STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1986/87 -Il Napoli di Maradona e l’ultima recita di Platini

La spedizione azzurra in Messico non era stata molto fortunata: i campioni del mondo in carica furono eliminati dalla francia e si chiuse il ciclo di Bearzot. In Messico nacque l’estro di Maradona, capace nella semifinale con l’Inghilterra di prendersi la scena e trascinare gli argentini per la prima volta sul tetto del mondo. Maradona avrebbe impresso il proprio marchio anche sul campionato italiano, in cui la Juve perdeva il proprio condottiero Trapattoni, passato all’Inter, sostituito dall’emergente Marchesi.

Il nuovo Milan targato Berlusconi, dopo la cessione di Paolo Rossi al Verona, non badò al portafogli per tornare competitivo: si vestirono di rossonero il portiere Galli (prelevato dalla Fiorentina) e gli attaccanti Galderisi e Massaro, ma soprattutto l’ala Donadoni che il club meneghino soffiò alla Juventus pagando 11 miliardi di lire. In casa bianconera si consumò l’addio di Trapattoni, messo sotto contratto dall’Inter. Mentre i torinesi confermarono – pressoché in toto – la rosa che si era aggiudicata l’ultimo Scudetto (obiettivo che il nuovo tecnico Marchesi si prefisse di replicare), i nerazzurri investirono cifre ingenti sul mercato: dalla Fiorentina giunse il leader difensivo Passarella, mentre per il centrocampo e l’attacco furono presi rispettivamente Matteoli e Garlini. A Firenze, persi due pilastri della retroguardia, fu perlomeno rimpolpato il settore avanzato con gli arrivi di Díaz e Di Chiara.La Sampdoria scommise su Boskov per la panchina, mentre i nuovi volti sul campo risultarono essere Cerezo e Briegel. La Roma abbassò l’età media del suo organico, grazie agli innesti di Baldieri e Agostini. Infine, il Napoli tesserò Andrea Carnevale. Ancor prima che il campionato avesse inizio, lo scandalo del Totonero-bis presentò il proprio conto.[6] L’Udinese – scampata la retrocessione in B – fu comunque penalizzata di 9 punti; il fatto intaccò anche la classifica dell’ultimo campionato cadetto, allorché le mancate promozioni di Vicenza e Triestina (altrimenti qualificate sul campo) aprirono la strada allo storico esordio dell’Empoli.  L’emissione delle sentenze si verificò ad agosto, pochi giorni prima della formulazione dei calendari per la nuova stagione.  La FIGC adottò vari criteri, come l’impossibilità – nel mese di settembre – di affrontarsi tra le squadre che erano impegnate nelle coppe europee; i derby (tre in questa stagione) furono possibili soltanto dalla metà di ottobre in poi e venne dedicata particolare attenzione ai turni di campionato posti in vicinanza degli incontri di coppa. Gli impegni della Nazionale – che dopo il fallimentare Mundial messicano era passata nelle mani di Azeglio Vicini – nelle eliminatorie per il campionato d’Europa 1988 richiesero quattro soste, alle date del 16 novembre, 7 dicembre, 25 gennaio e 15 febbraio. Inoltre, il campionato rimase fermo il 28 dicembre e il 19 aprile per le festività natalizia e pasquale.

Il 1987 fu l’anno del Napoli, che riuscì a dominare buona parte del campionato fino a vincerlo grazie all’apporto fondamentale dell’allenatore Ottavio Bianchi, alla classe dell’argentino Diego Armando Maradona, da molti considerato tra i maggiori fuoriclasse di sempre, e al contributo di giocatori come Bruscolotti, Bagni e il ritrovato Giordano. Si partì il 14 settembre 1986 con la sorprendente affermazione della matricola Empoli (che la settimana dopo si ritrovò in testa con la Juventus) sull’Inter; inizialmente i partenopei si limitarono a inseguire i bianconeri, che tentarono la fuga; poi, il 9 novembre, nello scontro diretto giocato a Torino e con le due squadre appaiate in testa, gli azzurri s’imposero per 3-1. Il Napoli balzò così in testa alla classifica e mantenne il primo posto fino al termine del girone d’andata, resistendo anche al blitz dell’Inter che agganciò temporaneamente i partenopei al quattordicesimo turno, per poi sciupare tutto perdendo a Verona l’11 gennaio 1987. Nelle retrovie il Como si ritrovò in zona UEFA, mentre l’Udinese recuperò tutto lo svantaggio iniziale chiudendo il girone d’andata alla distanza di sei punti dal tredicesimo posto; entrambe, con esiti alterni, non seppero tuttavia gestire le rispettive situazioni nella tornata conclusiva.

Il milanista Pietro Paolo Virdis, miglior marcatore del torneo con 17 reti.

Il Napoli iniziò positivamente il girone di ritorno, vincendo quattro gare di fila e staccando il gruppo delle inseguitrici, che comprendeva ora anche Roma e Milan. All’inizio di aprile i partenopei incapparono però in una serie negativa che permise all’Inter di avvicinarsi: i punti di distanza tra napoletani e milanesi rimasero due fino alle ultime giornate. L’Inter cercò l’aggancio, ma il 3 maggio cadde ad Ascoli Piceno, sicché al Napoli bastò un pareggio per ipotecare lo scudetto, che arrivò sette giorni dopo al San Paolo, dopo l’1-1 contro la Fiorentina, nella partita in cui Roberto Baggio  segnò per i viola il suo primo gol in Serie A: Maradona, già Campione del Mondo con l’Argentina, diventò un’icona vincente e un idolo per la città. Nei 90′ conclusivi la Juventus soffiò all’Inter il secondo posto, mentre capocannoniere fu il milanista Pietro Paolo Virdis, definitivamente esploso alla tardiva età di trent’anni. Fu questa l’ultima stagione da giocatore di Michel Platini, trascinatore dei bianconeri nel precedente lustro; per quanto ponderata nei mesi precedenti, risultò comunque inattesa la notizia del suo ritiro dal calcio giocato a soli trentadue anni, annunciata dal francese al termine dell’ultima partita di campionato.

In zona UEFA la corsa della Roma si fermò coi primi caldi primaverili: battuta dapprima a San Siro e poi a domicilio dalla Sampdoria di Vialli, dilapidò il vantaggio che a un certo punto le aveva consegnato la piazza d’onore della graduatoria. Furono proprio i liguri ad agganciare in extremis il Milan al quinto posto, l’ultimo utile per accedere alle coppe europee. I rossoneri, in svantaggio sui blucerchiati sia per differenza reti che nello scontro diretto, giovarono della modifica al regolamento che proprio in questa stagione aveva reintrodotto gli spareggi per assegnare i piazzamenti rilevanti del torneo: fu così un gol di Massaro allo scadere dei tempi supplementari, il 23 maggio sul neutro del Comunale di Torino, a premiare i meneghini riportandoli sul palcoscenico continentale a discapito dei genovesi. Assieme ai milanesi e ai succitati nerazzurri e bianconeri, raggiunse l’Europa anche il redivivo Verona di Osvaldo Bagnoli, quarto classificato.

Diego Armando Maradona in festa, il 10 maggio 1987, per il primo Scudetto del suo Napoli.

In coda, non riuscì a evitare la retrocessione l’Udinese, che cadde nel finale. Vincendo a Como si salvò invece all’ultima giornata l’Empoli, che riuscì nell’obiettivo pur a fonte di uno spento attacco rimasto fermo a sole 13 reti, condannando al declassamento le lombarde Atalanta e Brescia battute, rispettivamente, sui campi di Fiorentina e Juventus; per i bergamaschi ci fu tuttavia un’inaspettata qualificazione in Coppa delle Coppe in quanto finalisti di Coppa Italia, vinta anch’essa dal Napoli scudettato e pertanto già qualificato in Coppa dei Campioni: gli orobici diventeranno così non solo l’unica società italiana di Serie B che abbia mai preso parte alle competizioni dell’UEFA, ma grazie a un brillante cammino stabiliranno il record di miglior squadra cadetta di tutto il continente mai apparsa nelle manifestazioni confederali. Da segnalare infine i buoni campionati disputati da Avellino e Como, con i lariani tuttavia in fase calante nel girone di ritorno, nonché la bella rimonta dell’Ascoli in zona salvezza.

JUVE, LA PRIMA DI MARCHESI E L’ULTIMA DI PLATINI: ZERO TITOLI – Rimasta orfana dell’allenatore artefice dell’ultimo decennio di trionfi, nell’estate 1986 la società piemontese sostituì Trapattoni, nel frattempo accasatosi ai rivali dell’Inter, con Rino Marchesi il quale aveva ben figurato nella recente stagione a Como. Confermati pressoché in toto gli elementi dell’ultima rosa scudettata, questa si segnalò unicamente per operazioni di piccolo cabotaggio come l’acquisto dall’Atalanta del difensore Roberto Soldà e il ritorno a Torino di Beniamino Vignola dopo l’annata trascorsa al Verona, dove venne invece dirottato Pacione; anche Pin lasciò il club, destinazione Lazio.

In campionato, la Juventus debuttò il 14 settembre 1986 con una vittoria 2-0 sul campo dell’Udinese. La Vecchia Signora, che anche quest’anno continuò a puntare sul reparto avanzato Platini-Laudrup-Serena — questo ultimo miglior marcatore stagionale dei bianconeri —, tentò invano la fuga poiché tallonata dal Napoli di Maradona che l’appaiò presto in testa fino allo scontro diretto del 9 novembre, conclusosi coi partenopei corsari al Comunale per 3-1. I campioni uscenti scivolarono così al secondo posto, venendo nelle settimane seguenti sopravanzati anche dall’Inter e finendo nel novero delle dirette inseguitrici insieme a Milan e Roma. Nel girone di ritorno, proprio all’ultima giornata i piemontesi riuscirono in extremis a sorpassare nuovamente i nerazzurri chiudendo il torneo alla piazza d’onore, a quota 39 punti e a –3 da un Napoli al suo primo titolo nazionale.

Tutta la squadra festeggia e saluta Michel Platini il 17 maggio 1987, al termine di Juventus-Brescia (3-2), ultima partita da calciatore di Platoche.

In Coppa dei Campioni, dopo aver travolto in goleada gli islandesi del Valur — e dove, nel 7-0 dell’andata,  Laudrup eguagliò Sívori e Rossi entrando nel ristretto novero di juventini capaci di siglare una tripletta nella massima competizione europea per club— i bianconeri furono eliminati agli ottavi dal Real Madrid: persa la sfida del Bernabéu per 1-0, al ritorno a Torino la Juventus s’impose col medesimo risultato al termine dei 90′ regolamentari; dopo un nulla di fatto ai supplementari, nell’epilogo ai rigori gli spagnoli ebbero la meglio per 3-1.  In Coppa Italia la squadra raggiunse invece i quarti di finale, venendo estromessa dai sorprendenti cadetti del Cagliari, dopo due pareggi, unicamente per la regola dei gol in trasferta.

Fu questa l’ultima stagione agonistica di Le Roi Michel Platini il quale il 17 maggio 1987, al termine della partita conclusiva di campionato contro il Brescia, annunciò il suo ritiro dal calcio giocato all’età di 32 anni: una scelta già maturata all’indomani dei Mondiali di Messico 1986 e dettata sia da sempre più frequenti problemi fisici, sia dalla ritrosia ad accettare un eventuale “arretramento tattico” per proseguire la carriera. L’inattesa notizia, di fatto, chiuse un capitolo nella storia di una Juventus che, arrivata ormai alla fine di un ciclo, dopo sette anni tornò a chiudere una stagione senza sollevare trofei.

ALTRE COMPETIZIONI – In Coppa dei Campioni, già detto della prematura uscita della Juve, in finale arrivarono a Vienna Bayern Monaco e Porto: i bavaresi erano favoriti, avendo in rosa campioni come Rumenigge e Matthaus, ma a vincere furono i lusitani per 2-1, grazie anche ad uno splendido gol di tacco dell’algerino Madjer. In Coppa delle Coppe finì subito all’esordio il cammino della Roma, che col Saragozza dilapidò un vantaggio di 2-0 e fu sconfitta ai rigori. In finale ad Atene, l’Ajax sconfissse i tedeschi orientali della Lokomotiv Lipsia grazie ad un gran gol della stella olandese Van Basten, ormai prossimo a passare al Milan. In Coppa Uefa, beffate all’esordio Napoli e Fiorentina, sconfitte entrambe ai rigori da Tolosa e Boavista dopo aver vinto l’andata in casa per 1-0. Inter e Torino arrivarono fino ai quarti, dove furono entrambe eliminate rispettivamente da Gotebotg (con due pareggi) e Tirol. In finale ci fu l’impronostcata sfida tra sgli svedesi e gli scozzesi del Dundee United, ed il Goteborg portò in Svezia il primo trofeo continentale, vincendo 1-0 in casa e pareggiando 1-1 in Scozia. Entrambe le finaliste non erano composte neppure da un giocatore straniero (solo il Goteborg schierò nel ritorno il norvegese Mordt, subentrato dalla panchina). La Supercoppa Europea venne assegnata in gara unica a Montecarlo tra due squadre della cortina di ferro: Steaua e Dinamo Kiev, con successo romeno per 1-0, decisa dal futuro bresciano Hagi. In Coppa Intercontinentale i romeni cedettero al River Plate per 1-0.

In Coppa Italia il Napoli fece accoppiata con lo scudetto superando la retrocessa Atalanta i finale. Entrambe piegarono in semifinale le soprprendenti Cagliari e Cremonese. In serie B situazione convulsa fino alla fine: a vincere il campionato fu il Pescara, retrocesso in C al termine della stagiione precedente, ma ripescato ad una settimana dal via per il declassamento per il Totonero del Palermo. Gli abruzzesi chiusero a pari punti col Pescara a quota 44 e con la stessa differenza reti (+10) ma per un gol fatto in più si presero il primo posto. A quota 43 si piazzarono tre squadre; Cesena, Lecce e Cremonese (in testa a lungo) col Genoa a 42 fuori di un soffio. In 12 punti furono racchiuse 19 squadre (solo il Cagliari ultimo era staccato, ma con 5 punti di penalizzazione), Nello spareggio a tre ebbe la meglio il Cesena. In C scese mestamente anche il L.R. Vicenza, assieme ad un Campobasso che sfiorò pure la A anni prima ed al Catania.

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