C'era una Volta

C’era una Volta capitolo 11 (Epoca degli Eroi )

#ceraunavolta

L’EPOCA DEGLI EROI – Capitolo undicesimo

Juventus Campione d’Italia 1932-33. Combi; Rosetta, Caligaris; Varglien I, Monti, Bertolini; Sernagiotto, Varglien II, Borel II, Ferrari, Orsi. Cesarini, Munerati, Vecchina, Ferrero. 54 punti in classifica. 83 gol realizzati, 23 subiti. Borel II con 29 reti capocannoniere del torneo.
Juventus Campione d’Italia 1933-34. Combi; Rosetta, Caligaris; Varglien I, Monti, Bertolini; Sernagiotto, Varglien II, Borel II, Ferrari, Orsi. Cesarini, Depetrini, Ferrero. 53 punti in classifica. 88 gol realizzati. 31 subiti. Borel II con 31 reti capocannoniere del torneo.
La sola Coppa Europa rimane traguardo interdetto ai bianconeri. Forse un rapporto nato male, iniziato, come si suol dire, col piede sbagliato. Perché la sensazione è quella di un impegno non sempre all’altezza. Ogni qualvolta, col trascorrere del tempo, ai bianconeri capiterà la cilecca in campo internazionale. <<Sin da allora>>, dirà più avanti più d’uno, <<quella Coppa per noi era come stregata>>.
Nonostante le sue meraviglie la Juve cede il campo all’Austria prima, all’Admira poi, allo Sparta Praga nell’anno seguente. Ma non si pensi che in Società si siano patite particolari malattie. La vita andava avanti uguale nel quotidiano impegno, con il solito misurato entusiasmo. Gli appuntamenti d’altronde si accavallavano ed era difficoltoso stabilirne l’importanza.

Di attesa e bella soddisfazione era stato per esempio il giorno dell’inaugurazione dello Stadio Mussolini, lo stesso che in seguito diventerà il Comunale di Torino. Oltre 60.000 posti, pista per l’atletica attorno al prato, un’alta torre detta Maratona.
In ordine di tempo lo stadio torinese è l’ultimo a venire alla luce, nel rispetto del progetto grandi impianti sportivi voluto dal fascismo. Le città di Bologna nel 1927, Milano nel 1928, Firenze nel 1931, rispettivamente si erano date le strutture del Littorio, di San Siro, del Berta.
Nella capitale in vista dell’incontro internazionale tra l’Italia e i magiari, nel marzo del 1928 era stato inaugurato lo Stadio Nazionale.

L’azzurro e la Juve….ecco un’altra gemma, un’altra storia nella storia tutta da raccontare, visto che i trionfi e i destini della prima sono stati sempre strettamente legati alle fortune e ai cicli vincenti della seconda.
Ancora una storia esaltante dunque, molto subalpina.
Vittorio Pozzo, infatti, torinese doc, convinto da quello juventino di razza che è stato Goccione ad abbracciare in maniera definitiva la strada del football (come abbiamo già visto insieme in uno dei capitoli precedenti del #tempodeipionieri), non solo aveva seguito il consiglio, ma, col passare degli anni, si era distinto sino a diventare l’indiscusso condottiero della Nazionale. Il Commissario Unico.
Al cospetto di tanta manna bianconera cosa poteva fare, a questo punto, il ragionier Pozzo, se non accoglierla a piene mani? Benché nel cuore fosse granata indiscusso – ma di quelli tosti per davvero – altresì era persona corazzata da una morale a prova di bomba. Un uomo di stampo antico, si potrebbe esemplificare con uno stereotipo. Sono rimasti proverbiali i richiami che faceva ai giocatori per l’onor di patria; le fermezze rudi ma buone da padre di famiglia che elargiva con puntale abitudine.
Ma oltre al Pozzo allenatore vi è inoltre anche il Pozzo giornalista: “La Stampa”, giornale della sua città, vanterà per mezzo secolo l’autorevolezza della sua profonda conoscenza attraverso opinioni, pezzi, corrispondenze attesissime dai lettori.

Ma il primo vero connubio tra un giocatore della Juventus e la Nazionale si ebbe grazie a Cesarini. Quest’ultimo ogni qual volta la Nazionale lo chiamava pareva trasformarsi. Se con la Juve a straordinarie partite poteva far seguire pomeriggi in ombra, in azzurro sfoderava invece prestazioni sempre maiuscole. La storica “Zona Cesarini” entrata a far parte del nostro lessico sportivo e non, dei nostri modi di dire quando vogliamo sottolineare una rete ottenuta a fine partita, nasce appunto da uno di questi incontri internazionali. 13 dicembre 1931, a Torino l’Italia sfida l’Ungheria e vince 3-2 all’ultimo secondo, proprio sul fischio finale dell’arbitro, grazie alla rete del Cé.

Imbottita di juventini, la Nazionale di Pozzo va dunque cogliendo belle affermazioni sui più svariati campi. A record si aggiunge record. Ben nove undicesimi della formazione che vincerà a Budapest contro l’Ungheria sono bianconeri: Combi, Rosetta, Caligaris, Monti, Bertolini, Cesarini, Borel II, Ferrari, Orsi.
Sette ancora sono presenti fra i protagonisti dell’incontro definito del secolo, contro l’Inghilterra.
È il 13 maggio 1933. Allo Stadio Nazionale del Partito, proprio a ridosso dei Parioli, per esplicito volere di Mussolini si erano date battaglia per la prima volta nella storia del football europeo le nazionali di Italia e della “perfida Albione”. Ottenuto dalla FIFA l’incarico di organizzare ed ospitare la seconda edizione dei Campionati Mondiali del 1934, l’Italia desiderava ardentemente – per usare un avverbio caro ai tempi – dare palese dimostrazione di quanto illuminata fosse la scelta di puntare su di essa.
Gli inglesi, refrattari ad ogni concessione, avevano accettato. Non tanto, appunto, per cortesia, quanto perché nella loro presuntuosa autoconsiderazione ritenevano di non incorrere in nulla che attentasse alla loro leadership calcistica.
E così nel bel sole primaverile della Capitale c’era stata la lotta e lo stadio era gremito e ribollente. Ai lanci lunghi degli inglesi, impostati con un modulo quasi sistemistico, gli azzurri avevano risposto con un fraseggio tecnicamente superiore, ma frenato da una specie di timore reverenziale e non soltanto dall’adattarsi del loro gioco al più classico dei metodi. Pozzo non ne voleva sapere di cambiare registro, a dispetto delle ventate di novità che discendevano impetuose dalla Manica.
La storia gli darà ragione di lì a poco. Risultato 1-1, a Ferrari risponde Bastin.
Come l’onore della cronaca impone è bene ricordare la formazione: Combi; Rosetta, Caligaris; Pizziolo, Monti, Bertolini; Costantino, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi.

Imbandierate le torri e dato fiato alle trombe, finalmente nel 1934 vanno in scena gli attesi Mondiali.
Col principio della eliminazione diretta arriva così il primo match, con le prime sorprese: fuori le squadre sudamericane, scese in Italia un po’ gonfie di prosopopea. Eliminata l’Olanda e sopratutto la Francia.
Se il primo turno dell’Italia con gli Stati Uniti è stato benevolo per gli azzurri (7-1 il tabellino), il secondo è impietoso. Di fronte ai forti spagnoli, nelle cui file milita ancora l’imbattibile portiere Zamora, il quarto di finale giocato all’arma bianca si chiude col pari dopo i tempi supplementari: gol di Regueiro e Ferrari.
Per il regolamento dell’epoca, il giorno dopo le due nazionali si devono reincontrare.
L’Italia vince con un gol di Meazza ed è proiettata direttamente in semifinale, ad incrociare i tacchetti con i bianchi d’Austria.
L’impianto di gioco è quello milanese di San Siro, un campo allentato dalla pioggia. Al 19° Enrico Guaita, ala funambolica e precisa, con un tocco risolutore in mischia manda lo stadio in sollucchero e spalanca le porte della finalissima con la Cecoslovacchia.

<<Gol…gol…>>, urla via etere l’inimitabile Nicolò Carosio. <<Siamo Campioni del Mondo…L’Italia è Campione del Mondo…>>.
Lo Stadio del Partito a Roma ribolle. La folla in tripudio, al cospetto del suo Duce.
Sconfitti anche i cecoslovacchi per 2-1. Ai tempi supplementari, ma poco importa.
Bravo Angiolino Schiavio per la rete della vittoria, ma che spettacolo il gol dello juventino Orsi: da Monti a Guaita in profondità, fuga palla al piede sulla fascia e traversone al centro dove sta sopraggiungendo Mumo che carica il destro, al volo. Colpisce da fuori area indirizzando nell’angolino più lontano, alla sinistra del portiere Planicka (toh, chi si rivede! Ve la ricordate la sua sceneggiata a Torino nella partita di Coppa che abbiamo raccontato nel capitolo precedente?)

È una pagina indimenticabile per il calcio Italiano. La Juventus vi ha contribuito in massa, offrendo ben nove elementi: Combi, Rosetta, Caligaris, Varglien I, Monti, Bertolini, Borel II, Ferrari, Orsi. Oltre a Carlo Carcano, voluto da Pozzo per portare avanti la preparazione atletica dei ventidue futuri Campioni del Mondo.
Roma, 10 giugno 1934.

N.B. nella foto l’11 azzurro in posa prima della finale mondiale.

Di Lorenzo Nicoletti

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