Storia di un Grande Amore

Storia di un Grande Amore Carla Concudu

Per la rubrica #storiadiungrandeamore oggi ci racconta la sua Carla Concudu.
È la prima donna che partecipa in questo contenitore, e si è aperta a noi davvero con molto entusiasmo, dando spazio se vogliamo anche ad una sua intimità molto preziosa. È un onore per il gruppo, e la ringraziamo moltissimo per questo atto di fiducia. Speriamo sia ben riposta.

Nella seconda parte del suo racconto Carla ci apre i suoi ricordi e le sue emozioni in merito alla dannata notte belga del maggio ’85 che tutti vorremmo non fosse mai esistita, e lo fa con la sensibilità degli occhi di una donna che era lì….è molto toccante il suo focus sull’Heysel
“Senza memoria saremmo come luci spente”

La foto ritrae la sua mamma nell’ultima partita del 2005/2006, grande bianconera e col debole per Alessandro Del Piero.

Raccontare come e perché mi sono follemente innamorata della Juve è semplice. Era scritto nel destino: sono nata nel 1960 in una famiglia di juventini e la Juve ha vinto i campionati 59/60 e 60/61 . Il mio primo gadget bianconero è stato il foulard della vittoria del 12° scudetto. La prima volta che ho detto forza Juve dovevo ancora compiere 3 anni, mia sorella Francesca mi ha presa in braccio messa al centro del tavolo e mi ha detto grida forza Juve e da quel momento non ho più smesso di gridarlo. Non potevo andare allo stadio era pericoloso per me stare in mezzo a quella bolgia perché sono nata con una malformazione cardiaca, perciò per farmi vedere Anastasi, Haller, Morini, Longobuco e tutti gli altri miei idoli ogni tanto con giustificazione di mamma e papà saltavo la scuola e andavo agli allenamenti accompagnata da mio fratello Giuseppe. Ci sono tantissimi aneddoti da raccontare, ma non voglio annoiare nessuno. Da ragazza, poco più che ventenne ho seguito la Juve ad Atene, Basilea e Bruxelles :-\. L’ho vista giocare al comunale, al Delle Alpi e allo Stadium, la nostra vera casa. Non ho mai smesso di amarla, l’amore per un uomo finisce, quello per l’unica Signora padrona del mio cuore è un amore che va oltre la vita. Alla fine dei miei giorni vorrò essere sepolta con la bandiera della Juve come è accaduto per mio fratello Giuseppe e mia sorella Francesca.
#finoallafine

Sui fatti di Bruxelles:

su quella sera infernale alcune cose si sono sapute, alcune sono state nascoste. Leggo spesso giudizi su quanto accaduto e sul comportamento della Juventus e dei suoi giocatori. ogni volta penso, facile giudicare senza essere coinvolti. Ricordo come fosse oggi…. era mattina, stavamo facendo colazione io, Bruno, Federico ( Calcagno che ora è giornalista sportivo in Rai ), Gabriele, Alberto, leggevo i giornali traducendo ad alta voce per tutti. In ogni quotidiano era riportata la dichiarazione del Borgo Mastro sul grande schieramento di forze di polizia, i bar chiusi …. Eravamo tranquilli…. Abbiamo attraversato la Grand Place, una piazza enorme e bellissima, siamo andati a pranzo sorridenti e fiduciosi di tornare a casa con la coppa come era accaduto l’anno prima a Basel. Dopo pranzo, ci siamo incamminati verso le macchine… ma non abbiamo potuto passare di nuovo dalla Grand Place…. era piena di hooligans, ricoperta di bottiglie di birra. Abbiamo fatto le stradine parallele e abbiamo visto gli hooligans servirsi delle casse di birra dai camion che stavano facendo le consegne nei negozi. Noi, non avevamo ancora né sciarpe, né bandiere ed io mi sono fermata a guardare una vetrina, qualcuno ha urlato il mio nome ed io mi sono girata giusto in tempo per evitare una bottiglia che era stata lanciata da un gruppo di hooligans…. un pelo…. Siamo andati in macchina abbiamo raggiunto il parcheggio vicino allo stadio e da li a piedi sino allo stadio, malgrado tutto eravamo ancora tranquilli. Prima di arrivare allo stadio un padre con suo figlio ci chiede se abbiamo dei biglietti… li avevamo, due nostri amici non erano potuti venire, erano due biglietti della curva Z …… li abbiamo venduti senza sapere né immaginare cosa potesse accadere….. Arrivati allo stadio in fila per entrare ai lati dell’ingresso c’erano due poliziotti a cavallo, non hanno permesso ad una signora di portare dentro una lattina di coca cola, siamo stati controllati accuratamente…… purtroppo all’ingresso del settore degli hooligans non avveniva la stessa cosa, erano ubriachi e non c’erano poliziotti sufficienti per contenerli e controllarli. Dentro lo stadio finalmente….. un senso d’ansia ma anche trepidazione ed emozione….. sino a quando non vediamo gli hooligans spostarsi in massa contro i nostri tifosi della curva Z. Non potevamo capire, potevamo solo immaginare. Vedevamo i poliziotti caricare chi riusciva a fuggire poi uno è arrivato quasi sotto la curva sanguinava e sembrava chiedesse aiuto….. Il panico, abbiamo provato ad uscire dallo stadio, non c’erano poliziotti ma solo hooligans ubriachi uno era in mutande e brandiva qualcosa che sembrava una spranga…. A quel punto abbiamo capito che l’unico posto sicuro era dentro lo stadio. Siamo rientrati, tornati ai nostri posti, circolavano voci …. un morto….. trenta morti…. cinque morti…… e poi le parole dei capitani ….. Abbiamo guardato la partita come se fossimo fuori dalla realtà…. Attendevamo solo di poter andare via, chiamare casa per dire che stavamo bene. Siamo rimasti dentro sino a quel BENEDETTO giro di campo …. mentre la polizia (questa volta davvero in massa) faceva uscire e allontanava gli hooligans. Nessuno ha dormito quella notte. L’indomani mattina siamo partiti e sulla strada c’erano i poliziotti che tornavano chi a Bruges, chi ad Anversa e altre città….. perché la partita si è giocata per dare il tempo ai poliziotti delle città vicine di arrivare e garantire la nostra sicurezza. Seppi poi, dallo zio del mio ex marito che era super mega dirigente in corso Marconi, che Boniperti ed Edoardo non volevano giocare la partita…. ma l’allora presidente dell’Uefa gli disse che se non giocavano i morti che ci sarebbero stati erano una loro responsabilità……… La responsabilità. he sentivo anche io per aver venduto quei biglietti….. per fortuna né l’uomo né il figlio erano tra i morti. Per anni non sono riuscita ad andare allo stadio.

di Lorenzo Nicoletti

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