STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio – 1978/79 – Il Milan della stella, il Perugia imbattuto e per il Trap solo la Coppa Italia

 

*calciomercato e stagione tratti da wikipedia

Il mondiale argentino del 1978 riabilitò la nazionale italiana dopo otto anni deludente in seguito alla finale del mondiale messicano, ed a 10 anni dal successo europeo. Il quarto posto ottenuto col blocco juventino è da considerarsi un risultato eccellente, pianificando quello che sarà il futuro successo mondiale. Il campionato ripartiva dopo i due anni di successi bianconeri:In una fase di calciomercato particolarmente calda, per via di polemiche e vertenze legali tra l’Assocalciatori e i club, si mossero con decisione la Roma che si assicurò l’emergente Pruzzo e l’esperto Spinosi, e il Napoli che si aggiudicò tra gli altri Caso, gli ex granata Castellini e Caporale, nonché il mediano Filippi salito alla ribalta la stagione precedente nel Lanerossi Vicenza; la società berica, a sua volta, si segnalò per l’alta cifra versata a sorpresa alla Juventus onde riscattare Paolo Rossi, oltreché per la conferma dell’artefice del Real Vicenza, il tecnico Giovan Battista Fabbri, sottratto alle mire del Milan. I rossoneri, che riconfermarono dunque Nils Liedholm in panchina, allestirono una formazione dall’età media bassa, con il decano Rivera, prossimo al ritiro al termine della stagione, deputato a far crescere in attacco qualche innesto pescato in provincia e in cerca di conferme in una grande piazza (Chiodi, Novellino), mentre alle loro spalle venivano promossi giovani prospetti del vivaio (Franco Baresi, Collovati) e calciatori ancora poco conosciuti (Buriani, De Vecchi). I concittadini dell’Inter, passati nelle mani di Eugenio Bersellini, diedero l’addio all’ultimo reduce della Grande Inter, Facchetti, e ringiovanirono ancora la rosa con gli inserimenti di due rivelazioni della serie cadetta: il mediano di spinta Pasinato dell’Ascoli, e il fantasista Beccalossi del Brescia. La Fiorentina si rinforzò con il libero Galbiati e il jolly Amenta, la Lazio prelevò dai cadetti della Sampdoria il portiere Cacciatori e promosse dalle giovanili il promettente difensore Tassotti, mentre l’ex bandiera napoletana Juliano si accasò al Bologna per quella che sarà l’ultima sua stagione da calciatore. In provincia il rampante Perugia, reduce da alcuni positivi tornei chiusi a ridosso delle formazioni più quotate, e che quest’anno non nascondeva ambizioni di alta classifica,  puntellò l’undici titolare con lo stopper Della Martira e il mediano Butti; l’Avellino di Marchesi, al suo storico esordio in massima serie, puntò sui gol di De Ponti, infine l’atteso Ascoli, che l’anno prima aveva condotto un campionato di livello tra i cadetti, accolse un Anastasi al crepuscolo della carriera.

Mesi addietro, nel diramare le convocazioni per il campionato del mondo 1978 in Argentina, il commissario tecnico dell’Italia Bearzot aveva attinto specialmente dalle due torinesi, Juventus e Torino, ovvero le squadre che si erano spartite gli scudetti nel precedente triennio: di conseguenza, i supplementari sforzi fisici sostenuti in estate dai nove bianconeri e dai sei granata resero opache le prestazioni dei rispettivi club in questo campionato, fattore che contribuì a rivoluzionare la lotta al vertice.In un torneo che partì il 1º ottobre 1978, già dopo una settimana il Milan si ritrovò solo in testa. Furono incostanti gli avvii delle sempre pericolose Inter e Juventus, fiacchi quelli del Lanerossi, rivelazione della precedente stagione ma presto privo dell’infortunato Rossi, della Roma e del Napoli; in particolare gli azzurri, già estromessi da Coppa Italia e Coppa UEFA, sostituirono di lì a breve l’allenatore Di Marzio con l’esperto Vinício.A tener testa al Milan dei fantasisti pensò dunque una provinciale, il Perugia di Castagner, solitario in vetta tra il 5 e il 19 novembre. Solo sul finire del girone di andata la squadra rossonera riuscì a staccare la solida compagine umbra che, superata la recente tragedia di Curi e pur a fronte delle cessioni di Novellino e Amenta, quest’anno fece il salto di qualità grazie a una difesa ermetica (solo 16 reti subite, record del campionato) nonché alla vena realizzativa delle ali Speggiorin e Bagni.

Girone di ritorno

Il Perugia, rocciosa provinciale, terminò la stagione al secondo posto della classifica – miglior risultato nella storia degli umbri –, divenendo inoltre la prima squadra a chiudere imbattuta un campionato di Serie A.

Nella seconda metà del campionato i grifoni furono gli unici capaci di permanere nell’imbattibilità assoluta, non riuscendo tuttavia a tenere il ritmo della capolista Milan che l’11 febbraio 1979 espugnò Ascoli Piceno portandosi a +4. La corsa-scudetto fu poi destabilizzata dalle vicende successive alla partita Perugia-Atalanta: i bergamaschi chiesero la vittoria a tavolino per la gara dell’11 marzo, poiché i nerazzurri Bodini e Osti erano stati costretti a lasciare il campo nel primo tempo, colpiti alla nuca da una pietra scagliata dal settore ospiti dello stadio perugino; la CAF pose inizialmente il risultato in sub judice, prima che il giudice sportivo confermasse poi il successo degli umbri. Con i biancorossi confusi, privati per infortunio del loro leader Vannini e ormai concentrati a mantenere più che altro il record d’imbattibilità, il Milan poté completare il suo cammino verso il decimo titolo italiano della sua storia; neanche la caduta interna contro il Napoli, il 1º aprile, ebbe conseguenze per i rossoneri, i quali sette giorni più tardi rimarcarono definitivamente le distanze uscendo imbattuti dallo scontro diretto di Perugia. Agli uomini di Liedholm bastò uno 0-0 contro il pericolante Bologna, il 6 maggio, per assicurarsi matematicamente il tricolore, e cucirsi sulle maglie quella stella rocambolescamente sfuggita loro sei anni prima. Gli umbri dovettero accontentarsi della piazza d’onore, nonostante tutto il loro miglior risultato in massima serie: concludendo peraltro l’intero campionato senza sconfitte, i grifoni divennero i primi nella storia del girone unico a stabilire tale primato, raggiungendo l’apice del cosiddetto Perugia dei miracoli di fine anni 1970.

Il laziale Bruno Giordano, miglior marcatore con 19 gol.

La lotta per l’accesso alla Coppa UEFA sembrò presto decisa: Perugia, Juventus, Inter e Torino avevano accumulato un buon vantaggio sulle inseguitrici già in febbraio. Quando i bianconeri vinsero la Coppa Italia, accedendo pertanto alla Coppa delle Coppe, si liberò un posto per il Napoli, con relativi rimpianti per una Fiorentina apparsa in crescita nonché per la Lazio, rivitalizzata dai gol del giovane capocannoniere Giordano ma poco attiva nel finale. Chiuse distante dall’Europa la Roma che, anzi, in un turbolento epilogo non poté andare oltre la salvezza, ottenuta grazie alla vittoria sul campo dell’Inter e al pari interno strappato all’Atalanta nello scontro diretto della penultima giornata.[16]Nel finale, quattro sconfitte consecutive acuirono la crisi del Lanerossi, autore infine di un clamoroso harakiri sul campo di Bergamo:  entrambe le squadre retrocessero in Serie B per la peggior differenza reti rispetto al Bologna, salvo in extremis per il terzo anno di fila. Sul fondo, il Verona si ritrovò presto condannato al ritorno in cadetteria dopo quattro anni. Si salvarono invece le tre neopromosse, ovvero il debuttante Avellino, l’Ascoli e una Catanzaro che colse la sua prima salvezza in massima serie.

JUVE, ARRIVA IL TRICOLORE…COL CERCHIO -Per il campionato del mondo 1978 in Argentina, il commissario tecnico Bearzot aveva deciso di basare la sua Nazionale sul cosiddetto blocco juventino, sottoponendo così gran parte della squadra titolare bianconera – Il capitano azzurro Zoff, Scirea, Gentile, l’esordiente Cabrini, Cuccureddu, Benetti, Tardelli, Causio e Bettega – a un surplus di fatiche che finì per riverberarsi negativamente sulla seguente stagione del loro club di appartenenza. Con il meglio della propria rosa di fatto spremuta dal mundial estivo, infatti, la Juventus non riuscì mai a impegnarsi concretamente nella difesa dello scudetto,  lasciando che la lotta per il titolo finisse appannaggio del Milan di Liedholm e dell’outsider Perugia di Castagner. I piemontesi – che in quest’annata circoscrissero l’unico nuovo innesto al promettente stopper Brio,  riaccolto in pianta stabile dopo un positivo triennio in prestito alla Pistoiese, e deputato in futuro a raccogliere l’eredità di Morini– chiusero il campionato al terzo posto, dietro ai milanisti scudettati e ai perugini imbattuti, riuscendo comunque a togliersi la soddisfazione di tornare a vincere un derby, il 25 marzo 1979, dopo un’astinenza di oltre cinque anni. Neanche in Coppa dei Campioni gli uomini di Trapattoni seppero mostrarsi competitivi, uscendo immediatamente dalla competizione al primo turno contro i campioni di Scozia dei Rangers, non riuscendo a difendere nel retour match di Glasgow il successo di misura conquistato in precedenza a Torino.

Il gol di Franco Causio che, al 117′ dei supplementari, valse la sesta Coppa Italia della storia juventina, nella finale di Napoli contro il Palermo.

La Juventus riuscì tuttavia a salvare l’annata grazie alla vittoria della Coppa Italia, un trionfo che in casa bianconera mancava da quattordici anni. Dopo aver primeggiato in un girone eliminatorio estivo che li vide contrapposti a Fiorentina, Monza, Nocerina e Taranto, a primavera inoltrata i torinesi estromisero i detentori dell’Inter ai quarti e il Catanzaro in semifinale, trovando ad attenderli all’atto conclusivo la rivelazione Palermo.Il 20 giugno, allo stadio San Paolo di Napoli, la formazione cadetta passò in vantaggio già al primo minuto grazie a Chimenti, mettendo in pratica da lì in avanti uno strenuo catenaccio che la Juventus riuscì a scardinare solo a sette minuti dallo scadere dei tempi regolamentari, grazie al giovane Brio il quale, nell’occasione, venne mandato in campo nella ripresa dal Trap nell’insolita veste di centravanti;[11] nei supplementari emerse poi il maggior tasso tecnico dei bianconeri, pur se soltanto a tre minuti dai tiri di rigore Causio trovò la mezza rovesciata che batté per la seconda volta il portiere rosanero Frison, consegnando alla Vecchia Signora la sesta coppa nazionale della sua storia e annessa qualificazione in Coppa delle Coppe.

ALTRE COMPETIZIONI – Già detto della Coppa dei Campioni, con la Juve uscita all’esordio, in finale a Monaco di Baviera arrivò ancora un’inglese, il Nottingham Forest, che sfidò la rivelazione svedese del Malmo, formazione composta da soli svedesi (tra cui il futuro “italiano” Prytz), che vinse grazie ad un gol di Francis allo scadere del primo tempo. In Coppa delle Coppe l’Inter si fermò ai quarti, contro i belgi del Beveren, che pareggiarono a San Sito e vinsero poi in casa. In finale a Basilea il Barcellona ebbe la meglio sui tedeschi occidentali del Fortuna Dusseldorf solo ai supplementari per 4-3, conquistando per la prima volta il titolo. In Coppa Uefa, disastro per Vicenza, Torino e Napoli, subito fuori al primo turno, per mano di Dukla Praga, Sporting Gijon e Dinamo Tbilisi.  Andò avanti solo il Milan, che però ebbe bisogno dei rigori per piegare i modesti cecoslovacchi della Lokomotiv Kosice. Si fermò però agli ottavi, sconfitto dal Manchester City. La Coppa andò al Borussia M, che piegò in finale la Stella Rossa, grazie ad un rigore di Simonsen, pallone d’Oro 1977, nella sfida di ritorno, che valse al danese il titolo marcatori con 9 gol. Non si disputò l’edizione 1978 della Coppa Intercontinentale perchè Liverpool e Boca Juniors non trovarono un accordo sulla disputa della gara. La Supercoppa Europea andò all’Anderlecht, che nella gara di andata superò all’Heysel il Liverpool per 3-1. Agli inglesi poi non fu sufficiente la vittoria per 2-1 nella gara di ritorno.

Infine, dalla serie cadetta salirono Udinese, Cagliari e Pescara, che alla penultima agganciò il Monza e lo sconfisse poi 2-0 nello spareggio, negando ai brianzoli la storica massima serie per la terza stagione di fila. In C cadde il Foggia, che perse il duello con i corregionali baresi di due punti.

 

 

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