STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1981/82 La Juve fa 20 e la professionalità di Brady

Con il via libera agli sponsor di maglia anche nel calcio italiano, nuovi gruppi imprenditoriali si avvicinarono alla disciplina e il mercato si movimentò: anche realtà non di primo piano come l’Udinese e il Cesena potevano ora permettersi rinforzi del calibro di Causio, o l’ingaggio di affermati giocatori stranieri come l’austriaco Schachner. La Juventus campione uscente si limitò al piccolo cabotaggio acquistando il prospetto sammarinese  Bonini e il momentaneamente squalificato Rossi, richiamando in sua vece Virdis.  Sull’altra sponda cittadina, fecero ritorno al Torino diversi ex quali Ferri, Dossena e Beruatto: nel difficile tramonto dell’era Pianelli le ristrettezze economiche costrinsero infatti a ripensare le geometrie della squadra granata.Fu così la rinnovata e ambiziosa Fiorentina dei Pontello ad assicurarsi Pecci e Graziani, oltre all’ex juventino Cuccureddu: questi esperti elementi facevano parte di una corposa campagna acquisti che annoverava anche giovani promettenti quali Vierchowod, Massaro e Monelli. Meno numerosi gli innesti delle altre candidate al titolo: l’Inter si aggiudicò Bagni, la Roma puntò su Nela per la difesa, il Napoli scelse Palanca e Benedetti; infine il neopromosso Milan, non nascondendo ambizioni di alta classifica, chiamò al timone Luigi Radice mentre in attacco, fallita una trattativa per Zico, ingaggiò lo scozzese Jordan dagli inglesi del Manchester Utd.

La Juventus partì decisa inanellando sei vittorie di fila, tra cui un 6-1 al debutto al neopromosso Cesena, ma gli equilibri nel girone di andata furono presto modificati da defezioni importanti. A Rossi fu negato uno sconto di pena, costringendolo a rinviare il rientro in campo alla successiva primavera; il milanista Franco Baresi fu costretto allo stop dopo quattro turni poiché affetto da un raro virus; il 25 ottobre 1981 la Roma perse per infortunio Ancelotti, elemento cardine del suo centrocampo, e, nonostante tra il settimo e l’ottavo turno i capitolini saliranno comunque in testa alla classifica (peraltro espugnando di misura il 1º novembre il campo dei bianconeri), abbandonarono presto la vetta per poi declinare le loro ambizioni tricolori; il 4 novembre lo juventino Bettega si lesionò il ginocchio durante un match di Coppa dei Campioni, chiudendo precocemente la stagione nonché la carriera in nazionale; infine alla nona giornata, il 22 novembre, il capitano viola Antognoni ebbe un violento contrasto di gioco con il portiere del Genoa, Martina, subendo due fratture al cranio che fecero addirittura temere per la vita del calciatore. Fiorentina e Juventus si assestarono comunque in testa, e mantennero la vetta senza troppi patemi. Furono i toscani a concludere il girone di andata al primo posto, con un punto di vantaggio, mentre la zona salvezza annoverava illustri compagini: incontravano infatti difficoltà il Torino, un Milan troppo sterile in attacco e il Bologna — coi felsinei sorretti unicamente dalla qualità espressa dal giovane Mancini, uno dei nomi nuovi che si stavano mettendo in mostra in quest’edizione del torneo insieme allo juventino Galderisi, fantasista frettolosamente promosso da Trapattoni dal settore giovanile onde sopperire alla sventura dell’attacco piemontese.

Nel girone di ritorno viola e bianconeri allungarono il passo sulle inseguitrici, mantenendo una marcia sostanzialmente uniforme: i torinesi riuscirono a portarsi in vetta il 14 marzo 1982 grazie a una nuova striscia di sei successi consecutivi, ma i gigliati in serie positiva li riagganciarono dopo poche giornate. In una volata finale non priva di polemiche, le due squadre si presentarono dunque al turno conclusivo alla pari, con 44 punti e due trasferte da affrontare: la Fiorentina, che recriminò per un gol annullato a Graziani, non riuscì a scardinare la retroguardia di un pericolante Cagliari ancora in lotta per la salvezza, mentre la Juventus siglò con l’irlandese Brady, alla sua ultima gara in bianconero, il rigore per battere, a un quarto d’ora dal termine, un pugnace Catanzaro. I bianconeri esorcizzarono così la prospettiva di uno spareggio e si aggiudicarono il loro ventesimo titolo, quello della seconda stella; di contro, a Firenze, l’epilogo del campionato portò lo storico livore anti-juventino della tifoseria viola a uno dei suoi apici. Al di fuori delle polemiche tra le due fazioni, gli addetti ai lavori individuarono nella prolungata assenza di Antognoni, di fatto leader insostituibile della Fiorentina, l’episodio che precluse alla squadra di Giancarlo De Sisti le ambizioni tricolori; dall’altra parte la Juventus di Giovanni Trapattoni, pur privata del bomber Bettega per quasi tutta la stagione, trovò invece nell’unione del collettivo la forza per rimanere ai vertici, aiutata anche dai gol della giovane scoperta Galderisi.

Anche per conoscere gli esiti di una zona retrocessione, oltremodo affollata e con il solo Como già rassegnato al declassamento, fu decisiva l’ultima giornata, con quattro squadre in bilico. I risultati furono a sorpresa fatali per due tra le compagini all’epoca più titolate nell’albo d’oro del campionato: il Bologna, sconfitto nel finale ad Ascoli Piceno, retrocesse in Serie B per la prima volta nella sua storia, accompagnato dal Milan (alla sua seconda retrocessione, ma questa volta con il verdetto sancito dal campo) vittorioso sì a Cesena, ma condannato dai concomitanti pareggi del Cagliari contro i gigliati e del Genoa sul campo del Napoli, quest’ultimo giunto a 5′ dalla fine. Furono i partenopei ad aggiungersi al novero delle squadre qualificate alle coppe europee per l’anno successivo: grazie alla rinuncia degli albanesi del Flamurtari Valona, infatti, gli azzurri occuparono un terzo slot e raggiunsero in Coppa UEFA Fiorentina e Roma. La forza e lo spirito di gruppo dei neocampioni d’Italia convinsero il commissario tecnico Enzo Bearzot ad affidarsi al Blocco-Juve per i fortunati mondiali di Spagna 1982 alle porte,preferendo in questo senso Rossi, con sole tre presenze all’attivo in campionato, al romanista Pruzzo,  capocannoniere per il secondo anno consecutivo.

UNA JUVE A DUE STELLE – In quest’annata fece il suo debutto in bianconero Bonini, prelevato dal neopromosso Cesena, mediano sammarinese(ma assimilabile in quegli anni ai calciatori italiani) che divenne titolare al posto di un capitan Furino ormai in fase calante. Giunsero inoltre a Torino nuovi giocatori come Paolo Rossi (tuttavia indisponibile per larga parte della stagione, causa la precedente squalifica nell’ambito dello scandalo Totonero), e si ritagliarono spazio i giovani Marocchino e Galderisi — questo ultimo frettolosamente promosso dal vivaio a campionato in corso, onde sostituire Bettega gravemente infortunatosi a fine 1981 nella trasferta di Coppa dei Campioni contro l’Anderlecht.

Liam Brady trasforma sul campo di Catanzaro il rigore che, a 15′ dal termine del campionato, valse ai bianconeri il ventesimo scudetto.

Con questi rinforzi la Juventus vinse il ventesimo scudetto della sua storia, potendo così cucirsi sulla maglia la cosiddetta seconda stella — prima squadra nel paese a raggiungere tale traguardo —, dopo un acceso duello con la Fiorentina seconda classificata che si risolse solo all’ultimo turno: il 16 maggio 1982, sul campo del Catanzaro, l’irlandese Brady si incaricò di battere e segnare il rigore che a 15′ dalla conclusione del torneo assegnò il titolo ai bianconeri; questo pur sapendo di essere già stato ceduto dalla società torinese, dati i conclusi acquisti del francese Platini e del polacco Boniek e la norma che consentiva, all’epoca, il tesseramento di massimo due giocatori stranieri. Dietro al miglior marcatore Virdis, decisivo fu l’apporto alla causa del giovane Galderisi, autore di 6 reti in campionato, comprensive della tripletta al Milan nella classica vinta al Comunale per 3-2 il 14 febbraio. Tra le partite-simbolo della stagione ci fu anche la stracittadina del 7 marzo, vinta in rimonta per 4-2 dopo un doppio svantaggio, grazie a Brady, Tardelli e una doppietta di Scirea. Diede il suo contributo allo scudetto anche Rossi, seppur la lunga squalifica inflittagli della giustizia sportiva gli consentì di giocare solo le ultime tre partite di campionato (segnando peraltro al debutto in bianconero, il 2 maggio, nella vittoria per 5-1 sul campo dell’Udinese); ciò convinse comunque il commissario tecnico azzurro Enzo Bearzot a convocarlo per il successivo campionato del mondo 1982, dove insieme ad altri 5 elementi del cosiddetto Blocco-Juve (ZoffGentile, Scirea, Cabrini e Tardelli) fu tra i protagonisti della vittoria italiana — emergendo quale capocannoniere dell’edizione e venendo poi insignito, alla fine dell’anno solare, del Pallone d’oro di France Football quale miglior calciatore europeo. Per la Juventus, più avaro di soddisfazioni fu invece il cammino nelle altre competizioni stagionali. In Coppa dei Campioni, dopo aver superato al primo turno il Celtic ribaltando nel retour match di Torino la sconfitta patita in Scozia, la squadra fu estromessa agli ottavi di finale dai belgi dell’Anderlecht futuri semifinalisti; ancor più breve fu il percorso in Coppa Italia dove i bianconeri vennero eliminati già al primo turno, chiudendo dietro ai concittadini del Torino, poi finalisti dell’edizione, il loro girone di qualificazione.

ALTRE COMPETIZIONI – Già detto della breve avventura bianconera in Coppa dei Campioni, continuò l’egemonia inglese sulla competizione: in finale a Rotterdam l’Aston Villa piegò 1-0 il Bayern Monaco. In Coppa delle Coppe si fermò già agli ottavi la Roma, estromessa dal Porto. Il barcellona riuscì ad aprofittare della finale disputata in casa raggiungendo l’atto conclusivo, dove superò in rimonta lo Standard Liegi, segnado il gol del pari col danese Simonsen, pallone d’Oro 1977, unico ad aver segnato nelle finali di tutte e tre le coppe europee. In Coppa UEFA, il Napoli uscì subito all’esordio, condannato da due pari contro gli slavi del Radnicki Nis. L’Inter si fermò ai sedicesimi, estromesso ai supplementari dalla Dinamo Bucarest dopo aver solo pareggiato l’andata casalinga. Rafggiunsero la finale Goteborg ed Amburgo, e furono gli svedesi a prevalere, battendo i tedeschi sia all’andata che nel ritorno. In Coppa Intercontinentale brutto tonfo del Liverpool, travolto 3-0 dai brasiliani del Flamengo del futuro udinese Zico, (eletto migliore della partita) che risolse la pratica già nel primo tempo. Non si giocò l’edizione 1981 della supercoppa europea, che avrebbe dovuto essere tra Liverpool e Dinamo Tbilisi, per mancanza di date disponibili per i campioni d’Europa.
In Italia la Coppa nazionale fu vinta dall’Inter, che dopo aver piegato il Catanzaro solo ai supplementari in semifinale, sconfisse il Torino, ancora finalista perdente, in finale. In serie A salirono Verona, Sampdoria e Pisa. Stagione difficile per la Lazio, altra declassata dal Totonero, che si salvò per pochi punti.

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