STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio: 1980/81:il post totonero, la riapertura delle frontiere ed il gol di Turone

Il disastroso europeo casalingo del 1980 accentuò la già drammatica situazione calcistica in Italia, dopo lo scoppio del Totonero nel mese di marzo. Il quarto posto nella rassegna europea, vinta dalla Germania ovest, dopo una serie infinita di rigori nella finalina con la Cecoslovacchia, doveva essere archiviato in fretta, in più pure la scarsa competitività in Europa, che portò da questa stagione alla riduzione a sole due squadre qualificate in Coppa Uefa, nonostante il successo della Juventus risalisse solo a quattro anni prima.

(da wikipedia) Il progressivo impoverimento della qualità del gioco e del numero di gol portò, dopo quattordici anni, alla riapertura delle frontiere, con la possibilità per ogni club di ingaggiare un giocatore non italiano. I campioni in carica dell’Inter, ancora nelle mani di Eugenio Bersellini, rinforzarono il loro centrocampo con l’austriaco Prohaska. Anche la Juventus di Giovanni Trapattoni e la Roma di Nils Liedholm si concentrarono su quel reparto, ingaggiando rispettivamente l’irlandese Brady e il brasiliano Falcão, mentre il Napoli dell’emergente Rino Marchesi puntellò la propria difesa con l’olandese Krol.Da questa stagione, il regolamento permise la presenza in panchina di un massimo di cinque riserve (con quattro giocatori di movimento oltre al secondo portiere).

L’inizio del campionato, con le prime tre giornate fissate per le ultime domeniche di settembre, fu favorevole alla Roma: staccando la Fiorentina e i campioni dell’Inter, frattanto impegnati nel buon percorso europeo, il 1º febbraio 1981 i giallorossi chiusero davanti a tutti il girone di andata, sopravanzando di un punto i milanesi. Emerse nel frattempo anche la Juventus, cresciuta dopo l’incerto avvio, mentre il Napoli prese il posto dei viola nei vertici della classifica. La tornata di ritorno segnò, in particolare nel mese di marzo, rilevanti cambiamenti in vetta: ciò anche a causa del calendario che, durante l’intero mese, vide in programma vari scontri diretti. Nonostante le combinazioni di risultati, nessuna delle squadre presenti nel quartetto di testa ne rimase esclusa. A cinque giornate dalla fine, un trio era in cima alla graduatoria, a quota 35 punti: Juventus, Roma e un Napoli reinseritosi nella lotta-scudetto grazie a una serie di successi. Gli azzurri, in virtù di un calendario più agevole, sembravano i favoriti,  ma il 26 aprile questi persero inaspettatamente in casa contro il già retrocesso Perugia, mentre i capitolini vennero fermati sul pareggio ad Ascoli Piceno; restarono così i bianconeri al primo posto solitario. I partenopei cedettero poi di colpo, sicché si arrivò allo scontro diretto al Comunale tra Juventus e Roma del 10 maggio, terz’ultima giornata, coi padroni di casa avanti in classifica di una lunghezza sugli ospiti.

Le opposte reazioni del portiere juventino Dino Zoff e del difensore romanista Maurizio Turone, dopo la rete annullata a questo ultimo nella sfida scudetto del 10 maggio 1981.

L’avvicinamento alla sfida scudetto avvenne in un «clima arroventato», dettato soprattutto dal fatto che i bianconeri, già costretti a rinunciare a un titolare quale Tardelli, alla vigilia del match furono improvvisamente privati anche dell’apporto di Bettega, fermato dalla disciplinare sino a fine campionato causa una lunga  e controversa squalifica. Veleni che deflagrarono la domenica in campo quando al 75′, con i torinesi in dieci per l’espulsione di Furino e il risultato inchiodato sullo 0-0, un gol del difensore romanista Turone venne annullato dall’arbitro Bergamo per un fuorigioco segnalato dall’assistente di linea: le immagini televisive mai chiarirono, in maniera definitiva, se la posizione del giocatore fosse o meno regolare; negli anni seguenti continuarono a susseguirsi pareri contrastanti, tra esperimenti, proiezioni con le nuove tecnologie e accuse di manipolazione della moviola. La gara si chiuse a reti inviolate, ma da lì in avanti il cosiddetto «gol di Turone» rimase un argomento caldo e mai sopito del calcio tricolore per i decenni a venire: l’episodio rinfocolò bruscamente la sopita rivalità tra bianconeri e giallorossi (in essere fin dagli anni 1930, un dualismo che da qui in avanti diverrà una “classica” del campionato italiano, talvolta decisiva per le sorti dello scudetto. La domenica dopo, al San Paolo, la Juventus vinse di misura l’altro scontro diretto contro il Napoli sicché il 24 maggio seguente, mentre la Roma pareggiava sul campo di Avellino, battendo a Torino la Fiorentina i bianconeri si laurearono campioni d’Italia. Alle due inseguitrici non rimase che la consolazione della raggiunta qualificazione alla Coppa UEFA; tuttavia al Napoli non si unirono i capitolini del capocannoniere Pruzzo bensì l’Inter quarta classificata, dal momento che la stessa Roma, vittoriosa in Coppa Italia, si qualificò per la Coppa delle Coppe. In zona retrocessione riuscirono ad annullare le rispettive penalizzazioni il Bologna, coi felsinei di Gigi Radice che conclusero peraltro settimi in classifica, e l’Avellino; mancò invece l’obiettivo il Perugia che, appena due anni dopo lo storico secondo posto, rimase per tutto il campionato lontano da ogni speranza di salvezza. Nell’ultima parte del torneo si determinò la retrocessione, a causa della classifica avulsa, del Brescia che aveva terminato a pari punti coi già citati irpini, dell’Ascoli, dell’Udinese e del Como; in particolare, i lariani si salvarono a discapito dei bresciani per un solo gol. Cadde inoltre con largo anticipo, nonostante una partenza promettente, la matricola Pistoiese, al debutto in Serie A dopo l’effimera partecipazione alla Divisione Nazionale a gironi di oltre mezzo secolo prima.

JUVE, PERSEGUITATA DALLA JELLA – L’estate 1980, che segnò la riapertura delle frontiere, portò l’irlandese Brady alla corte bianconera. In campionato la Juventus, inizialmente, fu distanziata dalla Roma complice un avvio in sordina: la squadra fu infatti battuta dal Bologna e nella stracittadina. I torinesi crebbero sulla lunga distanza, ritrovandosi al primo posto sul finire dell’aprile 1981. Lo scontro diretto con i capitolini del 10 maggio, a tre giornate dal termine, si concluse sullo 0-0 (rimanendo comunque famoso per un gol annullato al romanista Turone); le successive vittorie contro Napoli e Fiorentina riportarono quindi lo scudetto a Torino dopo un triennio. (nd.a)  La defezione di Tardelli e la squalifica di Bettega per un mese, a causa di dichiarazioni (mai del tutto chiarite) dopo la partita di Perugia, condizionò il finale di campionato, che comunque li condusse al loro 19mo scudetto. In Coppa italia, superato il girone davanti ad Udinese, Genoa, Taranto e Brescia, ai quarti eliminarono ml’Avellino, ma si fermarono in semifinale con la Roma. Fatale fu la sconfitta casalinga all’andata. In Coppa Uefa, eliminato il Panathinaikos al primo turno, i bianconeri cedettero al turno successivo contro i polacchi del Widziew Lodz, dopo i calci di rigore, dopo aver pareggiato a Torino l’1-3 subìto in Polonia. Fu decisivo l’errore di Causio all’inizio della lotteria.

ALTRE COMPETIZIONI – In Coppa dei Campioni l’Inter fece sognare fino alle semifinali, quando si fermò col Real Madrid, perdendo per 2-0 in Spagna e rendendo inutile l’1-0 del ritorno. In finale però le Merengues furono sconfitte dal Liverpool nella finale di Parigi: decise un gol del difensore Alan Kennedy ad 8′ dal termine. Continuava così a parlare inglese la Coppa, con i Reds che vinsero per la terza volta in cinque anni. In Coppa delle Coppe, segnata dalla partecipazione della squadra B del Real vincitrice della Coppa di Spagna 1980 (fuori all’esordio dal West Ham, vittorioso 5-1 a Londra ai supplementari, dopo aver perso 3-1 a Madrid) la Roma uscì al debutto in modo rocambolesco coi tedeschi orientali del Carl Zeiss Jena: vittoriosi per 3-0 nell’andata all’Olimpico, i giallorssi furono travolti per 4-0 nel ritorno. I sorprendenti tedeschi giunsero fino alla finale, in programma nella vicina Dusseldorf, dove persero 2-1 contro i sovietici, ora georgiani, della Dinamo Tbilisi: si trattava del primo successo di un club sovietico. In Coppa Uefa, il Torino durò un turno in più della Juve, eliminato ai rigori dagli svizzeri del Grasshopers. La finale a sorpresa fu tra gli inglesi dell’Ipswich e gli olandesi dell’AZ Alkmaar: gli inglesi vinsero 3-0 in casa l’andata, e poi in  Olanda persero con un ininfluente 4-2, vincendo il loro unico trofeo internazionale. La Coppa Intercontinentale da quest’anno cambiava format, reintitolandosi Toyota Cup e giocando una finale unica a Tokio. Fu il Nacional di Montevideo a vincere, superando per 1-0 in Nottingham Forest. Gli inglesi persero anche la Supercoppa Europea ai danni del Valencia: vittoriosi per 2-1 in rimonta nell’andata casalinga, persero poi per 1-0 a Valencia nel ritorno.

Sul suolo italiano, la Coppa italia fu vinta dalla Roma dopo un’accesissima doppia finale col Torino in cui prevalse ai rigori dopo due pareggi per 1-1. Dalla serie cadetta risalì subito il Milan, retrocesso per il Totonero, accompagnato da Cesena e Genoa, mentre la Lazio, altra retrocessa pr illecito, mancò la promozione per 2 punti. Retrocessero in C il Lanerossi Vicenza, secondo in serie A appena tre anni prima,  l’Atalanta, all’unica discesa in terza serie, Taranto e Monza, quest’ ultima dopo aver sfiorato la serie A nelle ultime quattro stagioni.

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