STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1984/85: Il Verona dei miracoli e la pagina nera dell’Heysel

Dopo la mancata partecipazione, da campioni del mondo in carica, alla fase finale di Euro’84 in Francia, dove si consacrava la stella di Platini. il campionato riprese con una novità: stante la decisione della Federcalcio, risalente al precedente gennaio, di imporre alle squadre italiane (salvo le neopromosse) un temporaneo blocco — della durata di tre stagioni — agli ingaggi di calciatori stranieri provenienti dai campionati esteri, tutti i dirigenti si affrettarono nella ricerca dei maggiori campioni dell’epoca prima dell’ultima scadenza utile a tesserarli, fissata per il 30 giugno. La scena fu tutta per Maradona: il Napoli investì molto per acquistare il talentuoso argentino, con una tribolata trattativa andata avanti per oltre un mese e conclusasi con il trasferimento del giocatore in Italia in cambio di oltre 13 miliardi di lire al Barcellona; il 5 luglio furono oltre 70 000 i tifosi azzurri che gremirono il San Paolo per assistere alla sua presentazione. Anche tra gli altri club, come detto, ci si concentrò soprattutto su calciatori stranieri: il tedesco Rummenigge passò all’Inter, i brasiliani Sócrates e Júnior rispettivamente alla Fiorentina e al Torino, lo scozzese Souness alla Sampdoria, lo svedese Strömberg all’Atalanta, e gli inglesi Hateley e Wilkins al Milan; spiccò il Verona, ambiziosa provinciale che da un paio d’anni stazionava ai piani alti del campionato, rinforzatosi con il tedesco Briegel e il danese Elkjær.

Il danese Preben Elkjær e il tedesco Hans-Peter Briegel, i due nuovi innesti stranieri del rampante Verona.

Anche sul fronte interno ci fu spazio per importanti movimenti. Di Bartolomei, dopo oltre un decennio nella Roma, seguì il maestro Nils Liedholm al Milan. La Sampdoria, oltre al talentuoso ma discontinuo Beccalossi, si assicurò dalla Serie B uno dei giovani italiani più promettenti, l’attaccante Vialli che coi suoi gol aveva trascinato la Cremonese alla promozione, mentre Gentile si accasò alla Fiorentina dopo undici anni di Juventus; i bianconeri, campioni uscenti, lo sostituirono con l’ex avellinese Favero, mentre in avanti optarono per l’avvicendamento tra l’impalpabile Penzo e una delle rivelazioni del precedente torneo, il genoano Briaschi. L’Inter stravolse il suo centrocampo mandando via in un colpo solo Coeck, il succitato Beccalossi e Hansi Müller, prendendo Brady e affidandosi a Sabato tornato alla casa madre già da qualche stagione. Sul fronte allenatori, Luigi Radice fece ritorno al Torino, interessante fu la scelta della Roma di affidare la panchina all’emergente zonista svedese Sven-Göran Eriksson, mentre in casa della Fiorentina ci fu apprensione per l’allenatore Giancarlo De Sisti operato alla testa.

Nel 1985 il Verona, che già dal ritorno in Serie A di tre stagioni prima ambiva a ruoli di prestigio, riportò lo scudetto in provincia a oltre sessant’anni dalle vittorie della Pro Vercelli, richiamando il successo del 1969-1970 targato Cagliari. L’Hellas scrisse il suo nome nella storia del campionato italiano assieme all’allenatore Osvaldo Bagnoli, al difensore tedesco Briegel e alla coppia d’attacco Elkjær-Galderisi. Gli occhi erano puntati sul Bentegodi già dalla prima giornata, il 16 settembre 1984. Ma l’attesa non era tanto per l’esordio degli scaligeri, quanto per quello del Napoli che nelle proprie file portava al debutto Maradona: tuttavia in Veneto vinsero i padroni di casa per 3-1 dando così il via alla corsa gialloblù.

Già la settimana dopo, espugnando Ascoli Piceno, gli scaligeri si ritrovarono soli in testa e, uscendo indenni dai tre big match consecutivi contro Inter, Juventus e Roma, affrontarono serenamente il resto del girone di andata, mantenendo costantemente la vetta della classifica. La prima sconfitta arrivò solo alla quindicesima giornata, il 13 gennaio 1985, quando una squadra rimaneggiata cadde al Partenio su di un campo innevato, a pochi minuti dal triplice fischio, grazie a un gol di Colombo. Nonostante ciò le dirette inseguitrici, l’Inter e il Torino, non ne approfittarono sicché i veneti svoltarono al giro di boa da campioni d’inverno.

Quando, all’avvio della tornata conclusiva, il Verona impattò 0-0 al San Paolo, l’Inter lo raggiunse in vetta alla classifica. La squadra di Ilario Castagner parve divenire la favorita alla vittoria finale, ma gli scaligeri approfittarono del pareggio dei milanesi contro l’Avellino per portarsi nuovamente in testa: a Udine, il 10 febbraio, i gialloblù vinsero con un rocambolesco 5-3 una partita che li aveva visti andare in vantaggio di tre reti, farsi raggiungere nella ripresa e poi ottenere la vittoria. La settimana dopo, l’1-1 nello scontro diretto con i nerazzurri diede ulteriore fiducia al Verona per la parte finale del torneo: in poche settimane i veneti si portarono sul più tre, mentre i nerazzurri mollarono la presa per lasciare al Torino il ruolo di principale antagonista dell’undici di Bagnoli.

Osvaldo Bagnoli, l’allenatore del Verona campione d’Italia, viene portato in trionfo da giocatori e tifosi.

Dopo la vittoria per 3-0 ottenuta contro la Cremonese ultima in classifica, le lunghezze di vantaggio del Verona sulle inseguitrici divennero cinque, per poi salire a sei la domenica successiva. I veneti tornarono con un punto da Marassi mentre, dietro di loro, granata e nerazzurri perdevano, rispettivamente, la stracittadina contro la Juventus e in casa dell’Udinese. La sconfitta subìta dagli scaligeri nello scontro diretto con i torinesi sembrò riaprire i giochi, ma la vittoria ottenuta dai gialloblù due settimane dopo sulla Lazio tolse ogni speranza alle avversarie per il titolo. Il 12 maggio bastò un pareggio a Bergamo (1-1) per consegnare al Verona il suo primo, storico, scudetto. In un campionato non all’altezza delle aspettative, la Juventus, sesta classificata e distratta dalla campagna europea che la vide sollevare la sua prima Coppa dei Campioni (nella tragica serata dell’Heysel), issò comunque il suo fantasista Platini a capocannoniereper il terzo anno consecutivo, eguagliando un’impresa precedentemente riuscita al solo Nordahl. A fine stagione gli esiti delle varie coppe ed il ritorno di tre partecipanti italiane alla Coppa Uefa  riportarono inoltre il Milan sul palcoscenico continentale dopo un lustro di assenza, insieme a Torino ed Inter. Non regalò molte emozioni la lotta per la permanenza in Serie A, che coinvolse anche l’Udinese. L’Ascoli cedette nel finale e ritornò tra i cadetti dopo sette anni, raggiungendo Lazio e Cremonese, con quest’ultima che concluse sul fondo il suo primo campionato in massima categoria da cinquantaquattro anni a quella parte.

JUVE, UN BRUTTO CAMPIONATO ED UNA COPPA DI SANGUE -Pochi i ritocchi apportati nell’estate 1984 alla rosa della Juventus, reduce da un double continentale e decisa, in questa stagione, a realizzare un grande slam mai raggiunto prima da alcuna squadra, ovvero collezionare successi in tutte le maggiori competizioni calcistiche per club d’Europa. Confermato pressoché in toto l’undici titolare della precedente annata, nel gruppo di Trapattoni si segnalarono unicamente le partenze di uno storico protagonista dell’ultimo decennio a tinte bianche e nere, il terzino Claudio Gentile, il quale si svincolò accasandosi alla Fiorentina, e del centravanti Domenico Penzo, ceduto al Napoli dopo un solo e scialbo anno a Torino. A sostituirli arrivarono, rispettivamente, Luciano Favero dall’Avellino e Massimo Briaschi dal Genoa; venne inoltre prelevato in terza serie, dal Parma, il giovane prospetto Stefano Pioli. Il primo titolo in palio della stagione fu la Supercoppa UEFA, cui la squadra accedette grazie alla vittoria in Coppa delle Coppe della stagione precedente; avversaria nella competizione fu il Liverpool detentore della Coppa dei Campioni. Per motivi di calendario fu problematico trovare due date libere (andata e ritorno) per disputare tale competizione, fino a quando, in dicembre, fu raggiunto un accordo tra i due club per disputare la competizione in gara unica; a seguito di un sorteggio informale tenutosi fra il presidente bianconero Boniperti e il direttore generale del club inglese Robinson, fu deciso che questa si sarebbe disputata in Italia, il 16 gennaio 1985, al Comunale di Torino: la Juventus vinse l’incontro 2-0 con doppietta di Zbigniew Boniek, divenendo così la prima squadra italiana a far proprio tale trofeo.

Sergio BrioMarco Tardelli e Antonio Cabrini, qui con indosso le maglie rosse del Liverpool, mostrano la targa della Supercoppa UEFA 1984.

In campionato la Juventus rimase sempre in posizioni di secondo piano, essendo la lotta scudetto confinata a Inter, Torino e Verona (poi risoltasi a dispetto dei pronostici in favore di quest’ultima), con la squadra bianconera distratta dall’impegno in Coppa dei Campioni dove progredì fino alla finale, che vide come avversaria di nuovo i Reds per la seconda volta in quattro mesi. L’incontro era in programma all’Heysel di Bruxelles, in Belgio, il 29 maggio 1985: gli eventi che lo precedettero, i quali causarono la morte di 39 sostenitori della Juventus, trasformarono quel giorno in una delle maggiori tragedie nella storia dello sport. Per sfuggire all’assalto degli hooligans inglesi, un gruppo di tifosi italiani si ritirò in massa contro il muro di recinzione di un settore dello stadio, che non resse l’improvviso carico e franò provocando la caduta al suolo circa dieci metri sottostante di numerose persone, uccidendone 39 e provocando più di 200 feriti. Nonostante l’iniziale richiesta della società torinese di non disputare la finale,[10] questa si tenne per volere congiunto dell’UEFA, del Ministero dell’Interno belga, del sindaco e della polizia di Bruxelles, con la motivazione di favorire l’intervento delle forze dell’ordine: i bianconeri vinsero la gara per 1-0 grazie a un calcio di rigore trasformato da Michel Platini. Con tale vittoria, nella notte più triste della sua storia, la Juventus divenne la prima squadra europea a mettere in bacheca tutte le competizioni stagionali di club dell’UEFA. Qualche anno dopo, il 12 luglio 1988 a Ginevra, in Svizzera, l’organismo calcistico continentale consegnò al club una speciale Targa UEFA a sancire il primato raggiunto. In coppa Italia i bianconeri, dopo aver già sofferto agli ottavi col Campobasso, uscirono ai quarti per mano del Milan, che vinse a Torino dopo lo 0-0 a San Siro.

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Le esultanze contenute dei giocatori bianconeri, forse evitabili in quella serata.

ALTRE COMPETIZIONI – La notte di sangue dell’Heysel portò ad una drastica decisione dell’UEFA: la squalifica a tempo indeterminato delle inglesi dalle competizioni europee: diventeranno poi cinque anni per tutte, sei per il Liverpool. In Coppa delle coppe così la vittoria dell’Everton, in finale sul Rapid Vienna a Rotteram (3-1) fu l’ultima degli anni ’80 per un club inglese in Europa: l’altra squadra di Liverpool, non potè così giocare la Supercoppa Europea, dove alla vigilia sognava pure una finale derby col Liverpool. La Roma si fermò ai quarti, con una doppia sconfitta col Bayern Monaco. In Coppa UEFA la Fiorentina si fermò al secondo turno con l’Anderlecht, travolta per 6-2 all’Heysel nella sfida di ritorno. L’Inter arrivò ad un passo dalla finale, ma in semifinale trovò il Real, e dopo aver vinto per 2-0 l’andata, crollò al Bernabeu per 3-0. In finale così le Merengues trovarono i sorprendenti ungheresi del Videoton: il Real mise al sicuro la sua prima vittoria in Coppa UEFA (nonchè primo successo europeo dopo 26 anni) vincendo 3-0 in Ungheria, permettendosi di perdere per 1-0 il ritorno in casa. L’Intercontinentale finì ancora in Sudamerica, grazie al successo dell’Independiente per 1-0 sul Liverpool.

In Coppa italia, persi i detentori della Roma già agli ottavi per mano del Parma, in finale giunsero un rigenerato Milan e la Sampdoria, che vinse entrambi gli incontri (1-0 a Milano e 2-1 in casa) aggiudicandosi per la prima volta il trofeo. La vittoria consentì ai blucerchiati la partecipazione alla Coppa delle Coppe, mentre il Milan , grazie all’allargamento della Coppa Uefa a tre squadre, strappò l’ultimo slot disponibile per l’Europa.

In serie B Pisa e Bari chiusero con gli stessi punti, ma il primo posto andò ai toscani per la differenza reti. Staccata di un punto l’altra pugliese del Lecce, che accompagnò le due squadre in serie A, in una vetta convulsa, che vide Perugia e Triestina battute di un soffio. Cadde in C il Cagliari assieme al Parma (che estromise dalla Coppa Italia i detentori della Roma), ma il declassamento del Padova per illecito portò al ripescaggio dei sardi.

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