C'era una Volta

C’era una Volta Capitolo 10 (Epoca degli Eroi)

#ceraunavolta

L’EPOCA DEGLI EROI – Capitolo decimo

Alle troppe parole Torino città non ha comunque mai dato peso. Neppure questa volta lo fa. Non si cura dei “si dice” degli uni o degli altri, piuttosto sorride, nell’intimo, per aver lei cullato ed accudito, ancora una volta, realtà amate e ammirate, come risultano essere le sue squadre calcistiche.
Se prima era il Toro ad essere in auge, ora è la Juventus a farla da padrone, grazie anche alle sue formidabili stelle oriunde.

Mumo Orsi accarezza la sua carta preferita, quel jolly portafortuna che ama infilare nel calzettone di gioco prima di cimentarsi in ogni gara. Un simbolo di buon auspicio al cospetto di ogni evenienza: sia per propiziare gloria ai suoi tocchi vellutati, sia per scacciare il malefizio di robuste scarpate che sempre gli avversari gli riservano.
Ma è soprattutto come antidoto alla seconda ipotesi che ne avrà bisogno il giorno dopo, contro lo Slavia. Una partita attesa dalla piazza dei tifosi con trepidazione, novanta minuti che si preannunciano alla baionetta.
È stata infatti mal digerita la dura batosta patita a Praga nella gara di andata della Coppa d’Europa. L’antesignana delle prestigiose competizioni che nel tempo andranno a comporsi, era allora questione che interessava poche nazioni, presenti al torneo con la prima e seconda classificata dei rispettivi campionati. Organizzata alla fine della stagione, nel volgere di poche settimane apriva e chiudeva i battenti. Non si può però dire che mancasse di intensità. Calci, pugni, espulsioni e 4 gol passivi nel sacco era stato il risultato d’andata e grande era montata la rabbia juventina. Senza dire degli sputi, delle pesanti offese subite ancor prima di incominciare a giocare.
Non era una novità, in quegli anni, la violenta opposizione cui andavano incontro gli atleti italiani impegnati all’estero. Specie in quei paesi particolarmente avversi al fascismo.
Inoltre, il cerimoniale che precedeva le competizioni non aiutava a stemperare gli animi di per sé già caldi: sapeva perfino di sfida e di irrisione il saluto romano, a chiusa della “Marcia reale” a cui si affiancavano, conclusive, le squillanti note di “Giovinezza”.
Ciò non toglie, lo stesso, che lo sport è un’alta cosa e tutto ha un limite.
Non così a Praga, davanti allo squadrone dello Slavia. Invasati oltre ogni dire i cecoslovacchi si erano subito distinti per intemperanze, azioni proibite, botte da orbi. Scorrettezze a cui i bianconeri avevano risposto come potevano, provando a ribattere colpo su colpo. L’arbitro austriaco Braun, anziché imporsi, si era adeguato agli umori tutt’altro che pacifici del pubblico e in campo era successo di tutto. Cesarini, tra i più scalmanati nel reagire, aveva prima sfiorato l’arresto per aver colpito ad un sopracciglio un ufficiale di polizia intervenuto per placare gli animi, e in seguito era stato espulso per reiterate protesto quando alla Juve venne assegnato un rigore contro.
Un bel caratterino il Cè!
Che gli costo in quell’occasione una salatissima multa.
Ad ogni modo la partita finì in gloria per i padroni di casa dello Slavia: 4-0.

A Torino per il match di ritorno del 10 luglio, non a torto le autorità temono dunque incidenti. Fin dalle prime ore il Campo di corso Marsiglia viene presidiato da imponenti forze dell’ordine, un fatto decisamente inconsueto come contorno ad una partita di calcio, diciamo pure inedito. La tensione che frigge nell’aria però è tanta, solo quando la Juve va in gol, con Cesarini prima (all’epoca non esisteva la squalifica per il turno successivo per gli espulsi) e Orsi poi, tende a placarsi.
Puntiglioso e toccato nel vivo il Cè gioca da par suo, da gran campione, e trascina l’intera squadra. Due a zero alla fine del primo tempo è risultato che fa presagire una rimonta tutt’altro che impossibile. I giocatori in campo ci credono, sugli spalti i tifosi non cessano di sperare.
Ma ecco, dopo poche battute della ripresa, delinearsi un episodio incredibile.
Mentre l’azione di gioco è lontana dalla sua area, Planicka, il forte portiere che insieme a Zamora e Combi viene ritenuto tra i più valenti dell’epoca, all’improvviso si accascia al suolo. Accorrono a sostenerlo i compagni e dapprima lo circondano, quindi lo trasferiscono di peso nello spogliatoio,da dove più nessuno fa ritorno.
Lo Salvia si ritira!
La partita, a questo punto, si può considerare conclusa. Un atteggiamento a dir poco sconcertante, cui neppure l’arbitro trova rimedio se non prendendone atto per poi trascriverlo nel suo referto. Un accaduto che fin da subito ha dato la chiara sensazione della manfrina, giudizio avvalorato dalle visite mediche dei sanitari juventini che non riscontrano tracce di lesione alcuna.

Ad ogni modo, l’eventuale espediente e tanto clamore non giovarono niente e nessuno. Entrambe le società furono squalificate a tutto vantaggio del Bologna che, senza disputarla, vinse a tavolino la finalissima della Coppa d’Europa, con relativo lustro e tanta fantasia da parte dei suoi tifosi…quasi più abili degli interisti con il cartone questi felsinei!

A questo punto i bolognesi sono fiduciosi e convinti di poter ribadire l’eccellenza anche nel campionato 1932-1933 che sta bussando alle porte.
Tutto sbagliato.
Il Bologna sarà solo terzo e distaccato di 12 punti dalla Juventus.
Superba, senza tante storie, la Juve è ripartita alla sua maniera ed è andata ad inanellare il terzo scudetto consecutivo. E come abituale conseguenza vi è stata la solita serata di gala al Teatro Regio, tutti in ghingheri a danzare festanti, giocatori e soci, sciccose Dame Patronesse.

Rispetto al tricolore precedente ci sono alcuni volti nuovi.
Pietro Sernagiotto, piccola ala destra brasiliana, aveva per la sua parte contributo a vincere con serpentine e dribbling, ficcanti traversoni e sette gol. I tifosi lo hanno soprannominato la “Freccia d’oro”. Un dardo prezioso dalla vita breve come quella di una filante meteora sarà alla fine il suo apporto alla causa bianconera. Quasi il volo di una farfalla che rattrappisce le ali col sopraggiungere del freddo – un po’ alla Aristoteles de “L’allenatore nel pallone” -, allorché il prato si trasforma in pantano e bisogna aver la forza di volare ancora più in alto. Ma anche canterino come una cicala in estate, rapido nell’infilarsi fra le maglie di aitanti difensori e… gaie fanciulle.
Incorregibili questi sudamericani, il sangue che scotta nelle vene.

Una new entry era anche Felice Placido Borel, oppure “Farfallino” come subito viene soprannominato per il gioco poetico e leggero, forse pure per qualcos’altro.
Figlio d’arte, di quell’Ernesto Borel I, pioniere e gloria juventina, spensierato e allegro diciannovenne, era stato gettato nella mischia ed è subito un’esplosione: <<Il più forte centroavanti della Juventus di tutti i tempi>>, non esitano a definirlo fior di critici.
Esile come un giunco ma forte come una quercia, chiamato a sostituire Vecchina, menomato da frequenti guai ad un ginocchio, Borellino in 28 partite segna la bellezza di 29 reti: capocannoniere del torneo.
Inarrestabile, dotato di classe cristallina, conferma le attese che c’erano su di lui da parte dell’ambiente.
Quando la Juve presentò in campo Felice Placido Borel – correva l’anno 1932 – nessuno poté obbiettare che l’ennesima stella juventina costasse un patrimonio. Anzi, il giovane attaccante preso giovanissimo costava un bel nulla, grazie al lavoro di una ormai ottima e affiatata dirigenza.

Una squadra nella squadra, questa Juventus.
Con un presidente come Edoardo Agnelli illuminato e munifico, distaccato eppure presente, gentile ma fermo, sensibile al vecchio e al nuovo in egual misura. Un fuoriclasse del ruolo, re Edoardo. Supportato da indiscutibili assi: il mitico barone Mazzonis, l’avvocato Vittorio Tapparone, Carletto Levi e l’avvocato Craveri.
In campo e dietro la scrivania la Juventus manifestava eccellenza come nessun’altra.

N.B. nella foto Farfallino Borel in gol col suo stile inconfondibile. Imprendibile e scattante, formidabile cannoniere, ancora oggi viene considerato da molti fra i più grandi centroavanti bianconeri del secolo scorso.

di Lorenzo Nicoletti

 

L'immagine può contenere: 1 persona, sta praticando uno sport e spazio all'aperto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...