STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1985/86 Gli ultimi acuti del Trap

Era dura lasciarsi alle spalle la strage dell’Heysel. Le conseguenze furono pesanti in Europa, con l’esclusione delle squadre inglesi, che in Coppa dei Campioni avevano monopolizzato la scena negli ultimi 7 anni.

Nell’estate 1985 i club della Serie A, ritrovatisi a far fronte alle partenze di Zico, Sócrates e Falcão, gli assi brasiliani che avevano vivacizzato i precedenti campionati, reagirono con una imponente mole di scambi interni. Nei pronostici, la griglia-scudetto vedeva in prima fila un terzetto composto dal Verona di Osvaldo Bagnoli, detentore del titolo, dalla sempre più solida Sampdoria di Eugenio Bersellini e dall’Inter di Ilario Castagner. A differenza di scaligeri e blucerchiati, entrambi non segnalatisi per acquisti di rilievo, i nerazzurri calamitarono le attenzioni degli addetti ai lavori attraverso gli ingaggi di Fanna e Marangon dai succitati gialloblù, nonché del big Tardelli strappato alla Juventus  in cambio di un conguaglio che comprese il giovane attaccante Serena il quale, avendo trascorso la precedente stagione in prestito al Torino, cambiò maglia ma non città.

Zbigniew Boniek, andato a vestire la maglia della Roma, inseguito dall’ex compagno di squadra Gaetano Scirea: una sintesi del ritrovato dualismo tra bianconeri e giallorossi che segnò la lotta per lo scudetto.

Proprio la squadra bianconera, fresca campione continentale, dopo un decennio ai vertici non godeva stavolta dei favori della vigilia, anche per via della scelta di portare avanti un corposo svecchiamento dei ranghi: alla cessione di Tardelli seguirono quelle di altri nomi altisonanti quali Paolo Rossi, unico acquisto di un Milan in cerca di solidità finanziaria, e Boniek, accasatosi alla Roma, oltre a Vignola di ritorno nella natìa Verona; una serie di addìi che fecero spazio al succitato Serena, a Mauro dall’Udinese e alla coppia Laudrup-Manfredonia dalla retrocessa Lazio, con il danese approdato definitivamente a Torino dopo un prestito biennale ai capitolini.Assai ringiovanita anche la Fiorentina grazie soprattutto all’innesto del diciottenne Berti, proveniente dai cadetti del Parma; i toscani misero inoltre sotto contratto un altro promettente ragazzo, Roberto Baggio, fantasista pescato in C1 nel Lanerossi Vicenza (il quale tuttavia, alle prese con un serio infortunio, non potrà debuttare in viola che la stagione seguente). All’opposto, il Napoli si affidò a esperti elementi quali Giordano e Pecci onde riscattare il negativo risultato dell’anno precedente. L’Atalanta trattenne l’astro nascente Donadoni, perno dell’Under-21 di Azeglio Vicini. Infine tra le neopromosse il Lecce, debuttante nella massima categoria a girone unico — dopo l’effimera comparsata dell’antenato Sporting Club Lecce nella Lega Sud dei primi anni 1920 —, puntò sul tandem di nazionali argentini Barbas-Pasculli nonché sul veterano Causio, di ritorno ai salentini dopo vent’anni, mentre il Bari, di nuovo in A dopo un quindicennio, accolse dall’Aston Villa gli inglesi Cowans e Rideout.

In avvio di campionato parve evidente la supremazia di una concreta Juventus che, facendo presto ricredere i detrattori del rinnovato corso, nelle prime otto giornate subì tre reti ed eguagliò il proprio record delle vittorie iniziali consecutive (1930-1931) andando subito in testa. Con le milanesi altalenanti, a tentare un inseguimento fu il Napoli, che con una «storica»  punizione di Maradona arrestò il 3 novembre 1985 la fuga dei bianconeri. In realtà la capolista riprese presto la sua marcia — non lasciandosi condizionare dall’impegno in Coppa Intercontinentale che la porterà sul tetto del mondo —, e con il primato di 26 punti sui 30 in palio nel girone d’andat  staccò nettamente le avversarie in difficoltà: una deludente Inter aveva esonerato Castagner per l’ex bandiera Mario Corso, l’ambiente del Milan fu duramente scosso dall’essersi improvvisamente scoperto a serio rischio fallimento, con conseguenti contestazioni al patron Giussy Farina, mentre in evidente calo era il Verona campione uscente, il quale patì oltremodo la cessione del duo Fanna-Marangon tanto che per gran parte del girone d’andata rimase impantanato in una zona retrocessione ancora ampia, con il Lecce unica compagine già staccata sul fondo.

Con l’inizio della tornata conclusiva la Juventus rallentò, mentre tra le inseguitrici si distingueva la Roma di Sven-Göran Eriksson. Sei vittorie consecutive lanciarono i giallorossi, trascinati da Pruzzo: il 16 febbraio 1986 il centravanti affondò l’Avellino con una cinquina e portò la sua squadra a –3 dalla traballante capoclassifica, la quale riuscì comunque, tra febbraio e marzo, a dilatare nuovamente il suo vantaggio a +5. Il 16 marzo, nello scontro diretto dell’Olimpico la Roma batté nettamente la Juventus, che il 6 aprile cadde anche a Firenze e vide la rivale incombere a una sola lunghezza di distacco: approfittando del pareggio bianconero del 13 aprile contro la Sampdoria, i giallorossi passarono a Pisa in rimonta e agganciarono la capolista, guardando con fiducia ai non proibitivi impegni delle ultime due giornate; l’epilogo del campionato sembrò indirizzarsi verso uno spareggio-scudetto coi rivali torinesi o non di meno, calendario alla mano, al sorpasso in dirittura d’arrivo da parte dell’undici romano, a questo punto ritenuto da più parti ampiamente favorito.

Roberto Pruzzo, per la terza volta capocannoniere della Serie A con 19 reti.

Invece il 20 aprile accadde l’impronosticabile: una Juventus considerata ormai allo sbando, distratta da nervosismi interni allo spogliatoio nonché dalle voci che davano l’allenatore Giovanni Trapattoni in partenza dopo un decennio, superò il Milan con un gol di Laudrup, mentre una lanciata Roma, in un Olimpico gremito e fiducioso del buon esito (sottolineato in prepartita dalla “parata” sul campo dell’allora sindaco capitolino, Nicola Signorello) perse a sorpresa contro il già retrocesso Lecce (2-3). Nella giornata conclusiva, con una vittoria esterna proprio sui salentini (con analogo risultato), i bianconeri festeggiarono il loro ventiduesimo scudetto, mentre i giallorossi furono sconfitti anche da un Como rivitalizzato dall’allenatore Rino Marchesi, ma ormai privo di obiettivi da raggiungere. Ai romanisti rimase la magra consolazione di vedere Pruzzo laurearsi, per la terza volta in carriera, capocannoniere con 19 reti, 17 delle quali siglate nel girone di ritorno.

La messa al bando dei club inglesi dalle coppe europee dopo la strage dell’Heysel, e i successi internazionali della Juventus, avevano nel frattempo riportato la Serie A ai massimi livelli del ranking europeo riassegnando all’Italia la totalità dei quattro posti per la partecipazione alla Coppa UEFA. La lotta per questa zona tornò quindi combattuta e interessante, ed ebbe per protagoniste le milanesi, la Fiorentina e il Torino; la peggior sorte toccò al Milan, che nel frattempo aveva risolto le sue vicissitudini economiche passando in febbraio sotto la nuova proprietà del magnate televisivo Silvio Berlusconi: in vantaggio a cinque giornate dal termine, i rossoneri infilarono una serie di risultati negativi totalizzando un solo punto in cinque gare, ruolino che costò loro una scottante eliminazione. Così Napoli, Fiorentina, Torino ed Inter si qualificarono per l’Uefa.  Non riuscirono mai a inserirsi Sampdoria e Verona, che pure alla vigilia del torneo erano state accreditate di ambizioni ben maggiori.

Il Lecce, all’esordio in Serie A, non riuscì a raggiungere la salvezza ma fu “arbitro” della lotta scudetto negli ultimi due turni di campionato.

Per la prima volta, retrocessero tutte e tre le squadre provenienti in estate dalla Serie B. Oltre al Lecce, caddero infatti il Bari, alla prima e fugace esperienza in A da tre lustri a quella parte, e il Pisa: i toscani, rimontati nel finale di campionato dall’Udinese, trovarono inizialmente un inatteso viatico nel declassamento a tavolino dei friuliani a seguito di una nuova indagine sul Totonero, per poi andare incontro al loro destino quando, a pochi giorni dalla pubblicazione dei calendari della stagione 1986-1987, la sentenza nei confronti dei bianconeri fu revocata e la pena venne ridotta a una comunque pesante penalizzazione.

JUVE, TRAP AI SALUTI SUL TETTO DEL MONDO – Senza più Boniek, Paolo Rossi e Tardelli, ceduti a Roma, Milan e Inter, rispettivamente, la Juventus (alla cui rosa si erano aggiunti Michael Laudrup, Lionello Manfredonia e Aldo Serena) vinse il suo 22º scudetto nel campionato 1985-1986. L’iniziale striscia di 8 vittorie consecutive portò 16 punti, poi divenuti 26 (su 30 disponibili) al termine del girone di andata: entrambi i numeri costituirono un primato. Dopo l’aggancio, il 13 aprile 1986, da parte della Roma, furono decisivi gli ultimi 180′: approfittando dei rovesci capitolini contro Lecce e Como, i bianconeri sconfissero il Milan e gli stessi salentini, chiudendo con un vantaggio di 4 lunghezze sulla Roma.

In precedenza l’8 dicembre 1985, a Tokyo, i piemontesi si erano già aggiudicati la Coppa Intercontinentale battendo ai rigori — dopo il 2-2 dei supplementari, con gol bianconeri di Platini, dal dischetto, e Laudrup — i campioni sudamericani dell’Argentinos Juniors, in quella che sarà considerata la miglior edizione nella storia del torneo per livello tecnico e agonistico oltre che, in generale, uno dei migliori incontri mai disputati nella storia dello sport; la Juventus divenne così il primo e unico club al mondo a vincere tutte le competizioni ufficiali della confederazione di appartenenza, un record ulteriormente migliorato quattordici anni dopo, nonchè il primo club europeo a riportare il trofeo nel Vecchio Continente dopo che si passò alla finale unica a Tokio. Nell’occasione Antonio Cabrini e Gaetano Scirea, dopo essere diventati i primi giocatori nella storia del calcio a vincere tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, divennero anche i primi al mondo ad aver conquistato sia tutte e cinque le competizioni confederali sia la Coppa del Mondo FIFA; inoltre Giovanni Trapattoni divenne il primo e unico a livello continentale ad aver trionfato in tutte le competizioni a livello di club in cui prese parte, tutte con la stessa squadra.

Juventus_Football_Club_1985-1986

«Chi era a Tokyo a mezzogiorno di domenica 8 dicembre 1985 — in Italia levatacce alle quattro del mattino per la diretta di Canale 5 riservata alla sola Lombardia (la TV commerciale non era ancora esplosa come fenomeno di massa) — non dimenticherà mai non soltanto il fatto che la Juventus sia arrivata dopo lungo inseguimento sul tetto del mondo. Non dimenticherà soprattutto l’incredulità e poi la rassegnazione di Michel Platini dopo l’annullamento di un suo bellissimo gol. L’arbitro Roth, uno dei più quotati dell’epoca, aveva visto un fuorigioco di Serena, invalidando la splendida rovesciata del fuoriclasse francese: “Soltanto un tedesco avrebbe potuto negarmi una gioia simile!”, esclamò Platini dopo il trionfo da lui siglato con due rigori. Il primo consentì alla Juve di acciuffare l’1-1, il secondo chiuse la serie che servì a laureare la squadra vincente. Partita bellissima, palpitante, incerta. Una delle migliori tra le finali della Coppa Intercontinentale che dal Duemila non si gioca più in un match unico. Partita da riproporre come simbolo di spettacolo…»[11]
—Considerazioni dopo la vittoria della Coppa Intercontinentalea Tokyo l’8 dicembre 1985, pubblicate nel 1998.

In Coppa dei Campioni, torneo al quale prese parte in veste di campione uscente, la Juventus raggiunse i quarti di finale: fu eliminata dai futuri finalisti del Barcellona, proprio mentre iniziarono a circolare voci sul possibile addio del Trap dopo un decennio a Torino. La partenza del tecnico, vincitore di 8 trofei nazionali (6 Scudetti e 2 Coppe Italia) oltre che di ogni coppa internazionale, si concretizzò infatti a maggio con l’Inter come destinazione. La società torinese non partecipò alla programmata edizione del 1985 della Supercoppa UEFA, in cui avrebbe dovuto affrontare l’Everton vincitore della Coppa delle Coppe 1984-1985, a causa della sospensione dei club inglesi dalle competizioni europee in conseguenza della strage dell’Heysel. In Coppa Italia, la Juve finì dietro la Fiorentina nel girone della prima fase ed agli ottavi in gara secca, perse 2-1 a Como ed uscì.

ALTRE COMPETIZIONI – In Coppa dei Campioni ci fu la prima storica volta del Verona campione d’Italia uscente: i veneti, dopo aver eliminato il Paok Salonicco all’esordio, vennero sorteggiati proprio con la Juve ed uscirono di scena al secondo turno (0-0 in casa e 2-0 per la Juve a Torino a porte chiuse: per i fatti dell’Heysel i bianconeri dovettero giocare due gare a porte chiuse). In finale, senza più dominio inglese arrivarono il Barcellona e la Steaua Bucarest, a Siviglia. Spagnoli favoriti per la vittoria del primo massimo torneo continentale, ma la Steaua, dopo aver mantenuto lo 0-0 passò ai rigori, grazie al suo portiere Dudackam, che parò tre rigori ai catalani (uno finì alto, in una serata in cui i rigoristi non si esaltarono di certo (i romeni fallirono due rigori, i catalani tutti e quattro). Per la prima volta il trofeo finì ad una squadra dell’Est Europa. L’anno dopo l’eroico estremo difensore romeno interruppe la carriera per un incidente, ma in realtà sarebbe stato il regime dittatoriale rumeno a spezzargli le braccia. In Coppa delle Coppe l’inesperta Sampdoria uscì al secondo turno, abbinata al forte Benfica, riuscendo solo in parte a recuperare lo 0-2 subìto a Lisbona. In finale a Lione, altro trionfo di una squadra dell’Est, con i sovietici della Dinamp Kiev che travolsero per 3-0 l’Atletico (a segno il fururo juventino Zavarov, che aprì le marcature, oltre che all’asso Blochin)Madrid. Tale affermazione portò a sorpresa alla vittoria del Pallone d’Oro alla’attaccante Igor Belanov a dicembre. In Coppa Uefa il Torino uscì al secondo turno per mano dell’Hajduk Spalato (per il Milan passaggio col brivido, sia il primo turno con l’Auxerre, rimontando un 1-3 vincendo 3-0, che nel secondo turno, quando sconfisse la Lokomotiv Lipsia 2-0, perdendo in Germania 3-1). Agli ottavi uscirono i rossoneri, battuti in casa dai belgi del Waregem dopo aver pareggiato in trasferta l’andata. L’Inter sfiorò ancora la finale, ma in semifinale ritrovò il Real come l’anno prima, ed ancora una volta uscì in modo rocambolesco. vincendo 3-1 l’andata in casa e perdendo 5-1 ai supplementari nel ritorno al Bernabeu. In finale così il Real detentore giunse di nuovo, affrontando il Colonia: le Merengues vinsero 5-1 l’andata in casa, poi fu ininfluente il ko per 2-0 in Germania: per i madrileni fu bis, emulando la stagione precedente.

In Coppa Italia il Como arrivò fino in semifinale sognado anche l’atto conclusivo dopo aver pareggiato per 1-1 in casa della Samp detentrice, la squadra lariana stava cinducendo per 2-1 ai supplementari nella gara di ritorno, ma la partita fu sospesa per incidenti, ed a tavolino la Samp ebbe il 2-0, centrando la seconda finale consecutiva. Nell’andata a Marassi la Samp vinse per 2-1, ma nel ritorno all’Olimpico i giallorossi vinsero per 2-0. La Roma così si iscrisse alla Coppa delle Coppe, liberando un posto in Uefa all’Inter, mentre alla Samp svanì l’ultima possibilità di rimanere in Europa.

In serie B, condizionata da nuove penalizzazioni del Totonero (che costò il declassamento in C2 al Perugia) salirono Ascoli e Brescia. La terza doveva essere il LR Vicenza, ma coinvolta nel Totonero, fu revocata la promozione, e la terza promozione toccò all’Empoli, che evitò lo spareggio con la Triestina grazie al punto di penalizzazione inflitto ai giuliani per il Totonero.

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