STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio – 1989/90 Il bis del Napoli, il tris italiano in Europa ed il “doubletino” Juve

Quella del 1989/90 doveva essere una stagione in preparazione al maestoso mondiale di calcio italiano, ed i club arrivarono con grande competitività ritrovata in Europa, dove era anche l’ultimo anno di bando per le squadre inglesi. Quella stagione infatti tutte le tre coppe europee finirono in Italia, dopo che già l’anno prima c’erano state tre finaliste in ogni coppa, ma la Samp aveva fallito uno storico treble

Nel corso della sessione estiva di calciomercato si registrò un buon numero di giocatori sudamericani in entrata, con le neopromosse che puntarono su giocatori provenienti dall’Argentina (in particolare l’Udinese, che si affidò ai nazionali Balbo e Sensini), dal Brasile (con il Bari che acquistò João Paulo) o dall’Uruguay (il Genoa si assicurò i nazionali urugagi Pato Aguilera, Rubén Paz e José Perdomo). La Fiorentina affiancò a Roberto Baggio l’attaccante argentino Oscar Dertycia, il Bologna si affidò agli esperti Cabrini e Giordano (affiancandoli a Nikolai Iliev, primo giocatore bulgaro a vestire la maglia di un club italiano), mentre il Lecce ottenne dal Milan il centravanti Virdis.

Totò Schillaci, neoacquisto della Juventus, siglò 15 gol alla stagione di esordio in Serie A.

 

Le protagoniste di quegli anni puntarono invece sui giovani: il Napoli, su segnalazione del direttore sportivo Luciano Moggi, prelevò dalla Serie C1 il centrocampista della Torres Gianfranco Zola; il Milan spese cifre elevate per portare in squadra Stefano Borgonovo e Marco Simone mentre la Juventus pescò dalla Serie B gli attaccanti Pierluigi Casiraghi e Salvatore Schillaci che andarono ad affiancare il sovietico Sergeij Alejnikov. I campioni in carica dell’Inter confermarono il proprio organico integrandovi il tedesco Jürgen Klinsmann ma cedendo l’argentino Ramón Díaz.

Sul fronte allenatori, Ottavio Bianchi abbandonò la panchina del Napoli accasandosi alla Roma, la quale dovette tuttavia ripiegare su Luigi Radice a causa di alcuni obblighi contrattuali che legavano il tecnico al club partenopeo per ancora un anno. Si registrarono inoltre i debutti in massima serie di Marcello Lippi (chiamato dal Cesena per sostituire Albertino Bigon, ingaggiato dal Napoli per sostituire Bianchi) e Franco Scoglio.

Il campionato iniziò il 27 agosto 1989, per lasciare spazio alla conclusione all’atteso Mondiale casalingo. L’avvio fu segnato da un evento tragico: il 3 settembre, poco dopo il termine delle gare della seconda giornata l’ex giocatore della Juventus Gaetano Scirea, scelto da Zoff come vice alla guida tecnica del club bianconero, morì in un incidente in Polonia dove stava recandosi per visionare la gara di una squadra che la Juventus avrebbe affrontato in Coppa UEFA.

Il milanista Marco van Basten vinse il titolo di capocannoniere con 19 reti.

Proprio la Juventus, assieme alla Roma, all’Inter e al Napoli, fu protagonista di una bagarre in vetta alla classifica che arrivò a una svolta il 17 settembre: grazie ad una grande prestazione del rientrante Maradona, il Napoli sconfisse in rimonta la Fiorentina e assunse il comando solitario della classifica. Ottenendo risultati positivi negli scontri diretti (tra cui il 2-0 inflitto all’Inter, 1-1 in casa della Roma e un secco 3-0 contro i rossoneri), i partenopei si laurearono campioni d’inverno con un turno di anticipo, il 17 dicembre. La giornata successiva si sfiorò nuovamente il dramma nel match tra Roma e Bologna: il difensore giallorosso Lionello Manfredonia fu colpito da un arresto cardiaco (la diagnosi fu di infarto al miocardio) durante la gara e, prontamente soccorso, si salvò venendo costretto ad abbandonare l’attività agonistica.

Con l’inizio della tornata conclusiva il Napoli accusò un lieve calo di rendimento permettendo un recupero da parte delle milanesi. In particolare il Milan, con una serie di risultati utili conseguiti nel periodo invernale, si accreditò come principale inseguitore dei partenopei, arrivando ad agganciarli grazie al 3-0 ottenuto nello scontro diretto casalingo dell’11 febbraio per poi piazzare il sorpasso due giornate dopo, approfittando del rovescio del Napoli contro l’Inter. I rossoneri mantennero la guida del campionato fino all’8 aprile, quando si verificarono due episodi controversi che permisero l’aggancio da parte dei napoletani: mentre il Milan pareggiò a Bologna in un match su cui pesò un gol dei rossoblu, non visto dall’arbitro, il Napoli a Bergamo vinse a tavolino a causa del ferimento di Alemão da una monetina scagliata dagli spalti. Sette giorni dopo i rossoneri caddero in rimonta contro un pericolante Verona, nel corso del quale furono comminate tre espulsioni (tra cui van Basten) ai danni dei milanisti: vincendo per 4-2 a Bologna il Napoli prese definitivamente il comando della classifica e, il 29 aprile, si assicurarono definitivamente il loro secondo titolo nazionale grazie a un gol segnato dallo stopper Baroni in apertura del match casalingo contro la Lazio.

Albertino Bigon, tecnico del 2º scudetto napoletano.

Sul fondo della classifica fece sensazione la caduta del Verona a cinque anni dalla vittoria del titolo nazionale: dopo aver passato gran parte del torneo tra l’ultima e la penultima posizione, gli scaligeri inanellarono una serie di risultati utili consecutivi che li riportarono in corsa per la salvezza, arrendendosi tuttavia nello scontro diretto dell’ultima giornata con il Cesena. Ad accompagnare i veneti nella discesa in seconda divisione furono le neopromosse Udinese e Cremonese, assieme a un Ascoli già tagliato fuori con un turno di anticipo. In maggio, i successi del Milan e della Sampdoria nelle coppe europee allargarono una zona UEFA già ampliata dal successo della Juventus in Coppa Italia: tali eventi regalarono all’Atalanta e al Bologna l’accesso alla terza competizione europea dopo Inter e Roma e permisero alla Serie A di stabilire il record europeo di otto squadre qualificate a una competizione confederale, tre delle quali erano le detentrici delle rispettive manifestazioni.

JUVE, SI TORNA A VINCERE QUALCOSA – Nell’estate del 1989 la Juventus riparte con Dino Zoff per il secondo anno in panchina. Anche la rosa rimane per buona parte la stessa dell’anno passato, con alcuni nuovi innesti in ogni reparto. Per quanto riguarda la formazione base, davanti all’estremo difensore Tacconi, in difesa si segnalano le partenze del capitano Cabrini – che lascia la maglia bianconera dopo tredici stagioni, cedendo la fascia a Brio – e di Favero, con Napoli e De Agostini che diventano titolari a tempo pieno delle fasce; al centro della retroguardia, accanto a Tricella arriva Dario Bonetti. Il centrocampo vede l’inserimento di Sergej Alejnikov, compagno di Zavarov nella nazionale sovietica, al fianco dei confermati Galia e Marocchi. L’attacco viene invece quasi rivoluzionato: del reparto offensivo della precedente stagione rimangono solo le mezzepunte Zavarov e Rui Barros; Altobelli e Laudrup fanno le valigie, e al loro posto si scommette su due giovani attaccanti, Pierluigi Casiraghi e Salvatore Schillaci, entrambi provenienti dalla Serie B (di cui Schillaci è stato capocannoniere) e al loro esordio in massima categoria.

L’inizio della stagione è segnato dal lutto per la prematura scomparsa, avvenuta a trentasei anni, di Gaetano Scirea, storica bandiera del club e al momento allenatore in seconda di Zoff. Scirea perde la vita il 3 settembre 1989 in un incidente automobilistico a Babsk, in Polonia, dove si era recato per visionare la squadra del Górnik Zabrze, prossimo avversario della Juventus in Coppa UEFA.

Il neoacquisto Salvatore Schillaci, miglior marcatore bianconero della stagione.

Per quanto riguarda il lato sportivo, le prestazioni offerte nella prima parte di campionato dalla formazione bianconera sembrano ripercorrere lo scialbo cammino dell’annata precedente, con la squadra che rimane nelle posizioni di testa ma non riesce a inserirsi nella lotta di vertice per lo scudetto. Nonostante il contemporaneo buon percorso in Europa e in Coppa Italia, la prospettiva di un’ennesima stagione senza titoli in bacheca porta di fatto a una rivoluzione nei vertici societari: il 5 febbraio 1990 il presidente Giampiero Boniperti, in carica dal 1971, rassegna le dimissioni subentrandogli Vittorio Caissotti di Chiusano, già a capo del consiglio di amministrazione del club.

In questo clima di incertezza, in cui inizia a essere messa in discussione anche la panchina di Zoff, con l’arrivo della primavera avviene invece la svolta positiva, che incide favorevolmente sull’intera stagione. L’11 marzo la Juventus batte in casa il Milan per 3-0, rientrando in lotta per il titolo italiano e dando il la al suo ottimo finale di stagione; inizia a salire alla ribalta Schillaci che chiude il suo primo torneo di Serie A a quota 15 reti, guadagnandosi le attenzioni del commissario tecnico Vicini e la successiva convocazione in Nazionale per il campionato del mondo 1990,assieme ai compagni Tacconi, De Agostini e Marocchi.

L’allenatore Dino Zoff e il portiere Stefano Tacconi, negli spogliatoi del Partenio di Avellino, stringono la Coppa UEFA vinta superando i connazionali della Fiorentina.

La squadra torinese chiude il campionato al quarto posto, come l’anno precedente, a sette lunghezze dal Napoli di Maradona campione d’Italia. Tre giorni prima, il 25 aprile, arriva il successo nella coppa nazionale, ancora ai danni del favorito Milan: nella doppia finale, dopo la partita di andata del Comunale terminata a reti inviolate, nel retour match la Juventus espugna il Meazza di Milano grazie a un gol di Galia nel primo tempo, vincendo la sua ottava Coppa Italia e tornando al contempo a sollevare un trofeo dopo un’astinenza di quattro anni.

L’epilogo della stagione è reso ancora migliore il mese successivo, quando arriva il secondo successo dell’anno, stavolta in Coppa UEFA. In virtù di un ottimo cammino continentale, segnato da sette successi nelle prime sette gare, a cui pongono una seria resistenza solo due formazioni tedesche, l’Amburgo ai quarti e il Colonia in semifinale, i piemontesi arrivano all’atto conclusivo della manifestazione trovandosi di fronte la Fiorentina di un Baggio ormai prossimo a vestire la maglia bianconera: nella prima finale internazionale tra due squadre italiane, la Juventus ipoteca la sua seconda Coppa UEFA già all’andata, grazie al 3-1 interno di Torino, così da rendere ininfluente il pareggio a reti bianche della partita di ritorno, giocata in campo neutro al Partenio di Avellino. La formazione torinese chiude così la stagione mettendo agli annali il terzo double continentale della sua storia – dopo i precedenti del 1976-1977 e 1983-1984 –, un traguardo che tuttavia non basta alla riconferma di Zoff, già da tempo “scaricato” dai nuovi vertici societari: per il tecnico friulano, rimane la soddisfazione di diventare il primo a vincere la Coppa UEFA sia da giocatore (1976-1977) sia da allenatore, peraltro in entrambi i casi con la Juventus.

ALTRE COMPETIZIONI – Tre vittorie italiane e quattro finaliste: il Belpaese confermava il suo periodo eccezionale in Europa con una stagione indimenticabile: in Coppa dei Campioni il Milan si riconfermò sul tetto d’Europa: eliminò ancora il Real, stavolta agli ottavi, poi il Malines ali quarti ai supplementari ed il Bayern in semifinale: in finale a Vienna piegò il Benfica per 1-0 con gol di Rijkaard. Più breve invece fu il cammino dell’altra meneghina campione d’Italia in carica, già estromessa all’esordio dagli svedesi del Malmo. In Coppa delle Coppe la Sampdoria, scottata dalla sconfitta nella finale precedente, arriva ancora in fondo e stavolta a Goteborg non sbaglia, anche se ci vogliono i supplementari per piegare l’Anderlecht, grazie alla doppietta di Vialli, capocannoniere dell’edizione con 7 gol. In Coppa UEFA la Juve, come già detto, si aggiudica la finale con la Fiorentina, che con questo risultato affianca i bianconeri nel record di italiana ad essere arrivata in finale nelle tre coppe europee. Per la prima volta una finale europea è tra due italiane. Niente da fare per l’Atalanta, subito fuori all’esordio con la Spartak Mosca, e per il Napoli detentore, che agli ottavi viene travolto dal Werder Brema, prendendone 5 in Germania. I bianconeri non difenderanno il titolo, giocando l’anno dopo in Coppa delle Coppe, mentre la Fiorentina, visto il pessimo piazzamento in campionato, perde la possibilità di giocare in Europa.

Il Milan fa il pieno, conquistando sia l’Intercontinentale, sui colombiani dell’Atletico Nacional con un gol di Evani ad un minuto dai rigori, che la Supercoppa Europea, piegando il Barcellona nel doppio confronto (1-1 in Spagna, 2-1 in casa). Da quest’anno l’andata è sempre in casa della vincitrice della Coppa delle Coppe. La Supercoppa Italiana è dell’Inter, che si aggiudica l’unico trofeo stagionale, superando la Sampdoria per 2-0. Il Torino riconquista subito la massima serie, vincendo il campionato cadetto: alle sue spalle lo accompagnano Pisa, Cagliari e Parma, per la prima volta in massima serie: i ducali saranno destinati a trionfare in Italia ed in Europa nel decennio successivo.

 

 

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