C'era una Volta

C’era una Volta Capitolo 9 (Epoca dei Pionieri)

#ceraunavolta

L’EPOCA DEI PIONIERI – Capitolo nono

Molto prima di Calciopoli la Juventus ha rischiato di #retrocedere; scopriamo in questo capitolo come si sia giunti con un piede nel baratro e come ci sia salvati dallo sprofondare.

Mastrella, Nay, Colombo, Mazzonis, Armano II, Borel I, Ferraris, Besozzi, Corbelli….sono loro che insieme ai veterani Donna, Durante, Armano I, Hess, Barberis, Goccione e Varetti accompagnano la Società nei festeggiamenti del decennale della nascita.
È il tempo, questo, di Giolitti e dei contadini che chiedono la terra.
Nel calcio invece sorge la stella fulgida della Pro Vercelli.
Difficile per tutti opporsi alla furia dirompente della Pro col suo segreto: l’affiatamento. Avvezzi alla lotta, senza tanti fronzoli, con un inedito gioco d’insieme composto di forza e discreta tecnica, scompaginano i canoni del calcio, i vercellesi. Le bianche casacche erano formate da elementi non solo tutti nostrani, ma addirittura della stessa città.

Proprio in quell’anno 1907 è importante precisare che venivano disputati due campionati distinti, vista la grana innescata dalla Federazione che aveva deciso di non iscrivere al campionato le compagini composte con troppi elementi stranieri. Da qui la grave spaccatura. Due campionati. Due scudetti. La Juventus, insieme all’Unione Milanese e all’Andrea Doria, saggia con anticipo la forza vercellese in questo atipico campionato a quattro e non può che constatarne e ammirarne la consistenza. La medesima che l’anno successivo piega in maniera indiscussa l’intero lotto delle società in lizza, tornate a competere per il titolo in un unico torneo, grazie alla rientrata saggezza dell’organo federale che riammette i “forestieri”.

Quasi si compiace la Juve, che non ha mai nascosto d’avere un debole di nazionalismo nel cuore. Gli ideali sportivi non possono che assomigliare a quelli patriottici, ne han fatto un dogma gli studenti bianconeri di questo motto.
Dappertutto rimbalzano echi risorgimentali.
Sono eccentrici gli juventini, anche un po’ snob.
<<Essere juventino vuol dire un favore, un onore. Vuol dire garbo, senso dell’umorismo, lealtà e naturalmente cultura>>, amava dire Pino Hess.

Nel frattempo il football non era più affare di pochi, a macchia d’olio si sta propagando nella penisola e ovunque nascono nuove squadre. Sulle ali dell’esempio vercellese sta per venire allo scoperto un robusto calcio di provincia e il Piemonte ne è fucina e artefice. Il cosiddetto quadrilatero che vede Pro Vercelli, Casale, Alessandria e Novara farla da protagoniste.

Gli juventini si rendono conto del clima che sta cambiando, ma la tentazione di considerare il calcio come un divertente passatempo è ancora troppo forte.
Era un passa parola fra i giovani della Torino bene il reclutamento bianconero: Sandro Zambelli e Piero Monateri aderirono.
Non tanto alto, magro, due grandi orecchie, Zambelli è figlio di papà industriale, uno dei primi tre Cavalieri del lavoro, con GIOVANNI AGNELLI e Teofilo Rossi. Il suo coinvolgimento alla Juventus sembra nascondere un segno precostituito dall’alto, a vederlo oggi.
È questo il tempo in cui si vivono ore tragiche a Messina e Reggio Calabria, colte nel sonno da un tremendo terremoto che le rade al suolo: anno, non tanto di grazia, 1909. In cui il titolo nel calcio se lo aggiudica per la prima volta l’Internazionale.

E noi?
Intanto che la rigogliosa provincia piemontese arraffava tutto, i bianconeri avevano, come si dice, tirato a campare senza più brillare, fino ad andare sempre più in affanno. Al punto di finire #ultimi nel girone eliminatorio del 1913. Un simile risultato si porta appresso lo spettro della RETROCESSIONE nei gironi regionali di seconda importanza.
Qualcuno parla addirittura di sciogliere la Società.
Ma è un attimo.
Tutto, per fortuna, rientra grazie all’operato, astuto e geniale, di Umberto Malvano, uno dei fondatori d’azeglini.

Diventato parte attiva della Federazione facendo una buona carriera, oltre ad una certa influenza all’interno dell’organismo, aveva anche un’ottima conoscenza interpretativa del regolamento.
Constatato che per il completamento del lotto delle partecipanti alla serie maggiore – quell’anno ben 45 squadre riunite in 6 gironi – vi era la possibilità di iscrivere la squadra nel girone lombardo, propose a Monateri di perseguire la strada intravista e la via risultò illuminata.
Così i bianconeri emigrano, giocano la fase eliminatoria del campionato in terra lombarda e ne fanno grande tesoro.

N.B. nelle foto: la formazione del decennale; Umberto Malvano, ormai ottuagenario, una volta di più seduto sulla panchina del Corso; la Juventus in uno scatto del periodo dell’ “esilio” lombardo.

 

di Lorenzo Nicoletti
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