Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore … Ferdinando Primo

Per la rubrica #StoriaDiUnGrandeAmore oggi ci racconta la sua Ferdinando Primo.
Tifoso viscerale e follemente innamorato della Juventus, è uno dei membri più fedeli e attenti del gruppo, non vedeva l’ora di poterci raccontare il suo legame con la Juve.
Leggiamolo allora!

Salve a tutti, mi chiamo Nando e ho da poco compiuto 28 anni.
Sono Juventino da esattamente 24 anni, diciamo uno Juventino di terza generazione: mio nonno infatti ha vissuto l’epopea post guerra, godendosi a pieno gli anni di Charles e Sivori, mio padre invece ha vissuto gli anni meravigliosi di Paolo Rossi e Platini (uno dei miei grandi rimpianti non averne il ricordo vivo), fino ad arrivare ai tempi di oggi.
Io ne ho raccolto l’eredità all’età di 4 anni: bizzarra la mia vocazione, difatti ascoltavo mio padre gridare e urlare nella sua camera di tutto e di più durante le partite della Signora, tra una sigaretta e l’altra si fumava pacchi di MS, rigorosamente dure.
Mia madre cercava di allontanarmi da quello che era l’inferno che mio padre scatenava, ma spinto dalla curiosità alla fine sono entrato nel suo mondo, mondo di cui ora non posso fare più a meno.
Mi sono innamorato della SQUADRA per eccellenza seguendo le gesta del pelato Gianluca Vialli e del divin codino Roberto Baggio. E’ stato osservando loro che la Juve mi ha sempre più intrigato; ho continuato poi innamorandomi di Pippo Inzaghi e Alex Del Piero, ma se mi chiedessero chi sono i miei preferiti di sempre io risponderei ad occhi chiusi Pavel Nedved e David Trezeguet.
Sono talmente cotto e stracotto di Juve che, oltre il portare sul braccio destro LO STEMMA della mia vita, non posso non vederla sempre. Prima di uscire il sabato o anche prima di una festa la mia priorità va a Lei, rinuncerei a qualunque cosa pur di starle accanto.
A lavoro (l’unica cosa aimè che non posso scansare ) devo NECESSARIAMENTE ascoltarla alle cuffie o se gioca in turno serale vederla sul telefonino.
Non vivrei per l’ansia di non conoscere risultato e marcatori, o anche solo per il fatto di non sapere come stia giocando. Inutile dire anche che sono ormai 6 anni che Torino mi conosce fin troppo bene, quando posso vado con entusiasmo allo Stadium.
Ci sono infine 3 aneddoti particolari che mi legano a questo amore smisurato :

1 – 22 maggio 1996: la finale di Roma. Mio padre, all’epoca in servizio nella capitale, ebbe la fortuna di vivere lì quella che attualmente è (purtroppo) la nostra ultima Champions vinta. Dovevo vederla da solo cosi chiesi a mia madre il permesso di seguirla ed eventualmente festeggiarla con qualcuno. Riuscii a vederla alla fine con un mio caro zio e al risultato finale volevo sfogare tutta la mia gioia, così decisi sotto una pioggia incessante di urlare a squarciagola tutta la mia felicità dal finestrino di una Fiat 127, insieme a tanti altri miei compaesani malati bianconeri. Il giorno dopo niente scuola, 40° di febbre, sgridata materna di quelle che ti ricorderai per sempre, ma chissenefrega…..la MIA squadra mi aveva regalato a 6 anni una soddisfazione pazzesca;

2 – la mia Comunione : mentre tutti i parenti erano venuti a festeggiarmi, io ero in sala tv, con mio padre, a seguire Perugia-Juventus. Quel Perugia-Juventus. Ovviamente anche qui sapete come andò, inutile dirvi che per le foto di rito avevo la faccia paonazza e gli occhi gonfi, non ci fu verso di finire la festa se non con qualche lacrima. Insomma, non ho certo un bel ricordo di quel giorno. Non vi dico invece ad un’altra festa di Comunione di parenti cosa successe… La data? Beh, 5 Maggio 2002!;

3 – L’ultimo aneddoto è uno dei più delicati della nostra storia: ero dal vivo ad osservare Matteo Paro che gonfiava la rete in quel di Rimini. Coincidenza volle di essere in vacanza con amici a 16 anni proprio lì; alcuni di loro stavano ancora continuando i bagordi della nottata precedente, io invece no, io avevo il sentore di dover vedere qualcosa di strano.
Non ebbi forse ben chiaro cosa stesse succedendo allora, ma capivo fosse un momento sportivamente drammatico e dovevo esserci. Ancora oggi non sono totalmente “lucido” da capire quanto sia incredibile il cammino che abbiamo fatto per essere riusciti a tornare più forti e cazzuti di prima.

Cosi come non ho ancora ben chiaro a mente chi indossi la numero 7 attuale della mia squadra. Dio mio!!! Dove siamo arrivati!
Ci manca ancora solo una cosa per completare l’enplein.
Chiudo dandovi l’augurio che tutti ci facciamo, ma che forse io desidero ancor più di altri: il 2 giugno vorrei essere qui a scrivere in maniera estasiata quanto sia felice, a raccontarvi anche le lacrime di gioia versate il giorno prima in quel del Wanda Metropolitano di Madrid. Sarebbe apoteosi.

FORZA JUVE E FINO ALLA FINE, SEMPRE !

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Di Lorenzo Nicoletti

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