STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio – 1979/80:L’incubo Totonero ed il Trap senza titoli

 

*storia del campionato presa da wikipedia

Lo scadimento tecnico del campionato e gli scarsi risultati da parte dei club italiani nelle precedenti edizioni delle competizioni continentali fecero perdere ulteriore terreno alla Serie A nel ranking UEFA , al punto che la federazione continentale dispose, a partire dalla stagione 1979-1980, il dimezzamento dei posti validi per l’accesso alla Coppa UEFA.

Due le maggiori note di colore della stagione, in entrambi i casi delle prime volte. Dapprima ci fu l’esordio in Serie A di una sponsorizzazione di maglia, pur se mascherata da fornitura tecnica, a opera del Perugia di Franco D’Attoma: il club umbro mise in piedi l’operazione prettamente per finanziare l’ingaggio di Paolo Rossi. In autunno fu poi la volta dei nomi dei giocatori sulle divise, una novità introdotta in via sperimentale dal Milan, che in questo caso avrà tuttavia breve vita; la sua reintroduzione, stavolta coi crismi dell’ufficialità e per tutte le squadre del campionato, avverrà solo con la stagione 1995-1996.

Il precampionato vide dei cambi di proprietà da parte di numerose squadre: il più importante riguardò la Roma che, passata alle redini di Dino Viola, richiamò alla guida tecnica Nils Liedholm e subì un consistente rinnovamento della rosa con l’arrivo del giovane Ancelotti e dei più anziani Benetti e Turone. Luciano Conti cedette la proprietà del Bologna a Tommaso Fabbretti, il quale richiamò in panchina Marino Perani e affiancò Chiarugi al rientrante Savoldi, mentre il Catanzaro, passato alla guida societaria di Adriano Merlo, si assicurò in attacco l’ex palermitano Vito Chimenti.

Le prime tre classificate della stagione precedente confermarono in gran parte il loro organico: i campioni d’Italia del Milan, perso Liedholm, si affidarono in panchina all’artefice della promozione dell’Udinese, Massimo Giacomini; il Perugia si potenziò con l’inserimento di Paolo Rossi, arrivato in prestito dal retrocesso Lanerossi Vicenza dopo aver rifiutato l’offerta del Napoli che ripiegò, di conseguenza, sull’ex grifone Speggiorin e su Damiani; la Juventus ottenne nuovi rincalzi attingendo dall’Atalanta, tra cui il secondo portiere Bodini e il centrocampista Prandelli. L’Inter, dopo essere andata vicina ad Ancelotti, prese Caso dal Napoli e Mozzini dal Torino. Sul fronte allenatori, l’Ascoli si affidò a Giovan Battista Fabbri mentre l’Udinese, tornata in massima serie dopo diciassette anni di assenza, sostituì Giacomini con l’esordiente Corrado Orrico.

Già dopo il fischio finale della prima giornata, caratterizzata da poche reti (6) e sette pareggi su otto gare (di cui cinque a reti bianche), la graduatoria era guidata dalla sola Inter. Ripresi nel turno successivo da un enorme gruppo di inseguitrici, i nerazzurri riemersero subito prendendo il comando della classifica il 7 ottobre 1979, dopo aver sconfitto in rimonta il Bologna.

Di lì in poi i meneghini rimarranno saldamente in testa, venendo inizialmente tallonati dal Milan e dalle due torinesi; nelle posizioni immediatamente più basse si registrarono gli incostanti avvii di Roma e Perugia — con gli umbri che il 28 ottobre vennero sconfitti in casa dal Torino, ponendo fine a un periodo d’imbattibilità che perdurava da oltre un anno. In quella stessa data era inoltre in programma il derby di Roma, macchiato dalla morte di Vincenzo Paparelli, tifoso laziale colpito da un razzo scagliato dalla curva opposta, evento che accrebbe ulteriormente la tensione sugli spalti da parte delle tifoserie nel corso del torneo. Nella seconda metà del girone di andata la Juventus accusò una frenata che la portò presto sull’orlo della zona retrocessione,e che lasciò via libera al Milan giunto al giro di boa a –2 dall’Inter campione d’inverno.

Tuttavia i rossoneri iniziarono male il girone di ritorno, sicché i nerazzurri poterono allungare: dopo aver prevalso nella stracittadina del 2 marzo 1980, l’Inter arrivò a vantare un rassicurante vantaggio di +8 su un gruppo che includeva, a sorpresa, anche l’Avellino. Dopo due settimane, al termine della ventiquattresima giornata, scoppiò il caos: vennero arrestati 12 tra tesserati e dirigenti di squadre della Serie A, tra cui i laziali Manfredonia e Giordano, il portiere milanista Albertosi e il presidente rossonero Colombo, ed emessi dei mandati di comparizione verso altri giocatori, tra cui il perugino Rossi e il napoletano Savoldi. L’Italia scoprì un vasto giro di scommesse clandestine legato al mondo del calcio, denunciato da due commercianti romani e ribattezzato Totonero: il processo sportivo che ne seguì si concentrò in particolare su Milan e Lazio che, al termine del campionato, furono retrocesse d’ufficio in Serie B.

L’Ascoli colse uno storico quarto posto, tuttora il miglior risultato dei marchigiani nella storia della Serie A.

Nel frattempo, sul versante del calcio giocato, in campionato l’Inter proseguì senza intoppi nella sua marcia di vertice, e pareggiando con la Roma a San Siro il 27 aprile risultò matematicamente campione d’Italia con due gare di anticipo, davanti a una Juventus in netta ripresa e che, da par suo, issò Bettega a capocannoniere del torneo. Le sentenze del Totonero modificarono alcuni dei verdetti del campo: la condanna del Milan ebbe come effetto l’approdo del Torino in zona UEFA, coi granata ad avere la meglio per solo 1 punto della rivelazione Ascoli, al suo miglior piazzamento della storia col quarto posto finale, “maledicendo” la riduzione delle squadre partecipanti alla Coppa Uefa da quattro a due, nonché del Catanzaro in zona retrocessione; il declassamento della Lazio permise invece la salvezza dell’Udinese, sul campo retrocessa con due giornate di anticipo insieme ai calabresi, mentre non ci fu nulla da fare per il Pescara, inchiodato sul fondo sin dalla prima giornata. La Roma, sesta in classifica, vincitrice della Coppa Italia, si qualificò alla Coppa delle Coppe.

PER IL TRAP “ZERU TITULI” – Fu un’annata interlocutoria per la Juventus, capace di buoni piazzamenti in tutte le competizioni a cui prese parte ma, per la prima volta sotto la gestione di Giovanni Trapattoni, senza sollevare trofei. La rosa, in gran parte confermata rispetto alla stagione precedente, vide nell’undici-base la cessione dei maturi Benetti e Boninsegna, l’avvicendamento nel ruolo di stopper tra il trentacinquenne Morini (il quale lascerà anticipatamente i piemontesi in marzo, per concludere la propria carriera in Nordamerica) e il giovane erede Brio, e la definitiva promozione in attacco di Virdis a fianco di Bettega; giunse infine a Torino una nutrita pattuglia di prospetti quali Prandelli, Tavola e Marocchino, questo ultimo prodotto del vivaio bianconero e presto capace di ritagliarsi un suo spazio tra i titolari. In Serie A i piemontesi, dopo un avvio nelle posizioni di vertice, incapparono in una negativa flessione sul finire del girone di andata, che in questo frangente li fece scivolare financo ai margini della zona retrocessione. Nella tornata di ritorno – in un campionato sconvolto dallo scoppio in primavera dello scandalo Totonero– la Juventus seppe risalire la china fino a chiudere la classifica al secondo posto, conquistando la qualificazione alla successiva Coppa UEFA ma rimanendo tuttavia ben lontana dall’insidiare il solido primato dell’Inter, scudettata con due turni di anticipo.

Il capitano Giuseppe Furino anticipa il futuro juventino Liam Brady durante il retour match contro l’Arsenal per le semifinali di Coppa delle Coppe.

La squadra bianconera pagò fra le altre cose la scarsa vena di Virdis, a posteriori ancora troppo acerbo per vestire i panni del bomber di sfondamento quale fu Boninsegna, tanto che Trapattoni finirà spesso per preferirgli le mezzepunte Fanna e Marocchino; una manchevolezza cui solo in parte seppe porre rimedio la ritrovata verve sottorete di Bettega il quale, seppur inizialmente criticato dalla stessa tifoseria per alcune prestazioni non all’altezza, alla fine fu autore di 16 gol che lo issarono per la prima e unica volta in carriera a capocannoniere della Serie A – titolo che uno juventino non conquistava dai tempi di Sívori, esattamente vent’anni addietro. Positiva anche la stagione di Tardelli, il quale non fece rimpiangere Benetti in mezzo al campo grazie a una costante crescita sul piano personale. Nelle coppe i torinesi videro concludersi in semifinale i loro cammini, in aprile, nello spazio di appena una settimana. In Coppa delle Coppe, dopo aver eliminato in sequenza i magiari del Rába ETO, i bulgari del Beroe di Stara Zagora e gli jugoslavi del Rijeka, il 24 aprile la Juventus cadde contro gli inglesi dell’Arsenal, a pochi minuti dal triplice fischio della gara di ritorno al Comunale, estromessi dalla finale da un gol di Vaessen che vanificò il positivo 1-1 strappato due settimane prima a Highbury. In Coppa Italia la squadra, qualificata direttamente alla fase finale in quanto detentrice del trofeo, dopo aver superato nei quarti l’Inter dovette cedere il passo ai concittadini del Torino, vittoriosi in un doppio derby risoltosi il 30 aprile solo ai rigori. Fu questa, in generale, l’ultima stagione in cui i bianconeri si affidarono a un organico composto interamente da italiani, data l’imminente riapertura delle frontiere da parte del calcio italiano prevista per l’estate del 1980, ed anche l’unica stagione trapattoniana, da quì al 1986, chiusa senza vittorie stagionali.

ALTRE COPPE – Brevissima vita del Milan in Coppa dei Campioni, uscito subito all’esordio per mano del Porto, capace di vincere a San Siro dopo il pari casalingo. In finale continuò l’egemonia inglese sulla coppa, col bis del Nottingham Forest, che a Madrid piegò l’Amburgo per 1-0. La Coppa delle Coppe, già detta della Juve ad un passo dalla finale, fu vinta dal Valencia, che ai rigori piegò l’Arsenal all’Heysel, con le stelle delle due squadre, Kempes e Brady che fallirono subito al primo tiro. Dopo che tutti segnarono i successivi tiri, decisivo fu l’errore di Graham Rix dell’Arsenal nella prima serie ad oltranza. In Coppa Uefa tre passaggi col brivido al primo turno per Inter, Napoli e perugia, mentre al Torino furono fatali i supplementari con lo Stoccarda. Ai sedicesimi però fuori tutte le tre sopravvissute: Inter col Borussia M, perdendo 3-2 in casa ai supplementari, dopo l’1-1 in Germania, Napoli con lo Standard Liegi, non riuscendo a rimontare un 1-2 esterno, e perugia con l’Aris Salonicco, travolto 3-0 in casa dopo aver pareggiato in Grecia. In finale fu derby tedesco tra Borussia M ed Eintracht: all’andata il Borussia s’impose per 3-2 (a segno anche il futuro interista Matthaus), ma nel ritorno un gol di Schaub all ’81’ consentì al Francoforte di ribaltare e vincere il loro unico trofeo europeo. La Supercoppa UEFA fu vinta dal Nottingham, che piegò 1-0 il Barcellona all’andata e pareggiò al Camp Nou per 1-1. In Coppa Intercontinentale gli inglesi rinunciarono, e così tocco al Malmo affrontare i paraguayani dell’Olimpia Asuncion: i sudamericani dell’uruguayano Cubilla vinsero sia in Svezia (1-0) che in casa (2-1), diventando l’unica paraguayana a vincere il trofeo.

In serie B salirono il Como, dominatore del campionato, la Pistoiese, promossa per la prima volta, ed il Brescia, beffando Cesena, LR Vicenza e Monza e Sampdoria. In serie C cadde il Parma, a 10 anni dalla prima storica promozione in A.

 

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