STORIE DI CALCIO

Storie di Calcio – 1976/77 – La prima Juve del Trap e del double

*con la collaborazione di wikipedia

Lo scudetto perso all’ultima giornata a Perugia bruciava parecchio, un titolo che sembrava riconfermarsi per il terzo anno di fila, invece finì ai cugini granata, che tornarono così sul tetto d’Italia per la prima volta nel dopo Superga. La Juve così interruppe il rapporto con Carlo Parola ed ingaggiò il giovane tecnico di Cusano Milanino Giovanni Trapattoni, e fece affari con le milanesi, cedendo il regista Capello in cambio di Benetti al Milan, mentre all’Inter venne ceduto Anastasi in cambio di Boninsegna, bandiera interista scaricata troppo frettolosamente dai nerazzurri. . Inoltre dall’Atalanta venne inserito il giovane terzino Cabrini. I campioni uscenti del Torino si limitarono al difensore Danova ed al centrocampista Butti. Il Milan prese anche Morini dalla Roma. L’Inter si liberò del portiere Lido Vieri, lanciando il giovane Bordon.

Il campionato palesò fin dall’avvio la sua matrice torinese: chi pronosticava una Juventus «un po’ logora coi suoi nuovi vecchietti» Benetti e Boninsegna, e un Torino «appagato» dallo scudetto sul petto, venne presto smentito poiché bianconeri e granata diedero vita a «un’annata entusiasmante, indimenticabile» per il calcio cittadino, risultandone un torneo ancor più emozionante del precedente, chiuso a punteggi record.Nei primi cinque turni le due rivali avanzarono a braccetto; il 7 novembre 1976 le piemontesi sconfissero nei rispettivi impegni le milanesi, spedendole a –4.  Al derby dell’ottava giornata, un mese più tardi, i bianconeri si presentarono con un punto di vantaggio: tuttavia con un guizzo a testa, i gemelli del gol Graziani e Pulici decretarono il sorpasso granata. In questa fase iniziale fu il nuovo Napoli di Bruno Pesaola a provare a non far scappare le torinesi, pagando tuttavia un ritardo di –4 appena al decimo turno.Gli uomini di Luigi Radice condussero per qualche giornata, per poi venire agganciati il 9 gennaio 1977 dopo un rocambolesco 3-3 casalingo con la Lazio, società quest’ultima che stava vivendo in quelle settimane uno dei momenti più drammatici della sua storia: con l’ambiente già scosso dalla perdita dell’allenatore del primo scudetto, Tommaso Maestrelli, spentosi prematuramente il 2 dicembre 1976 dopo una lunga malattia,il 18 gennaio 1977 la squadra venne ulteriormente colpita dall’assurda morte del ventottenne centrocampista Luciano Re Cecconi, ucciso con un colpo di arma da fuoco in una gioielleria capitolina a seguito di un tragico scherzo, mai del tutto chiarito. In campo le due torinesi, dopo continui sorpassi, il 6 febbraio conclusero a pari punti il girone di andata: fu peraltro la prima volta, nella storia della Serie A, che il simbolico titolo d’inverno andò in coabitazione a due formazioni della stessa città. La terza classificata al giro di boa, l’Inter, stagnava a –6 dalla coppia di testa. Ben più deludente il cammino dei concittadini milanisti: un anonimo pareggio interno contro un Cesena già in cattive acque, sancì il fallimento dell’esperimento zonista di Marchioro, esonerato al termine del girone in favore del totem rossonero Nereo Rocco e del suo più prosaico catenaccio.

La tornata di ritorno iniziò sulla falsariga delle prime quindici partite. Una Juventus oramai «di debordante forza fisica e carica agonistica», disegnata da Trapattoni su di una difesa «ermetica», sull’intuizione di avanzare l’ex terzino Tardelli in un centrocampo «Maginot», e sull’intesa sottorete tra Bettega e un Bonimba in realtà «con ancora tanta birra in corpo», passò in testa il 27 febbraio approfittando della sconfitta occorsa al Toro sul terreno della Roma, poi limitò i danni strappando un pari nella stracittadina del 3 aprile, e condusse con un punto di vantaggio fino alla ventiseiesima giornata, quando a causa di un altro pari a Perugia fu raggiunta dai rivali. La settimana dopo, nell’anticipo di sabato 30 aprile, un gol di Furino permise ai bianconeri di battere in extremis il Napoli al Comunale e approfittare così, il giorno successivo, del pareggio granata in casa laziale, riportandosi a +1: fu lo scatto decisivo, visto che la Juventus difese fino alla fine questo risicato vantaggio, andando a vincere tutte e tre le restanti partite.Il 22 maggio, col successo esterno dell’ultima giornata a Marassi sulla Sampdoria, l’undici bianconero fece suo lo scudetto chiudendo il campionato al «punteggio clamoroso» di 51 punti — tuttora un record nella Serie A a 16 squadre —, seguito dal Torino fermatosi all’altrettanto rilevante, ma infruttuosa, quota 50. Quattro giorni prima la Vecchia Signora, grazie a uno «squadrone fisicamente strepitoso», aveva già sollevato la Coppa UEFA, suo primo trofeo confederale, portando così a conclusione una tra le migliori stagioni della storia juventina.

Lo juventino Roberto Bettega esulta dopo il suo gol che sbloccò la gara di Marassi, a mezz’ora dal termine del campionato, consegnando ai bianconeri uno scudetto vinto alla quota-record di 51 punti.

Ai granata rimase il titolo di capocannoniere per Graziani, con 21 gol tutti su azione:per quello che fino a poco tempo prima veniva definito un «panzer generoso e nulla più», la stagione segnerà l’affermazione a «miglior centravanti d’Italia» dell’epoca. A riprova del cammino monstre delle due torinesi, la terza classificata, una staccata Fiorentina, venne relegata addirittura a –15 e fu protagonista unicamente della lotta per la zona UEFA a cui si aggiunsero Inter e Lazio; seguì una sempre più solida provinciale quale il Perugia, trascinato dalla verve del fantasista offensivo Novellino emerso in questa stagione, dopo anni di gavetta sui campi minori, tra i migliori elementi del torneo, e che si affacciò per la prima volta in Europa ottenendo il pass per la Coppa Mitropa.Cadde a sorpresa in Serie B il Cesena, dopo l’exploit dell’anno precedente, mentre un Milan in crisi, e in cui non sortì molti effetti il ritorno in sella del paròn Rocco, si salvò solo grazie alla rimonta che, nelle ultime due giornate, sancì le retrocessioni di Catanzaro e Sampdoria; i rossoneri raddrizzeranno tuttavia l’annata con il trionfo in Coppa Italia, in un derby estivo contro i nerazzurri, qualificandosi così in Coppa delle Coppe.

LA JUVE “ITALIANA” – Al primo anno della nuova gestione tecnica di Giovanni Trapattoni – che si dipanerà con successo per tutto il decennio seguente – la Juventus, sulla carta ritenuta indebolita dalla sostituzione di Capello e Anastasi con i più esperti, nonché considerati in fase calante, Benetti e Boninsegna, firmò invece una mossa vincente disputando una delle migliori stagioni della sua storia.In campionato i bianconeri battagliarono per lo scudetto con i campioni uscenti del Torino sino all’ultima giornata: le due squadre, appaiate in cima alla classifica alla fine del girone di andata,continuarono il «testa a testa» per tutta la tornata di ritorno. La Vecchia Signora prevalse alla fine con 51 punti, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte – record per la Serie A a 16 squadre –, contro i 50 dei granata, a corollario di «un’annata entusiasmante, indimenticabile» per la città sabauda; la terza classificata, la Fiorentina, si fermò alla quota di 35 punti.Quattro giorni prima di vincere il diciassettesimo scudetto la Juventus si aggiudicò anche la sua prima competizione confederale la Coppa UEFA. Dopo aver eliminato nell’ordine le due compagini di Manchester, City (sconfitto 0-1 in Inghilterra all’andata, e 2-0 al ritorno) e Utd (0-1 all’Old Trafford, e 3-0 a Torino), Šachtar (3-0 in Italia, e 0-1 in Unione Sovietica), Magdeburgo (3-1 in Germania Est, e 1-0 in Piemonte) e AEK Atene (4-1 in casa, e 1-0 in trasferta), le Zebre trovarono in finale gli spagnoli dell’Athletic Bilbao.

Tardelli batte il portiere basco Iribar e segna il decisivo 1-0 all’Athletic Bilbao, nella finale di andata della Coppa UEFA a Torino.

Nella gara di andata i piemontesi vinsero 1-0 al Comunale con un gol di Tardelli; al ritorno, in un infuocato San Mamés, i bianconeri passarono in vantaggio con la decisiva rete di Bettega la quale a fine gara, pur a fronte della sconfitta 1-2, permise ai torinesi di vincere il doppio confronto contro i baschi e mettere in bacheca il trofeo. Rimane questa l’unica affermazione internazionale che la Juventus, e più in generale qualsiasi società calcistica, conseguì con un organico composto esclusivamente da giocatori italiani.I bianconeri vinsero il loro primo trofeo internazionale (esclusa la poco remunerativa Coppa delle Alpi del 1962/63) vincendo tutte le partite casalinghe e subendo solo una rete. In Coppa Italia i bianconeri vinsero il girone della prima fase prevalendo sul Genoa per la differenza reti, ma nel girone della seconda fase chiusero alle spalle dell’Inter e mancarono l’accesso alla finale.

ALTRE COMPETIZIONI – Già detto della Coppa italia vinta dal Milan e della Coppa Uefa vinta dalla Juventus, il torneo fu subito capolinea al primo turno dell’Inter, eliminato dalla Honved, e dell’esordiente Cesena, eliminato dal Magdeburgo nonostante un’onorevole vittoria per 3-1 al Manuzzi dopo aver perso 3-0 all’andata. Il Milan si fermò agli ottavi, dopo aver sofferto con l’Akademika Sofia (ko per 4-3 in Bulgaria, poi ribaltato per 2-0 a Milano), travolto dall’Athletic Bilbao per 4-1 (inutile il 3-1 al Meazza). In Coppa dei Campioni i granata uscirono già agli ottavi per mano del Borussia M., battuto poi nella finale di Roma dal Liverpool per 3-1. In Coppa delle Coppe il Napoli sfiorò il sogno, arrivando fino alle semifinali, dove incrociò l’Anderlecht detentore: all’andata vinse in casa per 1-0, ma all’Heysel perse per 2-0 il ritorno, uscendo mestamente. Nella finale di Amsterdam i belgi furono sconfitti poi per 2-0 dall’Amburgo. La Coppa intercontinentale fu vinta dal Bayern, che piegò in casa i brasiliani del Cruzeiro per 2-0, pareggiando poi per 0-0 in Brasile, ma fu beffato dall’Anderlecht nella finale di Supercoppa Europea: i bavaresi vinsero 2-1 in rimonta con doppietta di Gerd Muller  l’andata casalinga, ma furono travolti per 4-1 dai biancomalva nel ritorno.

Infine dal campionato cadetto guadagnò la promozione il Lanerossi Vicenza, mentre con Atalanta, Cagliari e Pescara arrivate a pari punti, fu necessario uno spareggio a tre che vide promuovere bergamaschi e sardi. Beffato il Monza, che si fece sorpassare all’ultimo turno proprio dalle tre compagini.

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