STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio 1982/83 -La stagione delle beffe e l’amara Coppa Italia

La vittoria mondiale in Spgna della Nazionale di Bearzot riabilitò il calcio italiano, tornato finalmente rispettabile ed appetibile per gli assi stranieri, concedendo anche diverse amnistie delle squalifiche per il Totonero. In Italia si aprì così al secondo straniero, aumentando il tasso tecnico delle società. Protagonista fu la Juventus campione uscente, che scelse il polacco Boniek e il francese Platini, dirottando così l’irlandese Brady alla neopromossa Sampdoria;  gli ambiziosi liguri si rinforzarono acquistando anche l’inglese Francis e il promettente Mancini, mentre il giovane Vierchowod venne girato in prestito a una Roma che, per il resto, si limitò a pochi acquisti come Maldera e l’austriaco Prohaska. La Fiorentina, desiderosa di riscatto dopo l’esito della precedente volata-scudetto, completò la rosa con Pin, Sala e l’argentino Passarella, mentre l’Inter del nuovo allenatore Marchesi si rinforzò con Collovati, il brasiliano Juary e il tedesco Müller. In provincia l’Udinese blindò la retroguardia con il difensore brasiliano Edinho, e compose l’inedita coppia d’attacco Virdis-Pulici, mentre il neopromosso Verona si assicurò il brasiliano Dirceu e vari giocatori di categoria quali, tra gli altri, Fanna e Spinosi.

Il campionato iniziò il 12 settembre 1982. Le favorite presto ebbero problemi: l’attacco della Fiorentina, già fuori dall’Europa e dalla Coppa Italia, si bloccò, e il mercato di riparazione si arenò a causa di una lunga e infruttuosa trattativa per portare Giordano a Firenze; la Juventus pagò l’insufficiente rendimento in trasferta; infine i nuovi acquisti dell’Inter non rispettarono le attese. Ad approfittarne fu la Roma, assieme alle tre vivaci neopromosse: la Sampdoria, sorprendentemente prima dopo tre partite (grazie a vittorie di rilievo su Juve, Inter e Roma), andò declinando, così come il Pisa; a resistere fu il quadrato Verona, che inanellò una lunga serie di risultati utili e, il 7 novembre, agganciò i giallorossi al primo posto. Il pareggio interno con il Cagliari della settimana seguente bloccò tuttavia i veneti, che riuscirono comunque a incalzare una Roma in fuga per tutto dicembre, concludendo il girone di andata al secondo posto: il 9 gennaio 1983 un solo punto divideva capitolini e scaligeri, questi ultimi particolarmente abili nel contropiede. All’inizio del girone di ritorno il Verona incappò in quattro pareggi consecutivi (da segnalare la 19ª giornata, quando sette partite su otto terminarono pari); la pesante sconfitta del 20 febbraio sul campo dell’Avellino pose fine alla corsa dei gialloblù, destinati comunque alla qualificazione alle coppe europee. La Roma, che aveva aumentato il divario grazie al gioco di Liedholm, poté affrontare con una certa sicurezza il recupero di Juventus e Inter; neppure il rovescio patito all’Olimpico il 6 marzo contro i bianconeri compromise il cammino dei giallorossi. Il 27 marzo la Juventus perse infatti in maniera rocambolesca la stracittadina, subendo 3 reti in appena 3 minuti dal Torino,mentre il 3-3 nel derby d’Italia del 1º maggio non fu omologato dalla giustizia sportiva, che diede partita vinta agli ospiti poiché Marini fu colpito da una pietra nei pressi del Comunale. I nerazzurri, nel frattempo, furono protagonisti di un caso spinoso sul finire del campionato, con sospetti di combine per Genoa-Inter, ma entrambi i club vennero assolti dalla giustizia sportiva.

La Roma poté vincere matematicamente il suo secondo scudetto l’8 maggio, grazie al punto strappato a Marassi contro i rossoblù; a 41 anni dal loro primo titolo, i giallorossi s’imposero nel campionato successivo ai Mondiali di Spagna 1982. Protagonisti del successo furono il presidente Dino Viola, che aveva preso le redini della società dopo la negativa stagione 1978-1979, l’allenatore Liedholm, al suo secondo successo personale, e un gruppo di giocatori in cui spiccarono il campione del mondo Conti, il goleador Pruzzo e il regista brasiliano Falcão,  tanto amato dai tifosi da meritarsi l’appellattivo di «ottavo re di Roma». Lo juventino Platini, alla prima apparizione in Serie A, nonostante un difficile avvio fu capocannoniere con 16 reti. La vittoria della Juve in Coppa Italia consentì così al sorprendente Verona, battuto in finale di coppa proprio dalla Juve,  di raggiungere l’Inter in Coppa UEFA. Da segnalare in questo campionato i 20 pareggi (su 30 partite dell’Udinese), a tutt’oggi record per i campionati di Serie A a 16 squadre. Nel corso del campionato il Napoli, ultimo al termine del girone di andata, si ritrovò a lottare per la salvezza; provvidenziale per i partenopei fu il ritorno in panchina di Pesaola. Staccato sul fondo il Catanzaro, calato alla distanza, i partenopei approfittarono dei pessimi gironi di ritorno di Cesena e Cagliari per portarsi in salvo.  A decretare la caduta dei sardi fu la sconfitta contro l’Ascoli all’ultima giornata: unica volta nella storia dei campionati a 16 squadre, non furono sufficienti 26 punti per evitare la Serie B.

JUVE, DOPPIA BEFFA E MAGRA CONSOLAZIONE – La stagione 1982-1983 fu contraddistinta dall’esordio in bianconero di due nuovi stranieri, il francese Michel Platini e il polacco Zbigniew Boniek, che arricchirono una rosa che si presentava ai nastri di partenza con ben sei campioni del mondo (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi), sufficientemente attrezzata per cercare la vittoria in tutte le competizioni. Al termine del campionato di Serie A la Juventus si piazzò al secondo posto dietro la Roma, distaccata di quattro lunghezze, con Platini il quale al suo primo anno in Italia vinse subito la classifica dei capicannonieri con 16 reti.

I due neoacquisti stranieri, il francese Michel Platini capocannoniere della Serie A 1982-1983, e il polacco Zbigniew Boniek.

Nella stessa annata la squadra raggiunse la sua seconda finale di Coppa dei Campioni, contro i tedeschi d’Occidente dell’Amburgo: a dispetto dei pronostici che davano per favorita la Vecchia Signora – che oltre a vantare nelle proprie file il capocannoniere dell’edizione (prima volta assoluta per un bianconero), un Paolo Rossi peraltro insignito del Pallone d’oro alla fine del 1982, nel corso del suo cammino aveva anche estromesso i detentori del trofeo, gli inglesi dell’Aston Villa –, venne battuta ad Atene con il risultato di 0-1 per un gol da fuori area a opera di Felix Magath. La stagione si chiuse quindi in maniera agrodolce per la Juventus, che un mese dopo la sconfitta europea sollevò per la settima volta nella sua storia la Coppa Italia, vinta battendo nella doppia finale il Verona: nella gara di andata al Bentegodi gli scaligeri si aggiudicarono l’incontro per 2-0, tuttavia al ritorno al Comunale la Juventus riuscì a ribaltare il risultato vincendo 3-0 ai tempi supplementari con gol di Rossi e doppietta di Platini, con la decisiva rete del francese arrivata allo scadere dell’overtime. La Coppa vedeva l’introduzione dell’eliminazione diretta dagli ottavi, e vide la Juve, dopo essersi lasciata alle spalle il Milan nel girone eliminatorio, far fuori la Roma ai quarti e l’Inter detentore in semifinale, mentre più avventuroso fu il cammino dei veneti, che fecero fuori il Milan con due pareggi ai quarti ed il Torino in semifinale, vincendo a Torino dopo aver perso l’andata in casa. A corollario, tra giugno e luglio i torinesi ottennero un prestigioso successo nel Mundialito per Clubs. Tale annata costituì l’ultima esibizione in campo con i colori bianconeri del portiere Dino Zoff e dell’attaccante Roberto Bettega: il primo si ritirò definitivamente dall’attività poche settimane dopo, mentre il secondo andò a concludere la sua carriera in Canada.

Juventus-Amburgo 0-1 Finale Coppa dei Campioni 1982-83
La formazione bianconera schierata nella finale di Atene con l’Amburgo.

ALTRE COMPETIZIONI – Già detto della Coppa dei Campioni, in cui i bianconeri riuscirono a raggiungere la finale dopo 10 anni, ed ancora restò tabù, per via della sconfitta contro l’Amburgo che interruppe anche un egemonia inglese sulla coppa che durava da sei edizioni. In Coppa delle Coppe l’Inter arrivò fino ai quarti, cedendo al cospetto del Real Madrid. In finale le merengues imitarono la Juve, e da favoriti caddero contro gli scozzesi dell’Aberdeen, che li superarono ai supplementari nella finale di Goteborg (2-1). In Coppa UEFA, che quest’anno vide tre italiane, la Fiotrentina uscì all’esordio contro l’Universitatea Craiova, non riuscendo a rimontare l’1-3 subìto in Romania. Il Napoli uscì dopo un turno, estromesso dal Kaiserslautern, mentre la Roma giunse fino ai quarti, dove fu fatale il ko interno col Benfica. In finale i portoghesi affrontarono l’Anderlecht: all’andata in Belgio successo dei biancomalva per 1-0, poi nel ritorno recuperarono subito il gol del vantaggio lusitano e così i belgi vinsero questa edizione. Il Benfica si consolò col capocannoniere, il serbo Filipovic. La Coppa Intercontinentale vide l’affermazione del Penarol sull’Aston Villa per 2-0, mentre gli inglesi strapparono la Supercoppa Europea al Barcellona, superandolo al Villa Park ai supplementari (3-0) dopo il ko per 1-0 al Camp Nou.

In serie A tornò il Milan, alla seconda promozione in tre anni, vincendo il campionato. Assieme ai meneghini salì finalmente la Lazio, retrocessa nel 1980 per illecito assieme agli stessi rossoneri, ed il Catania, che negli spareggi ebbe la meglio su Como e Cremonese. Promozione sfiorata anche per la Cavese, che vinse in casa del Milan. Clamoroso doppio tonfo dalla A alla C in due anni per il Bologna, assieme alla Reggiana ed alle pugliesi Foggia e Bari.

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