C'era una Volta

C’era una Volta… capitolo 1 (L’Epoca dei Solisti)

#ceraunavolta

L’EPOCA DEI SOLISTI – Capitolo primo

Dopo Superga la vita continua. Riprende il campionato e il Torino si ripresenta in campo con la squadra ragazzi. Fiorentina, Genoa, Sampdoria e Palermo schierano anch’esse i pari quota negli ultimi quattro incontri di calendario che le vede opposte ai granata. Stringe il cuore vedere gli eredi di Maroso, Gabetto, Menti, Ossola, Mazzola irrobustire i petti pur di riempire con onore le gloriose maglie dei campioni. Non vi è persona in Italia ed all’estero che ancora non sia costernata per il luttuoso accaduto. Nessuno escluso. Giampiero Boniperti, poi, è fra coloro che più stentano a farsene una ragione.
Non gli pare vero e fatica a credere che il fato abbia cancellato in un solo istante il Toro: i rivali accaniti, gli amici del tempo spensierato. Con loro se ne sono andati per sempre anche momenti tra i piu belli della sua giovane vita. L’esordio in Nazionale a fianco di Valentino Mazzola, ad esempio, come dimenticarlo…
È così sinceramente sofferente Boniperti da dare la sua disponibilità più piena a scendere in campo con la maglia del Torino Simbolo per disputare una partita in onore e memoria dei granata morti a Superga, e il suo pensiero torna a farsi vivo fra i ricordi. Su tutti, insistente e ripetuto, nella mente gli si affaccia di continuo un particolare, un fatto che, in ultima, aveva fatto ridere di cuore nella solita trattoria di via Saluzzo lui e il “Trio Nizza”, ovvero Bacigalupo, Rigamonti e Martelli. E questo a dispetto di tutto e tutti.

Era accaduto che nel secondo derby dell’anno prima, il 1948, che per coincidenza cadeva con la domenica di Pasqua, ogni cosa era successa fuorché onorare almeno in minima parte la santa ricorrenza. Davanti a quarantamila intirizziti spettatori, le due squadre danno vita ad un primo tempo pieno di buone intenzioni, ma sciatto. Il Torino si porta in vantaggio dopo la mezz’ora con Ossola. È nella seconda parte che si scatena il finimondo. Dopo appena cinque minuti Ballarin beffa Bacigalupo con la più classica delle autoreti. Il gelo cresce nelle file granata, l’ardore zampilla in quelle bianconere. E accade l’inatteso. La Juventus si rianima. Acquista di botto nuovo vigore. Attacca, mette in difficoltà i campioni che non ci stanno e diventano fallosi. Ogni azione è una gazzarra. A tratti il comportamento è perfino indegno. Parola, già colpito al fianco da una robusta gomitata di Gabetto, viene alla rissa con Martelli. L’arbitro Gemini, romano, li espelle entrambi. Mazzola si fa furioso quando vede il suo gol annullato. Sentimenti III, l’attaccante, è costretto alla mediana; Rigamonti assume sembianze di bisonte inferocito. E giù colpi e botte, anche proibiti. In tribuna l’incanutito Pozzo si dispera. Con le mani tra i capelli, avvilito da tanto spettacolo, si arrovella interrogandosi su come risanare in Nazionale un simile accanimento. Difficile davvero immaginare come prossimi compagni di maglia azzurra dei rivali così scorretti. Per fortuna, finisce in pareggio.

I novanta minuti della gara non furono però sufficienti a sedimentare la rabbia. Il caso volle che la sera stessa il Trio Nizza si imbattesse nei pressi della stazione di Porta Nuova in Boniperti. Martelli, l’espulso fra i granata, masticava ancora fiele. La vista dell’irriducibile avversario aveva ridestata in lui l’inquietudine. Volano parole grosse e persino minacce. Poi, come buon senso impone, la schermaglia si placa, per la tranquillità di tutti. Ciò non evita che la notizia si diffonda, arricchita di particolari inediti ed errati (allora come ora spesso ciò che conta non è l’informazione corretta, ma il vendere copie, o catturare click). Dando retta all’effetto valanga promosso dunque dai giornali, il centroavanti juventino si sarebbe dovuto ritenere un vero miracolato, sfuggito com’era alle grinfie sanguinarie dei tre terribili granata. Lo stesso Boniperti allora aveva deciso di rivolgersi in prima persona alla stampa per puntualizzare l’accaduto nel miglior modo possibile, fugando ogni equivoco con stile ed educazione. Rivelando quindi, fin da allora, una dialettica puntuale.

Ma torniamo al Boniperti dei mesi subito dopo la sciagura. È tutto talmente incredibile che pare di vivere in un brutto sogno. Giampiero si scuote, cerca di scacciare le tristezze pensando al domani che verrà, a ciò che il futuro si augura possa preservare a sé ed alla sua Juventus. Immagina mille volte il momento in cui nel fragore dello stadio scambia palla con Ermes.

Ermes Muccinelli veniva da Lugo, un centro vivo e spumeggiante nei pressi di Ravenna, un tipico luogo della sanguigna e gaudente terra di Romagna. Piccolino e scaltro, un ciuffo di capelli ribelli in fronte, su due gambette muscolate di elastico, danzava all’ala destra e si faceva imprendibile. Con coraggio e perizia, zigzagando furbo fra gli spuntoni di roccia delle granitiche difese avversarie, andava volando a pelo d’erba, dopo aver magari rincorso qualche gonna svolazzante di colori. Non resisteva al richiamo delle belle signore. Amava la vita, insomma, il nostro Ermes. E poi, con un nome così, chi poteva resistergli? Così come amava il calcio rapido e di fantasia, l’andar sul fondo del campo e, preciso, mettere la palla a spiovere al centro dell’area dove, in agguato, Boniperti o il “Danese” non si facevano pregare per la botta a rete conclusiva.

Se Giampiero preferiva impossessarsi del gol in virtù di certe stangate piegamani, destro o sinistro faceva lo stesso, John Hansen avvitandosi per aria il più delle volte faceva scuotere la rete impattando di testa forte e preciso. Imperioso, potente, l’asso di Danimarca si è ormai ambientato a Torino ed ha preso a carburare per quello che sa. Cioè tanto. Aspetta con trepidazione l’arrivo dell’amico Karl Aage Praest, con cui ha fatto faville all’ultima Olimpiade: si dice certo John il lungo che le medesime intese riusciranno a mostrare al Comunale e in ogni stadio d’Italia.
Sogna, John Hansen, nei suoi grevi silenzi.

Intanto, per far sognare i tifosi, Gianni Agnelli ha avallato l’acquisto di un argentino che non ha eguali nell’accarezzare la palla: si chiama Rinaldo Fioravante Martino e gioca da mezzo destro col numero 8. Un artista dal tocco vellutato viene dunque chiamato a definire una linea d’attacco strepitosa, una locomotiva pronta a viaggiare sui preziosi binari di Muccinelli e Praest, unici nel condurre con sapienza la carica avvolgente che Boniperti e Hansen con classe e forza rendono dirompente. E Martino viene da dire che è qualcosa in più della classifica ciliegina sulla torta già deliziosa. Bastino due parole di Boniperti: <<Era un virtuoso sopraffino. Giocava solo con scarpe usatissime: credo che non le abbia mai cambiate>>. E gli altri ingredienti della torta?

In porta c’era Viola, che faceva parate meravigliose.
Dei terzini, Bertuccelli e Manente, il primo era più brillante e il secondo più classico, tipico giocatore a sangue freddo che vedeva mirabilmente il gioco ed era pratico, concedendo poco alla platea.
Al centro della mediana c’era Carletto Parola, una delle cime del calcio mondiale.
Laterali erano Mari e Piccinini, due ottimi giocatori che si compensavano a vicenda, giocando sovente in diagonale: più difensivo Mari, più per l’attacco Piccinini.

Bussa, questa Juve. Quindi estrae di tasca le chiavi e apre le porte in ogni campo. Appare quasi come una visione dopo il rogo di Superga. Resta appagato anche il sentimento popolare: è giusto che a dar spettacolo vincendo sia ora l’altra squadra di Torino. Di questo pensiero si fanno interpreti con prose dettate dal cuore diversi cronisti. Quella Italia che si affaccia agli anni Cinquanta queste cose le avverte e le sente, a differenza di questa contemporanea è sensibile come le corde di una viola, pur nel mezzo di un forte contrasto politico, nella miseria e troppe macerie ancora la segnano. Forse proprio per queste ragioni sa essere sensibile e ha voglia di vivere sognando. Il calcio con i suoi campioni affascina e il Totocalcio con le sue scommesse dà speranza. È nata da poco tempo la mania dell’1-X-2, della #schedina destinata a diventare parte della nostra cultura: fin dalle prime uscite aveva fatto breccia nelle attese di tutti.

N.B. nelle foto: Giampiero Boniperti, per eccellenza lo juventino del secolo scorso; un giovane Gianni Agnelli, indiscusso faro bianconero e Presidente ad aeternum sostenuto dal sincero affetto di una storica dirigenza; Rinaldo Martino, uno fra i tanti campioni regalati dall’Avvocato alla sua Juventus.

Di Lorenzo Nicoletti

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