STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1993/94 – Tanto Milan, un po’ di Inter e poca Juve

La Nazionale di Sacchi riuscì a novembre 1993 a strappare il visto per Usa’94, un mese dopo Roberto Baggio diventava il terzo italiano a vincere il Pallone d’Oro dopo Rivera e Paolo Rossi. Il campionato era all’ultimo atto con i due punti per vittoria: Dall’anno prossimo tutti i campionati europei si sarebbero uniformati ai tre punti per vittoria, che già si sperimentava nel gironi di Champions League ed in Italia in serie C da questa stagione.

Per quanto attiene all’aspetto mediatico del calcio italiano, un’importante novità si registrò con l’arrivo della pay TV: fino alla 28ª giornata, una partita venne posticipata alle 20:30 della domenica per consentirne la visione televisiva agli abbonati sul canale Tele +2. Il formato non era previsto negli ultimi 6 turni, per evitare di incidere sulla regolarità del campionato.Ogni squadra, in questa prima stagione, avrebbe dovuto passare in posticipo, per un massimo di 5 passaggi ed un minimo di due, non ripetendo nel girone di ritorno i posticipi dell’andata, salvando così molti big match, che continuavano ad essere trasmessi di pomeriggio.   A inaugurare la scelta fu Lazio-Foggia del 29 agosto 1993.

Seguendo l’esempio di quattro anni prima, la terza giornata di andata fu disputata in forma infrasettimanale (8 settembre), per coincidere con i festeggiamenti del centenario del Genoa.  La fine del torneo fu anticipata al 1º maggio 1994, per consentire un’adeguata preparazione in vista dei Mondiali statunitensi: mai nessun campionato in seguito si chiuderà così presto (nel 2002 si chiuse il 5, e fu l’ultimo caso di campionato chiuso nella prima decade di maggio).

Accreditata in estate dagli addetti ai lavori quale principale favorita al titolo, l’Inter effettuò una sontuosa campagna acquisti: tra gli altri, per 25 miliardi di lire i nerazzurri si assicurarono dall’Ajax il giovane fuoriclasse olandese Bergkamp, strappato alla Juve in un’operazione lampo, affiancandogli il compagno di nazionale Jonk. Il Milan campione in carica e la Juventus si contesero la coppia di terzini rivelazione del precedente campionato, Panucci e Fortunato del Genoa: il primo andò a Milano per 11 miliardi, mentre il secondo intraprese per 10 la strada di Torino. Dopo l’infortunio occorso a Boban a stagione iniziata, nella sessione autunnale i rossoneri si rinforzarono ulteriormente prelevando per circa 10 miliardi Desailly dai campioni d’Europa in carica del O. Marsiglia, l’unico nome di rilievo in un mercato altrimenti limitatosi alle seconde linee. I bianconeri completarono invece la rosa con Porrini, acquistato per 11 miliardi dall’Atalanta, e pescando dalla Serie B due punti di forza del Padova, l’esterno Di Livio e un promettente fantasista, il diciottenne Del Piero, strappato proprio alla concorrenza milanista per 5 miliardi. Dietro alle tre big, una Sampdoria dalle rinnovate ambizioni si rinforzò con gli arrivi di Gullit dal Milan e Platt dalla Juventus. Nella capitale, la Roma nel frattempo passata sotto la proprietà di Franco Sensi acquistò l’attaccante Balbo dall’Udinese per 18 miliardi, mentre Cragnotti ne sborsò 13 per portare Marchegiani dal Torino alla Lazio — all’epoca un record per la valutazione di un portiere —; insieme a lui, nel mercato di novembre arrivò in biancoceleste anche la punta croata Bokšić. Il Parma dei Tanzi continuò nella sua opera di consolidamento ai vertici del calcio italiano, prelevando da un Napoli in difficoltà finanziarie Zola e Crippa per una spesa totale di 22 miliardi. Tra le squadre al via spiccarono le due esordienti emiliane Reggiana e Piacenza: questi ultimi sorpresero per la loro politica patriota, non ingaggiando neppure uno straniero.

Nel torneo precedente i Mondiali d’America, partito il 29 agosto 1993,  furono la Juventus di Giovanni Trapattoni e il Parma di Nevio Scala, accompagnate dalla ritrovata Sampdoria di Sven-Göran Eriksson, a cercare di dare filo da torcere al Milan di Fabio Capello. Anche l’Inter, agli inizi cercò di tenere il passo dei cugini. Torinesi e liguri ci provarono il 31 ottobre, quando i rossoneri caddero a Genova sotto i colpi della squadra doriana, che volò in testa con i bianconeri; la coppia durò però una sola settimana, dato che la giornata successiva la sconfitta interna dei blucerchiati contro il Cagliari e lo scivolone dei bianconeri a Parma lanciarono gli emiliani e il Milan, vincitore del derby meneghino, che avanzarono a braccetto. Dopo il 28 novembre, giorno dello scontro diretto al Tardini finito a reti inviolate, la classifica vide i rossoneri prendere lentamente il largo.

Quando, il 19 dicembre, i ducali furono battuti in casa dal Napoli iniziò per gli uomini di Scala una crisi di risultati dei quali la squadra di Capello approfittò, nonostante questa non potesse vantare un attacco prolifico come quello degli anni precedenti; la forza dei rossoneri fu una solida difesa, che subì soltanto 15 reti: una retroguardia che permise al portiere Rossi di stabilire, il 27 febbraio 1994, l’allora primato d’imbattibilità nella storia della Serie A a girone unico, superando Zoff (903′) e portando il minutaggio a 929′; un primato che resisterà per i successivi ventidue anni. Il campionato praticamente si chiuse nella settimana tra il 6 e il 13 marzo, quando il Milan sconfisse le inseguitrici Juventus e Sampdoria, portandosi a +8 sui blucerchiati, secondi. Il titolo arrivò, matematicamente, a due giornate dalla fine, il 17 aprile, grazie al pareggio interno contro l’Udinese. Per i rossoneri fu il quattordicesimo titolo, il terzo consecutivo. Secondo titolo di capocannoniere invece per il laziale Signori, con 23 gol. In zona UEFA il Napoli riuscì a fronteggiare la concorrenza di Foggia, Roma e Torino, qualificandosi insieme a Juventus, Lazio e Parma. Il mancato bis del Parma in Coppa delle Coppe impedì alla Roma la qualificazione in Coppa UEFA, che restò esclusa per un solo punto.

Sebastiano Rossi, portiere del Milan campione d’Italia, festeggia dopo il 2-1 interno al Foggia del 27 febbraio 1994 in cui stabilì, con 929 minuti, l’allora record d’imbattibilità della Serie A a girone unico; un primato che resisterà per i successivi 22 anni.

In coda si assistette alla lenta discesa di un’Inter che, pur a fronte del vittorioso cammino in Coppa UEFA, inversamente in campionato smentì clamorosamente i pronostici estivi chiudendo la graduatoria al tredicesimo posto, suo peggior piazzamento nella storia del girone unico: a tre giornate dal termine i nerazzurri, dopo la pesante sconfitta rimediata a Marassi contro la Sampdoria, si ritrovarono impantanati in piena zona retrocessione, evitando alla fine la Serie B per un punto, e solo dopo l’anticipo dell’ultimo turno tra Parma e Piacenza finito a reti inviolate.

Proprio i piacentini recrimineranno, tra l’altro, per il dubbio annullamento di alcune reti nelle ultime due partite di campionato contro juventini e parmensi, conclusesi entrambe a reti bianche. La lotta tra le due matricole emiliane del campionato, Piacenza e Reggiana, finì tra le polemiche, con i biancorossi costretti a giocare in anticipo l’ultima gara contro i ducali a causa dell’impegno di questi ultimi nella finale di Coppa delle Coppe, e i granata che ottennero la salvezza due giorni dopo grazie a una discussa vittoria 1-0 sul campo di San Siro, contro un Milan rimpinguato di riserve e a sua volta già con la testa alla finale di Champions League. Oltre al Piacenza, scesero tra i cadetti anche l’Udinese, indebolita dalle cessioni di Balbo e Sensini, l’Atalanta e il Lecce. Signori della Lazio fece il bis tra i cannonieri.

UNA JUVE POCO DA TRASFERTA  – Rinforzatasi con gli acquisti di Sergio Porrini e Andrea Fortunato in difesa, nonché del futuro Soldatino Angelo Di Livio a centrocampo, la Juventus contese, assieme a Parma e Sampdoria, lo scudetto ai campioni in carica del Milan. In campionato i bianconeri ebbero un buon avvio tanto da issarsi in vetta il 31 ottobre assieme ai blucerchiati— con Roberto Baggio che, grazie alla tripletta nel 4-0 interno al Genoa, raggiunse quota 100 gol in Serie A —,ma da lì in avanti i rossoneri presero il largo rintuzzando gli attacchi della coppia Juve-Samp, che resse sino alla metà di marzo prima di abdicare;a fine torneo i piemontesi sopravanzarono i liguri chiudendo al secondo posto della graduatoria,a tre punti da un Milan comunque con due giornate d’anticipo, e per la terza volta consecutiva, campione d’Italia. Per la Juve, di fronte ad un rendimento interno da prima della classe, fece contrasto un deficitario cammino in trasferta, con solo tre successi (primo solo nel 1994 ad Udine il 2 gennaio) e ben 11 pari

Il neoacquisto Andrea Fortunato in azione con la seconda divisa gialloblù

In Coppa UEFA il cammino della Juventus, detentrice del trofeo, proseguì sino ai quarti di finale dove venne estromessa dai connazionali del Cagliari,poi sorprendenti semifinalisti dell’edizione. Ben più effimera si rivelò la partecipazione alla Coppa Italia da cui i bianconeri furono eliminati già in ottobre, cadendo abbastanza inaspettatamente ai sedicesimi contro i cadetti del Venezia.

Roberto Baggio si confermò migliore goleador stagionale della Juventus, con 17 reti in Serie A che gli valsero il terzo posto nella classifica marcatori (in coabitazione col granata Silenzi), dietro al parmense Zola e al capocannoniere, il laziale Signori. Le prestazioni offerte a livello internazionale dal capitano bianconero nel corso dell’anno solare gli valsero, sul finire del 1993, l’assegnazione dei due massimi riconoscimenti individuali dell’epoca, il Pallone d’oro di France Football[13] (svettando in una classifica che vide, in undicesima posizione, anche l’altro juventino Möller[14]) e il World Player della FIFA.

Il Pallone d’oro Roberto Baggio (a destra) assieme al giovane compagno di squadra Alessandro Del Piero (a sinistra), questo ultimo alla stagione d’esordio in maglia bianconera e destinato, negli anni a venire, a raccogliere l’eredità del Divin Codino.

In quest’annata iniziò inoltre a mettersi in mostra un giovane astro nascente, il diciottenne Alessandro Del Piero, promettente attaccante arrivato a Torino in estate e impegnato in una spola tra la formazione giovanile di Antonello Cuccureddu — con cui conquisterà Torneo di Viareggio e Campionato Primavera— e la prima squadra del Trap: colui che diverrà la bandiera juventina dei due decenni successivi realizzò il 19 settembre 1993, una settimana dopo l’esordio assoluto in maglia bianconera, la prima delle sue future 290 reti all’ombra della Mole, siglando il definitivo 4-0 interno alla Reggiana.

La stagione chiuse di fatto un’epoca nella storia della Juventus. A fine campionato l’allenatore Giovanni Trapattoni lasciò la squadra che guidò a periodi alterni per tredici anni (1976-1986 e 1991-1994), accettando la corte del Bayern Monaco, mentre ben più rumore fecero le dimissioni di Giampiero Boniperti dalla società che l’aveva visto alla testa per oltre vent’anni, dapprima come presidente (1971-1990) e poi da amministratore delegato (1991-1994).

ALTRE COMPETIZIONI – Il Milan, al secondo assalto alla Champions League, stavolta vinse in finale ad Atene,  travolgendo il presuntuoso Barcellona per 4-0. La formula restava invariata, con i gironi in luogo di ottavi e quarti, ma stavolta passarono le prime due creando così delle semifinali incrociate in gara unica in casa delle due vincitrici. Fu l’edizione in cui i detentori del Marsiglia non poterono difendere il titolo, squalificati e retroc3essi per lo scandalo di corruzione che coinvolse il presidente Tapie, e così il posto fu preso dai vice campioni del Monaco, giunti fino alla semifinale, dove furono battuti proprio dai rossoneri. In Coppa delle Coppe il Parma giunse nuovamente in finale, ma a Copenaghen si arrese all’Arsenal. Gli stessi londinesi avevano eliminato il Torino ai quarti. La sconfitta declassò il Parma in Coppa UEFA, torneo in cui fecero siolo una comparsata nella stagione di debutto, 1991/92. In Coppa UEFA ci fu il secondo successo dell’Inter, a tre anni di distanza dal precedente, a salvare una stagione disastrosa: in finale ci fu il doppio 1-0 sui sorprendenti austriaci del Salisburgo. Breve fu il cammino della Lazio, fermatasi al secondo turno col Boavista, mentre la Juve detentrice, dopo aver vinto per la prima volta a Mosca all’esordio con la Lokomotiv, si fermò ai quarti col Cagliari, che poi a sua volta interruppe la sua favola in semifinale con l’Inter, dopo aver vinto la gara d’andata. Per la seconda volta i meneghini vinsero la Coppa UEFA estromettendo una connazionale (nel 1991 eliminarono l’Atalanta).Era la prima volta che due squadre cittadine si aggiudicavano due coppe europee, record che sarà eguagliato da Madrid nel 2018.  Il Marsiglia fu squalificato, e così fu il Milan finalista a prendere il posto nelle altre competizioni collaterali, ma le perse entrambe; in Coppa intercontinentale ci fu il bis del San Paolo, che vinse per 3-2, in Supercoppa UEFA la sconfitta col Parma fu ancora più beffarda: i rossoneri vinsero 1-0 al Tardini, ma poi in casa persero 2-0 ai supplementari.

La Coppa Italia fu quella delle cosiddette piccole: fuori le big, dalla Juve, subito col Venezia (che vinse in Laguna per 4-3) al Milan, estromesso dal Piacenza agli ottavi, al Torino detentore, eliminato in semifinale dall’Ancona, club cadetto che raggiunse la finale con la Sampdoria: all’andata al Conero fu 0-0, stesso risultato che si registrò nel primo tempo della gara di ritorno. Ma nel secondo tempo i dorici crollarono nettamente, perdendo per 6-1, e la Samp rivinse dopo 4 anni il trofeo. La Supercoppa italiana emigrò negli States, prima di molte edizioni che in futuro si sarebbero giocate all’estero: il Milan prevalse sul Torino grazie ad un gol in apertura di Simone, facendo il bis nel trofeo. In serie B pronta risalita per la Fiorentina che, grazie a tutti i suoi campioni, Batistuta compreso, stravinse il campionato. La accompagnarono Bari, Brescia ed il Padova, che ai rigori sconfisse nello spareggio il Cesena, rimasto per tutta la stagione in zona promozione e beffato all’ultimo. Ci volle uno spareggio anche per la salvezza, e fu vinto dalla matricola Acireale, che ai rigori spedì in C1 il Pisa, in serie A appena tre anni prima.

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