazzurri dovettero guardarsi anche dal ritorno dei biancocelesti di Eriksson che, da par loro, con la succitata vittoria nello scontro diretto del 22 febbraio appaiarono i milanesi al secondo posto, a quattro punti dalla vetta.  I capitolini cullarono speranze tricolori fino al 5 aprile, allorché una Juventus corsara all’Olimpico li superò con un guizzo di Inzaghi, mentre nel frattempo si rifecero sotto i nerazzurri che, traendo vantaggio da una serie di pareggi raccolti dalla capolista, si presentarono al big match di Torino del 26 aprile, quart’ultima di campionato, con una sola lunghezza di ritardo sui bianconeri.La gara fu decisa da un contropiede di Del Piero (1-0), ma venne segnata soprattutto da un body-check nell’area juventina tra Iuliano e Ronaldo: le decisioni in merito dell’arbitro Piero Ceccarini fecero montare il malcontento dei nerazzurri, provocando di riflesso le stizzite repliche dei bianconeri, e scatenando così nei giorni seguenti accese discussioni sui media italiani e finanche in parlamento, sfiorando una crisi istituzionale ai vertici della Federcalcio. Fatto sta che il verdetto del campo, per la squadra di Lippi, si rivelò lo scatto decisivo verso il titolo: neanche il passo falso del turno seguente a Vicenza ebbe ripercussioni, poiché l’Inter non seppe approfittarne impattando a sua volta in casa col modesto Piacenza. Alla penultima giornata, il 10 maggio, come all’andata gli uomini di Simoni caddero contro la bestia nera Bari; contemporaneamente al Delle Alpi, grazie a una tripletta di Inzaghi, la Juventus superò il Bologna per 3-2 andando a conquistare il venticinquesimo scudetto della sua storia. Con l’Inter seconda e qualificata in Champions League, la terza piazza fu appannaggio dell’Udinese che colse il suo miglior risultato in Serie A da quarantatré anni a quella parte; a suggellare la positiva annata dei friulani, Bierhoff fece suo il titolo di capocannoniere con 27 gol. Delusione della stagione, il Milan replicò l’anonimo andamento del campionato precedente totalizzando appena un punto in più, classificandosi decimo e rimanendo fuori dall’Europa per la seconda volta consecutiva (dopo aver perso la finale di Coppa Italia contro la Lazio), pur a fronte delle continue riforme volute dall’UEFA che qualificarono, in quest’annata, un record di ben nove società italiane alle varie coppe confederali — e nonostante i rossoneri avessero tentato, invano, la strada di una wild card. Oltre alle romane, alla Fiorentina, e a un Parma che pur disattese le premesse estive, a negare l’Europa al Milan furono anche il Bologna trascinato da un Baggio rivitalizzato dall’ambiente rossoblù, e che emergendo quale miglior marcatore italiano della stagione ottenne in extremis una maglia azzurra per i successivi mondiali, e la Sampdoria che, pur tra alti e bassi, vide la conferma sottoporta di un Montella ormai definitivamente affermatosi. Rossoblu e blucerchiati si qualificarono all’estiva Intertoto, che vedeva per la prima volta partecipare club italiani, di fronte ad una prospettiva di sanzioni per la mancata partecipazione da parte dell’UEFA.

In coda, oltre alle due lombarde Atalanta e Brescia che si arresero solo nel finale, caddero in Serie B un Lecce da tempo arenatosi e, abbastanza clamorosamente, un Napoli alla deriva: ancorati all’ultimo posto fin dalle giornate iniziali, i partenopei chiusero il campionato raggranellando appena 14 punti, lasciando la massima serie per la prima volta dopo trentatré anni e chiudendo di fatto un capitolo della storia del club, dopo aver cambiato invano ben quattro tecnici nell’arco della stagione (prima Mutti, poi Mazzone, quindi Galeone e infine Montefusco) e aver collezionato «brutte figure» in sequenza,talvolta con vere e proprie sconfitte tennistiche. Si salvarono il neopromosso Empoli, il Piacenza e un Vicenza in calo rispetto all’anno precedente ma giustificato dall’impegno, nel corso della stagione, in una Coppa delle Coppe dove raggiunse a sorpresa le semifinali.

DA INZAGHI A MIJATOVIC – Dopo una sola stagione in maglia bianconera, il giovane Christian Vieri fu ceduto a peso d’oro agli spagnoli dell’Atlético Madrid; questi venne sostituito dal capocannoniere del campionato precedente, l’emergente Filippo Inzaghi, prelevato dall’Atalanta e chiamato a diventare il nuovo nuovo partner d’attacco di Alessandro Del Piero. Tra i nuovi acquisti dell’estate 1997 figurarono anche il terzino Alessandro Birindelli dal neopromosso Empoli e la punta uruguaiana Daniel Fonseca dalla Roma; durante la sessione autunnale di mercato giunsero inoltre a Torino il promettente attaccante uruguaiano Marcelo Zalayeta dal Peñarol e soprattutto il centrocampista Edgar Davids, primo olandese nella storia juventina, acquistato dai rivali del Milan: il Pitbulla posteriori lasciato andare dai lombardi fin troppo frettolosamente perché etichettato come «mela marcia» dallo spogliatoio rossonero, al contrario si rivelò fondamentale per l’equilibrio del centrocampo bianconero. La stagione si aprì con la vittoria della Supercoppa di Lega, la seconda nella storia del club, superando agevolmente al Delle Alpi il Vicenza(3-0) grazie alla doppetta di Inzaghi e alla rete finale del capitano Antonio Conte— quest’ultimo tornato a pieno regime dopo il grave infortunio che l’aveva tenuto lontano dai campi per quasi tutta la precedente annata. In campionato, fin dalle prime giornate, soprattutto a causa di un passo falso a Marassi contro la Sampdoria, la Juventus si ritrovò a dover inseguire l’Inter.

Edgar Davids, rinforzo del mercato autunnale, si rivelò decisivo nel rimettere in carreggiata il centrocampo — e la stagione — dei bianconeri.

Sul fronte della Champions League la squadra di Marcello Lippi, finalista uscente, trovò qualche inatteso ostacolo nella fase a gironi: chiuse infatti il proprio raggruppamento, composto dagli inglesi del Manchester Utd, dagli olandesi del Feyenoord e dalla matricola slovacca del VSS Košice, alle spalle dei primeggianti mancuniani e ottenendo così l’accesso alla fase a eliminazione diretta solo per ripescaggio tra le migliori seconde, grazie ad un gol di Djordjevic dell’Olympiacos contro il Rosenborg. Frattanto in Serie A, alla 14ª giornata la formazione venne sconfitta per 1-0 dai nerazzurri nel derby d’Italia a San Siro: ciò non pregiudicò la rincorsa dei bianconeri, che anche a causa di una successiva frenata interista sopravanzarono i rivali facendo loro il simbolico titolo d’inverno.

Nel girone di ritorno i torinesi controllarono il tentativo di rimonta dei milanesi, che pure infilarono 6 vittorie consecutive. Nel frattempo dovettero però rinunciare alla Coppa Italia dove, dopo aver eliminato nei turni precedenti Brescello, Lecce e Fiorentina, caddero in semifinale contro la Lazio poi vincitrice dell’edizione. Intanto nella fase ad eliminazione diretta di Champions League la Juventus, dopo aver superato ai quarti di finale gli ucraini della Dinamo Kiev (1-1 a Torino e 4-1 a Kiev) e in semifinale i monegaschi del Monaco (4-1 a Torino e ininfluente sconfitta 3-2 nel Principato), approdò per la terza stagione consecutiva in finale.

Alessandro Del Piero, capocannoniere con 21 gol.

In Serie A il duello-scudetto si decise negli ultimi turni, con l’Inter ulteriormente distanziata per effetto del k.o. nello scontro diretto del 26 aprile 1998 al Delle Alpi. Il 3-2 interno contro il Bologna, il successivo 10 maggio, assicurò ai bianconeri il 25º tricolore con un turno di anticipo; la tripletta della vittoria fu siglata da Inzaghi, a segno per 27 volte nell’intera stagione.Alessandro Del Piero, capocannoniere della squadra coon 21 centri, andò a segno a 16 club su 17, escludendo solo l’Atalanta.   Infine, l’annata in Champions League si concluse con la sconfitta per 1-0 nella finale di Amsterdam contro il Real Madrid — sebbene sul decisivo gol di Predrag Mijatović rimase l’ombra di un presunto fuorigioco, fatto che alimentò numerose polemiche anche negli anni a venire. Alessandro Del Piero vinse il titolo cannonieri della coppa con 10 gol.

ALTRE COMPETIZIONI – Fece poca strada il Parma alla sua prima partecipazione in Champions: i ducali sconfissero il Widziew Lodz nel turno preliminare, ma nel girone finiorono secodi dietro al Borussia Dortmund, ed i 9 punti non bastarono per il ripescaggio. In Coppa delle Coppe grande cavalcata del Vicenza, che giunse sino alle semifinali, dove fu sconfitto dal Chelsea di Vialli e Zola, dopo aver vinto l’andata ed essersi trovato in vantaggio a Wembley. In finale a Stoccolma un gol di Zola permise agli inglesi di piegare lo Stoccarda, mentre Luiso fu capocannoniere con 8 gol. La Coppa UEFA ripristinò la finale unica e venne scelta Parigi, anche in vista dell’imminente mondiale francese: giunserio Inter e Lazio, e fu la quarta finale italiana negli ultimi 10 anni. Alla fine fu netta affermazione interista per 3-0, eguagliando la Juve con tre successi nella coppa, tutti in 7 anni. Al debutto la Sampdoria uscì subito, estromessa dall’Atletic Bilbao, mentre la debuttante Udinese uscì a testa alta il turno dopo con l’Ajax. La Coppa Intercontinentale fu vinta dal Borussia Dortmund, che superò 2-0 il Cruzeiro, mentre la Supercoppa Europea, ultima con la doppia finale, fu ad appannaggio del Barcellona, che piegò i tedeschi 2-0 in casa ed 1-1 in Germania.

La Coppa Italia, che tornava con la doppia sfida già dal secondo turno, vide arrivare in finale Lazio e Milan: i rossoneri, che speravano nel successo per rimanere in Europa, vinsero 1-0 l’andata a San Siro, ma crollarono per 3-1 nel ritorno all’Olimpico, rimanendo esclusi a causa del decimo posto finale in campionato: i rossoneri furono la prima tra le non qualificate all’Europa, nonostante ben 9 squadre si qualificarono alle 4 coppe europee (ci fu la new entry dell’Intertoto). La Lazio tornava al successo dopo ben 40 anni in questa coppa. Dalla serie B risalirono la Salernitana, dopo ben 55 anni, il Venezia, anch’esso dopo un trentennio, il Cagliari ed il Perugia, che condannò il Torino alla sconfitta ai rigori nello spareggio: i granata, in zona promozione per tutto il campionato, persero proprio al penultimo turno a Perugia subendo l’aggancio degli umbri. Caddero in C squadre che avevano appena vissuto la serie A pochi anni prima come Foggia, Ancona e Padova, mentre per il Genoa fu un anonimo campionato a metà classifica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...