STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1996/97 la stagione quasi perfetta scalfita dal Borussia degli ex

Grandi aspettative per l’Italia di Arrigo Sacchi all’Europeo inglese del 1996, ma la corsa si chiuse già nel girone eliminatorio con la Repubblica Ceca di Nedved e la Germania, poi finaliste con successo tedesco con doppietta del “nostro” Bierhoff, che segnò il primo golden gol della storia del campionato europeo. La stagione ripartiva con grandi manovre.

La sentenza Bosman cambiò radicalmente il calciomercato: le società europee approfittarono della possibilità di schierare un numero illimitato di giocatori comunitari, e gli stessi calciatori giovarono della più ampia libertà contrattuale loro concessa. Tra gli emigranti di maggior caratura ci furono gli attaccanti della Juventus campione d’Europa in carica, Ravanelli e Vialli, i quali volarono in Premier League, sostituiti nello scacchiere bianconero dal croato Bokšić e dai giovani Vieri e Amoruso; il club piemontese inserì inoltre nell’undici titolare il difensore uruguaiano Montero, affidando la regia della squadra al fantasista francese Zidane. L’Inter, confermato Hodgson in panchina, rinforzò a sua volta il reparto avanzato col trequartista transalpino Djorkaeff e la punta cilena Zamorano, completando poi l’organico con Galante, l’elvetico Sforza, il francese Angloma e l’olandese Winter. I campioni uscenti del Milan, ingaggiato il tecnico sudamericano Óscar Tabárez, investirono sui tulipani Davids e Reiziger oltreché sull’attaccante Dugarry prelevato oltralpe.

La Sampdoria di Eriksson prese l’argentino Verón e la punta Montella, questo ultimo strappato ai concittadini del Genoa, mentre l’Udinese di Zaccheroni acquistò il brasiliano Amoroso, che andò a completare un tridente offensivo composto dai confermati Poggi e Bierhoff. Il Parma affidò la panchina all’emergente Carlo Ancelotti, il quale tornò nella squadra dov’era salito alla ribalta da calciatore, e puntellò difesa e attacco col francese Thuram, Chiesa e il sudamericano Crespo. La Lazio di Zeman si rinforzò col ceco Nedvěd, tra i protagonisti al campionato d’Europa 1996, e mise a fianco di Signori l’altro capocannoniere della precedente stagione, Protti. La Roma affidò la guida tecnica all’argentino Carlos Bianchi, acquistando Tommasi e, nel mercato di gennaio, il transalpino Candela. La Fiorentina affiancò a capitan Batistuta il belga Oliveira, inoltre nella sessione invernale portò a Firenze il russo Kanchelskis. Il Napoli, sotto la guida del nuovo allenatore Luigi Simoni, integrò Aglietti e Caccia nel suo reparto avanzato. Una storica provinciale come il Vicenza, che emergerà quale rivelazione dell’annata – anche grazie al trionfo in Coppa Italia –, riscattò Ambrosetti e puntò su Beghetto. Il Cagliari integrò in rosa Bettarini e Cozza, cui si aggiunse a gennaio Tovalieri, mentre l’Atalanta diede fiducia a Filippo Inzaghi, promettente bomber non ancora esploso ad alti livelli. Il Piacenza rispose invece ai molti stranieri in arrivo con una squadra composta, ancora una volta, interamente da italiani, tra cui spiccarono gli innesti di Pari a centrocampo e Luiso in attacco.

 

Vincenzo Montella, al debutto in Serie A con la maglia della Sampdoria, emerse con 22 reti in 28 partite.

 

 

Tra le neopromosse il Bologna, di nuovo in Serie A dopo un lustro, vide il ritorno in rossoblù di Marocchi e l’arrivo in attacco di una coppia straniera formata dallo svedese Andersson e dal russo Kolyvanov. Il Verona ingaggiò il regista Corini e la punta Maniero. Il Perugia, che si riaffacciava in massima categoria dopo quindici anni, rinforzò centrocampo e attacco con l’olandese Kreek, Gautieri e il croato Rapaić. Infine la Reggiana optò per un mercato generalmente di secondo piano, fatto salvo per il belga Grün, tuttavia al crepuscolo della carriera. La novità regolamentare della stagione fu la possibilità di far sedere in panchina fino a un massimo di sette giocatori, due in più rispetto al passato. Altrà novità televisiva, con l’aumento degli anticipi di campionato causa impegni nelle coppe europee, la partita trasmessa di sera su Tele +2 poteva disputarsi anche di sabato, non più di domenica. Inoltre la contemporaneità fu garantita solo negli ultimi quattro turni, e non più negli ultimi sei.

Costantemente in testa alla classifica nell’arco di un torneo comunque molto equilibrato, fece ritorno allo scudetto la Juventus di Marcello Lippi destinata a vincere, nel corso della stagione, anche Supercoppa UEFAe Coppa Intercontinentale. Con il gruppo storico del Milan che abdicò definitivamente dopo un decennio di successi in Italia e in Europa, i principali avversari dei bianconeri furono l’Inter di Roy Hodgson, in crescita, e il Parma di Ancelotti.

Il torneo partì il 7 settembre 1996, con ben quattro anticipi della prima giornata, inaugurato da un gol del milanista George Weah rimasto negli annali – un coast to coast a San Siro, con il dribbling in progressione di sette giocatori del Verona, prima di depositare la palla in rete. La Juventus si ritrovò in testa alla quarta giornata. Il 13 ottobre i bianconeri, perdendo a Vicenza, consentirono all’Inter di andare temporaneamente in vetta, ma la vittoria nello scontro diretto della settimana successiva permise alla Vecchia Signora di sorpassare i rivali. Nelle giornate seguenti lombardi e piemontesi continuano ad alternarsi in testa alla classifica, mentre a fine novembre fu il sorprendente Vicenza di Francesco Guidolin a dare problemi ai bianconeri. Decisiva per la fuga della squadra di Lippi fu la vittoria interna sugli scaligeri, ottenuta in rimonta, del 15 dicembre (3-2). Frattanto i campioni in carica del Milan andavano incontro a una crisi di risultati a cui non seppe porre rimedio neppure il ritorno in dicembre di Arrigo Sacchi, chiamato a sostituire l’esonerato Tabárez dopo la sconfitta dell’undicesimo turno sul campo del Piacenza (3-2). Alla sosta natalizia la Juventus si trovava al comando seguita, in coabitazione al secondo posto, da due rivelazioni quali i neopromossi berici e il Napoli, questo ultimo fin lì autore di un cammino al di sopra delle premesse estive. La situazione mutò nuovamente al giro di boa, con i bianconeri campioni d’inverno a +4 sulla Sampdoria, trascinata dall’intesa tra la nuova coppia-gol Mancini-Montella, +5 sull’Inter e +6 su Vicenza e Parma.

Il girone di ritorno sembrò iniziare bene per i blucerchiati che il 2 febbraio 1997, espugnando in rimonta il Meazza (3-2 sul Milan), si portarono a −2 dalla Juventus bloccata sullo 0-0 a Cagliari. A partire da quel momento, però, i liguri calarono improvvisamente il ritmo, favorendo la fuga bianconera; si fece dunque avanti il Parma, per una rincorsa che apparve però tardiva. Il 6 aprile gli uomini di Lippi ottennero una storica vittoria per 6-1 in casa milanista, sicché i ducali poterono solamente avvicinarsi quando, la settimana successiva, la capolista fu sconfitta al Delle Alpi dall’Udinese in inferiorità numerica per gran parte della partita. Tuttavia furono proprio i friulani di Alberto Zaccheroni, andando a vìolare anche il Tardini il 21 dello stesso mese, a danneggiare i sogni di rimonta dei gialloblù. Si arrivò così allo scontro diretto di Torino del 18 maggio: il vantaggio parmense, che avrebbe virtualmente ristretto a tre lunghezze la distanza tra le due formazioni, fu vanificato dal successivo 1-1 bianconero, arrivato grazie a un rigore concesso da Pierluigi Collina. Fu così che nell’anticipo del 23 maggio, a Bergamo, ai piemontesi bastò un simile punteggio contro l’Atalanta del capocannoniere Inzaghi (24 reti) per festeggiare, con una giornata di anticipo, il loro ventiquattresimo titolo italiano. Agli emiliani rimase la consolazione della prima qualificazione della loro storia alla Champions League: da quest’anno infatti la UEFA iniziò un radicale rinnovamento delle proprie manifestazioni, aggiungendo un secondo posto nella massima competizione europea per club agli otto migliori campionati continentali, tra i quali in prima fila vi era quello italiano.

In zona UEFA, un finale povero di risultati costò al neopromosso Bologna di Renzo Ulivieri la qualificazione in Europa, a vantaggio di Sampdoria e Udinese: per i friulani fu l’esordio sul palcoscenico continentale e, sotto la guida del patron Giampaolo Pozzo, la consacrazione come solida realtà del calcio italiano di provincia per gli anni a venire. Stagione da dimenticare, al contrario, per un deludente Milan che chiuse la classifica all’undicesimo posto, il suo peggior piazzamento nell’éra Berlusconi.

In coda, salvezza anticipata per una Roma in crisi d’identità, costretta in aprile a richiamare in panchina Nils Liedholm onde evitare maggiori patemi, ma non per il Napoli, matematicamente sicuro della permanenza in massima serie solo a due turni dalla fine del campionato: i partenopei furono protagonisti di una vera e propria annata double face, con buoni risultati nel girone di andata e, inversamente, una tornata di ritorno dove cedettero alla distanza, culminata con l’esonero di Simoni. Immediato, invece, il ritorno in Serie B per la Reggiana ( questo resta il loro ultimo campionato in serie A), il Verona e il Perugia; in particolare, gli umbri furono condannati all’ultima giornata dalla classifica avulsa che altresì mandò Cagliari e Piacenza allo spareggio: sul campo neutro del San Paolo di Napoli prevalsero per 3-1 gli emiliani, coi rossoblù che caddero quindi tra i cadetti dopo sette stagioni.

JUVE QUASI PERFETTA -Nell’estate 1996 la Juventus, campione d’Europa in carica, si presentò ai nastri di partenza della stagione con una rosa profondamente rinnovata rispetto alla squadra che pochi mesi prima aveva vinto la Champions League. La campagna acquisti, infatti, vide la partenza del centravanti e capitano Gianluca Vialli (al Chelsea), dell’attaccante e vicecapitano Fabrizio Ravanelli (al Middlesbrough), del centrocampista portoghese Paulo Sousa (al Borussia Dortmund) e dei difensori Massimo Carrera (all’Atalanta) e Pietro Vierchowod (al Perugia); arrivarono a Torino l’esperto attaccante croato Alen Bokšić (proveniente dalla Lazio) e i giovani Christian Vieri (dall’Atalanta), Nicola Amoruso (dal Padova) e Mark Iuliano (dalla Salernitana), oltre all’uruguaiano Paolo Montero (dall’Atalanta) e al centrocampista francese Zinédine Zidane(dal Bordeaux), schierato inizialmente come regista.

Juventus_Football_Club_1996-97

La Juventus iniziò bene la stagione sotto il profilo dei risultati. In campionato i bianconeri mantennero il passo dell’Inter e del Vicenza, quest’ultima sorpresa del torneo, inizialmente in testa. Da segnalare il successo del 20 ottobre al Delle Alpi proprio nel derby d’Italia, un 2-0 firmato da Jugović e Zidane, questo ultimo al primo gol con la sua nuova squadra e, da qui in avanti, stabilmente spostato sulla trequarti. In Champions League, da detentrice del trofeo, la Juventus ottenne ottimi risultati nel girone: il Manchester Utd fu battuto due volte per 1-0 (a Torino con gol di Bokšić, e all’Old Trafford con un rigore di Del Piero, per quella che fu la prima sconfitta dei Red Devils in casa contro squadre italiane nonché la seconda interna assoluta in Coppa dei Campioni), così come il Fenerbahçe (1-0 a Istanbul con gol di Bokšić, e 2-0 al Delle Alpi con reti di Padovano e Amoruso), mentre col Rapid Vienna arrivarono un pareggio (1-1 in Austria, gol di Vieri) e una larga vittoria in casa per 5-0 (con doppiette di Bokšić e Del Piero, e gol di Montero); la Juve vinse il girone con 16 punti, record per la squadra bianconera, che sarà poi eguagliato nella stagione 2004-2005.

Il 26 novembre 1996 arrivò uno dei momenti più importanti della stagione: la Juventus vinse infatti la Coppa Intercontinentale per la seconda volta nella sua storia, superando gli argentini del River Plate a Tokyo per 1-0 con gol di Del Piero all’81’: la squadra bianconera si laureò quindi campione del mondo e Del Piero (che un mese dopo arriverà quarto nella classifica del Pallone d’oro) fu eletto miglior giocatore della partita. Dopo questa vittoria, la Juventus prese le redini del campionato grazie a una serie di vittorie consecutive (da segnalare un 3-2 al Verona, con gol di Porrini e doppietta di Del Piero, rimontando dallo 0-2) e giunse alla sosta natalizia con 6 punti di vantaggio sulle inseguitrici. Nel frattempo i torinesi furono eliminati dalla Coppa Italia ai quarti di finale per mano dell’Inter.

Nel 1997 la Juve rallentò il passo in campionato, consentendo alla Sampdoria e soprattutto al Parma di recuperare terreno, ma mantenendo saldamente la vetta. In pieno inverno, tra gennaio e febbraio, i bianconeri campioni del mondo e d’Europa vinsero anche la Supercoppa UEFA per la seconda volta nella storia del club. La doppia sfida col Paris Saint-Germain, detentore della Coppa delle Coppe, si risolse in un trionfo: nella finale di andata, al Parco dei Principi di Parigi, la Juventus vinse nettamente 6-1 (nel primo tempo doppietta di Padovano e gol di Porrini e Ferrara, nella ripresa sigilli di Lombardo e Amoruso) per quella che resta la più ampia vittoria in trasferta nella storia della Supercoppa Europea; al ritorno, disputato a Palermo, la squadra bianconera vinse 3-1 (con una doppietta di Del Piero e un gol di Vieri) aggiudicandosi il trofeo: il 9-2 complessivo è lo scarto più ampio mai registrato nelle finali delle competizioni UEFA.

Nei mesi successivi la Juventus mantenne la testa della classifica del campionato, e accelerò verso lo scudetto grazie anche alla storica vittoria in goleada a San Siro nella classica contro il Milan campione d’Italia in carica: un 6-1 con doppiette di Jugović e Vieri, gol di Zidane su rigore, e Amoruso. Lo scudetto, il ventiquattresimo della storia bianconera e il secondo in tre anni, arrivò matematicamente alla penultima giornata, grazie al pareggio di Bergamo contro l’Atalanta per 1-1, con un gol di Iuliano. Al termine del campionato la Juventus chiuse a quota 65 punti, due in più del Parma, senza più vincere nelle ultime quattro giornate, e chiudentdo xcon lo stesso punteggio della stagione precedente, quando giunse seconda a -8 dal Milan. Si trattò infatti del peggior punteggio di una prima classificata con i tre punti per vittoria.

Nella fase a eliminazione diretta della Champions League la Juventus eliminò nei quarti di finale i norvegesi del Rosenborg (1-1 a Trondheimcon gol di Vieri, e 2-0 a Torino con gol di Zidane e Amoruso su rigore), mentre in semifinale si sbarazzò facilmente dell’Ajax  finalista la stagione precedente con un 2-1 nei Paesi Bassi (gol di Amoruso e Vieri, tre giorni dopo il 6-1 di Milano) e un 4-1 a Torino (con gol di Lombardo, Vieri, Amoruso e Zidane). La Juventus si presentò alla finale del 28 maggio 1997 a Monaco di Baviera col ruolo di favorita, ma venne sconfitta dal Borussia Dortmund, nelle cui file giocavano cinque ex bianconeri, con un secco 1-3; fu inutile per i campioni uscenti il pur apprezzabile gol di tacco di Del Piero.

La squadra festeggia i giovani neoacquisti Christian Vieri e Nicola Amoruso, coppia-gol che emerse nella seconda parte di stagione sopperendo alle sventure occorse ai titolari Bokšiće Del Piero.[6][7]

 

Nel 1997 la Juventus festeggiò i cento anni della sua fondazione: allo scopo di celebrare questa ricorrenza la società e le autorità della città di Torino organizzarono una serie di manifestazioni denominate Juvecentus (1897-1997 – Cento anni di Juve). Dal 22 al 27 maggio venne presentata al Lingotto l’attività editoriale, multimediale e filatelica della società bianconera; venne inoltre allestita la Mostra del Centenario a ripercorrere l’origine e l’evoluzione del club, e creato un fan club con più di 10 000 membri.

 

ALTRE COMPETIZIONI – Nonostante la Champions League qualificasse a fine stagione le prime due degli otto migliori campionati europei (la prima diretta ai gironi, la seconda dopo aver sostenuto un preliminare agostano, in caso di ko sarebbe stata retrocessa in Coppa UEFA), già in questa stagione l’Italia ebbe sue rappresentanti: oltre alla Juve finalista, partecipò anche il Milan, ma la corsa si fermò nel girome eliminatorio, sconfitto in casa dal Rosenborg nell’ultima gara del girone a cui i rossoneri sarebbe bastato un pari. In Coppa delle Coppe la Fiorentina fece un buon cammino, ma in semifinale si arrese al fortissimo Barcellona, che vinse poi quell’edizione, battendo a Rotterdam il PSG detentore con un rigore di Ronaldo. In Coppa UEFA, uscì al debutto il Parma, sconfitto dal Vitoria Guimaraes, mentre nel turno successivo uscirono subito le romane: la Roma per mano del Karsruhe,la Lazio ai danni del Tenerife (perdendo per 5-3 nelle Canarie). L’Inter, unica superstite italiana, arrivò fino in fondo, ma fu sconfitta ai rigori dallo Schalke 04, che completò la doppietta tedesca sulle italiane: era dalla stagione 1987/88 che nessuna delle tre coppe europee andava in Italia.

La Coppa Italia vide introdurre la ripetizione a campo invertito in caso di pareggio nelle gare uniche fino agli ottavi, e l’edizione vide arrivare in finale Napoli e Vicenza, finale ancora inaspettata. Il Napoli, favorito, s’impose per 1-0 nella finale casalinga d’andata, ma a Vicenza perse per 3-0 dopo i supplementari regalando la prima storica partecipazione alla Coppa delle Coppe al club di Guidolin, che coronò così una buona stagione che la vide anche per tre turni in testa a novembre. Il Napoli si avvierà al lento declino che lo vedrà retrocedere la stagione successiva. La Supercoppa Italiana vide il successo della Fiorentina per 2-1 a San Siro sul Milan, diventando la prima vincitrice della Coppa italia ad aggiudicarsi il trofeo, mentre i rossoneri perdevano la prima finale di questo trofeo dopo quattro vittorie consecutive. In serie B il Brescia, dopo la slavezza risicata dell’anno prima, vinse il campionato accompagnato dall’Empoli, di ritorno dopo un decennio, e dalle pugliesi Lecce (alla seconda promozione di fila dopo due retrocessioni di fila)  e Bari, beffando una ancora delusa Genoa, Brutte cadute in C per Cesena, che sfiorò la A solo tre anni prima, e Cremonese, alla seconda discesa di fila, mentre ottenne la salvezza la matricola Castel di Sangro, le cui gesta ispirarono anche un film di un regista inglese, chiamata a superare anche la tragedia della morte di due suoi giocatori, Danilo Di Vincenzo e Filippo Biondi, scomparsi in un incidente d’auto il 10 dicembre 1996.

 

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